giovedì 6 dicembre 2018

Le "non" chiese di Mario Botta premiate in Vaticano

Da Europa Cristiana.


Così Costanza Miriano ha scritto il 17 novembre  sul novello premiato sulla sua Pagina Facebook: "Ma perché hanno dato il premio Ratzinger a uno che progetta chiese così brutte? La bellezza dell'architettura non dovrebbe necessitare di spiegazione: se l'effetto che provoca è di repulsione, io non credo che avvicini al sacro. E soprattutto mi chiedo: Mario Botta crede in Dio? (Secondo me al massimo lo stima)"
L

17-11-18

Oggi Papa Francesco, che dialoga con il mondo come se il mondo fosse sullo stesso livello della Chiesa (o forse più in basso, visto che dal mondo si fa guidare), ha conferito nella Sala Clementina
del Palazzo vaticano il Premio Ratzinger all’architetto svizzero Mario Botta e alla teologa tedesca Marianne Schlosser, così, ancora una volta, ha dimostrato la sua incompatibilità con la realtà della Chiesa di Cristo e il suo amore per le linee guida del mondo contemporaneo, sempre più lontane da Dio.
Francesco ha dichiarato che il Papa emerito «è uno spirito che guarda con consapevolezza e con coraggio ai problemi del nostro tempo, e sa attingere dall’ascolto della Scrittura nella tradizione viva della Chiesa la sapienza necessaria per un dialogo costruttivo con la cultura di oggi» e che il premio ottenuto dalla teologa tedesca è la dimostrazione di come «venga riconosciuto sempre di più l’apporto femminile nel campo della ricerca teologica scientifica e dell’insegnamento della teologia, a lungo considerati territori quasi esclusivi del clero», inoltre il riconoscimento tributato alla Schlosser è «molto importante» in quanto l’apporto delle donne nella teologia deve essere «incoraggiato e trovi spazio più ampio, coerentemente con il crescere della presenza femminile nei diversi campi di responsabilità della Chiesa, in particolare, e non solo nel campo culturale». Il femminismo, con il suo bagaglio di nefaste conseguenze per l’equilibrio personale, familiare, sociale, con il suo peso di dolore e di inquietudine e schizofrenia che grava sulla civiltà contemporanea, entra con orgoglio nella Chiesa.

«La Verità», provocazione sulle fake news, è il titolo del nuovo singolo di Vasco Rossi, da ieri in radio e disponibile su vinile dal 23 novembre, e milioni di persone sono pronte ad ascoltarla questa canzonettistica verità; mentre La Verità di Cristo, scritta nel Vangelo, tramandata di generazione in generazione dalla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana nessuno la ripropone più per quello che è, neppure il Papa.

Ma parliamo dell’archistar Mario Botta.

La sua architettura, influenzata da Le Corbusier, Carlo Scarpa e Louis Kahn, è pragmatica, geometrica fino all’esasperazione, per nulla intimista, spirituale e men che meno sacra. I suoi progetti sono volumi puri, tagliati e traforati da grandi spaccature, tra i quali gli edifici a cilindro tronco che trovano la prima realizzazione nella chiesa di San Giovanni Battista a Mogno e il successivo sviluppo nella Cattedrale di Évry, presso Parigi. Questo architetto che compete per notorietà mondiale con Renzo Piano, si è occupato di case unifamiliari, scuole, banche, edifici amministrativi, biblioteche, musei e di edifici di culto, un culto che cattolico non è e non lo sarà mai. I suoi sono templi commerciali, per i quali vanno in visibilio critici d’arte contemporanei che fanno dell’arte un mercato; ma che il fedele, di fronte ad essi, non può che raggelarsi, turbarsi e allontanarsi il più possibile, a meno che non sia un apostata.

Considerato un rappresentante di quella che viene talvolta chiamata la scuola ticinese di architettura, nel 1996, Botta è stato tra i fondatori dell’Accademia di architettura di Mendrisio. Le sue chiese non sono chiese, bensì cubi, parallelepipedi, ciminiere, come «Il Sacro Volto» di Torino.

Le commissioni della CEI prediligono progetti avveniristici, fantascientifici, svincolati dall’Arte Sacra di sempre. Le chiese costruite da Renzo Piano, Mario Botta, Richard Meier e Massimiliano Fuksas, nel solco modernista tracciato da Le Corbusier, che propose l’arte brutalista, sono diventate riferimenti imprescindibili della committenza ecclesiastica odierna. Un degrado architettonico tragico che non fa che rendere plasticamente evidente la miseria e la freddezza teologica dei nostri tempi, dimentichi della dottrina e del catechismo. Il Modernismo filosofico-teologico-ecclesiastico ha “dialogato” al modernismo architettonico-artistico per poi convolare a nozze.

«Il vaut mieux, estime-t-il, s’adresser à des hommes de génie sans la foi qu’à des croyants sans talent» («Meglio un genio senza fede che un credente privo di talento»)[1] sentenziava padre Marie-Alain Couturier O.P. (1897-1954), uno dei principali teorici del rinnovamento dell’arte sacra in Francia. Estimatore dell’architetto Le Corbusier, lo chiamò e sorse Notre-Dame du Haut, una chiesa situata a Ronchamp, presso Belfort, realizzata secondo i canoni dell’architettura brutalista; non pago, lo interpellò anche a La Tourette, dove Le Corbousier progettò il convento domenicano – simile ad una gelida sede aziendale – di Santa Maria. Sapeva, padre Couturier, che questi geni “senza fede” erano seguaci di altre religioni antagoniste al Cattolicesimo? Progettata già nel 1950, la prima pietra di quello che sarà il prototipo delle chiese postconciliari, fu ultimata nel 1955.

Le chiese non sono semplici luoghi di riunione per pregare, ma dimore di Dio, Bene Sommo, Bellezza Somma, Pienezza Somma; ma le Sue dimore vengono da alcuni decenni progettate, il più delle volte, con parametri più inclini al brutto che al bello, al vuoto piuttosto che alla pienezza, in una ricerca aniconica, ovvero non figurativa, anziché iconica, rifiutando in tal senso la corrispondenza formale della rappresentazione con l’oggetto reale che deve essere rappresentato, simboleggiante le realtà divine.

Le chiese antiche rimangono chiese per sempre, quelle moderne neppure per l’età contemporanea, improprie come sono ad accogliere celebrazioni sacramentali, bensì meglio predisposte ad ospitare conferenze, biblioteche, palestre, garage, showroom… e queste costruzioni rovinano anche i paesaggi urbani ed extraurbani e tutti se ne avvedono, esclusi coloro che le impongono ideologicamente come fa Mario Botta, che progetta non per la Gloria di Dio e per beneficiare le anime, bensì per la sua gloria terrena, come si può osservare qui oppure negli esempi che qui proponiamo, raccolti dal suo premiato repertorio incultuale.




“chiesa” de Il Santo Volto – Torino




Interno de Il Santo Volto – Torino




“chiesa” e centro pastorale Giovanni XXIII – Seriate (Bergamo)






“chiesa” San Giovanni Battista, Mogno (Svizzera)




Interno della “chiesa” di San Giovanni Battista – Mogno (Svizzera)




“cappella” di Santa Maria degli Angeli a Monte Tamaro (Svizzera)




“chiesa” Beato Odorico da Pordenone – Pordenone

[1] S. de Lavergne, Art sacré et modernité. Les grandes années de la revue “L’Art Sacré”, Cessius, Paris 1999, p. 29.

6 commenti:

  1. E' necessario riconoscere che queste "chiese" sono il frutto marcio della tanto decantata democrazia, grazie alla quale tutti hanno il "diritto" di parlare di tutto, dove ognuno ha il "diritto" di occuparsi di tutto. Mario Botta è uno dei tanti che gettano sul campo la loro democratica e infestante fantasia.Il delirio democratico che ormai sta per finire (meno male!) di distruggere la Chiesa permette persino di intitolare un premio col cognome di una persona ancora vivente, che così può fruire di una sorta di idolatria preventiva. Da notare la conformazione ambigua al limite dell'oscenità della costruzione del centro pastorale Giovanni XXIII di Seriate (Bergamo), molto probabilmente influenzata dagli studi "esoterici" sull'eterno femmminino (anzi femminista) dell'ideatore. Non male, invece, a mio parere, un certo sentore di Antico della chiesa di san Giovanni Battista di Mogno (Svizzera). Peccato che i banchi siano privi di inginocchiatoio.

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  2. S.Atanasio oggi dovrebbe cambiare la sua celebre frase in: «Voi non avete le chiese, ma avete la Fede, loro manco le chiese!»
    Giuseppe

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  3. Il popolo fedele da duemila anni, pur attraverso stili diversi, ha avuto la possibilità di riconoscere un luogo di culto cristiano e trovare un ambiente dove pregare sentendosi vicino a Dio. Ora, queste baracche multiuso che, dicono, avvicinerebbe l'uomo moderno, in realtà lo respinge, come ormai ammette, senza scomodarsi, la gerarchia. Quelle si potrebbero ospitare i poveri inventati o gestori di autorimesse!

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  4. Veramente cio' che piu' mi offende e' l'"abboccamento" dei cristiani cattolici che ingoiano tutto come se niente fosse senza porsi domande di alcunche' , intendo dire : gia' dall'esterno ti puoi fare un'idea di come sara' l'interno , sei entrato , hai osservato , quale sensazione ti ha provocato ? Ha innalzato l'anima tua a Dio ? Per il tempo che stai lì dentro ti ha fatto dimenticare gli affanni della vita terrena ? Oppure ha reso i tuoi pensieri piu' foschi , lugubri , senza speranza ?
    ESCI ! E non entrarci mai piu' ! Getta sale benedetto tutt'attorno a questo edificio e prega Dio che abbia misericordia di chi Lo offende !
    Vai a pregare altrove .

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  5. Alla bruttezza non c'è mai limite.....

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  6. Un brutto fortilizio blindato per custodire casseforti, che non ha nulla della casa del Signore aperta all'evangelizzazione e all'invito alla preghiera. Non ve la prendete con gli architetti mestieranti, firmatari di progetti magari fatti fare a studenti, modificabili con poche varianti per usi diversi ma con chi, privo di fede, li approva. Invece di un bancone da supermercato o tappeti da moschea, si può mettere, volendo, un ring per pugilato e per i mitrati ' sperimentatori' alla Ravasi,va bene.

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