mercoledì 23 gennaio 2019

I vescovi tornino ragionevoli sull'immigrazione

di
Dagli amici di Campari e de Maistre pillole di buonsenso.
L

Francesco Filipazzi
Recentemente si sono alzate alcune voci ecclesiastiche interessanti, riguardo il problema dell'immigrazione.

Su la Verità è intervenuto mons. Crepaldi, Vescovo di Trieste: "Bisogna distinguere tra le situazioni di fatto e quelle di diritto. Può darsi che il fenomeno delle migrazioni di fatto continui, ma nessuno può dire che sia di per sé un bene. [...] I vescovi dell'Africa invitano i loro giovani a non emigrare, e la dottrina sociale della Chiesa dice che esiste prima di tutto un diritto a "non emigrare" e a rimanere nella propria nazione e presso il proprio popolo. Del resto, si sa che dietro la marea migratoria si celano molti interessi anche geopolitici. Le migrazioni quindi non sono un bene in sé. Dipende se servono il bene dell'uomo o no".Inoltre, dice Crepaldi: "L'evangelizzazione e la promozione umana vanno insieme. Questo vuol dire anche che la promozione umana non può sostituire l'evangelizzazione. Accogliere e integrare può essere un obiettivo della politica, ma la Chiesa ha un obiettivo che va oltre: annunciare Cristo. Ritengo che oggi ci sia la tentazione a fermarsi prima dell'annuncio ". 

Dice mons. Michele Crociata, siciliano e studioso dell'Islam (da non confondere con il vescovo di Latina, Mariano Crociata), a la Fede quotidiana: "Per la Chiesa effettivamente lo straniero non esiste e siamo tutti uguali davanti a Dio, senza distinzioni. Per cui giustamente la Chiesa ragiona seguendo i suoi postulati. Tuttavia, quello migratorio è un fatto che va guidato dallo Stato e dalle sue leggi e dunque la Chiesa non può e non deve interferire senza indicare allo Stato come gestire questo fenomeno, non le compete. Aggiungo che il Catechismo della Chiesa dice espressamente che si fa carità e dunque si accoglie, secondo le reali ed effettiva disponibilità. [...] Inoltre uno Stato che si rispetti deve avere cautela nel valutare e controllare chi entra, chi è e da dove viene, se ne ha diritto”.

Da notare anche la posizione sull'Islam (ricordiamo che Francesco sta per recarsi in Marocco dove ci si aspetta che darà fondo al peggior armamentario ecumenista). A domanda del giornalista sulla posizione dell'attuale pontefice, mons. Crociata risponde: "Mi sorprende che non abbiamo mai definito come islamico il terrorismo quando rivendicato e compiuto nel nome di quel credo. Probabilmente, venendo dall’Argentina, non conosce bene l’ islam o mantiene una linea di prudenza estrema".
(Intervista che invitiamo a leggere per intero qui).

Obiezione di coscienza?
Recentemente il cardinal Bagnasco ha evocato l'obiezione di coscienza riguardo il decreto sicurezza e le novità introdotte dal governo sull'immigrazione. Dice il presidente dei vescovi europei e arcivescovo di Genova che i sindaci "dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto. Ognuno prenderà le proprie decisioni, nel rispetto naturale dell’ordinamento".
Invocare l'obiezione di coscienza è una mezza assurdità, perché questo diritto la Chiesa lo ha sempre invocato in ambito di principi non negoziabili, principalmente su aborto ed eutanasia, dove c'è di mezzo la vita umana e l'opinione cattolica è univoca e dettata da verità di fede incontrovertibili. Va inoltre detto che Salvini pronunciò parole molto simili in occasione della legge Cirinnà, ma non ci pare che l'episcopato lo sostenesse.
Il buon Bagnasco, che su questo blog abbiamo spesso sostenuto, ha purtroppo forzato uno slittamento semantico che risulta improprio. Si parla di slittamento semantico quando nel corso dei decenni una parola evolve nel significato. L'obiezione di coscienza passa in questo caso dall'essere la pratica per cui non si accetta una legge assolutamente sbagliata ad essere il rifiuto di una legge che semplicemente non piace.
Eppure sulla questione dell'immigrazione la Chiesa ha sempre avuto una posizione estremamente prudente, o meglio ce l'aveva fino a qualche anno fa, prima dell'era PapaFrancesco.

Ad oggi, va sottolineato, una parte preponderante dell'episcopato africano denuncia l'emigrazione delle energie migliori come l'ennesimo impoverimento che inficerà il futuro del continente. Un'operazione coloniale bella e buona. Sarebbe ora che in Italia si recuperi l'antica ragionevolezza che, per fortuna, non è scomparsa del tutto.