venerdì 1 marzo 2019

Provincialismo clericale: l'archistar Santiago Calatrava alla Pontificia Accademia di Belle Arti.

Abbiamo appreso la notizia della "Nomina di Membri Ordinari della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon 
Il Santo Padre Francesco ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon gli Ill.mi Signori: Arch. Santiago Calatrava per la Classe degli Architetti; Dott. Marco Tirelli per la Classe dei Pittori e Cineasti; Dott. Giuseppe Penone e Dott.ssa Elisabetta Benassi per la Classe degli Scultori; Rev.do P. Antonio Spadaro, S.I., Prof. Alessandro D'Avenia e Prof. Andrea Moro per la Classe dei Letterati e Poeti."
La scelta dell'archistar Arch. Santiago Calatrava per la Classe degli Architetti della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti dei Virtuosi al Pantheon suggella il progetto di imprimere una parvenza di sfacciata
modernità ( per qualcuno sinonimo di progressismo) all'attuale pontificato.
Cosa dire per questa ennesima manifestazione di "provincialismo" clericale?
Ricordiamo che il nuovo menbro dell'Accademia Pontificia è anche l'ideatore del costosissimo: " Ponte della Costituzione - di Venezia che- doveva costare secondo il progetto iniziale 6,7 milioni di euro, ma è arrivato alla cifra di 11 milioni 276mila euro. Le spiegazioni dovranno darle Calatrava e gli ingegneri che hanno lavorato con lui.
E' interessante l'articolo che qualche giorno fa Giorgio Enrico Cavallo ha dedicato alla deprimente questione delle "nuove chiese".
AC
La Chiesa ha un problema con le chiese  

È innegabile: la Chiesa ha un problema con le chiese. 
Dal Vaticano II in poi ne abbiamo viste di tutti i colori: chiese che hanno la rara eleganza delle officine metalmeccaniche, chiese con la raffinatezza estetica propria dei più apprezzati parking multipiano, chiese che timidamente si mimetizzano con l’ambiente circostante per “non scandalizzare” e chiese che, invece, spiccano in tutta la loro tracotante brutalità, tetragoni monumenti di grigio calcestruzzo nel cuore dei centri storici. 
Mentre attendiamo con ansia una Guida Michelin delle “chiese brutte d’Italia”, dobbiamo constatare che ce la stiamo mettendo tutta per rovinare non soltanto l’architettura e l’estetica, ma perfino l’essenza delle chiese: la loro sacralità. 
La cronaca recente ci permette di stilare un imbarazzante elenco di dissacrazioni e vere e proprie profanazioni compiute nelle nostre chiese.  
Ne leggiamo una ogni giorno. 
Si va dal parroco di Avellino che ha “aperto la messa” sulle note della controversa canzone (?) vincitrice a Sanremo 2019[1], al parroco di None, in provincia di Torino, che ha deliziato i suoi parrocchiani con danze tribali senegalesi davanti all’altare[2]. 
Sempre in Piemonte, qualcuno aveva avuto la bella idea di organizzare una sfilata di modelle in chiesa: lo hanno fatto ad Alba, la città del tartufo che si scopre anche nella veste di città della moda, ma solo se le sfilate avvengono dentro i luoghi santi[3]. 
Poi ci sono gli originali che, non paghi del gran numero di mense e ristoranti, decidono di organizzare pranzi e cene in chiesa, con tanto di catering in sacrestia. 
Ormai sta diventando un’abitudine, e poiché da Roma tutto tace si deduce che banchettare davanti al Santissimo sia più che lecito. 
E che volete che sia, tanto i “pranzi sociali” in chiesa si fanno per i poveri.  
Più difficile è spiegare teologicamente perché le chiese offrano i loro pulpiti ai politici di turno. 
Specialmente quando questi politici hanno portato avanti leggi contrarie alla morale cattolica.
Come Renzi o Monica Cirinnà. Ma, per non affastellare nel nostro cervello inutili pensieri, possiamo consolarci guardando un’esibizione di danza in chiesa[4].
O magari ammirando gli interni di una di quelle chiese “valorizzate” (pardon, trasformate osservando una «corretta esposizione museale, che non le considera solo documenti della storia dell’arte, ma ridona loro quasi una nuova vita»)[5], che sono così belle, decorate da ottime installazioni di arte contemporanea. 
Talvolta pure a pagamento.  
Non giriamoci intorno: la Chiesa ha un problema. I nostri sacerdoti guardano le chiese e si domandano a cosa servono. 
Celebrare Messa non basta più, evidentemente. 
Forse – forse – perché da mezzo secolo a questa parte abbiamo anche un piccolo, piccolissimo problema liturgico.
Riflesso di un più vasto problema teologico.
E se la Messa, quella con la M maiuscola, è privata della sua sacralità, anche la chiesa diventa uno scatolone vuoto, nel quale si può fare davvero di tutto.
Volete ascoltare la hit di Sanremo? 
Prego, fate pure.  
Volete i bonghi e le danze afro? Benvenuti.
Così, tra un corso di yoga e una lezione di zumba, abbiamo risolto il moderno problema delle chiese vuote. 
La gente in chiesa ci entrerà davvero, anche quelli che normalmente ci giravano alla larga.
Ma ci entreranno per mangiare o per guardare le gambe delle modelle.
Risolto un problema, se ne sta tuttavia aprendo un alto: perché a furia di aprire le chiese, dentro sono entrati i ballerini, gli pseudo-artisti, le indossatrici, i contorsionisti, i pagliacci e gli orsi che ballano.  
Ma stanno uscendo i fedeli che a Messa ci andavano davvero.
Che credono a Cristo Re, che guardano con commozione e mistero al tabernacolo con il Santissimo e che entrando in una chiesa si genuflettono facendo il segno di croce. Escono sconcertati e si domandano che Chiesa è questa. 
Questa Chiesa nuova, bizzarra e stravagante, che non teme di profanare i luoghi sacri destinandoli a mercato del profano, finirà immancabilmente per separare i fedeli. Probabilmente, lo ha già fatto.
Che la chiesa abbia un problema con le sue chiese non è un gioco di parole: è un paradosso diventato realtà, è una schizofrenia che va curata, prima che sia troppo tardi.
Altrimenti, converrà gettare la maschera e fare della Chiesa una grande organizzatrice di eventi.
Il più grande organizzatore di eventi del mondo.
Ma lasciatecelo dire: dopo essere stata la Sposa di Cristo per duemila anni e aver difeso con il sangue dei martiri la Verità, finire a pizza, fichi e percussioni afro è davvero una morte patetica.

Note: 

Fonte: Camparidemaistre QUI


Foto 1: Il tristemente noto Ponte della Costituzione di Venezia, opera dell'Arch. Santiago Calatrava: oltre 5000 i risarcimenti chiesti al Comune di Venezia a causa delle scivolate. Nuova Venezia QUI, leggere anche Il Gazzettino QUI

Foto 2 (chiesa di Sant'Antonio, Marzocca, diocesi di Senigallia - già bisognosa di urgenti restauri -) è tratta dalla pagina facebook: https://www.facebook.com/chiesebrutte/.