domenica 15 aprile 2018

Impoverire la Chiesa Cattolica italiana: lo strangolamento della cultura e della religiosità italiana

La storia insegna che la Rivoluzione Francese non si accontentò di avere i suoi "preti costituzionali" ai quali venne offerto lo stesso "soave" trattamento riservato ai  "preti refrattari": l'abiura in cambio della ghigliottina.
Per trenta monete i vescovi galantiniani della CEI  accolsero in un'assordante silenzio il varo in Italia delle leggi distruttive della famiglia e quindi contrarie alla  religione cattolica. 
Ora i padroni della politica europea  hanno già dimenticato il "patto di silenzio" imposto agli obbedienti e timidi galantiniani: arrivino le tasse per la Chiesa Cattolica in Italia!
Pur auspicando l'obbligo delle diete dimagranti per diverse strutture CEI, onde recuperare la virtuosa snellezza corporea  che permette di aumentare il passo per meglio annunciare il Vangelo nelle "periferie esistenziali", temiamo molto, molto, moltissimo per la sorte futura dell'immenso patrimonio culturale e artistico della Chiesa Cattolica Italiana. 
AC 

"Ue: l'Italia deve recuperare i soldi dell'Ici dalla chiesa
 di Gabriella Lax

«L'Italia deve recuperare l'Ici non versata dalla Chiesa». 
L'avvocato generale della Corte Ue, Melchior Wathelet, è tassativo, striglia le autorità nazionali e ancor più le istituzioni comunitarie, che hanno riconosciuto la natura illegale delle agevolazioni tricolori senza chiederne la riscossione, come prevedono le regole.
E poco importa che l'Italia abbia mostrato di avere un sistema catastale inefficiente, questo «non giustifica un'eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati».  
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Fisco, l'Ici non pagata dalla chiesa va recuperata dall'Italia 
Storicamente tra gli anni 2006 e 2011 il nostro Paese ha permesso alle strutture religiose, assistenziali, didattiche, previdenziali, sanitarie, ricettive e culturali di non pagare l'Ici ossia l'imposta sugli immobili, riconosciuta come contraria agli aiuti di Stato dalla Commissione europea nel 2012.
Somme che l'Italia non ha saputo recuperare perché non riusciva a capire a chi era possibile chiedere i pagamenti con esattezza.
Dal 2012 è arrivata l'Imu, imposta che, invece, secondo la Commissione è in linea con le norme Ue in materia di aiuti di Stato, poiché limita chiaramente l'esenzione agli immobili in cui enti non commerciali svolgono attività non economiche.
Essa inoltre stabilisce i requisiti che gli enti non commerciali devono possedere per escludere che le attività svolte siano di natura economica, in modo da garantire che le esenzioni Imu concesse agli enti non commerciali non comportino aiuti di Stato.
La Commissione ha anche esaminato l'art. 149 del Testo unico delle imposte sui redditi il quale stabilisce che non si applica ad enti ecclesiastici riconosciuti e associazioni sportive dilettantistiche, la norma per cui l'ente perde la qualifica di ente non commerciale, che consente di avere vantaggi fiscali, nel caso in cui eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d'imposta. 
Nelle sue indagini la Commissione ha evidenziato come i controlli effettuati dalle autorità avevano avuto ad oggetto anche questi enti e che, inoltre, non esiste alcun sistema che stabilisce una "qualifica permanente di ente non commerciale".
Dunque, considerato che non conferisce alcun vantaggio selettivo per enti ecclesiastici ed associazioni sportive dilettantistiche, la norma in questione, per la Commissione non costituisce aiuto di Stato.
Secondo l'avvocato generale «l'impossibilità di recupero dell'aiuto a causa di difficoltà organizzative imputabili allo Stato (nel caso concreto la mancata predisposizione di adeguate banche-dati), non giustifica un'eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati».
In precedenza, secondo la giustificazione addotta dalle autorità nazionali le banche-dati fiscali e catastali esistenti non consentono di determinare se e in che misura l'immobile di proprietà dell'ente non commerciale possa essere stato utilizzato per attività economiche o meno.
Questa la ragione per la quale la Commissione, contrariamente alle regole, non aveva intimato all'Italia di chiedere indietro il vantaggio economico, in questo caso sotto forma di agevolazione fiscale.
Tuttavia, se la Corte di giustizia dell'Ue dovesse seguire l'interpretazione suggerita dal giurista, l'Ue dovrà chiedere all'Italia di far pagare, e il Paese a questo punto non potrà sfuggire alla necessità impellente di una riforma del sistema catastale. 

Fonte: Studio Cataldi QUI

Le conclusioni dell'Avvocato Generale UE QUI

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