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sabato 12 settembre 2020

La Germania dei cattolici fluidi


Un estratto di un intelligente editoriale di Marco Respinti e un resoconto di Jan Bentz, ambedue da IFN.
Per chi conosce il tedesco, da vedere il pazzesco video in fondo, di dipendenti della Chiesa in Germania.
Luigi

di Marco Respinti, IFN
Non è obbligatorio essere cattolico. Ma se uno lo sceglie, perché poi predica il contrario del cattolicesimo?
[...]

Forti di tutto questo, ci chiediamo allora (e il plurale che in queste occasioni usiamo non è mai maiestatico)

1. Com’è possibile che dei dipendenti di una diocesi cattolica tedesca dicano in pubblico il contrario di quello che la dottrina cattolica dice in tema di omosessualità?

2. Com’è possibile che lo facciano sfruttando risorse anche economiche di quella stessa diocesi cattolica?

3. Com’è possibile che non vi sia una risposta ufficiale di quella diocesi cattolica?

Ce lo chiediamo da cronisti, al di là del fatto che alcuni o molti di noi siano cattolici. Ce lo chiediamo con il rispetto massimo che debbono i cattolici e la buona creanza che debbono tutti ai propri interlocutori, soprattutto se così illustri. Ce lo chiediamo sommessamente e, se cattolici, anche filialmente. Ce lo chiediamo però umanamente imbarazzati e, se cattolici, pure stremati.

Dovremmo infatti concluderne che, cattolici o no che fossimo, hanno ragione quei non cattolici che vogliono insegnare alla Chiesa Cattolica a smettere di essere se stessa, che pregano affinché cambi mestiere, che fanno voti sperando che si dia a fare dell’altro? Ha ragione chi dice che diritto alla vita, difesa della famiglia e ideologia gender siano questioni soltanto confessionali e che quindi chi non ha la fede possa brigare come diamine vuole?

Eppure, e questo ci lascia con la mascella a penzoloni, quei dipendenti che dicono il contrario di quanto la Chiesa dice lavorano per la Chiesa e per dire ciò che dicono usano risorse anche economiche della Chiesa stessa. Ci resta, insomma, qualche domanda dentro, e pure fuori, cattolici, cronisti o no che fossimo.


I suoi dipendenti si sperticano in appelli all’abolizione del magistero in materia, noi attendiamo umilmente una parola del vescovo

Analizza e cambia la Chiesa. Con questo titolo la diocesi di Essen, nella Germania occidentale, ha diffuso (su Facebook e su YouTube) un video in cui alcuni dipendenti si schierano a favore dell’accettazione del “matrimonio” omosessuale e dell’abolizione dell’insegnamento morale della Chiesa in tema di sessualità.

«Sono gay, cattolico, sposato con mio marito dal 2004 e dal 1996 lavoro per la Chiesa Cattolica», racconta nel video Rainer Tauber, che fa parte dello staff della diocesi di Essen. «Molti dei nostri amici mi chiedono: come può essere? E sinceramente talvolta mi sento lacerato al pensiero di lavorare per un’istituzione che rifiuta me e la mia sessualità, insomma il nostro matrimonio».

Ora, questo programma per «cambiare la Chiesa» non prevede soltanto la possibilità di seguire la propria inclinazione omosessuale, ma anche l’accettazione dei rapporti prematrimoniali per le coppie che convivano prima di sposarsi e la Comunione per i divorziati risposati.

«La Chiesa è causa di sofferenza per molte persone», sostiene Sabrina Kuhlmann, che fa parte del consiglio pastorale della diocesi. «Chi non è eterosessuale, chi non è sposato ma desidera convivere, chi ha un matrimonio fallito alle spalle ma vuole una nuova occasione, tutte queste persone non risultano conformi alla norma della Chiesa, a prescindere da quanta fede abbiano nel cuore».


Gli autori del video si identificano nel cosiddetto Cammino sinodale della Conferenza episcopale tedesca. Il Cammino sinodale vuole rappresentare una via speciale, riservata alla Chiesa tedesca, attraverso la quale vengano gradualmente ricompresi nella istituzionalizzazione della Chiesa l’ideologia gender (un’immagine dell’uomo che non corrisponde alla teologia della creazione), l’aborto inteso come diritto umano e il riconoscimento incondizionato delle relazioni omosessuali.

«Se guardo al futuro, mi auguro che la Chiesa si allontani dai termini “morale sessuale” e che accetti la sessualità di ogni individuo. Si tratta di una necessità basilare e abbiamo diritto a esigerlo», afferma nel video Claudia Fockenberg, direttrice della diocesi, con il sottofondo di una melodia sentimentale. «Voglio che le cose cambino e voglio che la Chiesa prenda questa direzione».

L’aperto sostegno offerto a questa iniziativa dalla diocesi, che ha messo a disposizione una piattaforma per la produzione del video e per la diffusione su Facebook e YouTube, è oltremodo sconvolgente.

Il video ripete senza riserva alcuna tutti gli stereotipi usati fin troppo spesso dagli oppositori della Chiesa per attaccarla negli insegnamenti coerenti con la propria missione. Nel video non si fa cenno alle dichiarazioni del magistero della Chiesa sull’omosessualità, ai progetti pastorali costruttivi volti ad aiutare le persone che manifestino tendenze omosessuali e neppure ai moniti di Papa Francesco contro le aspirazioni di chi vuole «ridefinire» la «istituzione del matrimonio», che il Pontefice ha più volte definito «minacce rivolte alla famiglia».

L’affermazione secondo cui la «morale sessuale» debba essere completamente abolita, e che la «inclusione» dei “matrimoni” omosessuali debba essere invece celebrata non come una «perdita di valori» bensì come un «arricchimento» (come si pretende nel video), è diametralmente contraria alla dottrina della Chiesa e pure alla concezione naturale della famiglia intesa come il legame indissolubile tra un uomo e una donna. E la morale viene sostituita da una «etica delle relazioni» che può essere adattata a piacimento alle convinzioni di ciascuno riguardo alla sfera sessuale.

Una delle pretese avanzate nel video è che la teologia riconosca le «nuove scoperte» nel campo delle scienze umane e che vi si inchini: l’insegnamento della Chiesa, valido per l’eternità, basato sulla rivelazione e su una philosophia perennis, viene pertanto abbandonato in quanto fuori moda, obsoleto e inutile.

A fronte di tutto ciò, è particolarmente odioso che un attacco tanto sfacciato alla verità sul genere umano sia promossa e finanziata da una diocesi della Chiesa Cattolica. Soprattutto, però, queste dichiarazioni non sono altro che la promozione di una concezione falsa dell’insegnamento della Chiesa sull’uomo e sulla sessualità, e ripetono le solite critiche mosse alla Chiesa stessa con slogan privi di significato e per giunta diffusi da suoi stessi “dipendenti”. Al tempo stesso neppure si parla delle iniziative pastorali rivolte a persone con tendenze omosessuali, come per esempio Courage International.

Reagirà la diocesi? Licenzierà quegli impiegati? Il vescovo, mons. Franz-Josef Overbeck, chiarirà la questione? Non resta che aspettare. Ma forse sarà un’attesa vana.