giovedì 28 febbraio 2019

Mitra e Pastorale: aboliti a Bologna?

Mah...
Luigi

Marco Tosatti, 7-2-19
Cari amici di Stilum Curiae, da Bologna abbiamo ricevuto una lettera accorata dell’avvocato Giorgio Spallone. Che ci sembra interessante e giusto condividere con voi. Mi è venuto in mente quello che mi raccontava un collega che aveva vissuto in uno studentato dell’Opus Dei, e che aveva sentito quello che diceva San Escrivà de Balaguer a proposito dei preti, e della talare. Riporto a memoria: i preti per strada devono essere come i tassì, facilmente riconoscibili, per chiunque abbia bisogno di loro. Buona lettura.

La mitra e il pastorale

Poco tempo addietro recandomi a Messa nella Cattedrale di San Pietro in Bologna, con gioia, mi sono unito alla Festa della Famiglia Salesiana in occasione della celebrazione di San Giovanni Bosco, la cui immagine era esposta a lato dell’altare.

Dunque una celebrazione solenne.

All’ingresso del corteo mi ha colpito il fatto che il celebrante principale, Arcivescovo Mons. Matteo Zuppi non portasse né mitra, né pastorale.

A questi dettagli che, in realtà, dettagli non sono affatto, occorre unire altra circostanza, tanto inusuale, quanto, purtroppo, da anni silenziosamente derubricata a normale.

Il Vescovo di Bologna – ad imitazione del Pontefice che non risiede nel Palazzo Apostolico – a propria volta non risiede nel Palazzo Arcivescovile, bensì nella Casa del Clero, luogo destinato ad accogliere sacerdoti anziani che hanno dismesso il proprio incarico per raggiunti limiti di età ovvero malati.

In questo modo l’Arcivescovado è relegato ad una sorta di museo dei Cardinali nel quale l’attuale Titolare riceve i propri ospiti.

Ora il fedele si domanda il significato di queste scelte, inequivoci segnali di frattura con tradizioni millenarie.

Ritiene forse il Vescovo, senza mitra e pastorale, di rendersi più vicino al popolo omologandosi anche dal profilo esteriore agli altri presbiteri, alcuni dei quali, a propria volta, in termini di look, vanno a rendersi indistinguibili dai laici?

Non è questione di tradizionalismo o progressismo, ma il risultato è diametralmente opposto.

Sappiano i Pastori che l’uomo, vieppiù l’uomo di questa Europa scristianizzata, ha il non detto desiderio di ritrovare simboli, segni, anche esteriori, di un’autorità morale e spirituale cui aggrappare la ricerca di senso della vita.

E se, nella confusione del mondo, i Pastori si rendono invisibili il vuoto che circonda quell’uomo si fa ancor più inquieto e disperato.

Il rosso della veste indica, anche esteriormente, il sangue che i Cardinali giurano di volere versare in difesa della fedeltà alla Chiesa: “usque ad effusionem sanguinis”.

Effusione del sangue che, esattamente in questi tempi, in Paesi lontani – ancor più che geograficamente, dalla nostra conoscenza e coscienza – vede piena realizzazione come in poche altre epoche della storia millenaria del Cristianesimo.

I Simboli sono testimonianze di fede, di cui il martirio è la misura ultima.

Giorgio Spallone

2 commenti:

  1. In qualche modo le promozioni si devono pagare. Se Bergoglio dice che la stola è una carnevalata bisognerà adeguarsi, dimenticando che la mitria e il pastorale sono stati ricevuti durante la consacrazione a vescovo. Il vescovo in oggetto imita i politicanti che per mostrare un falso pauperismo e unione con il popolo ricorrono ad atteggiamenti del tutto esteriori, presentandosi in maniche di camicia. La mitria e il pastorale sono il simbolo di un'autorità, fin dall'epoca paleocristiana, a servizio del popolo di Dio.

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  2. Mons. Matteo Maria Zuppi utilizza sempre Mitra, Pastorale e Pallio durante le solenni celebrazioni in cattedrale. Non di meno utilizza la dalmatica pontificale quando prevista. Questo stesso sito è testimone di come quando vescovo ausiliare di Roma celebrò in Rito antico presso la Veneranda Chiesa di Trinità dei Pellegrini.

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