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giovedì 21 maggio 2020

Se in chiesa trovi un volantino contro la comunione sulla bocca

Dedicato a quelli del  "ma anche" su quello che facevano nei primi secoli i primi cristiani per ricevere la S. Comunione.
E magari sono gli stessi che affermano che la Chiesa è semper reformanda.
Una volta si chiamava archeologismo...
E i nostri lettori non dimentichino che i modernisti stanno approfittando del coronavirus, che tanti morti sta facendo, per condurre la loro miserabile battaglia intraecclesiale contro la Comunione in bocca e in ginocchio, inventandosi ora anche il divieto di inginocchiarsi in chiesa, a dispetto anche di ogni norma igienica (QUI). Forse il covid attacca più facilmente i fedeli in ginocchio?
E chissà perchè ai luterani e agli ortodossi, nei protocolli non hanno dato l'obbligo delle "mani (QUI). Si vede che le norme igieniche per loro sono diverse? Più debole il coronavirus a seconda della religione?
Se continuano ricordiamoci cosa possiamo fare per dare un segnale alla CEI, anche se speriamo che non  ce ne sia bisogno (QUI).
E combattiamo la Buona Battaglia.
Luigi

Un lettore della provincia di Milano mi ha inviato il testo di un foglietto che è stato distribuito giorni fa nella sua parrocchia. Apparso in spagnolo nel sito religiondigital e in italiano in adista.it, è teso a screditare la Comunione in bocca come “usanza arcaica” che forse, grazie all’occasione offerta dalla pandemia, potrà essere eliminata per sempre.
Il lettore che ha trovato il foglio sulle panche della sua chiesa è rimasto sconcertato. Da parte mia, ho chiesto un commento a monsignor Nicola Bux, che gentilmente me l’ha inviato.
Vi propongo prima il testo del volantino e poi il commento di monsignor Bux.

A.M.V.
***
La comunione in bocca è un’abitudine che (a causa di forza maggiore) potremmo (finalmente) abbandonare

Il Covid-19 sta incidendo in tutti i settori della nostra vita. Anche la nostra preghiera è cambiata, almeno quella liturgica. La nostra Messa si vive, ora più che mai, nell’intimo. E forse ci stiamo rendendo conto che l’Eucaristia inizia e ruota intorno alla lavanda dei piedi, alla solidarietà e al servizio ai nostri fratelli. Non a caso le parole di Gesù nell’Ultima Cena sono state: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).

Noi credenti sappiamo bene che d’ora in poi dovremo cambiare alcune delle nostre usanze liturgiche. La cosa più curiosa è che alcune di esse, anche se le abbiamo con noi da molti secoli, non sono così “cristiane” o così sacre. La comunione in bocca, per esempio; la sua origine non deriva né dall’epoca della Chiesa dei primi cristiani o dal tempo dei Padri della Chiesa.

Al momento stiamo guardando le Messe in TV e ricevendo la comunione in modo spirituale. È già stato annunciato che, con il coronavirus nel mondo, non sarà possibile tornare all’usanza di riceverla in bocca, anche se in alcuni ambienti conservatori difendono quest’usanza a tutti i costi. Ma in realtà quando è stata introdotta la comunione in bocca nella storia della Chiesa?

Lo “spezzare il pane” era ed è il centro di ogni comunità cristiana. Lo era al tempo degli apostoli, lo è oggi. È ben noto il bellissimo testo della catechesi ai catecumeni (IV sec.), che raccomanda loro di fare “della mano sinistra un trono per la mano destra, poiché questa deve ricevere il Re” (VI catechesi mistagogica di Gerusalemme, n. 21: PG 33, col. 1125).

I cristiani ricevevano la comunione in mano fino al Medioevo, e più precisamente fino all’epoca carolingia. Ricordo come il prof. Klaus Schatz S.J., docente di storia ecclesiastica di Sankt Georgen a Francoforte, ci abbia raccontato che all’epoca dell’impero carolingio nelle abitudini della gente si era infiltrato un senso magico della religione. La comunione in bocca fu introdotta proprio per evitare questo senso magico dell’Eucaristia. Molti contadini germanici, quando ricevevano la comunione in mano, nascondevano la particola consacrata e se la portavano a casa, per darla alla loro mucca o ad un altro animale domestico malato. Per evitare queste cattive usanze, fu introdotta l’abitudine della comunione in bocca, che è rimasta con noi, in parte, fino ai giorni nostri.

Oggi non sappiamo quando potremo ricevere la comunione. È certo che sarà in mano, e inoltre in mano per tutti. Potremmo almeno approfittare di questa crisi per lasciarci alle spalle la “comunione in bocca”, una pratica che è nata in una maniera un pò arcaica. Prepariamo, tuttavia, il trono delle nostre mani per il Signore, per il Re … E non dimentichiamoci di usare le nostre mani per servire, che è la cosa principale: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

***

Commento di monsignor Nicola Bux

Renderemo conto allo stesso nostro Signore Gesù Cristo dello scandalo, ovvero l’ostacolo che tanti ministri sacri pongono ai fedeli, con i loro atteggiamenti dissacranti e persino sacrileghi verso il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, sintomo della grave crisi di fede che attraversiamo (crisi di fede = mancato riconoscimento della Presenza di Dio nella liturgia, che per questo è chiamata sacra).

Certo, la causa prima è la secolarizzazione, determinata innanzitutto dai chierici, secondo Charles Peguy, per l’eccessiva enfasi sul simbolismo liturgico, ma ancor più per il venir meno del senso del sacro, sempre a causa della crisi di fede.

Di questa crisi fa parte la riduzione dell’Eucaristia a espressione di solidarietà umana. Così, nel volantino trovato sui banchi di una parrocchia del Milanese, si afferma che “la comunione in bocca è un’abitudine da abbandonare”, perché addirittura non “cristiana” e non sacra, e anche perché non risalirebbe al cristianesimo primitivo e ai Padri: ritorna l’eresia archeologista, per cui dall’antichità si prende quel che si vuole e si lascia quel che non conviene (per esempio, l’orientamento ad Deum di sacerdoti e fedeli durante la celebrazione, di origine apostolica).

Da altri l’abolizione è proposta in nome di una presunta maggiore contagiosità della bocca rispetto alla mano, sulla quale non pochi esperti dissentono.

Lo “spezzare il pane”, da cui il nome dato alla Messa dagli Atti degli Apostoli, non significa che il Sacramento sia stato dato in mano ai discepoli, ma, come attesa Giovanni (cfr 13,26-27), che fu come il boccone porto da Gesù a Giuda, uso ancora invalso presso gli orientali, che ancora fanno la Comunione imboccando i fedeli. Un boccone di pane intinto non può essere dato in mano, ma solo in bocca.

In altra sede abbiamo portato a sostegno il codice purpureo di Rossano del V secolo, quindi ben prima dell’epoca carolingia, e interpretato l’invito di san Cirillo, vescovo di Gerusalemme, a fare delle mani come un trono, con l’esigenza di protenderle sotto la nostra bocca, affinché, ricevendo il “boccone” eucaristico, nessun frammento andasse disperso.

Si veda pure il tema della Comunione degli Apostoli, nell’iconografia bizantina, che non attinge ex post, come tutte le testimonianze orientali, fino agli occidentali Beato Angelico, Tintoretto eccetera.

Perciò l’attribuzione del gesto, da parte del gesuita Schatz, all’infiltrazione tra i fedeli di “un senso magico della religione”, portando alla Comunione in bocca, è evidentemente ideologica.

L’autore del volantino non può ignorare che, ai nostri giorni, non è la Comunione in bocca a essere a rischio di profanazione – posto che distingua il sacro dal profano – ma quella sulla mano: non sa che vi sono fedeli che, ricevuta la particola sulla mano, la portano con sé? Per quali usi? Non sa che è stato accertato persino l’uso per riti satanici? Quindi, il senso per dir così magico di cui si accusa la Comunione in bocca non è sparito, e ritorna con quella in mano.

Nella conclusione, l’autore del volantino si contraddice, in quanto, dopo aver affermato che la pratica della Comunione in bocca non c’era nel cristianesimo primitivo, afferma che tale “pratica è nata in una maniera più arcaica” e insiste di nuovo sulla riduzione dell’Eucaristia a servizio dei fratelli. In verità, l’autore non vuole riconoscere che Cristo ha istituito il sacramento affinché diventassimo un solo corpo con lui, proprio mediante la Comunione al suo corpo e al suo sangue; solo così diventiamo sue membra e, nella misura in cui altri lo fanno, ci riconosciamo fratelli. Questa è l’agàpe (greco) e la charitas (latino) dei cristiani, vero nome della solidarietà. Non c’è bisogno di alcun Alto comitato per la fratellanza umana, perché questa scaturisce come conseguenza solo dal riconoscimento dell’unico Signore Gesù Cristo, del cui corpo e sangue si nutrono, mediante iniziazione cristiana, quanti si convertono e sono battezzati. Così pure si comprende il noto assioma: “È l’Eucaristia che fa la Chiesa” e, di conseguenza, la Chiesa può fare l’Eucaristia (cfr Giovanni Paolo II, enciclica Ecclesia de Eucharistia, n.26).

Dunque, nonostante la crisi della fede, è l’insopprimibile senso del sacro – che il Verbo, con la sua Incarnazione, non ha cancellato dal cuore dell’uomo, anzi fatto avanzare – a spingere tanti sacerdoti e fedeli a non accettare di amministrare e rispettivamente ricevere la Comunione mediante un guanto profano. È necessaria la fede per riconoscere il Corpo e il Sangue di Cristo veramente, realmente, sostanzialmente presenti sotto le specie del pane e del vino – apparenze che san Tommaso con termine aristotelico chiama “accidenti” – tant’è che quando una particola eucaristica cade per terra il celebrante non la usa per la Comunione, ma la immette in un vasetto, il “purifichino”, dove si dissolve, quindi finisce la presenza reale.

Nell’attuale contagio, se si ritenesse insufficiente il lavabo delle mani prima della Messa e dopo l’offertorio, magari con aggiunta di detergente, si potrebbe ricorrere alla pinza o a quanto avviene nel rito romano antico, nella Messa celebrata dal vescovo: questi usa le chiroteche, ossia i guanti in stoffa pregiata, ornati con croci; egli li usa durante tutta la Messa, ma li toglie per fare l’Offertorio, la Consacrazione e la Comunione. Insomma, il contrario di quanto si sta facendo adesso, toccando a mani nude tutto ciò che occorre (messale, microfono, eccetera), e mettendosi il guanto alla Comunione. È paradossale! Sono soprattutto le sacre offerte che il ministro sacro dovrebbe toccare con mani pure, salvaguardando invece codeste mediante le chiroteche per il resto della celebrazione. Non solo i vescovi usavano le chiroteche, ma anche i sacerdoti dei Capitoli canonicali le avevano tra le loro insegne. Perché non riproporre tale modalità d’uso di questi guanti liturgici da parte dei sacerdoti, non solo dei vescovi, almeno in questo tempo eccezionale?

Chissà perché quei preti, così ecumenici con gli ortodossi d’Oriente, che sono inflessibili nell’amministrare la Comunione col cucchiaio e in bocca, smettono di affermare che bisogna imparare da questi, e diventano arroganti e inflessibili con i loro fedeli latini (romani e ambrosiani) che vogliono comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, o porgono un piccolo lino per ricevere l’Eucaristia sul palmo della mano e assumerla direttamente con la bocca. Non sono queste le disposizioni della Chiesa? Non resta che riaffermarle con coraggio di fronte ai preti e ai vescovi, memori di quanto affermava Giovanni Paolo II: “Chi ha timore di Dio non ha paura degli uomini”.

Nicola Bux

10 commenti:

  1. secondo il testo delle catechesi mistagogiche di san Cirillo è una prova abbastanza forte del fatto che nell'antichità si facesse la Comunione prendendo il pane in mano
    il problema è che i cristiani dei primi secoli erano di meno e più convinti del Mistero che celebravano, e facevano la Comunione con molta serietà, per esempio preparandosi digiunando, facendo riverenze, curando la simbologia del 'dono ricevuto', escludendo pubblicamente i peccatori gravi dal sacramento (alcune categorie non potevano nemmeno assistere alla liturgia dall'offertorio in poi e addirittura certi addirittura dall'entrare in chiesa), controllando chi vi accedeva etc
    quando le grandi masse si sono cristianizzate, la qualità generale è un po' scaduta e le pratiche penitenziali decaduta, e giustamente tutte le tradizioni liturgiche hanno abbandonato la comunione data in mano, sostituendola in vari modi, per evitare profanazioni e far capire al popolo la fede nel Sacramento e la sua importanza
    restaurare la comunione in mano ora che il digiuno eucaristico è stato di fatto abolito da Pio XII e Paolo VI, che alla comunione accedono pubblici peccatori colpevoli notori di adulterio, sfruttamento dei lavoratori, promozione dell'impurità etc, che pochi fedeli si rendono conto dell'importanza di comunicarsi in grazia di Dio etc reintrodurre la Comunione in mano è un controsenso assurdo, un archeologismo che prende solo quello che piace

    inoltre san Cirillo nelle sue mistagogie insiste tanto sulla punizione di Dio per i peccatori, proprio come i nostri parroci...

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  2. Dove don Bux abbia visto la gente che porta via l'ostia è un mistero e non si sa come faccia a sapere che ciò accade. Ci sono forse dei sondaggi tra i preti sulla questione? Un prete che vede uno che va via con l'ostia in mano dovrebbe fermarlo; e se è accaduto, a chi l'hanno denunciato perché don Bux ne sia venuto a conoscenza? Ci sono dei casi noti, di preti con nome e cognome, che possano testimoniare di aver visto un comunicando rubare l'ostia? Poi se uno volesse rubarla lo può fare anche dopo averla messa in bocca, fa finta di tossire e se la sputa in mano. Poi basterebbe spiegare bene ai fedeli la regola e farla rispettare: il fedele, ricevuta la comunione in mano, deve fare un passo di lato e portarla alla bocca prima di andare via. Nelle chiese grandi dove il parroco non conosce tutti i fedeli, basta mettere a controllare il rispetto di questa regola uno dei fedeli assidui che ci sono ad ogni messa o uno degli aiutanti fissi (sacrista, lettore, questuante ecc). Sennò se il prete è da solo, sta a guardare che il fedele metta l'ostia in bocca prima di passare al successivo e se vede che il tipo va via con l'ostia lo richiama. Che poi io non ho mai sentito robe del genere,che qualcuno abbia messo l'ostia in tasca, e anche se fosse accaduto mi chiedo come si fa ad esserne a conoscenza, visto che si presume che un tale gesto dia compiuto di nascosto. Comunque si fa presto a dissuadere eventuali malintenzionati: basta spiegare bene ai preti che l'ostia deve essere messa in bocca prima di voltarsi per tornare al posto.

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    1. il problema è anche la questione dei frammenti del Pane consacrato, di cui anche san Cirillo si premura non ne venga perso neanche uno, e con la comunione in mano se ne perdono molti

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    2. Da noi è successo 3 volte di persone che appena ricevuta l'ostia, uscivano dalla chiesa con la comunione ancora in mano, ero presente io e posso testimoniare, e chissà quante altre volte è successo quando non ero presente. Quindi, portare via l'ostia NON è un mistero

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  3. Per quanto riguarda il boccone di Giuda: a parte il fatto che trovo abbastanza di cattivo gusto che si debba tirare in ballo Giuda per giustificare la comunione in bocca; e a parte anche il fatto che in nessuno dei racconti evangelici di tale episodio si dice che il boccone fosse di pane, ma ammettiamo pure che si parli di pane: anche se Gesù glielo avesse messo in bocca, non c'è nessuna prova che quel boccone fosse eucaristico. In Giovanni non c'è il racconto dell'Istituzione e l'episodio del boccone è posto all'interno di un lungo discorso di Gesù, che potrebbe benissimo essere avvenuto dopo l'Istituzione dell'Eucaristia (non prima, perché dopo aver preso il boccone Giuda esce); inoltre non si dice in cosa sia intinto il boccone, non si parla di vino, potrebbe essere una pietanza: nei sinottici e in 1Cor Gesù prima consacra il pane poi il vino, i discepoli prima mangiano poi bevono; se il boccone in Giovanni fosse eucaristico vorrebbe dire che Gesù ha dato la comunione sotto le due specie come si fa oggi a messa coi fedeli: ma negli altri tre racconti dell'Eucaristia si parla di "bere" ed intingere il pane nel vino non è bere. Inoltre, non è detto che un pezzo di pane intinto debba per forza essere dato in bocca, come vorrebbe don Bux, si può benissimo passare in mano. Nei vangeli di Matteo e Marco, tale episodio è precedente all' istituzione dell'Eucaristia ed è Giuda ad intingere il boccone nel piatto ("Colui che ha intinto con me la mano nel piatto", "Colui che intinge con me nel piatto"). In Luca, dopo l'Istituzione, Gesù dice: "la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola": qui non si racconta esplicitamente l'episodio del boccone, ma anche ammesso che Luca intenda riferirsi ad esso e lo collochi durante l'Eucaristia, si parla comunque di "mano". Insomma: in Matteo e Marco non è un boccone eucaristico perché è prima dell'Istituzione, in Luca forse è durante ma si parla di "mano", in Giovanni non ci sono prove che sia un boccone eucaristico (non si dice che il boccone sia intinto nel vino e se lo fosse sarebbe un modo di comunicarsi contrastante con quello raccontato nei sinottici e 1Cor; ma anche se fosse eucaristico non c'è scritto che Gesù glielo abbia messo in bocca e non si può darlo per scontato come fa don Bux). Per tutti questi motivi, l'episodio del boccone di Giuda non può secondo me essere preso a pretesto per sostenere che Gesù diede la comunione in bocca ai discepoli.

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  4. don bux, dovrebbe già sapere che tanti preti non ritengono neanche alla transustanzazione. allora correte a dirglielo se se lo è dimenticato. quindi se la messa dagli ortodossi è valida andrò da loro tanto dopo il vaticano II si può fare.

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    1. Novus ordo: una jattura! Altro che stesso rito in due forme.

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    2. "...transustanzazione..."

      Si scrive "transustanziazione".

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  5. In ogni caso non vanno usati i guanti: è appurato che i frammenti di gomma (o sostanze similari) restano attaccati all'ostia, e ciò non è sanitariamente consigliabile, oltre che essere sacrilego.

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  6. meglio chiudere le messe nuove, tanto i cattolici veri vanno clandestinamente alle messe tridentine organizzate in case e garge.

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