venerdì 28 dicembre 2018

"Respinta 23 volte per un aborto". Ma era falso


Una notizia di dieci giorni fa ma di attualità  nella festa dei SS. Innocenti uccisi da Erode: noi non dimentichiamo che l'aborto è un omicidio ed è il primo dei "valori non negoziabili" che non sono molto di moda nella new wave ecclesiale di oggi (QUI).
Luigi (L)

La donna, complice la Cgil, aveva messo sotto accusa la Sanità veneta: «Ora ci risarcisca»
Enza Cusmai  16/12/2018 

Una regione che fa della Sanità un fiore all'occhiello messa alla berlina, 23 ospedali messi sotto accusa, fiumi di inchiostro e decine di articoli scritti per una storia che si è rivelata una grande «bufala».
E ora la Procura di Venezia presenta come «regalo di Natale» un avviso di garanzia a due sindacaliste della Cgil che saranno processate per diffamazione aggravata ai danni del Servizio sanitario veneto.


Il caso che ha suscitato clamore è quello di una donna di 41 anni che nel marzo scorso, con l'aiuto di una collega della Cgil, aveva, dietro falso nome, rilasciato un'intervista alla stampa. Si lamentava di essere stata costretta, nel 2015, a peregrinare in 23 ospedali, alcuni anche fuori regione, per cercare un centro abilitato all'interruzione volontaria di gravidanza. Oggetto della sua denuncia era stato l'allungarsi dei tempi a causa della forte presenza di medici obiettori. Una notizia bomba finita nei media, in prima pagina. Persino la segretaria confederale della Cgil padovana aveva confermato all'Ansa che il sindacato era stato costretto a fare una «piccola 'pressione» sui responsabili del reparto di ostetricia e ginecologia dell'azienda di Padova, che al primo tentativo aveva respinto la signora.

Ma le illazioni della Cgil sono state smentite dalle indagini condotte dai carabinieri del Nas che non hanno riscontrato alcuna violazione della legge 194. I fatti hanno dimostrato che il 15 dicembre del 2015, la 41enne si è rivolta a un consultorio per abortire. Da qui è stata mandata all'Azienda ospedaliera di Padova, dove il 23 dicembre è stata sottoposta a una visita ginecologica e le era stata fissata la data per l'IGV il 12 gennaio del 2016. Una scadenza che evidentemente non la soddisfaceva. Tanto che la donna ha effettuato 23 telefonate (non ha contattato 23 centri come da lei dichiarato) in una decina di ospedali per cercare di ridurre i tempi per abortire. Ma alla fine la signora, sposata e madre di due figli, il 12 gennaio di due anni fa si è sottoposta all'interruzione di gravidanza come stabilito.

L'indagine archiviata aveva lasciato l'amaro in bocca Luca Coletto, allora assessore alla Sanità, che dichiarava: «Adesso chi restituirà la dignità ai lavoratori della sanità veneta ingiustamente trascinati nel fango? Forse il sindacato, che avrebbe dovuto difendere i lavoratori o certa politica che ha cavalcato senza remore la bufala?». La pubblicità negativa sollevata dalla Cgil è comunque diventata un boomerang. La Procura della Repubblica di Venezia ha infatti sbugiardato le due sindacaliste. Nelle conclusioni delle indagini preliminari si legge di «accuse false» verso il Servizio sanitario locale veneto che è stato «pienamente rispettoso dei tempi previsti dalla legge per Ivg» avvenuto «senza alcun intervento agevolativo della Cgil». La storiella raccontata alla stampa, inoltre, è stata considerata particolarmente grave, perché la diffusione mediatica ha fatto scattare un'inchiesta . Cioè tempo e denaro dei contribuenti sprecato. Ora se la vedranno con un'accusa piuttosto pesante: diffamazione aggravata a mezzo stampa