mercoledì 3 aprile 2019

Ottanta anni dalla fine della terribile persecuzione anti-cattolica in Spagna

«España ha dejado de ser católica» («La Spagna ha smesso di essere cattolica»). Con questo diabolico grido, il presidente spagnolo Manuel Azaña incitava il completamento della persecuzione religiosa, una vera e propria mattanza di preti di religiosi, che lasciò sul campo spagnolo 6.845 Martiri e più di settemila chiese distrutte. La coalizione di socialisti e di repubblicani di sinistra, che aveva vinto le elezioni politiche del giugno 1931 cacciò subito dal territorio nazionale alcuni vescovi, tra i quali il Primate di Spagna, l’arcivescovo di Toledo Cardinale Pedro Segura y Sáenz. Nei pochi mesi che vanno dal febbraio al giugno 1936 si contano 269 cattolici uccisi, 1287 feriti, 251 chiese incendiate o profanate, di cui 160 completamente distrutte. La persecuzione religiosa nelle località controllate dai rossi, si sviluppò tremenda e sanguinaria contro le chiese, contro  i  simboli cristiani ed in special modo contro i Consacrati e le Consacrate con la sistematica volontà di cancellare il cristianesimo dalla Spagna. L’«assalto al Cielo» sembrava essere riuscito.  
Papa San Giovanni Paolo II  ebbe il coraggio di squarciare l'infame muro di silenzio : obsequium sceleris, una vergogna senza giustificazioni, che per troppi anni per timore o per ripugnante reverenza verso le forze marxiste internazionali  aveva nascosto l'eroismo dei Martiri spagnoli uccisi in odium Fidei,  in odium Christi o in odium Ecclesiae
La Santa Chiesa  ne ha solennemente canonizzato e beatificato: 233 nel 2001; 498 nel 2007  e 522 nel 2013.
AC

1 aprile 1939: fine della Guerra civile spagnola, che aveva rappresentato uno dei vertici mondiali della efferata persecuzione anticattolica da parte dei poteri social-comunisti 1939 -
Ottanta anni fa terminava la Guerra civile spagnola, che aveva rappresentato uno dei vertici mondiali della efferata persecuzione anticattolica da parte dei poteri social-comunisti. Estratto dal Memorandum presentato da Manuel de Irujo, ministro della giustizia del governo repubblicano, alla riunione del Gabinetto svoltasi il 7 gennaio 1937 a Valencia, allora capitale della Repubblica: «La situazione "de facto" della Chiesa a partire dallo scorso luglio in tutto il territorio leale al governo, eccetto quello basco, è la seguente: Tutti gli altari, immagini e oggetti di culto salvo pochissime eccezioni, sono stati distrutti, la maggior parte di essi con vilipendio. 
Tutte le chiese sono state chiuse al culto, che è stato totalmente e assolutamente sospeso. 
Gran parte delle chiese della Catalogna è stata incendiata, come se si trattasse di
cosa del tutto normale. 
Le istituzioni e gli organismi ufficiali hanno ricevuto campane, calici, cibori, candelabri e altri oggetti di culto e dalla loro fusione è stato ricavato materiale destinato a scopi bellici o industriali
Nelle chiese sono stati installati depositi di ogni tipo, negozi, garage, stalle, caserme, rifugi, ecc. 
Tutti i conventi sono stati evacuati e la vita religiosa al loro interno è stata sospesa. 
Gli edifici, gli oggetti di culto e i beni sono stati saccheggiati, incendiati, occupati o demoliti
I sacerdoti e i religiosi sono stati arrestati, imprigionati e fucilati, migliaia di loro senza causa istruttoria, fatti che, anche se in diminuzione, continuano a verificarsi tuttora non solo presso la popolazione rurale, dove è stata data loro la caccia e sono stati messi a morte in modo selvaggio, ma anche nelle città. 
A Madrid, Barcellona e nelle altre grandi città sono centinaia gli arresti senza altra causa conosciuta che il fatto di essere sacerdoti o religiosi. 
È stato fatto divieto assoluto di tenere in privato immagini e oggetti di culto
La polizia, che pratica perquisizioni nelle case, rovistando nelle abitazioni e nella vita intima, personale e familiare, distrugge con scherno e violenza immagini, stampe, libri religiosi e quanto si collega al culto o lo evoca.» 

Mons. Favella su Facebook

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