martedì 16 ottobre 2018

Persino Il Sismografo lamenta le diverse versioni dei discorsi di Francesco

Se anche il sito paravaticano (e molto vicino a S. Marta) Il Sismografo si lamenta, siamo proprio alla frutta.
Sbaglio o in questo modo anche la dizione "Magistero pontificio" andrebbe cambiata?
L

(a cura Redazione "Il sismografo"), 1-10-18

(LB-FG) Giovedì 27 settembre scorso è accaduto qualcosa che è passato inosservato, nonostante si tratti di un cambiamento molto rilevante per quanto riguarda la diffusione del magistero di Papa Francesco e dunque per il lavoro dei giornalisti che seguono abitualmente l'attività pontificia. Noi ci siamo permessi di segnalare subito quanto era accaduto e abbiamo associato il fatto alla dicitura che compare, da un po' di tempo a questa parte, nei Bollettini della Sala stampa che anticipano le allocuzioni del Pontefice.
Ecco nei dettagli cosa è successo in ordine cronologico: 
1) Giovedì 27 settembre pomeriggio, a San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha indirizzato un importante discorso ai partecipanti al Corso diocesano di formazione su matrimonio e famiglia promosso dal Tribunale della Rota Romana. Come sempre la Sala stampa vaticana ha recapitato via mail ai vaticanisti, con il doveroso “embargo”, il testo del discorso che avrebbe pronunciato il Papa (Bollettino 701). Ecco, in concreto, quanto si leggeva come accade da tempo in queste comunicazioni:
EMBARGO 
FINO AL MOMENTO IN CUI IL TESTO È PRONUNCIATO
VALE SOLO QUANTO PRONUNCIATO, SALVO INDICAZIONI DIVERSE 
2) Più tardi, sempre da parte della Sala stampa vaticana, è stata recapitata alle 18.17 una nuova mail in cui si leggeva: "Si comunica che il discorso del Santo Padre pronunciato nel corso dell'Udienza ai partecipanti al Corso di formazione promosso dalla Diocesi di Roma e dal Tribunale della Rota Romana (Bollettino 701) non ha subito variazioni e si può quindi diffondere". 
3) Il passaggio finale, il discorso “non ha subito variazioni e si può quindi diffondere" non corrispondeva tuttavia ai fatti e a quanto era accaduto in Basilica alla presenza di diversi giornalisti. Papa Francesco aveva sì letto sostanzialmente l’intero discorso preparato e corrispondente al testo del Bollettino 701, ma al tempo stesso aveva introdotto numerose e corpose aggiunte, improvvisate e dunque pronunciate a braccio. In via privata diversi giornalisti hanno fatto notare subito la differenza tra quanto avevano ascoltato, visto e registrato e quanto diceva la mail della Sala stampa, vale a dire che in pratica erano "due discorsi", che si complementavano e completavano reciprocamente, con numerosi spunti per la riflessione e l'approfondimento. Insomma, le aggiunte a braccio arricchivano notoriamente il testo preparato rendendolo anche pratico, pastorale e immediato. 
4) Successivamente, nel giro di poco tempo, il discorso del Papa veniva pubblicato ufficialmente sia nel sito della Sala stampa che in quello di Vatican.va, nella pagina discorsi di Papa Francesco. Ovviamente si trattava del testo distribuito con “embargo” prima dell’evento e che poi venne confermato con la notifica: “non ha subito variazioni e si può quindi diffondere". 
5) Questo testo ufficiale non riportava però nessuna integrazione di tutto ciò che il Papa aveva detto a braccio, una sorta di secondo discorso come già detto, pronunciato in Basilica in aggiunta a quello già preparato. In numerosi servizi giornalistici - Vatican Insider, Aica, Vida Nueva, RaiNews24, Tgcom, – sono stati invece riportati passaggi di queste parti pronunciate a braccio che non si trovavano nella versione ufficiale. In altre parole quest'ultima, pubblicata dai media vaticani ufficiali, lasciava fuori, come inesistente o non pronunciato, tutto quanto invece era stato aggiunto a braccio dal Papa e che era stato doverosamente diffuso da diversi giornalisti.
Appare chiaro che, all'origine di questi eventi, ci sia la precisa volontà del Pontefice. Non è pensabile nemmeno come ipotesi che un modo di fare di questo tipo si possa decidere senza l'approvazione del Papa. Lui ha voluto agire in questo modo, aggiungendo riflessioni nuove che poi non sono state integrate nel corpo dell'allocuzione consegnata e poi diffusa dalla Sala stampa, e ciò va rispettato alla lettera. E' la sua volontà e basta.
6) Consideriamo però nostro dovere dire che questo modo di agire nella diffusione del magistero del Papa, almeno in alcune circostanze, è un errore che finirà per generare equivoci, casi mediatici e polemiche assurde, inutili e non necessarie in un momento come questo. Se il Papa parla a gruppi, piccoli o grandi è evidente che quanto dice, sia che legga un testo preparato sia che improvvisi, sono contenuti necessariamente pubblici e non si può fare altrimenti; solo nel caso di un'udienza privata questa consequenzialità non avviene.
Un testo pubblico, letto come preparato, va pubblicato come ufficiale e le eventuali aggiunte a braccio, non appena trascritte ed elaborate, vanno pubblicate insieme all’originale preparato, è così che finora si è sempre fatto.
La dicitura: VALE SOLO QUANTO PRONUNCIATO, SALVO INDICAZIONI DIVERSE, crea confusione e i fatti di giovedì scorso ne sono la prova tangibile. Quel giorno, in serata, circolavano due discorsi del Papa al Laterano: quello pronunciato e quello riportato dai giornalisti con contenuti che non hanno avuto mai l’ufficialità.
"Quanto pronunciato" dal Papa, in atti aperti e non riservati, è di per se pubblico e la modalità "salvo indicazioni diverse" non è sostenibile nel mondo dei media oggi. Si rischia che ogni qualvolta sarà applicata la modalità "salvo indicazioni diverse" nascerà un caso mediatico, soprattutto se la materia è sensibile. 
7) A questo punto ci chiediamo dunque cosa possono citare non solo i giornalisti, ma anche gli studiosi o i ricercatori che siano alla ricerca di una fonte autorevole? Cosa sarà vero o attendibile nel caso di contraddizioni: il testo pubblicato su vatican.va, che magari non coincide con quanto alcuni testimoni riportano ma che comunque rappresenta la fonte ufficiale del Vaticano, o i testi prodotti da giornalisti che hanno assistito alle parole a braccio e magari le hanno anche registrate?
Non si tratta di una questione da poco, che riguarda capricci burocratici, da passacarte. Si tratta di una cosa seria, che chiama in causa l'autorevolezza delle fonti e l'inequivocabilità delle parole del Pontefice; sarebbe meglio evitare di accrescere confusione e polemiche.

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