giovedì 23 aprile 2020

I grandi protagonisti della musica sacra romana. Sedicesimo"Medaglione": Giuseppe Agostini

Pubblichiamo il sedicesimo contributo che il Maestro Aurelio Porfiri ha donato a MiL: 
il primo, su Palestrina, QUI,
il secondo, su Orlando di Lasso, QUI,
il terzo su de Victoria QUI,
il quarto QUI su G. M. Nanino,
il quinto QUI su Domenico Massenzio da Ronciglione e le aggregazioni laicali,
il sesto QUI su Cristobal de Morales,
il settimo su Giuseppe Ottavio Pitoni QUI ,
l'ottavo su Gregorio Allegri QUI),

il nono su Giuseppe Baini   QUI.
Il decimo su  Gaetano Capocci QUI.
L'undicesimo su Giovanni Aldega QUI.
Il dodicesimo su  Giacomo Carissimi QUI.
Il tredicesimo su Paolo Agostini QUI.
Il quattordicesimo su Raffaele Casimiri QUI.
Il quindicesimo QUI su Domenico Bartolucci.
QUI un articolo del Maestro Porfiri sul Natale di Roma e l'Inno Pontificio.
Luigi


L’ODORE DI CERA RAFFREDDATA

Parlare di Giuseppe Agostini (1930-2020) è per me parlare di 30 anni della mia vita passati alla scuola di questo eccellente musicista e uomo rinascimentale. Lo conobbi quando avevo da poco passato l’adolescenza e gli chiesi di essere mio insegnante per l’organo e la composizione. Al tempo lui viveva in un appartamento sulla via Nomentana. Ricordo che
andai ad ascoltarlo, nei primissimi tempi della mia frequentazione con lui, in un concerto in cui lui improvvisava all’organo mentre l’attore Alberto Lionello leggeva brani di Sant’Ignazio di Loyola. Era un improvvisatore straordinario. Una volta lo avevo invitato ad accompagnare all’organo mentre io dirigevo il coro per una Messa a Santa Croce al Flaminio per i cavalieri dell’ordine costantiniano di San Giorgio. Avevo composto tra l’altro un mottetto eucaristico e lui improvvisò sul tema del mio mottetto, facendomi rimanere a bocca aperta per la bellezza di quell’improvvisazione. Ricordo che guardavo i cantori attonito, mi sembrava di vedere fiorire una rosa di fronte a me.

Era stato allievo del più grande organista del secolo passato, Ferdinando Germani (1906-1998), uno degli allievi prediletti, essendo dotato di mezzi musicali di assoluto pregio. Fu attivo in istituzioni musicali pubbliche, dirigendo anche il coro da camera della RAI, ma anche in istituzioni ecclesiastiche, come la Chiesa nuova in cui diresse il coro. Se si ascoltano le incisioni delle messe di Lorenzo Perosi eseguite dal coro vallicelliano diretto dal padre Sartori, lui era l’organista. Fosse soltanto per quelle incisioni se ne apprezzerebbe la straordinaria comprensione dello spirito di quella musica. Aveva un temperamento musicale che lo portava ad un certo apprezzamento per l’evoluzione del linguaggio musicale, tanto che certi brani liturgici che a volte gli sottoponevo gli sembravano troppo convenzionali, mi diceva che sentiva l’odore di cera raffreddata, una immagine che mi è sempre rimasta in mente. 

Ho sempre detto che le mie influenze musicali e culturali fondamentali per la mia formazione sono venute da Domenico Bartolucci e da Giuseppe Agostini. Quest’ultimo mi ha insegnato non solo pianoforte, organo, improvvisazione organistica, composizione, direzione corale, ma anche che la musica non si comprende solo con la musica, ma che essa fa parte di una rete di significati. Era esperto di pittura e di storia dell’arte, ma non soltanto. Era appassionato di obelischi e si appassionava di tante cose che a volte lo facevano apparire come un eccentrico. Aveva l’aspetto ed il comportamento tipici che fanno esclamare ad alcuni che non riuscivano ad inquadrarlo “quello è un artista!” e molti si fermavano a questo giudizio. Eppure, se si andava oltre, si scopriva un uomo complesso e dolcissimo, appartato ma generosissimo, un uomo che aveva in orrore la mediocrità.

L’ho incontrato di persona qualche mese fa nella Basilica di Santa Cecilia a Roma, vicino ai 90 anni ma sempre in una forma fisica e mentale smagliante. Sembrava che compiuti i 60 anni il suo invecchiamento si fosse fermato. Chiacchierammo di tante cose e ci ripromettemmo di incontrarci presto. Poi, se non mi inganno, ci siamo sentiti al telefono. Ai primi di aprile ho saputo della sua morte. Ma sono comunque certo che Dio, malgrado i peccati, lo avrà guardato con particolare misericordia proprio perché sa che il Maestro ha speso la sua vita per far amare la musica a tanti ammiratori ed allievi. E la musica quando è grande, se non ci salva dalle miserie umane, certamente è un’opportunità insostituibile per farci divenire migliori.

Aurelio Porfiri

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