giovedì 21 novembre 2019

Camillo Langone: la neolingua dei teologi new wave

 “sapere partecipativo, immersivo ed ergo-emotivo”, ci capite qualcosa cari lettori?
O, come ritengo io, questi teologi e biblisti sono solo dei curatori fallimentari della new wave ecclesiale?
Ovviamente l'Autore ha studiato liturgia a S. Giustina e collaborato con Camaldoli. Ci manca solo Enzo Bianchi....
Luigi


7 novembre 2019 - Preghiera di Camillo Langone
Qoèlet, saggio Qoèlet, dovevo darti retta. Davvero “i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo” (pure l’anima, aggiungerei). 
Invece ho sbagliato: per approfondirti anziché rileggerti ho comprato “Qohelet o del significante. Proposta di interpretazione mistagogica” di Andrea Ponso. Non bastavano titolo e sottotitolo per consigliare di starsene alla larga? Purtroppo non mi sono bastati, saggio Qoèlet, tanta era la brama, o forse la vanità di sapere. Ponso ti ha circondato di una fitta nebbia di parole astratte: “relazionalità”, “visione olistica”, “sapere partecipativo, immersivo ed ergo-emotivo”, “esperienza pre-categoriale”, “azione performativa”, “reificazione dei significati”, “significante fonico”, “significante semio-genetico”… Nonostante capitoletti come “Vomito, cavità orale ed eucaristia”, Ponso non si dichiara anti-religioso, anzi: nel risvolto ci fa sapere di aver studiato all’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina (Padova), di aver collaborato col Monastero di Camaldoli… Dunque è possibile che non l’abbia fatto apposta, che semplicemente non conosca altra lingua che la supercazzola teo-semiotica. Qoèlet, saggio Qoèlet, leggere il tuo respingente esegeta mi è servito a tornare al tuo concetto: “Molta sapienza, molto affanno”. In certi casi anche molto danno.