venerdì 12 luglio 2019

L'anticomunismo è incostituzionale? e il Cattocomunismo?

di Enrico Salvi.

foto da Cattocomunisti
Sono decenni, a partire dallo sconvolgente ’68, che a ogni piè sospinto si pronuncia e si scrive la parola “antifascismo”. Basta un nonnulla per far sì che il Pensiero Unico, straripante attraverso i media, si riempia la bocca di “antifascismo”, parola-scorsoio con cui puntualmente si auto-soffoca (bene così!) l’intellighènzia progressista. 

«L’Italia è una Repubblica antifascista per legge, non per opinione» 

(monicadascenzo.blog.ilsole24ore), ma ciò, ammesso che una legge democratica non rifletta a sua volta un’opinione, comporta la più completa dimenticanza dell’ANTICOMUNISMO, termine ovviamente assente dal vocabolario del dispotico Pensiero Unico, e tuttavia indicante un’indubbia realtà: esistono tantissimi ANTICOMUNISTI; paradossalmente, però, a tale esistenza effettiva corrisponde l’assenza mediatica dell’ANTICOMUNISMO. 

L’antifascismo è previsto dalla Costituzione scritta dai vincitori della guerra civile, con prevalenza di democristiani, socialisti e comunisti, ma proprio questo ha determinato e continua a determinare l’oblio mediatico dell’ANTICOMUNISMO, quasi che gli orrori rossi – fisici e morali – costituiscano degli accidenti tutto sommato trascurabili lungo il percorso del “progresso” ateo e materialista che ha ridotto l’Italia (e non solo l’Italia) ad un letamaio immorale e dissacratore, con il concorso, occorre dirlo, delle corrotte gerarchie ecclesiastiche, evidentemente tramanti all’interno della Chiesa Cattolica già nel secolo scorso per indurre papa Roncalli ad indire il famigerato Concilio Vaticano II, sulla cui sessantottesca “primavera” si stende in questa sede un velo pietoso. Concilio che non a caso, tra l’altro, diede come “frutto” il montiniano-bugniniano novus ordo missae, da cui il Sacro fu accuratamente espunto: altro che “ermeneutica della continuità”! frase in cui già si ravvisa l’impiego fraudolento delle parole al fine di stornare l’attenzione dal cambiamento di rotta imposto dagli addetti ai lavori alla Barca di Pietro: se la rotta è cambiata, ed è cambiata! nessuna “continuità” può essere onestamente affermata: prima del Concilio c’era il sacro, dopo il Concilio è invalso sempre più un vaghissimo sentimento religioso impastato di umanitarismo e “disobbedienza civile”, questi ultimi, si badi, a scopo politico anarchico, comunista e catto-comunista quali “principi supremi” superiore ad ogni legge. 

Occorre notare come il bubbone del catto-comunismo, vero e proprio suicidio animico-spirituale e più che altro incosciente dei cattolici beoni, allignasse già nell’Assemblea Costituente, della quale non per nulla, lo si nota in ossequio alle “quote rosa”, facevano parte 21 donne, delle quali 9 democratico-cristiane, 8 comuniste e 3 socialiste. 

Quello che qui si definisce “incastro costituzionale anticattolico” sta proprio in questo: mentre si sancisce l’antifascismo, che in tal modo gode della garanzia costituzionale, l’ANTICOMUNISMO è sottaciuto, e, a rigore, risulta addirittura anticostituzionale! E già: come si può essere contro un’ideologia ispiratrice della Costituzione? E infatti comunisti e catto-comunisti non parlano liberamente in oblio (se non di odio) del sacro senza che nessuno abbia da ridire? Quindi, antifascismo sì e ANTICOMUNISMO no. Sennonché, lo notiamo di passaggio, l’ormai obsoleta “festa” del 25 aprile, sul quale pesa come un macigno inamovibile l’8 settembre, continua ad essere un giorno celebrativo esclusivamente comunista, catto-comunista e ovviamente filo-sodomita, con conseguente esclusione dell’ANTICOMUNISMO. Pertanto, donde sorga l’illusoria pretesa del Pensiero Unico che il 25 aprile sia una “festa dell’unità degli italiani”, quando invece è soltanto una dirompente forzatura ideologico-mediatica, Dio solo sa. 

E così, mentre gli antifascisti, con in testa i catto-comunisti, godono di legittimazione costituzionale, gli ANTICOMUNISTI, seppur numerosissimi, restano nell’ombra, senza alcuna voce in capitolo ed anzi, vista la temperie di lenta ma continua corruzione del linguaggio, sempre più in pericolo di censura e denuncia da parte del Pensiero Unico, il quale, mentre non finisce di spacciarsi per democratico, continua a voler imporre sempre più la sua artificiale, innaturale e disumana “sintassi”, contraddicendo ciò che esso stesso ha previsto nella Costituzione: la libertà di espressione. 

Non più il linguaggio che rispecchia la realtà bensì l’imposizione di una realtà tanto astratta quanto materialista attraverso lo stravolgimento del linguaggio: questo l’intento più nefasto del Pensiero Unico. Si pensi specialmente al corrotto e corruttore linguaggio del pensiero “gender”, ormai incorporato nel Pensiero Unico e discendente libertario, libertino, anarchico e non di rado blasfemo dell’ateismo comunista dalla quale occorre a tutti i costi guardarsi, ciò costituendo propriamente l’ANTICOMUNISMO dei Cattolici, che è il baluardo da mantenere di fronte alla fiumana impetuosa dello sproloquio col quale si vuole empiamente cambiare (in mostruosità) la realtà. 

È bene sottolinearlo: occorre porre estrema attenzione alla modifica della realtà attraverso lo stravolgimento del linguaggio onde non farsi coinvolgere; si tratta di un’azione implacabile, paziente, subdola e puntigliosa del Pensiero Unico, oggi più che mai pedantemente catto-comunista, prepotentemente sodomita e paludato di umanitarismo misericordioso, che batte ed entra quotidianamente nelle menti per avvelenarle con uno stravolto concetto di Natura, non senza lo scopo di trasformare tale concetto in legge dello Stato; processo, del resto, già in corso. Per non dire del dilagare, evidentemente scismatico, dell’ideologia “gender” in seno alla Chiesa cattolica. 

Lo stravolgimento del linguaggio e la perversione dell’ordine naturale sono trattati magistralmente dal Beato Alano di Lilla nel De planctu Naturae (XII secolo), nel quale si evidenzia appunto la relazione fra disordine sul piano linguistico e disordine sul piano reale. 

«Pecca di troppa logica colui per il quale una mera alterazione dell’arte [del linguaggio] è sufficiente a cancellare le leggi di Natura». 

«Muto in lacrime il riso, in lutto il gaudio, il plauso in pianto, le celie in contrizione, quando vedo i decreti di Natura ammutoliti, quando una turba naufraga e perisce a causa di una Venere mostruosa, quando Venere muovendo guerra a Venere converte in donne gli uomini, e con le sue malie priva i maschi della virilità […] Piange Natura, tace il buon costume, ogni pudore, come un senza padre, è spogliato dell’antica nobiltà. Degenera in passivo il sesso attivo e trema di vergogna. L’uomo è ridotto a femmina ed eclissa l’onore del suo sesso, dall’incantesimo di Venere è mutato in ermafrodito». 

Gli antifascisti comunisti, catto-comunisti, libertari, libertini, anarchici e sodomiti diranno, democraticamente s’intende, che si tratta di un testo medievale e quindi retrivo, ma questo ai Cattolici non corrotti dalla perversione del linguaggio e dal fermo impegno ANTICOMUNISTA niente gliene cale: occorrono un maschio e una femmina perché nasca un maschio o una femmina, e non c’è linguaggio corrotto che possa cambiare tale realtà d’origine divina: «maschio e femmina li creò».




9 commenti:

  1. Che ci siano problemi è un dato di fatto ma sparare a zero su tutto e tutti mi sembra eccessivo. La strada ce l'ha indicata Benedetto XVI ovvero leggere il Concilio Vaticano II alla luce di quelli che lo hanno preceduto. Andiamo cauti a sparlare dei santi, magari il Signore ha permesso tutto ciò che vediamo accadere. San Giovanni XXIII e San Paolo VI, ognuno secondo il proprio sentire, hanno amato la Chiesa. Paolo VI è stato un estimatore e protettore di San Pio da Pietrelcina a riprova del suo amore per la Fede. Ciò che è successo sarebbe successo con chiunque ci fosse stato sul Trono di Pietro. Nostro Signore ha lasciato più potere al demonio sulla Chiesa in questi tempi ed i risultati non sono tardati a farsi vedere. Più passa il tempo e più questo mio pensiero mi appare vero. Molti sacerdoti sono santi e non lo appaiono perché sono confusi. Ho parlato in confessione con un sacerdote che, essendoci la grata, ho riconosciuto dalla voce. È uno di quelli un po' "moderni" ma parlandoci in confessione mi ha edificato, ho scoperto una persona di una fede profonda e bella eppure ogni tanto pubblicamente qualche cosa che ha fatto risentire la mia sensibilità tradizionale l'ho vista.
    Il Signore è più grande di noi e alla fine farà spendere la Sua Chiesa più di quanto splendesse un tempo perché attraverso quello che vediamo probabilmente sta portando avanti qualche Suo disegno.

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    1. Anonimo 20:21: ho letto, riletto e riletto il Suo intervento ma non sono riuscito a togliermi dalla testa una parola che mi è balzata in mente già alla prima lettura: POSSIBILISMO. Si, Lei è un POSSIBILISTA, nel senso che siccome tutto è possibile occorre adeguarsi. O, in altri termini, TUTTO FA BRODO. Non si tratta, di "sparare a zero su tutto", si tratta di sparare a zero sul Pensiero Unico che s'intrufola dappertutto e tutto infanga. Si tratta di sparare a zero sul vaticanosecondismo di cui tutti i papi post-conciliari sono stati influenzati.
      Forse lei è la classica persona che stravede per il "dialogo", il metodo più sicuro per agevolare i nemici della Santa Chiesa cattolica (e i risultati si vedono), come per esempio quel sacerdote "un po' moderno" che in pubblico sta con i frati e zappa l'orto e in privato rivela "una fede profonda": un tipo doppiogiochista da cui, forse, sarebbe meglio girare larga!

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    2. "Leggere il Concilio Vaticano II alla luce di quelli che lo hanno preceduto"? Impossibile. E se lo si fa, si cade nella trappola.

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    3. Il conciliarismo cioè l'assemblearismo è un antico espediente nella Chiesa e nel mondo civile e politico per introdurre la sovversione; una agorà dove anche i nemici mimetizzati hanno il diritto di decidere e spesso con subdole manovre e colpi di mano riescono a vincere. Ha ripetuto e scritto un vescovo del CVII. " siamo entrati come esigua minoranza ma abbiamo vinto perché il papa era con noi" . La Chiesa aveva il compito di condurre a termine il CVI, a sua volta convocato per completare il tridentino ma fu interrotto per la caduta dello Stato Pontificio per l'assenza di garanzie sul regolare svolgimento. Pio XII si pose questo problema ma, 'auditis episcopis' rinunciò perché quei focolai isolati, modernisti e scimatici, si sarebbero propagati a tutta la Chiesa, E così è stato! Ovviamente ci sono degni sacerdoti NO che rifiutano l'anarchia liturgica ma, molti di questi vorrebbero celebrare VO se non ne fossero impediti.

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  2. L'antifascismo ideologico è solo un stantio espediente propagandistico per esaltare il comunismo, in totale mala fede. Ai tempi della cortina di ferro quando feci notare ad una comunista la barbarie della repressione bolscevica mi rispose:" devo ammettere che anche la polizia dei paesi comunisti è talvolta fascista". Notare la subdola finezza per tentare di nascondere la feroce dittatura comunista!

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  3. La vera iattura è stata il CVII....purtroppo devo prendere atto che fosse già tutto scritto e che sarebbe dovuta andare così....

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  4. In risposta al Reverendo don Pasquale. La ringrazio per l'attenzione dedicatami.
    Attraversata la soglia dei 40 anni, più che altro mi son reso conto che le cose son ben più complicate di quello che mi apparivano quando ne avevo qualcuno in meno e tanta voglia di aver sempre la risposta a tutto: comincio a divenire un po'"esperto in umanità" utilizzando una espressione nota. Possibilista per quanto mi riguarda non penso anzi, il più delle volte, ragiono come San Pietro da Verona che si fece rompere la testa ma non se la fece cambiare. Non avendo la fede forte del Prefato, in tali occasioni, un po' le gambe mi tremano ma sono avvezzo a chiamare il male col suo nome e, compatibilmente con la mia debolezza e per Grazia di Dio a rifuggirlo, anche se con fortuna alterna, come succede ai più. Sono conciliosecondista... ma volendo anche tridentino... fiorentino... costantinopolitano... e via discorrendo, nel senso che, grazie a Dio, sono cattolico. Sui papi "del concilio" sono come tutti gli altri santi: figli del loro tempo e soprattutto uomini col loro temperamento, le loro origini, i loro difetti, ma le virtù cristiane le hanno vissute eroicamente a misero parer mio di laico ma anche di santi sacerdoti che come me sono di sensibilità tradizionale. La santità non è sinonimo di tradizione: ho conosciuto un santo esorcista che non aveva nulla di tradizionale ma era un santo sacerdote. Non confondiamo la Santa Chiesa di Dio con una sua espressione storica anche se nobile ed a noi vicina, sarebbe come dire che celebrare la Messa con la casula la rende più valida che dirla con la pianeta: due forme storiche del medesimo paramento. Ricordiamoci del giardino di Giovanni XXIII come metafora della Chiesa: tanti fiori ma una sola realtà nell'armonia dell'unica fede. Aperto al dialogo: purtroppo poco, sto imparando ad esserlo nel senso di rispettare la libertà degli altri anche quando sbagliano e cercando di amarli lo stesso come fa Nostro Signore e sempre, come diceva San Paolo VI, senza assumerne l'errore. Ho capito che dietro colui che fa il male non c'è un nemico ma uno sventurato che abbisogna di amore - anche di più rispetto agli altri - perché rischia la pena eterna che non è cosa da nulla.

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    1. Anonimo 14:29. Ringraziandola del suo riscontro al mio intervento, dico che io di anni ne ho 70 e quindi ho avuto la fortuna, dico fortuna! di frequentare la Chiesa prima del CVII. Ho fatto il chierichetto per molti anni e ho ricevuto insegnamenti cattolici "doc". Posso quindi, cosa che non può fare Lei che quando è nato era già in voga la "primavera" conciliare, valermi di un confronto tra il prima e il dopo del Concilio. Lei, e quelli come Lei nati nel post-concilio, non può avere la minima idea dello stravolgimento concreto, del cambiamento di rotta operato dal CVII. Per non dire della modifica della Santa Messa operata tramite l'invenzione (l'invenzione!) del NO il quale fu dichiarato partecipabile anche dai protestanti. Chiaro che tra me e Lei la visione della faccenda segna un abisso. Quanto a "tanti fiori ma una sola realtà" è una frase poetica, ma come i fatti dimostrano, "tanti fiori" sono stati piantati prendendoli fuori del giardino! La saluto cordialmente.

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  5. "La santità non è sinonimo di tradizione": bisogna intendersi su cose la Tradizione (con la maiuscola). La Tradizione è impersonale e santa per definizione. Nulla di santo al di fuori di essa. E' la Tradizione, impersonale e super personale, che santifica le persone.

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