martedì 1 ottobre 2019

Il Beato Rolando Rivi, il saturno e Papa Francesco. Dove è finito il "non giudicare"?

Un pò di carità cristiana potremmo chiederla al S. Padre?

Da La Civiltà Cattolica QUI durante un suo incontro del 5 settembre scorso con un gruppo di gesuiti (lasciamo ai lettori le altre parti del colloquio che - se possibile - sono ancora più cattive): 
"Non avete mai visto giovani sacerdoti tutti rigidi in tonaca nera e cappello a forma del pianeta Saturno in testa? Ecco, dietro a tutto il rigido clericalismo ci sono seri problemi. Ho dovuto intervenire di recente in tre diocesi per problemi che poi si esprimevano in queste forme di rigidità che nascondevano squilibri e problemi morali".
Ricordiamo sommessamente a Papa che il Beato Rolando Rivi, martire, assassinato dai comunisti per non avere voluto cedere a togliersi la veste da seminarista, portava come cappello il saturno, che per il pontefice è segno di rigidità e clericalismo. 
Non se ne può più.
Luigi

10 commenti:

  1. Ci sarebbe da chiedersi se valga la pena di stracciarsi i capelli per ogni baggianata che esce dalla bocca bergogliana.
    Ormai la baggianata bergogliana è all'ordine del giorno. E' vero: "non se ne può più", ma ... allora? Occorre rassegnarsi a sopportare finché un qualche evento dirompente non verrà (quando verrà) a dissolvere la ragnatela "misericordiosa" nel quale Bergoglio sta impigliando la Chiesa e i mondo.

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    1. La rassegnazione è un atteggiamento colpevole. Gli apostoli così come i loro successori nei secoli, non si sono mai rassegnati di fronte a nemici, persecutori o apostati e hanno con duro sacrificio difeso la Chiesa, per sua natura militante. Non si può continuare ad assistere ignavi di fronte ad uno scempio tale della dottrina cattolica e della morale che impone. Quei cardinali, vescovi, sacerdoti di ogni Ordine e grado così come i laici, che non condividono l'eresia e la pessima gestione non solo finanziaria, meno importante della fede, escano allo scoperto e disingannino i fedeli, perché il tesoro della Chiesa è la fede del popolo.

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    2. Caro Anonimo 16:56, il suo intervento conferma che occorre rassegnarsi. Né cardinali né vescovi né sacerdoti né laici che non condividono lo squallido andazzo ecclesiale (e sociale) usciranno mai allo scoperto in maniera netta e visibile. Ognuno, personalmente o in gruppo, se la canta e se la suona facendo bene attenzione a non provocare scossoni. Se poi aggiungiamo il silenzio in cui Bergoglio fa precipitare le critiche, lo scempio risulta completo e irrimediabile. Ci vorrebbe un evento dirompente, ma chi è colui o coloro che hanno gli attributi per compierlo?

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    3. Concordo con Anonimo delle 16:56. Peraltro ad essersi svuotate sono le chiese dove si celebra il NO, non certo le chiese dove si celebra il VO. Per ora riforme radicali non se ne vedono, e fanno più notizia gli eventi negativi rispetto a quelli positivi. Il vento tradizionale soffia ancora più forte, non bisogna farsi confondere dal fatto che c'è ancora Bergoglio pontefice: è chiaro che i riflettori sono su Bergoglio e adepti vari, ma molti sacerdoti sono ancora dottrinalmente cattolici, e i pontificati non sono eterni.

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  2. La 'teologia' bergogliana è giusta perché descamisada. Tommaso era uno scemo perché non ha mai smesso l'abito domenicano, i papi degli esibizionisti perché indossavano la stola pontificale, la talare un 'sacco di carbone', come dicevano i comunisti, etc etc. Esisterà nella Sanità vaticana un ambulatorio di salute mentale ?

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  3. Purtroppo si vedono moltissimi preti non vestiti da preti! E lì ci sono i veri problemi e squilibri morali! E il papa non condanna loro, ma quelli che testimoniano nell'abito il loro essere preti! E proprioproprio l'attegg di Bergoglio è il problema più grave!!

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  4. Non posso commentare,qualcuno molto in alto,mi ha proibito di farlo!

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  5. Non sono degni nemmeno di allacciarli i sandali a questi martiri della fede!

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  6. Bergoglio ha il coraggio di dire chiaramente e con il suo stile colorito quello che pensa e che intende fare. L'abbandono della veste talare e di tutti gli abiti propri dei sacerdoti (e dei religiosi e delle religiose) non è avvenuto sotto il pontificato di Bergoglio. Uno dopo l'altro, salvo le solite lodevoli e rare eccezioni, i preti hanno gettato la veste talare, le suore hanno accorciato i loro abiti, e così via. Chi indossa ancora la cotta, durante gli uffici? In Emilia nessuno. È da lungo tempo che i preti non vogliono più fare i preti. Chi è il responsabile? Bergoglio? No. Il Concilio Vaticano II? Sì. Bisogna sempre andare alla radice dei problemi. E per eliminare la malapianta occorre avere il coraggio di estirpare anche la radice. È quello che non vogliono fare i così detti "conservatori". Preghiamo la Madonna del Rosario e San Giuseppe affinché ci ottengano da Gesù, Sommo ed Eterno Pontefice, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per andare in Paradiso. Ed innanzitutto sacerdoti santi, sacerdoti secondo il Suo Cuore.

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    1. " Ha il coraggio di dire ciò che pensa " . Infatti rifiuta apertamente la stola papale, altri indumenti liturgici e ride del cappello e la talare etc.. Tuttavia, non è responsabile di quanto accade !?!). Quindi l'andazzo gli va più che bene e non fa nulla per correggere. Anzi.

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