martedì 31 ottobre 2017

La notte dei Santi in alternativa alla notte satanica di Halloween

Forse qualcosa si sta timidamente movendo in senso cattolico. 
Anche la società civile lo esige. 
L'amore, sia pur piccolo,  nei confronti dell'agonizzante civiltà cristiana lo impone. 
Il senso di salvaguardia delle comuni radici cristiane per le residue generazioni future lo comanda. 
AC  


La diocesi in marcia contro Halloween 
A Torino una serata di preghiera 

di Maria Teresa Martinengo 

TORINO L’alternativa alla notte di Halloween in maschera, che invita a scivolare via dalle responsabilità, è una notte trascorsa a guardare la città dal suo punto più alto. «Guardare Torino, il suo reticolo di strade, le sue luci, da Superga, facendo risuonare una domanda: “Dove abiti, Signore?”.
Ma anche: “Dove abito io? Dove abitiamo?”. 
La risposta è un’accettazione di responsabilità politica, sociale, ambientale. 
Purtroppo, forse vedremo ancora le montagne bruciare».  

A raccontare l’alternativa, dichiaratamente provocatoria, all’ormai tradizionale Halloween d’importazione, è don Luca Ramello, direttore della Pastorale Giovanile della Diocesi. «Ci troveremo, con tutti i giovani che vorranno partecipare e con l’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, ai 672 metri di altitudine della Basilica di Superga. 
Alla domanda, risponderemo - prosegue don Luca - attraverso la storia di sei santi e testimoni, modelli dell’abitare nel mondo e con Gesù: figure che non hanno certamente portato maschere e che ci invitano ad assumerci responsabilità quaggiù, nelle strade della nostra città. Insomma, sarà una notte in cui non ci metteremo maschere di nessun tipo, ma apriremo bene gli occhi sulla realtà. La notte dei santi ci dice proprio questo, perché i santi non erano fuori dal tempo, ma dentro la realtà».  

La notte inizierà sul sagrato juvarriano con l’ascolto delle storie e i canti dei cento ragazzi del Grande Coro Hope, proseguirà con mezz’ora di silenzio nel chiostro, poi la preghiera in Basilica, infine la salita alla straordinaria cupola che domina la città. «Ciò che proponiamo non è contro nessuno - sottolinea don Luca -, ma a Superga niente denti da vampiro o cappelli da strega. Andare lassù domani sera significa non voler mettersi la maschera. 
La memoria dei santi, dell’impegno che hanno dimostrato nella loro vita, è il motivo di festa, una memoria che nelle coscienze è decisamente appannata. 
Ricorderemo che in ogni situazione storica si devono tenere gli occhi bene aperti». 
L’ormai acquisito «dolcetto o scherzetto» a Superga non ci sarà. 
«Basta pensare all’ambiente, al dramma degli incendi, per capire che non c’è molto da scherzare, che c’è da accorgersi come stiamo vivendo». 

Fonte: La Stampa ( QUI )