lunedì 9 aprile 2018

In memoriam del Colonnello Beltrame

Riprendiamo dal sito degli amici di Campari & de Maistre la traduzione dell'omelia pronunziata ai funerali del Colonnello Arnaud Beltrame.



TRADUZIONE DELL’OMELIA DEI FUNERALI
del Colonnello Arnaud Beltrame

(18 APRILE 1973 – 24 MARZO 2018)

Giovedì Santo, 29 marzo 2018. Cattedrale di S. Michele di Carcassonne



In questa cattedrale, alla presenza di tante autorità civili e militari, dopo l’omaggio nazionale reso ad un eroe che ha suscitato l’ammirazione di tutti, in presenza delle sue spoglie, sarebbe stato senz’altro conveniente che predicasse un vescovo. Ma in questo giorno in cui fierezza e dolore abitano i nostri cuori, in cui speranza e lutto cercano un cammino di riconciliazione, tutto sembra sconvolto. Sapete della mia presenza al capezzale del colonnello con la sua fidanzata, e già civilmente sua sposa, cinque giorni fa, all’ospedale. Eravamo riuniti tutti e tre come per il loro matrimonio, che dovevo benedire fra breve, ed è il sacramento dell’estrema unzione degli infermi che abbiamo celebrato al suo posto. Avrei dovuto predicare fra due mesi la gioia del matrimonio del colonnello Arnaud Beltrame con Mireille, ed eccomi costretto a dire la pesante tristezza del suo funerale. Un figlio, un fratello, uno sposo, un officiale, un Francese, un figlio di Dio, un eroe, è morto. Il suo corpo è separato dalla sua anima dall’alba di sabato 24 marzo. Fu ferito in modo terribile da un terrorista venerdì, nell’ora in cui il Cristo offriva la sua vita per noi sulla Croce. Questo corpo, cara Marielle, che avete amato e che vi ha amato, questo corpo che riceve oggi l’onore della bandiera tricolore, non potrà più prendervi tra le sue braccia. Arnaud non potrà chiedervi, il prossimo 9 giugno, se accettate di diventare sua moglie nel sacramento del matrimonio. Ma questa tragedia, come il Venerdì santo che celebreremo domani, non è l’ultima parola di questa storia crudele. Essa già si adorna dei colori dell’alba per condurre Arnaud alla gloria di Pasqua, alla speranza radiosa della resurrezione.
Allora, Signore, siate lodato per la forza che avete infuso in questo cuore d’uomo e d’ufficiale. Siate lodato per il dono della fede cattolica, che è stata per Arnaud una riscoperta stupefacente. Aveva 36 anni quando ha ricevuto per la prima volta la Vostra Presenza reale nella santa comunione e il dono della vostra forza nel sacramento della confermazione. Da allora, non ha mai nascosto la gioia della sua fede ritrovata. Oh, certamente, come noi tutti, ha potuto commettere degli errori nella sua vita, ma chiedeva sempre perdono a coloro che avesse potuto ferire.

Siate infine lodato, Signore, per avergli permesso di amare fino alla fine (Giov. 13, 1). Perché «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Giov. 15, 13), come ci ha insegnato il Vostro divin Figlio Gesù. Il colonnello era consapevole del rischio che assumeva consegnandosi come ostaggio al fanatico. Lo ha fatto per salvare una vita, forse più d’una, e perché quello era il suo dovere di gendarme e di cristiano, realizzando fino in fondo le sue convinzioni. Ha offerto la sua vita per fermare la morte. Il credo dello jihadista gli ordinava di uccidere. La fede cristiana di Arnaud lo invitava a salvare, offrendo la sua vita se necessario. Signore, gli avete donato la grazia di realizzarlo esattamente una settimana prima della celebrazione della Vostra passione. Ci avete lasciato l’esempio definitivo guarendo le nostre anime con le Vostre ferite (cfr. Is 53, 4-5). Avete dunque proposto la salvezza a tutti gli uomini, e anche a questo assassino. Concedetegli misericordia, Signore. Non era consapevole della gravità del suo gesto fanatico. Pensava addirittura di piacerVi uccidendo.
Dov’è ora Arnaud: in cielo, in purgatorio o, come pensano i partigiani del suo carnefice, all’inferno? È un segreto che non appartiene che a Dio. Il suo sacrificio lo ha certamente configurato a Cristo, ma preghiamo per questo eroe. Preghiamo anche per le altre vittime; preghiamo anche per il loro assassino.
Mia cara Marielle, è a voi che adesso desidero rivolgermi. Io so quanto Arnaud vi abbia amata. Questo virile soldato, questo eccellente ufficiale, con voi era un gentiluomo delicato ed attento. Era pronto per impegnarsi in un matrimonio felice ed indissolubile, fedele alla sua fede cattolica. Aveva scoperto con gioia Luigi e Maria Beltrame, la prima coppia onorata dalla Chiesa come beati, quali possibili lontani cugini. Si era preparato al matrimonio con una serietà che impone la nostra ammirazione e di cui è prova la splendida dichiarazione d’intenti che mi aveva inviato quattro giorni prima dell’attentato.
L’offerta eroica e libera della sua vita, le innumerevoli preghiere e messe che sono state innalzate al cielo dal mondo intero per lui, il sacramento degli infermi e la benedizione in articulo mortis che ho potuto offrirgli all’ospedale, possono darvi la ferma speranza della sua felicità eterna. Le ultime preghiere sono state alternate con voi, mentre tenevate la mano di Arnaud, sigillando per sempre in Dio il vostro amore e la comunione delle vostre anime.
Ascoltate, allora, queste parole che egli avrebbe potuto rivolgervi, cara Marielle, e dire anche a tutti noi: «Non piangere se mi ami! Se conoscessi il dono di Dio e che cos’è il cielo! Se tu potessi udire da qui il canto degli angeli e vedermi in mezzo a loro! Se tu potessi vedere spiegarsi davanti ai tuoi occhi gli orizzonti e i campi eterni, i sentieri ove io cammino! Se, per un istante, tu potessi contemplare, come me, la Bellezza davanti alla quale tutte le bellezze impallidiscono! Come? Tu mi ha visto, tu mi hai amato nel paese delle ombre, e non potresti né rivedermi, né amarmi ancora nel paese delle realtà immutabili? Credimi, quando la morte verrà a spezzare i tuoi legacci come ha spezzato quelli che incatenavano me, e quando, un giorno che Dio conosce e che Egli ha stabilito, la tua anima verrà in Cielo dove la mia l’ha preceduta, in quel giorno tu rivedrai colui che ti ha amata e che ti ama ancora, ne ritroverai l’affetto purificato. Dio non vuole che, entrando in una vita più felice, io divenga meno amante, infedele ai ricordi e alle gioie della mia altra vita! Dunque mi rivedrai, trasfigurato nell’estasi e nella felicità, non più in attesa della morte, ma avanzando, istante dopo istante, con te che mi terrai la mano, lungo i nuovi sentieri della luce e della Vita... Asciuga allora le tue lacrime e non piangere più, se mi ami».
Cara Marielle, la fecondità del vostro amore si misura sin d’ora nelle incredibili testimonianze, giunte dal mondo intero da qualche giorno, di tutti coloro che sono stati colpiti e fortificati nella loro fede dal sacrificio di Arnaud. Ecco i vostri figli. Certamente, in questo giorno di lacrime, una simile prova è infinitamente misteriosa. Ma voi non siete sola. Dio piange con voi, come ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro (cfr. Giov. 11, 35)! E poi, guardate! Siete circondata dall’immensa compassione di tutto un popolo, unanime nell’ammirazione del gesto del colonnello e nella comprensione del vostro immenso dolore: una folla riempita di speranza nel messaggio che il suo sacrificio offre alla Francia. L’eroismo è possibile. Il nostro paese ne ha bisogno per essere salvato dalla mediocrità dell’individualismo, che feriva il suo cuore di gendarme. Insomma, egli si rivolge a tutti noi. La sua ricerca spirituale tardiva, io ne sono testimone, gli ha mostrato che tutto ciò che non riguarda l’eternità ritrovata è tempo perso. Il mondo che egli ha abbandonato privilegia l’urgente sull’essenziale. Ritroviamo come lui l’urgenza dell’essenziale.
Nella loro casa, benedetta lo scorso 16 dicembre, Arnaud e Marielle avevano riservato una stanza per farne un oratorio dove pregavano in coppia. Io ve ne supplico, fratelli e sorelle, in prossimità della Pasqua, vegliate nella preghiera!
Arnaud, Marielle ed io avevamo condiviso che non si trionfa su un’ideologia soltanto con le armi o con i computer. La si abbatte con delle convinzioni spirituali. La fede cristiana che ha riscoperto, le meraviglie cristiane della storia di Francia che lo appassionavano, sono le migliori armature contro la follia delle credenze assassine che uccidono e vogliono uccidere ancora.
Ma siamo anche convinti che questo combattimento spirituale si vinca con la carità e non con l’odio. «Al tramonto della nostra vita, saremo giudicati sull’amore» che avremo donato o, al contrario, sull’egoismo, la collera e l’orgoglio che avremo messo in tutte le cose? Allora, possano i soldati che rischiano coraggiosamente la loro vita in difesa della Francia, e noi concittadini, in questi anni terribili della nostra storia, essere strumenti di pace.
Come Arnaud e con lui, là dov’è odio, mettiamo amore. Là dove è offesa, mettiamo perdono. La dove è discordia, mettiamo unione. La dove è l’errore, mettiamo la verità. La dove è il dubbio, mettiamo la fede. La dove è la disperazione, mettiamo la speranza. La dove sono le tenebre, mettiamo la luce. La dove è tristezza, mettiamo gioia.
Che ognuno cerchi non tanto di essere consolato, ma di consolare, non di essere compreso ma di comprendere, non di essere amato, ma di amare.
Perché è donando che si riceve, è dimenticandosi di sé che si ritrova se stessi, è perdonando che si ottiene il perdono, è morendo che si resuscita alla vita eterna.
Viviamo tutto ciò, e il sacrificio mirabile del colonnello Beltrame non sarà stato un commovente fuoco di paglia, ma la scintilla di una rinascita; allora la Francia, che egli ha servito con passione nella gendarmeria, camminerà verso la pace. Così sia!