martedì 18 giugno 2019

Sinodo Amazzonia, Instrumentum Laboris, prime riflessioni tra fregnacce ed eresie

Dagli amici di Campari e de Maistre le prime brevissime riflessioni sul tragico Instrumentum Laboris del ASSEMBLEA SPECIALE DEL SINODO DEI VESCOVI PER LA REGIONE PANAMAZZONICA
AMAZZONIA: NUOVI CAMMINI PER LA CHIESA E PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE del 6\27 ottobre 2019.
QUI La Bussola.
Luigi


L'Instrumentum Laboris presentato oggi, riguardante il sinodo sull'Amazzonia che si terrà ad ottobre, è sconcertante, più di ogni aspettativa. Se da un lato ci si aspettava un documento estremamente ecologista, indigenista, sincretista e contenente aperture ai preti sposati, i viri probati e via dicendo, dall'altro non ci si aspettava un'esagerazione come quella che è stata prodotta.
L'ecologismo diventa una vera e propria teologia, tanto che viene addotta l'idea che il peccato originale consista in una rottura dell'armonia fra uomo e natura che, solo per accidente, diventa poi rottura del rapporto con Dio. Per recuperare questa armonia dovremmo dunque guardare ai popoli indigeni, che vivrebbero in piena armonia con il creato, sarebbero portatori di saggezza e di usanze ancestrali da salvaguardare e sostanzialmente da integrare nel cattolicesimo.
L'indigenismo diventa quasi una mitologia, quella del buon selvaggio, che mostra però una realtà inesistente. Basta osservarli, i popoli indigeni, per capire che la realtà è un po' diversa. Il documento però afferma: "I rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale perché integrano i diversi cicli della vita umana e della natura. Creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo. Proteggono la vita dai mali che possono essere causati sia dagli esseri umani che da altri esseri viventi. Aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi". E dunque questi riti andrebbero integrati nel cattolicesimo: "Si chiede, ad esempio, di prendere in considerazione i miti, le tradizioni, i simboli, i saperi, i riti e le celebrazioni originarie che includono le dimensioni trascendenti, comunitarie ed ecologiche". Purtroppo questa non è semplice paccottiglia di stampo new age, ma un manifesto vero e proprio.

La cultura indigena, se davvero ne esiste una, è infatti posta non sullo stesso piano del cattolicesimo, ma su un piano superiore. Sta a noi infatti imparare da loro, mentre la Buona Novella va adattata. Per descrivere tutte le corbellerie e le eresie contenute nel documento ci vorrebbero ore, ma si sappia che, per dirne una, l'incarnazione del Verbo presso il popolo ebraico, stando al paragrafo 107, è del tutto accidentale. Si sappia che addirittura esiste una teologia india amazzonica, che va approfondita ma non per convertire gli indigeni, anzi.
D'altronde, stando a questo documento, gli indigeni sono già perfetti così, senza bisogno del Vangelo, hanno sviluppato doti spirituali e morali talmente alte, che noi cattolici ce le sogniamo. Il male dell'Amazzonia è l'uomo bianco, che picchia le donne (gli indigeni no), che uccide (gli indigeni no), che è disonesto (gli indigeni no).
D'altronde, i Semi del Verbo, dice il paragrafo 121, hanno attecchito anche se il Vangelo non è ancora arrivato: "Lo Spirito creatore che riempie l’universo (cf. Sap 1,7) è lo Spirito che per secoli ha nutrito la spiritualità di questi popoli anche prima dell’annuncio del Vangelo e li spinge ad accettarlo a partire dalle loro culture e tradizioni. Tale annuncio deve tener conto dei “semi del Verbo”[56] presenti in esse. Riconosce inoltre che in molti di loro il seme è già cresciuto e ha dato frutti. Presuppone un ascolto rispettoso che non imponga formulazioni di fede espresse da altri riferimenti culturali che non rispondono al loro contesto vitale. Ma al contrario, ascolta “la voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio” (EC 5)". Eccerto, quella vecchia storia della Croce è desueta, il seme cresce prima del Vangelo. Certo, quando gli spagnoli sono arrivati in Sud America, ci hanno trovato gli Aztechi che facevano sacrifici umani (cosa che avviene ancora fra i blasonati popoli indigeni), questo si che è un seme del Verbo come si deve.

Per concludere, ebbene sì, si parla di preti sposati:
Paragrafo 129
"Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana".
E sempre al 129, ebbene si, vengono ipotizzati ministeri ufficiali per le donne:
"Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica".

Che dire? A fianco di questo ciarpame, ce n'è molto altro, che tralasciamo perché semplicemente inutile. Ci interessa davvero che un Sinodo condanni gli inceneritori? E forse qualcuno si aspetta che cerchiamo di interpretare frasi come quella per cui si devono "recuperare i miti e attualizzare i riti e le celebrazioni comunitarie che contribuiscono in modo significativo al processo di conversione ecologica"? Siamo alla supercazzola...