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domenica 13 settembre 2020

Gli «ex voto» per grazia ricevuta: espressione genuina della religiosità del popolo fedele

Con il permesso dell'Autore postiamo ampi stralci di un interessante studio sugli ex voto ormai introvabili persino nei santuari perchè,  nel migliore dei casi, sono stati rinchiusi dentro le bacheche dei musei. 
Si tratta comunque di un duplice tradimento:  nei confronti dei donatori e del Santo grazie alla cui intercessione si è compiuto il miracolo.
Espressione pura della pietas e della devotio dei fedeli di ogni ceto sociale "gli ex voto costituiscono un campo di grande interesse antropologico in quanto documentazioni storiche, sociali ed artistiche, di ceti, aree ed epoche diverse..." (Cfr. Il giornale di Puglia QUI )
AC 








Il significato degli «ex voto»: per grazia ricevuta 

di Giuseppe Baiocchi 

Nel «mondo di ieri», dopo aver ricevuto una “grazia”, era uso e costume chiedere al miglior artigiano della città di costruire un oggetto da offrire ad un Santo, per la grazia ricevuta. 




Tale manufatto prendeva il nome di «ex voto» e doveva possedere caratteristiche di rilievo sotto il punto di vista estetico, poiché rappresentava un gesto pubblico o privato nei confronti di un Santo , che, essendo stato pregato o evocato, aveva interceduto presso il comune mortale, salvandolo da morte certa. Inizialmente vi furono originali pitture su tavoletta, dove si narrava in formato figurativo l’evento miracoloso: colori accesi per raffigurare il vissuto con una tecnica vicina alla pittura naïf. 
Numerosi i calchi in cera con raffigurazioni di gambe, braccia e piedi; fino ad arrivare ai sacri cuori in argento o semplicemente di latta. 
Tali manifatture collocati sia in santuari o recentemente in veri e propri musei, porta l’osservatore ad intraprendere un percorso umano pieno di pietas, dolente e festante, la quale stimola riflessione. 
Difatti il devoto raffigurato può assumere, nei confronti della entità trascendente a cui si è rivolto nel momento di angoscia causatagli da malattia, una raffigurazione di avversità, pericolo, infortuni, calamità. 
Semplicemente gli «ex voto» sono un pegno di fiducia nell’intercessione dell’ente ultraterreno che si è invocato e testimoniano il beneficio ricevuto, il quale viene dimostrato pubblicamente come segno visibile della presenza sia dell’offerente beneficato sia del protettore intercedente. 
E, indipendentemente dal motivo determinante, sono una prova tangibile di fede, quella che ha spinto il credente a «fare il voto», cioè a manifestare una promessa per ottenere un aiuto o a renderne grazie per averlo ricevuto, promessa che si attua in una forma concreta rappresentata da un proprio ritratto, da riproduzioni di parti anatomiche, da oggetti di varia natura, da tavolette figurate. Inizialmente si fece uso del ritratto in cera, in legno, in tela, in gesso o addirittura su carta, ma nel tempo prese piede l’immagine fotografica e l’offerta degli oggetti di vario genere, come quella dei quadretti dipinti: mantenuta inalterata fino ai nostri giorni. 
Proprio quest’ultima tecnica tipologica si è ancor più diversificata, passando dal semplice dono di riproduzioni in cera, argilla, metallo di parti anatomiche – come occhi, mani, braccia, mammelle, piedi, gambe, seni -, avente forte legame figurativo con l’apparato fisico malato da guarire o già sanato; a quello più elaborato, di vere e proprie tavolette dipinte, litografate, ricolme di immagini e segni simbolici atti a illustrare l’evento drammatico che l’offerente ha vissuto e nella cui positiva risoluzione ha creduto di ravvisare un intervento soprannaturale soccorritore. 

... 

Essendo un sentimento religioso, l’ex-voto offerto è una vera e propria preghiera di deferente venerazione basata sul bisogno di offrire a Dio, alla Madonna, a un Santo un dono equivalente ad una preghiera concretizzatasi in un manufatto. 
Sicuramente più nota è la continuità degli ex-voto in matrice cristiano-cattolica dove la sua tipologia è rimasta molto variegata, passando dalla forma più semplice e diffusa degli ex voto denominati «anatomici», costituiti dalla riproduzione nel più idoneo materiale delle parti del corpo poste sotto la protezione della Madonna o del Santo o da essi guarite, a quella degli ex-voto «oggettuali», formati appunto dagli oggetti più vari, connessi ad eventi di vario genere, per giungere a quella più comune, ma complessa, elaborata e ricca di interessi storici, iconografici ed espressivi come le tavolette o le tele dipinte, ritenute molto idonee a illustrare la situazione d’ansia o drammaticità vissuta dall’offerente e nella quale la mediazione soprannaturale si è resa manifesta. 
Con la riforma liturgica avvenuta durante il Concilio Vaticano II (1962-65), gli ex-voto hanno iniziato un lento declino che ha portato questi oggetti sacri, di cui è vietata la vendita a livello dottrinale, alla loro dismissione dalle Chiese e dai santuari. 
Finiti ben presto in un modesto e triste mercato nero degli oggetti liturgici, insieme a candelieri barocchi e carteglorie, oggi tristemente sembra non essere più un’ex pratica. 
Difatti spesso è diventato distintivo del culto oggi più diffuso: quello della personalizzazione, ancor prima che della persona. 
Non più circoscritto in un riconosciuto luogo di fede, ma mobile: l’ex-voto si tatua sulla pelle, si stampa sulle magliette, diventa screenshot, meglio ancora se su un dispositivo “touch”, perché una “toccatina”, «porta sempre bene». 
L’errore dunque della contemporaneità è lo scambio di questo importante pezzo antropologico europeo, come «portafortuna»: è tutto l’esatto contrario. 
Difatti l’ex-voto ha valore solo ed unicamente quando un miracolo avviene realmente e il beneficiario, che ha invocato un Santo, ha salva la vita e vuole dimostrare riconoscenza terrena verso l’entità ultraterrena. 
Serve all’uomo per ricordare la forza della fede agli uomini che possano aver smarrito quest’ultima. 

© Coetus Fidelium Beato Marco da Montegallo – 

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