lunedì 28 agosto 2017

Da Helsinki a Giava, intervento del segretario generale del Coetus Internationalis Summorum Pontificum


Ringraziando ancora gli amici di Radici Cristiane pubblichiamo l'intervento  Guillaume Ferluc, segretario generale del Coetus Internationalis Summorum Pontificum, organizzatore del Pellegrinaggio  Summorum Pontificum che si terrà a Roma dal 14 al  17 settembre. Invitiamo tutti i nostri lettori ad andare a Roma per il decennale del Summorum Pontificum stesso (a lato nella nostra home page tutto il programma).
Domani pubblicheremo l'intervista 
A presto a Roma!
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Dieci anni dopo la pubblicazione e l’entrata in vigore del Summorum Pontificum, a dispetto di pregiudizi ed opposizioni, la Messa romana, così come prevista da san Gregorio Magno, non finisce di dar segni di rinnovata vitalità. Guillaume Ferluc, segretario generale del Coetus Internationalis Summorum Pontificum, in questo articolo evidenzia come la liturgia tradizionale abbia preso piede in tutti i Continenti, dimostrando così il suo carattere profondamente universale, dunque autenticamente cattolico. Celebrata da Helsinki a Tahiti e da Seul a Chihuahua, la S. Messa si sta sviluppando anche nel sud dell’Asia, in Indonesia, primo Paese musulmano al mondo per numero di fedeli.

RC n.126 - luglio/agosto 2017 di Guillaume Ferluc

Ogni anno, dal 2012, il pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum conduce a Roma fedeli dal mondo intero. Come organizzatore, ho potuto salutarvi gente venuta dall’America del Sud, del Nord, dai Caraibi, dall’Asia, dall’Australia, dall’Europa dell’Est e dalla Scandinavia. Manca solo l’Africa, unico Continente, anche se, in tre riprese, abbiamo avuto contatti con famiglie desiderose di partecipare. Purtroppo per questioni amministrative (ottenere i visti è difficile) ed economiche, non si è ancora potuta avere una presenza di Cattolici africani. Ma verrà.
Dove si celebra
Il carattere internazionale del pellegrinaggio non è, nei fatti, che il riflesso della reale espansione della Messa tradizionale nel mondo dopo il 2007. Tale universalità della forma straordinaria del rito romano si misura allo stesso modo tramite i contatti della nostra pagina Facebook  “Populus Summorum Pontificum”, che conta ad oggi oltre 32 mila followers. I primi cinque Paesi rappresentati sono il Brasile, gli Stati Uniti, l’Italia (Città del Vaticano compresa), il Messico e le Filippine. La Francia e la Germania, i due Paesi d’Europa che contano più luoghi ove si celebra la liturgia tradizionale, sono ben piazzati in questa classifica. La Francia giunge dopo la Polonia e la Germania precede di poco l’Indonesia! In effetti, non v’è niente di stupefacente in tutto questo, poiché spesso son proprio coloro che si sentono ai margini a sentir maggiormente il bisogno di manifestare la propria appartenenza.
In effetti, il movimento Summorum Pontificum raggiunge in primo luogo i sacerdoti ed i fedeli che si sentono isolati, persino emarginati, a causa della loro sensibilità liturgica. Ad esempio, in Francia, ben pochi dei fedeli delle parrocchie, che vivono appieno le proprie consuetudini (Messa quotidiana, Sacramenti, catechismo, scoutismo, ecc.) si sentono interpellati dalla promozione del Motu Proprio, mentre i preti privati della possibilità di celebrare pubblicamente la forma straordinaria ed i fedeli che non vi possono accedere che in condizioni precarie partecipano volentieri al pellegrinaggio romano. Per loro, come per i fedeli del Costa Rica, della Polonia o delle Filippine, che pubblicano le foto delle loro Messe sulla nostra pagina Facebook, la condivisione della loro esperienza di fede rappresenta un sostegno prezioso ed una forte motivazione nelle prove.
Non si è soli
Questo è lo stesso sentimento, che anima un buon numero di fedeli italiani: «Quanto bene fa sapere di non essere soli!». Quando il Vescovo, il seminario ed i presbiteri locali vi disprezzano perché semplicemente desiderate pregare secondo la tradizione immemorabile della Chiesa, venire a Roma e ritrovarvi in mezzo a fedeli del mondo intero, sotto la guida di valorosi prelati, vi aiuta ad accettare meglio le vessazioni abituali, ricordandovi quanto sia fecondo il cibo spirituale cui voi aspirate.
Ecco pertanto qualche istantanea dello sviluppo della Messa tradizionale nel mondo, prova di come il Motu Proprio di Benedetto XVI sia veramente un dono per la Chiesa universale e non semplicemente una concessione fatta ad un pugno di nostalgici elitari come taluni pretendono ancora…
Un dono per la Chiesa
Helsinki: dalla Riforma protestante al 1961 nessun prete cattolico è stato ordinato in Finlandia. Dopo l’ordinazione di un domenicano nel 1961, solo sei ordinazioni sacerdotali hanno avuto luogo nel Paese. Ora, di questi sei nuovi preti, uno ha scelto il messale di Giovanni XXIII per la celebrazione della sua Prima Messa: l’8 giugno 2014, l’abate Anders Hamberg ha celebrato la liturgia tradizionale nella Cattedrale di Sant’Enrico a Helsinki, in una chiesa gremita!
Chihuahua, Messico: il 15 maggio 2014, dopo un’interruzione di oltre quarant’anni, la forma straordinaria del rito romano è stata celebrata in Cattedrale. L’interesse suscitato da questa celebrazione ha permesso che il Motu Proprio fosse applicato in città. Oggi la Messa tradizionale viene offerta ogni domenica nella cappella di San Lorenzo.
Mauritius: dopo il 2007 un gruppo di fedeli dell’isola Maurizio ha chiesto l’applicazione in loco del Motu Proprio di Benedetto XVI. Senza successo. L’Ordinario del posto, mons. Piat, Vescovo di Port-Louis, pareva ermetico a tale pratica. Finché, in modo inatteso, lo stesso Vescovo non ha chiamato, nell’agosto 2016, un canonico dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote per una missione di tre anni. Oltre 150 fedeli si accalcarono alla prima Messa del canonico, il 21 agosto 2016.
Parakou, Benin: «Come iniziare a comprendere ed a celebrare i riti riformati nell’ermeneutica della continuità, se non si è mai fatta l’esperienza della bellezza della tradizione liturgica che hanno conosciuto gli stessi Padri del Concilio e che ha forgiato così tanti secoli durante i secoli? Al gran Seminario Providentia Dei ed al monastero delle Suore Contemplative di Gesù Eucarestia, la forma straordinaria viene celebrata e promossa», scrive mons. Pascal N’Koué, arcivescovo di Parakou in Benin, nell’editoriale dello scorso febbraio per la rivista diocesana.
Brasile: il 27 settembre 2016, Dona Penha, una pensionata di 101 anni ricoverata presso una casa di riposo nello Stato di Rio de Janeiro, ha fatto la sua Prima Comunione nel corso di una Messa tradizionale, celebrata da un giovane prete dell’Amministrazione apostolica personale San Jean-Marie Vianney, erede di mons. de Castro Mayer, Vescovo di Campos dal 1949 al 1981, che ha conservato la liturgia tradizionale nella sua Diocesi, nonostante la riforma liturgica. Rilanciata dall’agenzia ACI Digital, questa notizia davvero «straordinaria» ha fatto il giro del mondo.
Anche nel Paese più musulmano
Lo sviluppo della forma straordinaria nel primo Paese musulmano al mondo per numero di praticanti dovrebbe interrogare le coscienze di tutti quanti siano sinceramente interessati al futuro della Chiesa.
E' attraverso la pagina Facebook del pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum che abbiamo scoperto la celebrazione della liturgia tradizionale in Indonesia. In quattro Diocesi su 37. Da una Diocesi all’altra, i suoi promotori, spesso molto giovani, ci hanno spiegato in cosa differiscano le posizioni dei relativi Vescovi. A Giacarta sono spesso i missionari stranieri a celebrarla, avendo la gerarchia ecclesiastica sempre accuratamente ignorato la richiesta dei fedeli. A Bandung invece, dove la Messa è mensile, l’accordo col Vescovo è stato ottenuto dopo il 2009. A Pontianak, nel Borneo, dove è l’arcivescovo emerito a celebrare, come a Yogyakarta (Giava), dove c’è un docente del Seminario, tutto ha luogo secondo buon senso.