giovedì 25 aprile 2019

L'Arcivescovo di Milano e l'ANPI: meno politica e più cattolicesimo per favore


Per favore risparmiateci anche i Vescovi politici. Andassero a festeggiare San Marco per favore.
Luigi 

Marco Tosatti, 15-4-19

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Pezzo Grosso è rimasto colpito da un articolo trovato su Il Giornale, che vi riportiamo qui sotto:

Ci sono prime volte di cui si farebbe volentieri a meno. E probabilmente quella dell’arcivescovo Mario Delpini a benedire le bandiere rosse dei partigiani dell’Anpi e dei comunisti della Cgil è una di quelle. Perché il monsignore andrà, primo con addosso i suoi sacri paramenti, alle celebrazioni della Liberazione organizzate al Campo della Gloria che nel Cimitero Maggiore accoglie partigiani, combattenti, ebrei deportati e sindacalisti uccisi. L’argomento, come ben si può capire, è parecchio delicato e va quindi trattato con assoluta cautela, ma altrettanta chiarezza. Perché massimi sono gli onori che vanno dedicati a chi agli ideali di libertà e democrazia donò la vita. Tanto che (e sarebbe bene ricordarlo più spesso) i padri costituenti misero nero su bianco l’oggi trascuratissimo art. 52, co. 1 per disporre che «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». E bene faceva il sindaco Gabriele Albertini a partecipare alla cerimonia nel giorno dei morti, spostandosi poi però a rendere omaggio anche al sangue dei vinti al Campo dell’Onore. Militi della Repubblica sociale italiana, ma anche semplici fascisti, donne e civili trucidati anche barbaramente nelle buie giornate che seguirono il 25 aprile. Non solo umana pietà, ma un gesto dal grande valore simbolico che ha sempre fatto sentire Albertini il sindaco di tutti i milanesi. E bene forse avrebbe fatto l’arcivescovo a ricordare vescovi e preti che benedivano fasci e gagliardetti o il cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri che per conto della Santa Sede con Benito Mussolini negoziò i Patti lateranensi. Magari preoccupandosi di riempire le chiese desolatamente vuote, anziché un evento la cui connotazione è sempre più politica, come dimostra il presidente dell’Anpi Roberto Cenati che parla di una celebrazione «fondamentale per tenere viva la memoria in un momento in cui in Europa e in Italia si vive una deriva razzista, xenofoba e fascista». Preludio alla manifestzione del 25 aprile in piazza Duomo che mai come quest’anno sarà la vetrina per la campagna elettorale di tanti politici di sinistra che col fazzoletto da partigiano al collo andranno a caccia di un seggio in Europa. Dimenticando che se i partigiani rossi (quelli che ammazzavano partigiani bianchi e preti) avessero portato il comunismo anche qui da noi, per la democrazia e per la chiesa non sarebbero state rose. Ma martìri.
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Ed ecco il commento di Pezzo Grosso, che troviamo molto condivisibile e ragionevole. E a cui vorremmo solo aggiungere: ma non è proprio più possibile trovare vescovi che sia sospettabili di avere in tasca la tessera di appartenenza al PD o a qualche altra formazione di sinistra più o meno estrema? E comunque forse la lettura di libri come “Il sangue dei vinti”, o della storia di Rolando Rivi, e di decine di altri sacerdoti uccisi in quegli anni dovrebbe consigliare prudenza a persone incaricate di essere Pastori.


“Caro Tosatti, un brevissimo cenno al previsto avvenimento qui sopra riportato. Si tratta, come i lettori di Stilum Curiae hanno visto, della prevista presenza dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini alla manifestazione del 25 aprile (data della Liberazione) dove è prevista anche la benedizione delle bandiere rosse dei partigiani e dei comunisti sindacalisti (sic).

Questo fatto ha destato sconcerto e preoccupazione “pre elettorale”.

Beh ! ma perché stupirsi, scusate? Mons. Delpini non farà altro che andare a benedire dei “morti”, degli “zombie”.

Ma esistono ancora partigiani dell’Anpi? Se sì, quanti anni hanno? Ma esistono ancora comunisti della CGIL? Se sì, sanno almeno che significa classe operaia? Ma andiamo! Ormai son tutti convertiti a difendere, gestire e far resistere la classe di immigrati clandestini e il giro di affari connesso!

A mons. Delpini si potrebbe invece spiegare che per un cattolico la vera festa della Liberazione è a Pasqua, ed è la liberazione dal Peccato.

Ma siamo in un pontificato dove nessuno pecca, se non quelli che non vogliono i clandestini, cosicché mons. Delpini si sente dalla parte giusta andando a benedire chi combatte l’unico peccato ufficialmente riconosciuto.

Però vorrei anche cogliere questa occasione per ricordare che l’abitudine di taluni alti prelati a far qualcosa di contraddittorio e sorprendente, con tanto di benedizione, non è nuova, Forse qualcuno ricorderà che il 20 settembre 2010, nell’anniversario (140anni) della breccia di Porta Pia, il card. Bertone, allora Segretario di Stato della Santa Sede, andò anch’egli a benedire la breccia e i martiri bersaglieri…

Ma non preoccupiamoci, credetemi, per costoro benedire vuol dire solo spruzzare un po’ d’acqua.

Inutili i commenti se fosse acqua benedetta davvero…”.

PG