lunedì 1 maggio 2017

Un custode dei "valori non negoziabili" alla Corte Suprema USA

Persino Trump si ricorda bene cos'è la difesa della vita e dei valori non negoziabili quando nelle sagrestie se ne sono dimenticati.
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Marco Respinti, La Nuova Bussola Quotidiana, 10-4-17
Neil M. Gorsuch è il nono giudice della Corte Suprema federale. La sua nomina, confermata venerdì dal Senato di Washington, riporta il massimo tribunale degli Stati Uniti alla sua piena efficienza ed è l’obiettivo politico più importante sin qui ottenuto dal presidente Donald J. Trump cui è spettato indicare alla “Camera alta” il nome di Gorsuch in sostituzione, dopo quattrodici mesi, del defunto Antonin G. Scalia (1836-2016) come a tutti i presidenti americani spettano le nomine dei giudici federali. Lo è perché si tratta di un obiettivo strutturale, al sicuro, adesso, dalle volubilità della politica, dai capricci delle maggioranze e dai mezzucci delle partigianerie.
Con i suoi otto colleghi, Gorsuch sarà chiamato a vegliare sulla costituzionalità delle leggi statunitensi, e la buona notizia è che il suo specchiato curriculum racconta di una figura in cui il professionista non si distingue, e tanto meno si vergogna, dell’uomo; di una persona in cui non vi è schizofrenia tra l’essere e il dover essere; di un giurista che non teme il ridicolo considerando ancora il bene e il vero come la stella polare della giustizia. Non sarà il politicamente corretto, insomma, a guidare Gorsuch, né la mentalità dominante, e neppure, peggio ancora, l’“ateologia” del “tutto è relativo”. Ovviamente Gorsuch non farà miracoli; magari commetterà pure degli errori. Ma quel che è certo è che nell’immane e atavica guerra civile della civiltà occidentale fra ius quia iustum (è legge cioè che è giusto, giusto in sé) e ius quia iussum (è legge ciò che è ordinato, ovvero diventa giusto ciò che la legge prescrive, lecito cioè che è legale) il nuovo giudice “trumpiano” della Corte Suprema si schiera con i primi.

La ratifica della sua nomina da parte del Senato è giunta al termine di una dura battaglia conclusasi con 54 voti contro 45 (il Repubblicano Johnny Isakson, favorevole a Gorsuch, non ha potuto votare poiché ricoverato in ospedale). Per Gorsuch si sono espressi tutti i senatori Repubblicani più tre Democratici che hanno rotto l’unanimità dell’opposizione, Joe Donnelley, Heidi Heidtkamp e Joe Manchin. È il trionfo di Mitch McConnell, il capo della maggioranza Repubblicana al Senato che ha fatto di tutto per fermare il tentativo del presidente Barack Obama di rimpiazzare Scalia con un progressista, il giudice Merrick Garland.
Il momento decisivo è giunto quando i Democratici hanno deciso di bloccare il processo di conferma facendo ostruzionismo e la maggioranza Repubblicana al Senato ha impiegato quella che in gergo si chiama “opzione nucleare”: l’abbassamento del quorum di voti necessari alla conferma da 60 (su 100) alla semplice maggioranza di 50 più 1. Ma non è stato facile nemmeno fare quello, giacché giovedì tre Repubblicani erano intenzionati a votare contro l’“opzione nucleare”: il senatore Robert Cocker del Tennessee, per il quale l’ostruzionismo è un’antica prerogativa del dibattito congressuale che favorisce l’accordo e il compromesso, e due vecchie conoscenze, Susan Collins del Maine e Lisa Murkowski dell’Alaska. Due vecchie conoscenze perché sono le due senatrici Repubblicane che in febbraio votarono contro la conferma del ministro dell’Educazione Betsy DeVos come ultime rappresentanti dell’ala liberal del GOP. Come allora osteggiarono la DeVos per paura che da lei sarebbero stati danneggiati i “diritti” di aborto e LGBT così ora hanno minacciato di opporsi all’“opzione nucleare” anti-ostruzionismo per timore che la conferma di Gorsuch (pur professionalmente stimato) sposti sensibilmente l’equilibrio della Corte Suprema nella medesima direzione (anche John McCain ha votato per la riduzione del quorum a malincuore per motivi analoghi a quelli di Cocker). Ma alla fine tutto si è sgonfiato.
Quando McConell, dopo la conferma, si è congratulato con lui dicendogli che sarà giudice del massimo tribunale americano per almeno 20 anni, Gorsuch gli ha risposto di avere in mente altro: Strom Thurmond (1902-2003), il campione dei Democratici conservatori del Sud (quando ancora nel Sud esistevano Democratici genuinamente conservatori) che fu senatore per 48 anni, ritirandosi per anzianità a 100 anni e morendo a 101. Lunga vita, insomma, al diritto giusto.
Una perlina. C’è una lettera, datata 10 marzo e firmata di pugno dal presidente Trump, che ringrazia la Susan B. Anthony (SBA) List per lo sforzo profuso nella campagna di sensibilizzazione a favore di Gorsuch. Per chi non lo ricordasse, la SBA List è l’influente organizzazione che dal 1993 si occupa di favorire l’elezione di personale politico antiabortista e il suo presidente, la cattolica Marjorie Dannenfelser, è la donna che in campagna elettorale Trump scelse per guidare la Pro-Life Coalition da lui costituita per proporsi all’elettorato del diritto alla vita. Nella lettera Trump scrive che «riempiendo il vuoto lasciato da Antonin Scalia, il giudice Gorusch ci renderà orgogliosi».
E una postilla per sorridere. L’Huffington Post scrive che ora con Gorsuch «i conservatori potranno mantenere la maggioranza nel massimo tribunale federale, in dubbio dopo la morte di Antonin Scalia». Nella Corte Suprema i conservatori non hanno purtroppo ancora la maggioranza nemmeno con Gorsuch né l’avevano con Scalia: la foga di gridare all’ennesimo “golpe bianco” dell’Amministrazione “nera” di Trump tira brutti scherzi.

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