sabato 30 settembre 2017

Novus horror Missae (Bologna): il pranzo nella Basilica di San Petronio a Bologna è una profanazione!

Neppure gli onnipotenti, monocorde poteri massmediatici riescono ad arginare i malumori che la gente normale sta esprimendo nei mercatini rionali e nei circoli per gli anziani contro i cinghiali  che stanno facendo scempio della Vigna del Signore. 
Azione/reazione: il vistoso disinteresse dei chierici verso il culto divino ha prodotto il tangibile calo delle offerte sia dell'8/1000 alla CEI che per le istituzioni parrocchiali, diocesane o vaticane  (purtroppo coinvolgendo anche quelle "buone": si tende a fare difatti di tutta un'erba un fascio...). 
Non parliamo poi dei conventi, delle scuole e degli asili cattolici che stanno chiudendo l'un dopo l'altro... Seminari semi vuoti ... ( QUI )
Per un piano minimo di  sopravvivenza della Fede, soprattutto per le nuove generazioni:  "è importante dialogare anche all'interno della Chiesa"  come ha saggiamente affermato il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. 
Il dialogo all'interno della Chiesa sia basato in primis sul rispetto del senso del sacro e sulla Liturgia 
Invitiamo tutti i Consacrati  a leggere questa Lettera (con la L maiuscola) che abbiamo postato.


"Buon pranzo a tutti" ( com'è scritto nel menù ufficiale, v. foto sotto).
AC 


LA LETTERA *
Pranzo in Basilica, si chiama profanazione 

Caro direttore, tutti sanno che il Papa visiterà la diocesi di Bologna domani 1 ottobre; molti sanno che il primo “atto pastorale” sarà la visita dell’Hub regionale di via Mattei; pochi sanno però che il pranzo seguente con i poveri sarà dentro – dentro! – la basilica di san Petronio; nessuno, che io sappia, ha reagito a questa profanazione programmata del luogo santo, almeno pubblicamente.
Intanto c'è da dire che l'iniziativa solo marginalmente ha a che fare con i poveri; posso assicurare che dentro la Basilica, a mangiare con il vescovo e con il Papa, ci sarà certamente anche qualche povero, ma non si tratterà solo di loro.
Ci saranno responsabili e dipendenti di varie associazioni “caritative” della diocesi, che lo stipendio ce l’hanno, regolare e a tempo indeterminato.
Ma se anche vi fossero solo i poveri, bisognerebbe iniziare a porsi qualche domanda sulla liceità ed opportunità di queste iniziative, visto che non siamo in tempi di assedio o di calamità pubbliche, che sole motivano queste eccezioni.
L'idea di un pranzo in chiesa, che lascia quanto meno perplessi, in realtà è già “consuetudine”, visto che è da anni che si svolge nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, sempre con mons. Matteo Zuppi, ora arcivescovo di Bologna, in cabina di regia.
Ma quella del primo ottobre avrà una dimensione ed una risonanza ben più incisive: quasi 1400 coperti, con tanto di bagni chimici dentro la basilica, alla presenza dell’arcivescovo e del Papa… 
La prima domanda che mi sono fatta è stata questa: ma in tutta Bologna non ci sono edifici che potrebbero ospitare il Papa, il vescovo e i “poveri” per mangiarsi due tortellini?
La risposta è ovvia.
Ma ciò vuol dire che, a prescindere dalle intenzioni, tale evento assesterà un colpo decisivo

venerdì 29 settembre 2017

Mons.Luciano Paolucci Bedini: vescovo eletto di Gubbio

Gubbio *. Festa di San Michele Arcangelo, Principe delle milizie celesti.
A mezzogiorno accompagnato dal suono festoso delle campane dovrebbe essere annunciato ufficialmente il nome del nuovo vescovo che sederà sulla cattedra di Sant'Ubaldo succedendo a Monsignor Mario Ceccobelli alla guida della diocesi di Gubbio.  

AGGIORNAMENTO: e' Mons.LUCIANO PAOLUCCI BEDINI il nuovo Vescovo eletto di Gubbio.

 Dicitur che il nuovo pastore di una delle più belle Città dell'Umbria, ricca di fede, di storia e legata alla devozione francescana, questa volta potrebbe venire dalla vicina costa adriatica all'ombra della Santa Casa di Loreto di cui

giovedì 28 settembre 2017

Un nuovo umanesimo cristiano per rischiarare la notte dell'Occidente senza più energia

" Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?" 
Mentre si infittisce la pressione della Cei per lo ius soli,  a chiederne l'approvazione è lo stesso Prelato  che diceva che non si poteva intervenire sulle unioni gay perchè sarebbe stata un'interferenza indebita della Chiesa sullo stato laico, si avverte anche nei più semplici l'impellente "necessità per la Chiesa " di ascoltare di continuo ciò che deve credere" ne dà le due ragioni fondamentali: la prima è di assicurare, per così dire, attraverso questo ascolto quella corrente di vita soprannaturale che è vita di fede, di speranza e di carità; la seconda è di vincere l’insidia permanente di abbandonare il culto del Dio vivente e ritornare agli idoli". (Cfr.Card.Carlo Caffarra QUI )".
AC

A che punto è la notte dell'occidente?  
Sfiducia nel futuro, disprezzo dell’autorità, distacco tra fede e ragione. 
Per fermare il crepuscolo della civiltà occidentale serve un nuovo umanesimo. Cristiano  

di Carlo Deodato 

Le misere vicende politiche nazionali impediscono (ai più) una visione larga della crisi profonda, e, per certi, versi, irreversibile, in cui è sprofondata la civiltà occidentale.
L’architettura politica e culturale su cui si sono rette le società europee e quella americana, pur con i rivolgimenti degli ultimi secoli, è stata edificata su architravi solide e stabili, che, tuttavia, cominciano a mostrare profonde crepe e inquietanti segni di cedimento.
Il Presidente Trump ha recentemente avvertito l’esigenza di difendere l’Occidente dal pericolo della Russia.
Così come si sente ripetere, come un mantra, che la civiltà occidentale è minacciata dal fondamentalismo islamico.
Ma sono davvero la Russia e l’islam i (soli) nemici dell’Occidente?
O, piuttosto, i pericoli per l’Occidente vengono (soprattutto e innanzitutto) dal suo interno? 

mercoledì 27 settembre 2017

S. Messa di San Michele arcangelo a S. Pietro in Vaticano e a Genova



Venerdì 29 settebre 2017

ore 7:15

Santa Messa solenne della Festa di San Michele

Basilica di San Pietro in Vaticano, Altare di San Michele



All’arcangelo San Michele, già dall’VIII secolo, era dedicato un piccolo oratorio posto tra la rotonda di S. Petronilla e l’antica Basilica. Oggi all’Arcangelo è dedicata la cappella più antica della nuova basilica. Tale cappella conserva anche la memoria del più antico culto di San Michele (V secolo) del santuario dell’Arcangelo sulla via Salaria.



per altre celebrazioni in onore di S. Michele (a Genova) si veda qui 

Correzione filiale: la verità che i lettori meritano. di Mons. Livi, uno dei firmatari

Riportiamo una lettera aperta che uno dei firmatari, Mons. Antonio, ha scritto al Direttore al quotidiano di La Nuova Bussola Quotidiana  di oggi 27.09.2017 in cui dò una spiegazione autentica degli scopi della Correctio Filialis. Ad onore della verità. 
(Mons. Livi ieri aveva anche spiegato il proprio pensiero a LaFedeQuotidiana in un articolo "Costretti alla Correzione, la Chiesa è allo sbando").
Roberto

Caro direttore,

immagino che i lettori (ma anche alcuni tuoi collaboratori), vedendo la mia firma in calce alla Correctio filialis, si siano domandati se questa mia iniziativa sia in linea con quanto vado scrivendo da anni nei miei libri, negli articoli di riviste scientifiche e anche in tanti articoli che tu mi hai chiesto e hai pubblicato nella NBQ. So peraltro che molte interpretazioni giornalistiche dell’evento lo caricano di connotazioni negative: si parla di un «affronto al Papa», di un «gesto di ribellione» eccetera. Soprattutto, da parte di chi non ha alcun reale interesse per ciò che concerne la fede cattolica, si trascura il contenuto propriamente dottrinale del documento, limitandosi a inquadrarlo nella lotta intra-ecclesiale tra conservatori e progressisti. Io avrei partecipato dunque a un atto eversivo, gravemente lesivo dell’unità della Chiesa sotto la guida del supremo Pastore. Le cose non stanno affatto così, e i lettori della NBQ meritano un’informazione più veritiera, sia riguardo al documento in sé che riguardo al fatto che io lo abbia firmato. Cerco di chiarire tutto per ordine.
1) Io personalmente ho firmato quel documento per un motivo esclusivamente teologico-pastorale, ossia per quell’impegno apostolico che san Giovanni Paolo II chiedeva a tutti i cattolici nel motu proprio Ad tuendam fidem  (18 maggio 1998). Altri lo avranno fatto per altri motivi e in rappresentanza di ambienti e schieramenti ecclesiali che si autodefiniscono “tradizionalisti”. Io invece parlo e scrivo a nome della Chiesa, se si tratta di comunicare la fede nella catechesi e nell’insegnamento della teologia; se poi si tratta di esporre, non il dogma ma delle ipotesi di interpretazione del dogma (ossia, delle opinioni), parlo a nome mio personale, senza mescolare la certezza assoluta della fede con le certezze relative delle ideologie.
Per questo, io non sono mai stato e continuo a non essere un conservatore e nemmeno un

lunedì 25 settembre 2017

Oscurato in Vaticano il sito della Correzione al Papa

Apprendiamo da un nostro amico in Aedibus una notizia poi confermata dal sito del Corriere della sera, che i sistemi informativi dello Stato della Città del Vaticano hanno inibito l'accesso al sito www.correctiofilialis .org.
Di fatto quindi il tanto misericordioso Pontefice si mostra clemente (verso gli atei, i non cattolici, i non cristiani ecc) ma permaloso. E iracondo: ha fatto oscurare il testo della "bacchettata" devota ricevuta (sui denti) da 60 studiosi teologi e sacerdoti.
Nel sito del quotidiano milanese (pagina di Roma) mons. Viganó spiega il protocollo azionato in base alla politica di sicurezza della S.Sede in unione con il Governatorato.
Dall'Italia invece il sito in questione e quelli italiani, tra cui il nostro, che hanno diffuso il testo in italiano della lettera, sono liberamente visibili. E vorrei pure vedere!

 FIRMA ANCHE TU LA CORREZIONE, clicca qui

 Correctio filialis: testo in italiano

I nomi dei 62 firmatari.

Articolo di Marco Tosatti sulla Correctio Filialis. Si veda anche qui

Mons. Antonio Livi, uno dei firmatari, spiega gli intenti e lo scopo della Correzione. "Costretti perchè la Chiesa è allo sbando, ma è una supplica al Papa di porvi rimedio".


Sono disabile. Perché non dovevo nascere? Cosa provano i disabili di fronte al dibattito sull'aborto?

Ci è stata segnalata questa bella e commovente lettera di quasi in anno fa sul tema dell'aborto in Polonia.
L


Si sta facendo tardi, ma ho comunque deciso di sedermi al computer per buttar giù qualche pensiero. Oggi ho letto quello che ha affermato la signora Bakuła: “Senza l’aborto, nascerebbero degli storpi”. Ho letto anche questo commento: “Piuttosto che combattere l’aborto, dovremmo pensare a cosa fare perché non nascano tanti storpi. In parte so la risposta a come limitare drammaticamente questo fatto”. Non menzionerò nemmeno alcune e-mail private.
Sono un disabile. Sono una persona che secondo molti non dovrebbe essere nata affatto! Ho una malattia congenita e un’altra dozzina di patologie; non ho la gamba sinistra. I trent’anni della mia vita sono stati finora pieni di prove e tribolazioni. Ma questo non conta. Da quando ho 15 anni ho lavorato sodo, visto che la mia famiglia non era in grado di provvedere a me. Ho dedicato ogni mio momento libero a stare vicino ad altre persone: negli hospice, nei reparti oncologici degli ospedali, nelle case-famiglia, nelle prigioni, nei centri di assistenza, in stazioni, parchi, chiese, pub… Ho incontrato senzatetto, malati e poveri. Ho parlato personalmente con papi, Capi di Stato, cardinali, cosiddette celebrità e prostitute. Ho incontrato politici e imprenditori di successo, bambini, giovani, adulti e anziani, persone che credono in Dio e persone che non ci credono. Bambini e adulti mi sono morti tra le braccia. Ho amato e odiato. Come chiunque altro, avevo i miei sogni.

domenica 24 settembre 2017

USCITO IL TESTO DI CORREZIONE DELLE ERESIE OGGETTIVAMENTE FAVORITE DAPAPA FRANCESCO

CORRECTIO FILIALIS DE HAERESIBUS PROPAGATIS
"Correzione filiale in ragione della propagazione delle eresie".


Questo il titolo della lettera inviata al Papa l'11 agosto da 62 firmatari (40 ecclesiastici e 22 studiosi laici; qui i nomi) a cui però non è seguita risposta. Tra essi anche Mons. Fellay superiore della Fraternità di San Pio X, Mons. Livi, l'abbé Barthe, il "nostro" don Morselli, don Hutta, p. Lanzetta. FI; tra i laici il prof. de Leonardis e il dott. Gotti Tedeschi (entrambi Univ. Cattolica di Milano), prof. de Mattei (UER), prof D'Amico (Univ. d'Ancona), prof. Gnerre (Univ. di Udine).

Come preannunciato sin dalle ore tarde di ieri sera da ben infornate voci, viene resa pubblica oggi 24 settembre 2017 (memoria della Madonna dal Carmine e di NS di Walsingham a cui, coincidenza è affidato l'ordinariato Anglicano) la tanto attesa correzione a Papa Francesco che aspettavamo da dopo l'Epifania. 

Nella lettera si indicano sette eresie (fatto assai serio che finalmente venga usata la parola "eresia") che Papa Francesco ha propagandato non solo mediante AMORIS LAETITIA ma addirittura con sue dirette parole, atti od omissioni. (Ad esempio la lode esasperata e fuori luogo a Lutero).


"Beatissimo Padre, con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica 'Amoris laetitia' e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità".
Così inizia la lettera di denuncia e qui continua in italiano 
http://www.internetica.it/correctio-filialis_italiano.pdf

Si veda anche qui dal sito di Magister http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it

Sul sito ufficiale su cui è pubblicato si http://www.correctiofilialis.org si legge: 

Una lettera di 26 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal S. Padre, la si rende pubblica quest’oggi, 24 settembre, Festa della Madonna della Mercede e di Nostra Signora di Walsingham. 
La lettera, che è aperta a nuovi firmatari, ora porta i nomi di 62 sacerdoti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni, i quali rappresentano anche altri che però non

Maestro Nazzareno Carusi "Vanno rispettati duemila anni di tradizione di cui la Chiesa è depositaria: un tempo si scriveva musica a maggior gloria di Dio. Oggi si sente cantare a suo maggiore scorno."

Il celebre pianista italiano M° Nazzareno Carusi è intervenuto in una recente intervista sul doloroso tema della situazione della Musica Sacra.
La banalizzazione desacralizzante della musica liturgica è purtroppo un problema specificatamente italiano: in Germania, ad esempio, anche nelle liturgie moderne si ascoltano spesso brani in canto gregoriano e in polifonia classica alternati con canti in lingua tedesca che spesso hanno origini antiche e sono più che dignitosi.
Già il grande Maestro Riccardo Muti il 21 maggio 2011 aveva pronunciato parole assai chiare sul medesimo argomento: “La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le Chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano le canzonette... Se si sente l'Ave Verum di Mozart in Chiesa, sicuramente anche la persona più semplice, più lontana dalla musica può essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette è come stare in un altro posto”. (Cfr. MiL 23 maggio 2011 QUI )
Buona lettura! 
L/AC  
L’intervista. Il pianista Carusi: 
“La bellezza vive dove l’anima si posa” 
di Giovanni Vasso

Qualche giorno fa a Ravenna, Dario Franceschini ha presentato così Nazzareno Carusi al sindaco di Firenze Dario Nardella: “È un grande pianista e politico”. 
Il musicista abruzzese, che negli anni è stato elogiato per la sua arte da critici e colleghi (in primis Riccardo Muti), da tempo ha fama di non essere “solo” un pianista. 
L’abbiamo intervistato.  

Maestro, non capita tutti i giorni che un ministro della Cultura si esprima così. 
E un politico di peso come Franceschini non parla senza motivo. Che succede? 

È un giudizio generoso e sono grato al ministro, al quale mi lega un’amicizia personale. Però non succede nulla. Io suono come sempre. 

 Fra sei mesi ci sono le elezioni. 
 Lo so, lo sanno tutti.  

Se lo dice lei… Parliamo di musica, allora. L’estate è finita e i maestri di cappella sono in rivolta: la musica sacra s’è fatta canzonetta, troppi bonghi e preti che non sanno più cantare. Davvero la tradizione musicale sacra è finita in soffitta per l’Alleluja delle Lampadine? 

sabato 23 settembre 2017

#sumpont2017- Tempo di valutazioni

Cari lettori, 

si è svolto una settimana fa il VI Pellegrinaggio Internazionel “Populus Summorum Pontificum" per il X anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum organizzato dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum e seguito quasi in tempo reale dal MiL, che con ben 23 post Vi ha riferito di ogni celebrazione in programma pubblicandone le foto. 

Tempi di bilancio e valutazione. 

 Molto buona secondo noi la calendarizzazione e le chiese scelte. Lo scandire degli appuntamenti ha permesso un buon riparto tra lo spazio per lo studio, il confronto, le pie devozioni, per la preghiera, per le Messe, per il tempo libero e per il ritrovo con vecchi amici. Se pur annuale, questo appuntamento è ormai "tradizionale" del "popolo” del Summorum Pontificum. 

 Molta è stata la partecipazione di sacerdoti, religiosi "ordinari (domenicani, benedettini, carmelitani e molti altri) e di fedeli e quello che ha più colpito è stata l'età media dei pellegrini (sia laici sia ecclesiastici) che possiamo avvedutamente indicare attorno ai 35 anni (non contando i ragazzini e i bambini presenti). 
All'altare della Cattedra molte persone sono dovute rimanere in piedi perchè le panche e le sedie erano tutte occupate: forse tra qualche anno dovremo chiedere al Cardinal Arciprete l'altare della Confessione? Chissà... 

Un plauso ovviamente agli organizzatori: oltre al CISP non possiamo scordare l'ASSP Giovani e Tradizione guidati dal Rev.do p. Vincenzo Nuara OP. Anche il CNSP ha dato il suo

giovedì 21 settembre 2017

«Summa familiae cura»: la grazia di sempre e “le forme e modelli delpassato”

di don Alfredo Morselli


"Hanno ballato il tango argentino sulle tombe di San Giovanni Paolo II e del Cardinale Caffara" - così mi scriveva ieri, su whatsapp, un parrocchiano, a cui non son riuscito a  dare torto.
Il motivo dell'esternazione era stato il Motu proprio «Summa familiae cura»; il caro amico mi citava in particolare la frase:
"Il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato. Dobbiamo essere interpreti consapevoli e appassionati della sapienza della fede in un contesto nel quale gli individui sono meno sostenuti che in passato dalle strutture sociali, nella loro vita affettiva e familiare. Nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo, dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre".
E perché ho dovuto dare sostanzialmente ragione a quel parrocchiano? Perché intravedo, nelle parole citate, un certo odore di neo-giansenismo.

Una delle peggiori eresie che affligge la Chiesa è il giansenismo: dico affligge perché - pur in una forma nuova, opposta per diametrum - il giansenismo è tutt'altro che un fenomeno del passato.
Esso, in quanto tentativo di veicolare il calvinismo all'interno della fede cattolica, utilizzando maldestramente la categoria di massa damnationis di agostiniana memoria, considera l'uomo radicalmente incapace di liberarsi dalla concupiscenza.
Il Papa Innocenzo X dovette condannare la proposizione giansenista:
"Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca loro quella grazia, che li rende possibili", dichiarandola "temeraria, empia, blasfema, condannata con anatema, eretica" [1].
Secondo  i giansenisti, soltanto un piccolo numero di eletti riceverebbe una grazia efficace - a questo punto persino lesiva della libertà umana - che reciderebbe - limitandosi a pochi

mercoledì 20 settembre 2017

Ecco il nuovo diploma green degli atenei pontifici

La pazzia aumenta. E il buon senso diminuisce.
L

5 Settembre 2017 
Roma. “Educazione e spiritualità ecologica”, “ecogiustizia” per “comprendere il nesso tra l’immigrazione e i cambiamenti climatici”, “economia sostenibile” per “ascoltare il grido dei poveri e della terra e incontrare testimoni di speranza impegnati a invertire la rotta nella direzione dell’ecologia integrale”, “peccato ecologico e conversione ecologica”, “l’antropocentrismo moderno e la visione meccanicistica della natura”. Il russo Vladimir Sergeevic Solovev, quello de L’Anticristo, avrebbe forse qualcosa da ridire sul programma del joint diploma in Ecologia integrale istituito da tutte e sette le università pontificie messe assieme, “in risposta alla forte richiesta che Papa Francesco rivolge a tutte le persone di buona volontà nell’enciclica Laudato Si’”.

martedì 19 settembre 2017

Seifert, un'altra vittima del misericordismo di Amoris Laetitia


La mannaia della misericordia si abbatte su un'altro grande accademico e rettore di università cattoliche,  Josef Seifert.
L

La Nuova Bussola Quotidiana, Marco Tosatti, 7 9-17

Amoris Laetitia e la misericordia continuano a fare vittime. Nella fattispecie parliamo oggi dell’arcivescovo di Granada, in Spagna, e di uno studioso austriaco, Josef Seifert. Seifert pubblicò nel 2016 una lettera in cui esprimeva molte preoccupazioni ed obiezioni ad Amoris Laetitia. L’arcivescovo di Granada, Javier Martínez Fernández, lo sospese dall’insegnamento ai seminaristi. Da allora, come ricorda lo stesso Seifert in un’intervista a OnePeterFive sono accadute molte cose: “Un gruppo di teologi e filosofi ha accusato papa Francesco due volte per un’ampia serie di eresie e di altri errori che attribuiscono ad Amoris Laetitia, e sono stati molto dettagliati per provare le basi sulle quali chiedevano a papa Francesco di ritrattare questi errori. Mi chiesero di firmare la loro lettera ma non lo feci per una serie di motivi. L’arcivescovo di Granada mi ha sospeso dall’insegnamento ai seminaristi, L’arcivescovo di Vaduz si è congratulato con me per quell’articolo, e mi ha ringraziato per il grande servizio alla Chiesa che vi vedeva. I quattro cardinali hanno espresso i loro Dubia, ancora rimasti senza risposta. Così io avevo una quantità di ragioni per riflettere su Amoris Laetitia e sul mio primo articolo che avevo mandato in precedenza come una lettera personale a papa Francesco, a cui non ha mai risposto e di cui non mi ha dato segno di averla ricevuta”.