martedì 2 aprile 2019

Nuovo libro del maestro Porfiri: "Lex cantandi, lex credendi"


Un nuovo libro dell'amico Maestro Aurelio Porfiri con Marco Ronchi: Lex cantandi, lex credendi.
Luigi

Aurelio Porfiri, Marco Ronchi, a cura di Luca Modenese (Marzo 2019), Lex cantandi, lex credendi. Conversazioni a Monselice. Chorabooks. 

EBook (formato Kindle) Euro 5.99 

ISBN 9789887961512 

EBook (formato Epub) Euro 5.99 

ISBN 9789887961550 

Cartaceo Euro 9.99 

ISBN 9789887961543 
Disponibilità: immediata su tutti i negozi amazon in formato kindle e cartaceo e su oltre 100 negozi online in formato Epub (Feltrinelli, Rizzoli, Mondadori, hoepli, Book republic, Libreria universitaria, San Paolo store, Il fatto quotidiano, Il giardino dei libri, Google play, Ibooks store, Kobobooks, Tolino, Casa del libro, Bajalibros, Nookstore, Weltbild, El corte inglés, Barnes and Nobles etc.).

Aurelio Porfiri è compositore, direttore di coro, educatore e autore. Ha al suo attivo circa 40 volumi e 600 articoli. La sua musica è pubblicata in Italia, Cina, Stati Uniti, Francia e Germania. Ha collaborato con numerosi blogs, riviste e quotidiani come Zenit, La nuova bussola quotidiana, O Clarim, La croce quotidiano, la fede quotidiano, Liturgia, La vita in Cristo e nella Chiesa, Rogate ergo, Camparidemaistre, Il messaggio del cuore di Gesù, Patheos, etc. 

Marco Ronchi è nato a Milano nel 1965. Si è laureato in Filosofia presso l'università degli Studi di Milano e ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” della stessa città. Da anni dirige cori liturgici a Milano e dintorni, promuovendo la conoscenza del patrimonio musicale tradizionale della Chiesa e l’uso del canto gregoriano nel contesto della liturgia. E’ autore del libro “La musica nella liturgia”, edito da Lindau. 

----------------------------------------------------- 

S. Giacomo al capitolo 2 della sua lettera, in un famoso passaggio, sembra quasi contrapporre la teoria della fede alla prassi della fede: “Uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. Una delle più grandi opere cristiane, e una delle più grandi opere della civiltà intera, è stato e deve ancora poter essere il canto liturgico cristiano. Che tipo di fede mostra il canto liturgico, e che effetti riverbera sui cantori e sui fedeli? Ci si può fare un’idea di come crediamo in Dio a partire da come lo lodiamo, dal modo di cantare, dallo stile dei canti, dai testi e dagli strumenti usati? Oppure il canto è una questione solamente esteriore che non riguarda l’anima e la sua salvezza eterna? È sufficiente, per rispettare la teoria di cui parla S. Giacomo e “per essere a posto con la coscienza”, cantare durante le celebrazioni, qualsiasi cosa più o meno gradevole all’orecchio? È superbo pensare che il canto liturgico sia un ottimo indicatore di una fede autentica ovvero della smania di celebrare solo noi stessi? E ancora: che tipo di fede rivela, per esempio, la preferenza accordata a canti liturgici di matrice commerciale e sentimentale? 

Nel libro si toccano inoltre aspetti propri della liturgia, anche a partire dai testi fondamentali del Magistero. A tal proposito molti sono convinti che la Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II con una sorta di rivoluzione abbia seppellito il latino, il canto della tradizione antica e il gregoriano! Siamo sicuri che sia così? È possibile armonizzare il canto della tradizione con il buon canto liturgico composto negli ultimi decenni? E ancora: per quali ragioni i canti “moderni” non hanno riempito le chiese che nei decenni della riforma liturgica si sono svuotate a vista d’occhio? Che fare del latino? E con gli strumenti musicali come la mettiamo? Quale utilizzo proporre, per esempio, per la chitarra nella liturgia? 

In questa pubblicazione Aurelio Porfiri e Marco Ronchi, in risposta a tali e ad altre questioni poste loro da Luca Modenese, propongo delle riflessioni e dei suggerimenti, da considerarsi come tratti di un percorso molto più ampio che si dovrà svolgere in compagnia di tutti quegli uomini di buona volontà cui sta a cuore, come a ai due maestri, di fare luce secondo verità sulla liturgia e sul profumo di soavità che il canto fa salire al Cielo.