sabato 7 settembre 2019

Non si sa più cosa sia l’Eucaristia. Ostacoli per un rimedio


Un'analisi interessante tratta da Il Timone.
Luigi

Lorenzo Bertocchi, 19-8-19
La recente indagine pubblicata dal Pew research center degli Stati Uniti ha rilevato un quadro desolante, a dir poco, circa la conoscenza dei cattolici sull’Eucaristia. È emerso come solo un terzo dei cattolici statunitensi creda che la comunione sia il corpo e il sangue di Cristo, mentre il 69% ritiene che il pane e il vino siano meri simboli (e pensano che questo sia l’insegnamento della Chiesa). Inoltre, tra quelli che credono alla presenza reale di Cristo nel pane e vino eucaristici un 3% lo fa ignorando il significato della transustanziazione, e uno su cinque pensa che tale insegnamento sia infondato.
Questi dati rivelano un problema di portata enorme, perché non si tratta di un dettaglio, ma qui siamo al cuore della fede cattolica: l’eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana», recita il Catechismo della Chiesa cattolica al n°1324.

Negli Stati Uniti il dibattito che è seguito a questa indagine si è focalizzato su due possibili cause: 1) una cattiva catechesi che non ha saputo insegnare la realtà di ciò che avviene sull’altare ad ogni messa; 2) una crisi della liturgia che è desacralizzata e non favorisce l’incontro dell’uomo con Dio che si fa presente.

Monsignor Charles Pope dell’arcidiocesi di Washington ha scritto sul National catholic register che propende soprattutto sulla seconda ipotesi di causa «in quanto contiene la prima visione ma riconosce che la fede è più della formazione intellettuale». Per questo, scrive, «mi sembra chiaro che è necessaria una vera riforma liturgica progettata per insegnare e inculcare una devozione riverente e la comprensione della Presenza Reale».

Ma per mettere mano a questa «riforma», secondo monsignor Pope, occorre superare alcuni enormi ostacoli:
La cultura occidentale che ha spodestato ogni senso di riverenza. Oggi «quasi nulla è sacro – quasi tutto è casual»;
I vescovi che, almeno nelle loro conferenze episcopali, sembrano mostrare una scarsa preoccupazione per questa incredulità dilagante. «La Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti (USCCB) è stata ovviamente un po’ preoccupata dal recente scandalo degli abusi sessuali, ma prima ancora, sembrava più concentrata su questioni di giustizia sociale come l’immigrazione, la tratta di esseri umani e l’assistenza sanitaria. Nessuno di questi è irrilevante, ma molta meno attenzione è rivolta ai numeri in calo nei banchi della messa, al dissenso aperto all’insegnamento della Chiesa e alla confusione anche sulle verità fondamentali della fede»;
I singoli vescovi sembrano divisi proprio su questo tipo di questioni, al punto che se alcuni offrono soluzioni esplicite in campo liturgico, le conferenze episcopali nel loro complesso difficilmente possono raggiungere un consenso su di una riforma liturgica che sappia riflettere meglio la Presenza reale nella Messa;
La divisione che si rileva tra i pastori, ovviamente, si riverbera nella divisione che alberga tra i fedeli, alcuni dei quali ritengono che la riforma dovrebbe passare attraverso un ritorno a pratiche della tradizione, altri in una «gioiosa esuberanza» come anima della partecipazione attiva alla liturgia (questo, dice Pope, «è più vero nelle congregazioni ispaniche, caraibiche e afroamericane»);
Queste divisioni si manifestano come vere e proprie «fazioni» all’interno della Chiesa che, purtroppo, restano tra loro isolate. La “riforma della riforma” liturgica, il tentativo in qualche modo avviato da Benedetto XVI per cercare di riorientare “la messa di Paolo VI”, di fatto è stato fermato.

«Sì», conclude monsignor Pope, «siamo tristemente divisi». Le proposte per risolvere il grave problema emerso dall’indagine? Istruire i sacerdoti perché celebrino ad orientem almeno la preghiera eucaristica; un maggior uso del latino; rispettare il silenzio; ricevere l’eucaristia in ginocchio e sulla lingua.

Il fatto è che questi elementi di “riforma della riforma” liturgica oggi non sono certo favoriti. Resta intanto il problema rilevato dall’indagine: la «fonte» di tutta la vita cristiana è sempre più sconosciuta.