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lunedì 1 giugno 2020

Lunedì di Pentecoste - infra l'ottava


Oggi è la II feria nell’ottava di Pentecoste, I classe, rosso. 


Dal Vangelo di oggi (Giovanni 3);
“In illo tempore dixit Jesus Nicodemo... Non enim misit Deus Fílium suum in mundum, ut iúdicet mundum, sed ut salvétur mundus per ipsum. Qui credit in eum, non iudicátur; qui autem non credit, iam iudicátus est: quia non credit in nómine unigéniti Fílii Dei."

[“In quel tempo disse Gesù a Nicodemo,... infatti Dio non ha mandato il Figlio suo al mondo, per condannare il mondo; ma perché il mondo sia per mezzo di lui salvato. Chi crede in lui, non è condannato; ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell'Unigenito Figlio di Dio.”]



Sin dall'Alto Medioevo, quando ancora non erano state introdotte le solennità sucessive (Corpus Domini, Ascensione etc.), le prime ed uniche solenittà cristiane erano quattro: Natale, Epifania, Pasqua e Pentecoste. A manifestare l'importanza liturgica (e la solennità delle commemorazioni) era, tra le altre cose, il privilegio dell' "ottava". 

Di tale "ottava" si ebbe da sempre evidenza anche nell'anno
civile: la festa civile era estesa ai 6 o 7 giorni successivi e, ad esempio, le "fiere" nelle piazze attorno alle chiese madri duravano altrettanti giorni! (chi ha letto, ad esempio "I Pilastri della Terra" di K, Follet, si ricorderà la "fiera della lana" di Pentecoste attorno all'erigenda cattedrale di Kingsbridge che, come ci dice il priore Philip, durava appunto 6 giorni, cap. III).

.Col passar del tempo, la "festa civile" venne limitata al solo giorno di solennità.

In alcune nazioni però si tenne l'uso di considerare festivo non solo il giorno stesso (come richiesto dall'Autorità ecclesiastica) ma anche quello successivo (come ancora oggi in Italia è festa il 26 dicembre e il "lunedì di Pasqua"). E così era stato anche per il "lunedì di Pentecoste", che tutt'ora è festa civile in molti paesi cristiani (Germania, Austria, Spagna, Svizzera, Belgio, Francia, Paesi Bassi e Lussemburgo), bel retaggio dell'ottava di Pentecoste, spazzata via, inspiegabilmente, dall'empia riforma del calendario liturgico del 1969. 


Si narra che la mattina del  lunedì dopo la Pentecoste del 1970 (quello che da allora divenne un semplice giorno del “tempo ordinario” dopo l’entrata in vigore del nuovo Messale, avvento 1969) Paolo VI entró nella sacrestia della cappella in cui avrebbe celebrato la S. Messa del giorno, e, visti preparati i paramenti verdi, domandó al cerimoniere perché non fossero rossi. E sentendosi rispondere: “...ma Santità, dopo la riforma da Voi approvata, è stata abolita l’ottava di Pentecoste”, pianse amaramente. 
Oggi è santo...
Roberto 

15 commenti:

  1. bisognerebbe capire chi sono le fonti di questo episodio...chi il cerimoniere presente... altrimenti resta leggenda

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  2. Io non capisco che gusto proviate a riportare per l’ennesima volta un aneddoto inventato di sana pianta solo per screditare Montini, un uomo di cui, se proprio non volete riconoscere la grandezza come papa, non potete mettere in discussione la cultura e l’intelligenza. Detto ciò, basiamoci sui fatti. L’Ottava di Pentecoste era stata introdotta dopo il VI secolo e per un motivo che potremo definire “di parità festaiola”: chi riceveva il Battesimo nella veglia di Pentecoste aveva diritto a festeggiare il giorno dopo proprio come chi riceveva il sacramento nella veglia di Pasqua. Nel 1948 Pio XII (esatto, proprio il grande papa Pacelli, che era molto più moderno di quanto non lo sia nella vostra idea) istituisce la “Pontificia Commissione per la Riforma Liturgica” (comunemente chiamata Commissio Piana) e chiama un altro grande personaggio, padre Annibale Bugnini, a ricoprire la carica di Segretario; ebbene, questa Commissione propone già nel 1950 l’abolizione dell’Ottava di Pentecoste. Nel 1950. Regnante Pio XII. E dietro c’era una precisa motivazione: dare il giusto risalto al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua. Della stessa idea, al tempo della riforma liturgica post Vaticano II, sarà la Congregazione della Dottrina della Fede la quale, nonostante su altri cambiamenti avrà da ridire, sarà favorevole alla soppressione proposta dalla “Consiglio per l’applicazione della Costituzione sulla Liturgia” (presieduto sempre da padre Bugnini), rimarcando come si debba, però, dare risalto alla Novena di Pentecoste, popolarmente più sentita. Si può criticare la scelta, niente da dire, ma NON usando come argomentazione una storiella inventata, perché Paolo VI (personalmente, tra l'altro, pare volesse mantenere l’Ottava, ma non per questo trovò motivazioni valide per mettersi contro il lavoro del gruppo di studiosi che stimava) non era uno sciocco e sicuramente non scopriva i cambiamenti della riforma un attimo prima della celebrazione! Ah! Anche citare i paesi dove l'Ottava di Pentecoste è festa non è molto furbo e valido come argomentazione, perché si tirano in ballo tradizioni particolari con radici specifiche; in Germania, per dire, l'Epifania è giorno di festa solo nei land del sud...

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    1. però sappiamo che già nel Sacramentario Gelasiano la Pentecoste ha un'ottava, e in Oriente già le Costituzioni Apostoliche ne riportano l'usanza

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    2. L'antichità delle prime menzioni dell'Ottava di Pentecoste sono indubbie (il Sacramentario cosiddetto "Gelasiano" è dell'VIII secolo, per quanto riporti prassi più antiche, e le Costituzioni Apostoliche sono state redatte nel IV secolo in ambito ariano), ma resta il fatto che ancora più antica era la tradizione di dare risalto solo al cinquantesimo giorno dopo Pasqua. Ripeto: celebrare il lunedì dopo Pentecoste è nato solo per non fare un torto a chi riceveva il Battesimo in questo giorno.

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  3. Direi che ormai non stupisce più nessuno l'improntitudine delle riforme liturgiche ratificate da Pio XII. Se qualcuno pensa che per chiudere la bocca ai critici della riforma liturgica montiniana basti evocare una qualche condivisione di visioni e di intenti con la per mille altri versi gigantesca figura del Pastor Angelicus vuol dire che è rimasto estraneo come minimo agli ultimi 15 anni di riflessioni sul 'vetus ordo' e ignora che la gran parte di chi oggi lo vive e lo celebra considera le riforme del '55 l'anticamera nefasta dei più nefasti rivolgimenti dei decenni successivi.

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    1. "Anticamera nefasta", come sostiene lei, a cui Pio XII non si oppose mai, ma anzi sostenne, capendo, con lungimiranza non comune, che il mondo stava cambiando e che qualcosa, anche nella liturgia (non certo nel messaggio evangelico, sia chiaro!) andava rivisto. È un fatto e come tale va inserito pienamente nelle analisi su Pacelli, grandissima figura, e sul suo pontificato, superando quella visione sciocca (purtroppo affermatasi proprio negli ultimi 15 anni) che lo vede, monolitico e ieratico fino all'eccesso, in contrasto con tutto quello che venne dopo di lui; un'idea ridicola, perchè i frutti della fine degli anni Sessanta del Novecento sono quelli generati dai semi piantati da Pio XII attraverso persone scelte da lui personalmente (si sa quanto fosse accentratore) negli anni Cinquanta. In definitiva le cose sono due: o ci furono un "Pacelli prima 1955" e un "Pacelli dopo 1955" o bisogna demitizzare Pio XII, farlo scendere dal piedistallo del "tradizionalismo" e ammettere che volesse anche lui mettere mano a una riforma liturgica.

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    2. il problema è che passare in meno di vent'anni da una situazione in cui il calendario era intasato di ottave (che addirittura potevano sovrapporsi) a una in cui solo due sono rimaste (e neanche più di tanto sentite) forse non è molto equilibrato

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    3. Appunto perché il calendario liturgico sovrabbondava di ottave ed era obbiettivamente confusionario (con punte di illogicità: si pensi alla veglia pasquale fissata al mattino, cosa cambiata poi da Pio XII), necessitava di essere riformato verso una più sensata organizzazione, per altro ben fondata sulle tradizioni più antiche e non certo dettata dal desiderio di qualcuno di "distruggere" la messa e la Chiesa! Ovvio, poi, che ogni cambiamento genera un po' di smarrimento, magari tra i più anziani, però ci si adatta, soprattutto se si capisce cosa sta dietro a tutto, senza mistificare la realtà.

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    4. Nemmeno io penso che si volesse distruggere la liturgia,ma molte riforme sono state fatte in base a criteri discutibili
      Si pensi al cambiamento del rito d'ordinazione episcopale, delle benedizioni, alla composizione di nuove preghiere eucaristiche etc tutto basato sulla convinzione (sbagliata ma allora di moda) che la liturgia romana fosse una corruzione mal fatta della liturgia presente nella pseudo - Tradizione Apostolica

      Il problema della riforme di Pio XII non è lo spostamento degli orari, ma l'aver cambiato lo svolgimento dei riti (es l'exultet che perde il suo carattere di benedizione del cero mentre lo si accende) e introdotto elementi come il volgare, benedizioni di oggetti su tavoli coram populo

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    5. Leggetevi la "Mediator Dei" e la "Humani Generis"....altro che riforme liturgiche!!!

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  4. che vi meravigliate il modernismo è nato molto tempo prima e all'epoca di queste riforme era già maturo se no le riforme non si sarebbero verificate. del resto la pascendi chetanto vi piace e degli inizi del 1900.

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    1. Il modernismo tanto detestato dai tradizionalisti e troppo spesso tirato in ballo a casaccio, forse giusto per il gusto di pronunciarlo e/o scriverlo, è un movimento nato a fine Ottocento e condannato a inizio Novecento: pensare che le idee e i modi di espressione che erano alla sua base fossero ancora presenti, identici, negli anni Sessanta del Novecento è ridicolo: il mondo, in quasi settanta anni, aveva avuto modo di cambiare una, fors'anche due volte! Le riforme del Vaticano II, che covavano da almeno un decennio, sono da attribuire solo al desiderio di rinnovamento che muoveva i padri conciliari, nella stragrande maggioranza dei casi personaggi notevoli, dotati di solida esperienza pastorale, di capacità di osservazione e di consapevolezza dei problemi reali di un mondo che stava nuovamente cambiando.

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    2. Diciamo però anche che i padri conciliari erano uomini dei loro tempi, che stavano vivendo in un momento storico di grande ottimismo,in cui sembrava si guardava con superiorità al passato
      Ergo sono state prese decisioni che negli anni si sono rivelate sbagliate

      Un esempio grosso: la frase 'l'uomo, l'unica creatura che Dio ha voluto per se stesso' di Gaudium et spes 24, frutto della mentalità (cattolica e non) antropocentrica di quegli anni e della speranza di progresso infinito che pareva esserci, ma già anacronistica nel decennio successivo in cui il movimento ecologico nasce e di fatto archiviata da Laudato si

      O la mancata condanna del comunismo: molti prelati sudamericani,vedevano il comunismo come una forza propulsiva che avrebbe determinato grandi cambiamenti positivi nella società,e quindi si doveva dialogare con i comunisti e non condannarli. Inutile dire che esso è collassato e loro si stanno trovando in difficolta contro i pentecostali

      O la riforma delle proprietà delle parrocchie, che aveva senso quando è stata fatta e vi erano molti fedeli che contribuivano economicamente, ma che ora sta causando non poche difficoltà a molte realtà

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  5. Sicuramente l'aver cancellato l'Ottava di Pentecoste e' stato un grave errore. La Liturgia parla piu' di mille prediche; l'effetto e' che a livello popolare la Pentecoste non e' sentita come una delle principali solennita'. Inutile poi lamentarsi (come sento a volte nelle omelie) che lo Spirito Santo e' trascurato dai fedeli.

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  6. Definire "empia" la riforma del calendario mi pare ingiurioso nei confronti della Sede Apostolica. Si potrà certo nom condividerla in questo o quell'aspetto ma il termine è del tutto fuori luogo. Peraltro era stato molto più dirompente aver soppresso la veglia di Pentecoste sotto Pio XII che non sopprimerne l'ottava.

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