mercoledì 19 febbraio 2020

Onu e Vaticano sotto Francesco: vicinanza troppo stretta?

Un'interessante intervista al Stefano Fontana.
Di seguito la traduzione inglese
Luigi

Newsletter n.1067 | 2020-02-17
QUELLA VICINANZA TROPPO STRETTA
TRA ONU E SANTA SEDE.

Il Catholic Register intervista Stefano Fontana 


Pubblichiamo l’intervista di Edward Pentin a Stefano Fontana per il “Catholic National Register”. Qui la versione in inglese pubblicata.

Segnaliamo anche l’articolo dello stesso Pentin sul medesimo argomento: leggi .

Qui la traduzione in italiano di Sabino Paciolla: leggi

Come probabilmente sapete, il Vaticano e in particolare la Pontificia Accademia delle Scienze sostiene spesso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), ma senza mostrare alcuna reale opposizione al numero 5 che promuove i diritti riproduttivi e l'uguaglianza di genere. Che cosa dice di questo approccio - che evita questioni morali delicate per collaborare con altri più laici accettabili come il cambiamento climatico e la povertà? 

Alla sua domanda bisogna rispondere in due fasi: prima di tutto constatare la differenza con il recente passato; in secondo luogo cercare di capire il motivo della inversione di priorità cui lei accenna alla fine della domanda.

Quanto al primo aspetto, nel 2014 il nostro Osservatorio ha dedicato un numero della sua rivista al seguente tema: “Tutto ha avuto inizio al Cairo, l’ideologia post-umana degli organismi internazionali”. In un suo articolo qui pubblicato,

Alla conferenza del Cairo su “Popolazione e sviluppo” (1994) e poi in quella di Pechino (1995) sulla donna, il presidente della delegazione della Santa Sede, cardinale Renato Raffaele Martino, Osservatore permanente all’ONU, portava avanti una linea di netta opposizione alle direttive ONU, allora spinte da Stati Uniti e Unione Europea. La delegazione, sostenuta da Giovanni Paolo II che seguiva attentamente gli avvenimenti, negava il supposto problema della sovrappopolazione mondiale, si opponeva al controllo delle nascite tramite la pianificazione familiare, si dissociava dai cosiddetti “diritti riproduttivi”, espressione che proprio lì venne coniata per la prima volta, si opponeva all’introduzione di espressioni come “contraccezione d’emergenza”. Il cardinale Martino, scrivendo di queste cose in un numero della rivista del nostro Osservatorio, ricordava che nel marzo del 1994 Giovanni Paolo II inviò una eloquente lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite e ai Capi di Stato di tutti i Paesi partecipanti. Sei mesi dopo il Cairo, egli pubblicò l’enciclica Evangelium vitae e in prossimità del vertice di Pechino la Lettera alle Donne.

Ricordando queste cose è evidente l’attuale rovesciamento di prospettiva nelle relazioni tra Santa Sede e ONU, nonostante i “pericoli” iniziati al Cairo si siano nel frattempo acuiti. La piattaforma d’azione del Cairo doveva durare fino al 2015, quando fu rilanciata fino al 2030 con un nuovo programma ancora più preoccupante del precedente in quanto prevedeva perfino l’obiettivo di cambiare su questi temi la cultura e la religione dall’interno.

Il cardinale Martino aveva capito che si era aperto un nuovo fronte, quello delle parole. Al Cairo e a Pechino la Chiesa contraddiceva l’uso di espressioni come “salute produttiva”, mentre oggi la Santa Sede adopera queste espressioni. La Chiesa dovrebbe lottare per le parole a cominciare dalla parola “sostenibilità” che nel contesto ONU viene usata in modo inaccettabile dal punto di vista cattolico. Espressioni come “conversione ecologica” e come “ecologia integrale” possono piacere nell’ambiente ONU ma sono confuse dal punto di vista della teologia cattolica.

Per arrivare al secondo punto, il rovesciamento di prospettiva ora visto ha prodotto un altro rovesciamento: i principi legati alla legge morale naturale come l’aborto, la fecondazione artificiale, il controllo delle nascite non vengono più considerati di primaria importanza e da difendere ad oltranza, sostituiti dalla società multi-religiosa, dalla preoccupazione ecologica e dalla lotta alla povertà. Faccio notare che le stesse espressioni “diritto naturale” e “legge morale naturale”, così frequenti e centrali fino a Benedetto XVI, sono sparite dal linguaggio della Chiesa.

Perché la Santa Sede è così apparentemente entusiasta di collaborare con l'ONU?

Anche Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nei loro discorsi all’Assemblea delle Nazioni Unite, avevano avuto parole di apprezzamento per l’ONU, però non ne avevano mai sposato l’ideologia e la Chiesa aveva agito in due modi: proponendo in positivo visioni diverse e alternative radicate nel diritto naturale e nella rivelazione; combattendo tramite i suoi Nunzi e le delegazioni vaticane nei vari consessi ONU le distorsioni etiche e politiche. I rappresentanti della Santa Sede non firmavano, come Osservatori, una direttiva d’azione o un accordo sullo sviluppo umano pur positivo in molti punti se non era conforme alla legge naturale e divina in materia per esempio di aborto o di sessualità. Oggi nessuna delle due cose sembra avvenire più.

Lei chiede perché. Rispondo: per lo stesso motivo per cui la Chiesa oggi dice che bisogna collaborare con tutti perché la verità nasce dal dialogo e dal confronto. Cioè per una concezione esistenzialistica e storicistica della presenza della Chiesa nel mondo e quindi anche nel cotesto internazionale. Per questo sostenitori del controllo delle nascite e neomalthusiani – proprio quelli contro cui combatteva la Santa Sede di Giovanni Paolo II e del cardinale Martino – fanno parte di organismi vaticani e sono costantemente invitati e ascoltati. La nuova Chiesa rahneriana concepisce se stessa “nel mondo”, in cammino su un piano di parità con tutti gli altri.

Qual è la sua opinione sul fatto che il Papa stia cercando di convincere il Segretario Generale delle Nazioni Unite a creare una Giornata Mondiale della Fraternità Umana? È un tentativo per una sorta di religione unica al mondo?

Questo appiattimento sulle idee e sul linguaggio sull’ONU secolarizza la fede cattolica, togliendole dal punto di vista filosofico l’impianto metafisico, e dal punto di vista teologico l’assolutezza dottrinale. In questo modo la fede cattolica diventa un “percorso” accanto ad altri, non avendo più la pretesa di poter dire una parola di salvezza anche per le questioni temporali. Un tempo la Chiesa parlava di pace, convivenza e fraternità sulla base: a) della legge naturale, b) del Vangelo nostro Signore. Oggi ne parla nel senso della collaborazione tra le religioni. Il cambiamento è notevole. Non tutte le religioni accettano il diritto e la morale naturali e, naturalmente, il Vangelo. Il dialogo con le religioni e con le istituzioni internazionali si incentra quindi su un minimo comune denominatore umanistico, generico e universalistico. Mettersi a servizio di questo obiettivo significa pensare che le religioni possano convergere in alcuni obiettivi umanistici lasciando da parte le rispettive teologie, il che è impossibile e pericoloso. Già Maritain si era sbagliato su questo punto. Le religioni considerano i problemi umani in base alla concezione che hanno del volto di Dio. Per farle convergere su un’unica visione di giustizia e di pace, per esempio, bisogna stravolgerle e uniformarle in modo forzato al ribasso. Penare ad una giornata della fraternità umana da condividere con tutte le religioni significa mettere da parte la legge naturale e il Vangelo.

Quali sono i pericoli di questa collaborazione e in che modo è diversa dai precedenti pontificati? 

Credo di aver già risposto, almeno parzialmente, a questa domanda. Ho fatto un esempio della notevole differenza di impostazione rispetto a Giovanni Paolo II rispetto ai rapporti tra Santa Sede e ONU lungo gli anni Novanta del secolo scorso. Ho anche segnalato che il pericolo principale è la secolarizzazione della religione cristiana. Se dovessi aggiungere ancora qualcosa, direi che è una forma di adeguamento della fede cattolica alle logiche del mondo, pensando forse che proprio lì Dio si auto-comunica. Società multi-religiosa, religione ecologica, immigrazioni pianificate sono i tre principali aspetti della “religione secolare” di oggi, fatta propria dall’ONU. Ma è proprio su questi punti che anche la Chiesa sta convergendo senza preoccuparsi troppo di dire qualcosa di specifico e di proprio.

Edward Pentin


Church Observer Warns:
Don’t Flatten the Faith to Fit In at the UN

Interview to Stefano Fontana


The Holy See’s ever-closer collaboration with the United Nations and its affiliated organizations is causing it to adopt the “logic of the world,” a development that threatens to secularize the faith.

These are the views of professor Stefano Fontana, director of the Cardinal Van Thuan International Observatory on the Social Doctrine of the Church — a think tank created for the international promotion of the Church’s social teaching. Its president is Archbishop Giampaolo Crepaldi, a former Secretary of the erstwhile Pontifical Council for Justice and Peace. 

In this Jan. 19 email interview with the Register, professor Fontana observes a “remarkable” change: that at one time “the Church spoke of peace, coexistence and fraternity on the basis of: a) the natural law, b) the Gospel our Lord. Today she speaks of it in the sense of collaboration between religions.”

Fontana explains how what he calls a “Rahnerian Church” that “conceives itself ‘in the world,’ on an equal footing with all the others,” came about and the dangers it presents. His comments were given for a Feb. 3 Register article on the Holy See’s relationship with the U.N.

The Holy See and in particular the Pontifical Academy of Sciences often supports the Sustainable Development Goals (SDGs), but without showing any real opposition to Nos. 3 and 5, which promote abortion, contraception and gender ideology (under the terms “reproductive rights” and “gender equality”). What do you say about this approach, which avoids sensitive moral issues to collaborate with more acceptable secular values such as climate change and poverty?

Your question needs to be answered in two stages: firstly, to see the difference with the recent past; secondly, to try to understand the reason for the reversal of priorities you mention at the end of the question.

As for the first aspect, in 2014 our Observatory dedicated an issue of its magazine to the following theme: “It all began in Cairo, the post-human ideology of international organizations.” In one of the articles it said:

At the Cairo conference on ‘Population and Development’ (1994) and then at the Beijing conference (1995) on women, the president of the Holy See delegation, Cardinal Renato Raffaele Martino, Permanent Observer to the UN, was pursuing a line of clear opposition to the UN directives that was then being pushed by the United States and the European Union. The delegation, supported by John Paul II who followed events closely, denied the alleged problem of world overpopulation, opposed birth control through family planning, dissociated itself from so-called ‘reproductive rights’ — an expression that was coined there for the first time — and opposed the introduction of expressions such as ‘emergency contraception.’ Cardinal Martino, writing about these things in an issue of the magazine of our Observatory, recalled that in March 1994 John Paul II sent an eloquent letter to the Secretary General of the United Nations and the Heads of State of all the participating countries. Six months after Cairo, he published the encyclical Evangelium Vitae, and in the run-up to the Beijing Summit, his Letter to Women.
Recalling these things, the current reversal of perspective in relations between the Holy See and the U.N. is evident, even though the “dangers” that began in Cairo have become more acute.

The platform for action in Cairo ran until 2015, when it was relaunched until 2030 with a new program even more worrying than the previous one because it even included the objective of changing culture and religion from within on these issues.

Cardinal Martino had understood that a new front had opened up — that of words. In Cairo and Beijing, the Church went against use of expressions such as “reproductive health,” while today the Holy See uses these expressions. The Church should fight for various words, beginning with “sustainability” which in the U.N. context is used in a way unacceptable from the Catholic point of view. Expressions such as “ecological conversion” and “integral ecology” may appeal to the U.N. environment but are confused from the point of view of Catholic theology.

To get to the second point, the reversal of perspective we’re now seeing has produced another reversal: principles linked to the natural moral law such as abortion, artificial insemination, and birth control are no longer considered of primary importance and to be defended to the utmost, but rather replaced by a multi-religious society, ecological concern and the fight against poverty. Note that the same expressions “natural law” and “natural moral law,” so frequent and central until the end of Benedict XVI’s pontificate, have disappeared from the language of the Church.

Why is the Holy See so willing to collaborate with the U.N.?

Paul VI, John Paul II and Benedict XVI, in their speeches to the United Nations Assembly, also had words of appreciation for the U.N., but they had never espoused its ideology and the Church had acted in two ways: proposing, in a positive way, different visions and alternatives rooted in natural law and revelation; combating through its nuncios and Vatican delegations in the various U.N. fora ethical and political distortions. The representatives of the Holy See did not sign, as observers, any directive of action or agreement on human development, although positive in many points if it did not conform to natural and divine law in matters such as abortion or sexuality. Today neither seems to happen anymore.

You ask why. I answer: for the same reason that the Church today says that we must collaborate with everyone because the truth is born of dialogue and confrontation. That is for an existentialist and historicist conception of the presence of the Church in the world and therefore also in this international context. That is why supporters of birth control and neo-Malthusians — precisely those against whom the Holy See of John Paul II and Cardinal Martino fought against — are part of Vatican bodies and are constantly invited and listened to. The new Rahnerian Church conceives itself “in the world,” on an equal footing with all the others.

What is your opinion that the Pope and grand imam of Al-Azhar are trying to convince the secretary general of the United Nations to create a World Day of Human Fraternity?

This flattening of ideas and language on the United Nations secularizes the Catholic faith, taking away the metaphysical structure from the philosophical point of view, and doctrinal absoluteness from the theological point of view. In this way the Catholic faith becomes a “path” alongside others, no longer having the pretension of being able to say a word of salvation even for temporal questions.

At one time the Church spoke of peace, coexistence and fraternity on the basis of: a) the natural law, b) the Gospel our Lord. Today she speaks of it in the sense of collaboration between religions. The change is remarkable. Not all religions accept natural law and morality and, of course, the Gospel. The dialogue with religions and international institutions therefore focuses on a lowest common humanistic, generic and universalistic denominator. To put oneself at the service of this objective means to think that religions can converge in certain humanistic objectives leaving aside their respective theologies, which is impossible and dangerous. Maritain was already wrong on this point. Religions consider human problems according to their conception of the face of God. To make them converge on a single vision of justice and peace, for example, it is necessary to twist them and force them downwards. To think of a day of human fraternity to be shared with all religions is to set aside natural law and the Gospel.

What are the dangers of this collaboration and how is it different from previous pontificates?

I think I have already answered this question, at least partially. I have given an example of the considerable difference in approach compared to John Paul II with regard to relations between the Holy See and the U.N. during the 1990s. I have also pointed out that the main danger is the secularization of the Christian religion. If I had to add something more, I would say that it is a form of adaptation of the Catholic faith to the logic of the world, thinking perhaps that it is precisely there that God communicates himself. Multi-religious society, ecological religion, planned immigration are the three main aspects of today's “secular religion,” which is taken up by the U.N. But it is precisely on these points that even the Church is converging without worrying too much about saying something specific and of its own.

Edward Pentin