sabato 9 settembre 2017

La gravissima responsabilità di quei preti stravaganti


Una bella lettera pubblicata da La Bussola a proposito di ultimi miserabili cronache del clero new wave.
L

Caro direttore,
leggendo certe cronache “cattoliche”, a cui anche il tuo giornale contribuisce, mi viene da chiedermi: ma cosa sta succedendo a tanti uomini (e donne) di Chiesa? Cosa succede a preti e intellettuali (grave quando le due cose si sommano), che, invece di dare la ragioni “cattoliche” della fede, pensano di essere stravaganti per poter parlare alla gente. Costoro devono sapere che, così facendo, confondono il popolo dei semplici fedeli, invece di confermarli nella fede. Gravissima responsabilità. Faccio due esempi.

In una parrocchia della Diocesi di Biella, come si sa, il parroco ha invitato a parlare in chiesa di accoglienza dei profughi la famosa radicale Bonino, nota per essere stata tra le protagoniste dell’introduzione in Italia del divorzio e, soprattutto, dell’aborto come sedicente diritto delle donne. Nella chiesa sono stati nascosti il Santissimo e la croce di Cristo: dopo l’intervento della Bonino, il noto ginecologo cattolico Leandro Aletti (consiglio la lettura del suo recente libro “Carne, ossa, muscoli e tendini” ed. Gribaudi) è intervenuto urbanamente per sottolineare che “l’accoglienza” implica anche accettare la nascita di ogni bimbo concepito, il che ha suscitato la riprovazione di molti presenti e la reazione del parroco che ha chiesto alla polizia in borghese di intervenire per “gettare fuori” l’Aletti, il che non è avvenuto. Fuori dalla chiesa erano presenti molti poliziotti e carabinieri, alcuni in borghese.
A chi era fuori dalla chiesa per pregare (immagino in segno di “riparazione”) sono state chieste le generalità. Di fronte a questo episodio, potremmo dire, come Bartali, che gli è tutto da rifare. In effetti non vi è un solo  aspetto positivo. C’è un parroco che chiama a parlare di “accoglienza” una persona pervicacemente nemica dell’antropoligia cristiana, così come dedotta dall’esperienza della Chiesa; c’è un parroco che si rivolge alla forza pubblica per allontanare un fratello cattolico che, semplicemente, stava esprimendo il pensiero della Chiesa in tema di aborto; c’è un parroco che fa intervenire ad un libero dibattito ingenti poliziotti e carabinieri; c’è un parroco che nasconde la presenza di Cristo nella chiesa (per non ferire la sensibilità della Bonino?); c’è la forza pubblica che “individua” chi semplicemente sta pregando; c’è la presenza ufficiale del direttore della Caritas diocesana; c’è il silenzio del Pastore diocesano. Penso che ce ne sia a sufficienza per chiederci che cosa stia avvenendo. Forse, sta avvenendo quello che aveva previsto Paolo VI e che Aletti si è premurato di ricordare: un pensiero non cattolico sta penetrando nella Chiesa e sarà compito di una minoranza salvaguardare l’autenticità dell’esperienza cattolica.
In questi ultimo tempi, il superiore Generale dei Gesuiti si è distinto per gesti e parole che contraddicono la tradizione cattolica. Ha detto, a proposito di matrimonio e famiglia, che ciò che ha detto Gesù non è stato a suo tempo “registrato” con strumenti meccanici, dal che consegue che ogni interpretazione è possibile. Cade, così, la credibilità degli stessi Vangeli e, quindi, si diffonde la confusione tra il popolo cattolico, proprio a causa di coloro che per anni hanno insistito nel sottolineare la preminenza della “parola”. Ed allora, come la mettiamo? Ma non basta. Il “generale” ha anche detto che il demonio, in effetti, non esiste, perché con tale parola si vuole semplicemente indicare un “simbolo” del male. Anche in questo caso, viene sconfessata la stessa scrittura (non “registrata”), nella quale lo stesso Gesù fa riferimento varie volte alla presenza del demonio. Penso che molti cattolici, forse anche in buona fede, pensino di rendere più facile l’accoglienza della fede cattolica diminuendo la perentorietà della verità cattolica. Altre esperienze dimostrano esattamente il contrario: gli anglicani ed i protestanti, che si sono portati molto avanti su questa strada, di fatto, stanno scomparendo. In campo cattolico, molti hanno ripreso a frequentare la Chiesa dopo avere incontrato esperienze di comunità molto integrali (non integraliste)nella dottrina e nella prassi.
Caro direttore, forse tutto ciò sta avvenendo perché, a fronte del lavoro imperterrito e attivo del demonio, la reazione di tanti cattolici è solo preoccupata di non dispiacere al “mondo” e di non dare fastidio al “potere”, come già preconizzava il grande Chesterton più di un secolo fa. L’aspetto più drammatico, lo vedo nel fatto che si confondono i fedeli, rendendoli inermi di fronte all’avanzare del totalitarismo del pensiero unico. Ancora una volta, ci tocca seguire San Benedetto, col suo immortale ORA ET LABORA.
Peppino Zola