mercoledì 23 novembre 2016

"Porro unum est necessarium" di Mons.Antonio Livi

Su invito dei nostri fratelli del Coordinamento toscano Benedetto XVI pubblichiamo  una parte  della Conferenza che Mons. Antonio Livi ha tenuto a Livorno  a coronamento del IX Pellegrinaggio toscano.  


La vita di fede del cristiano di oggi e il dovere del discernimento 

Conferenza di Mons. Antonio Livi 
tenuta a Livorno in occasione del IX Pellegrinaggio toscano a Montenero. 


L'unica cosa necessaria
Inizio con qualche battuta scherzosa, ma in realtà devo dire cose molto serie, molto importanti, alle quali ho già in parte accennato stamani nell’omelia della santa Messa quando parlavo del "porro unum est necessarium" cioè di quell’unica cosa necessaria della quale parla Gesù rivolgendosi a Marta, indaffarata in tanti servizi domestici, per difendere la “scelta” di Maria che stava ad ascoltare l’insegnamento del Signore. 
Parlare dell’unica cosa necessaria non è un qualcosa di retorico, ma è il richiamo a ciò Gesù vuole che sia il nostro punto di riferimento, la stella polare del nostro pensiero, del nostro cuore, della nostra azione, senza la quale stella polare, senza il quale punto di riferimento accade che i pensieri sono sbilanciati scoordinati, disordinati e l’azione è sterile. Questo è un discorso tutto evangelico, perché Gesù ha anche detto: «Chi non semina con me, disperde». 

Ho detto questo in termini molto semplici, tutti quanti l’accettate, ma forse al modo in cui si accettano le cose retoriche. 
Che cos’è la retorica? 
È l’arte di dire delle cose senza distinguere tra le cose che hanno un fondamento di verità e sono intelligenti e le cose che non hanno un fondamento di verità e possono solo coinvolgere emotivamente e obbligare all’assenso le persone che sono vittime di questa forma di comunicazione che è la propaganda.  ...

...
La “teologia” del Diavolo  
Che cosa ha fatto il demonio tramite i cattivi teologi che hanno seguito i luterani, in specie quelli dell’Ottocento, cioè con Hegel e specialmente con Schelling e poi coi luterani del Novecento, specialmente con Karl Barth? 
Questi teologi luterani hanno distrutto nel cristianesimo le premesse razionali. 

Sono tutti fideisti, perché il luteranesimo nasce sulla premessa del fideismo. 
Lutero diceva che la ragione è la “puttana del diavolo”, letteralmente. 
Non invento niente, lui è sempre stato così, brutale e osceno, sia nei comportamenti sia nelle parole, anche se qualcuno ha detto che è stato un mistico. 
La ragione, Aristotele, san Tommaso d’Aquino, la Scolastica, la metafisica sono definite da Lutero “armi del demonio per confondere la fede”, perché la fede deve essere una fede “pura”, senza altro che non sia la fiducia in Dio e senza ragionamenti. 

Fideismo. 
Fideismo che la Chiesa continuamente condanna perché col fideismo non si va da nessuna parte. 
Fideismo significa credere senza motivo, e se io faccio apostolato con questa falsa fede induco alcuni a credere senza motivo, oppure induco a credere in una cosa con motivi miei, i quali però sono incomunicabili perché una fede soggettiva è incomunicabile.
Come sono incomunicabili le rivelazioni private di una persona che afferma d’aver parlato con Dio. 
Anche Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, non lo è per le sue visioni ma per quello che ha scritto facendo vagliare tutto quello che scriveva dai suoi Superiori del suo Ordine monastico dei Carmelitani Scalzi e dai dotti Gesuiti che venivano cercati in tutta la Spagna. 
Dai luterani questa cattiva teologia cattolica ha imparato la cosa peggiore: disprezzare la metafisica. 
Disprezzare la metafisica vuol dire due cose ben precise, non è retorica. 
Non è come quel bambino del catechismo che diceva: «Sì, sì, la Trinità. Dio è Padre, Figlio, Spirito Santo, eccetera …». 
L’etcetera, il lasciare il discorso nel vago come se fosse una enumerazione infinita, è tipico della retorica, in quanto è tipico della retorica non sapere dove i discorsi cominciano e dove vadano a finire, mentre i discorsi dogmatici si sa benissimo dove cominciano e dove finiscono. 
Io vi sto facendo un discorso dogmatico.  


Fides et Ratio 
La fede cattolica e la sua esposizione dottrinale hanno bisogno della logica e della metafisica. 
E tutte e due queste cose compendiano delle dottrine fondamentali che sono: 
1) la dottrina dei praeambula fidei, ossia di quelle certezze naturali che sono condizioni di possibilità per avere la fede. 
2) l’esistenza di una legge morale naturale

Queste condizioni sono necessarie prima della teologia e prima della fede. 
Tant’è vero che i sapienti dell’antichità pre-cristiana avevano questi due elementi già prima della teologia e prima della fede. 
Perché l’esistenza di Dio era di conoscenza naturale in tutti i popoli, sia a livello religioso sia a livello filosofico. 
Prima della Rivelazione cristiana, tutti i filosofi erano teisti: tutti, nessuno escluso. 

E per quanto riguarda il diritto naturale, tutti i filosofi prima di Cristo sapevano che esiste una Legge fatta dall’Imperatore, lex hominis, lex humana, lex imperii, ma prima di questa, per legittimare ogni legge positiva, c’era una legge naturale grazie alla quale tutti gli uomini sono in grado di distinguere il bene dal male, vero dal falso, ciò che giova al bene comune da ciò che gli nuoce, ciò che è diritto di chi comanda da ciò che è diritto di chi obbedisce. Questi due elementi sono messi da parte dalla teologia protestante e in modo particolare da Karl Barth. 

Sarà anche un grande teologo… venne anche a Roma durante il Vaticano II a dire tante belle cose, che viene considerato tanto amico nostro, ma intanto ha passato tutta la vita a dire che non abbiamo nessuna conoscenza naturale di Dio, abbiamo solo la fede. 

La fede ci dà un Dio con il quale non c’è alcun rapporto razionale, del quale non sappiamo niente. 
Ma se non c’è il diritto naturale e se non ci sono i praeambula fidei non c’è fede autenticamente cristiana. 

Dieci anni or sono ebbi una discussione in pubblico con il vescovo Rino Fisichella (che attualmente è colui che per incarico del Papa dirige l’Anno Santo) e coi i teologi della facoltà di Teologia, perché affermavano che la teologia comincia con l’esperienza di Dio: “conosci Gesù Cristo – dicevano – e da lì conosci Dio”. 
 Ma è assurdo. 

Se andiamo a vedere il Vangelo Gesù non ha mai detto: “Vi do una bella notizia: la bella notizia è che Dio esiste e Io sono Lui”. Che Dio esiste lo sapevano gli Ebrei e tutti gli altri popoli. Gesù non ci ha rivelato che Dio esiste ma che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, e che il Figlio si è fatto uomo. Cosa ben diversa. 

La fede non riguarda l’esistenza di Dio ma la Trinità, l’Incarnazione, la Passione, Morte e Risurrezione di Nostro signore Gesù Cristo. 

Come si fa a dire che tutto comincia dalla fede? 
Se tutto comincia dalla fede con quali motivi uno crede? 
Con quali motivi uno sceglie il Vangelo, invece del Corano o dei Veda? 
O l’Odissea? 
Si dice che basta la Bibbia … ma questa è una idiozia teologica di Lutero! “sola Scriptura”… 
La Scrittura che cos’è? un libro a dare testimonianza di sé? 
Noi accettiamo al Scrittura perché questa proviene dalla Chiesa, a cominciare dagli Apostoli. 
Metto le cose in burla perché sono così drammatiche che se non mi metto un po’ a ridere mi viene da piangere. 
Quanto male si fa con delle cose che sono diaboliche, perché mettono in pericolo l’unica cosa che conta, la salvezza delle anime. 
Oltre tutto, si tratta di cose illogiche, sciocche, immotivate, insostenibili, ingiustificabili (uso tutti aggettivi della logica aletica). 
Se voi pensate che i cristiani siano per forza le persone che credono alla Scrittura, allora Santo Stefano sarà pure martire ma certamente non cristiano… 
 E tutta quella gente, quei tremila uomini che si convertirono alla predicazione di Pietro il giorno della Pentecoste non erano cristiani… 
Sapete che la redazione del Nuovo Testamento si è conclusa nel 110 dell’era cristiana, e allora prima che è successo? 
Che ne è di coloro che hanno creduto al Vangelo, predicato dagli Apostoli, senza il Nuovo Testamento? 
In definitiva, Nuovo Testamento che cos’è? 
È la raccolta di libri che la Chiesa assicura essere ispirati da Dio e che documentano la rivelazione di Gesù Cristo. 

Non è niente al di fuori o indipendentemente dalla Chiesa Madre e Maestra. 

Si può dire che il Nuovo Testamento è uno strumento didattico, uno strumento catechistico della Chiesa. 
Anche quando c’era l’analfabetismo dominante, questo non costituiva un problema: perché la Chiesa diceva le stesse cose in tanti altri modi, anche con le immagini come i mosaici di Monreale a Palermo. 
Si conosceva la storia sacra, si conoscevano le cose fondamentali della fede. 

Ricordate come giunge alla fede cristiana il ministro della regina Candace dell’Etiopia? L’episodio è narrato da San Luca negli Atti degli Apostoli. 
Per poterlo battezzare, che cosa gli chiede il diacono Fiippo? 

Gli chiede: «Tu credi che quel passo del Libro del Profeta di Isaia che hai letto si riferisca a Gesù che è venuto? Credi che Gesù sia risorto, che è il nostro Salvatore, che ci ha rivelato che egli è Dio, e che Dio è il Padre che ci ha creati, il Figlio che è venuto da noi e lo Spirito Santo che ci santifica? 
Dici di sì, che lo credi? 
Allora scendi giù dal carro che io ti battezzo immergendoti nell’acqua di questa fonte». 
 E quell’uomo se ne tornò tutto contento, da solo in Etiopia, bell’e battezzato. 

Non c’era stato bisogno di fargli leggere qualche libro del Nuovo Testamento, è bastata la predicazione dei diacono Filippo, nominato e inviato dagli Apostoli. 
Nella conversione di quell’uomo c’era stato l’unum necessarium per l’annuncio della fede, e questo è la dottrina degli Apostoli (così si chiama uno dei primi libri di dottrina della Patristica dell’età sub apostolica, la Didaché, Dottrina dei dodici apostoli). * 

Invece nel Cinquecento arriva Lutero e parla di «sola Scriptura», per di più interpretata soggettivamente. 

Il motivo teologico è questo: secondo la teoria eretica di Lutero (anche se non c’è dato scritturistico, patristico e magisteriale che la possa suffragare), quando uno prende in mano la Scrittura, lo Spirito santo lo illumina e gli dice la verità… 

Fantasie, ma fantasie tremende, perché con la sola Scrittura viene a mancare il Magistero, ma senza Magistero non c’è fede nella Parola di Dio, che è la Rivelazione pubblica. 

Con la sola Scrittura non c’è autentica fede ecclesiale ma adesione a una setta (che poi diventano mille sette, perché a forza di «libero esame», ciascuno la vede a modo suo). *  

La Chiesa è stata ribaltata 

È importante capire tutte queste cose per la confusione in cui siamo perché non è colpa del Vaticano II ma dei cattivi teologi che hanno influito sui papi facendo loro compiere a queste operazioni pseudo-teologiche invece di evangelizzare e catechizzare sulla base del dogma. L’amico Enrico Maria Radaelli, che ha scritto due libri sulla questione, ha detto giustamente che la Chiesa ha rinunciato alla sua funzione essenziale, che è quella dogmatica. 
E ha ragione, anche se la Chiesa non è ribaltata come dice lui (il titolo di uno dei suoi libri, infatti, è La Chiesa ribaltata), perché io non sono ribaltato, lui non è ribaltato, non sono ribaltate le tante persone buone che si mantengono fedeli al dogma. 
Persone che, grazie a una sorta di sesto senso soprannaturale, non ascoltano i cattivi Pastori e i falsi profeti e danno ascolto solo ai veri testimoni della fede. 
Perché, ad esempio, ha avuto tanto successo spirituale padre Pio? 
Penso a mia madre e alle fatiche inenarrabili nel dopoguerra per andarlo a visitare. 
E lui che non predicava se non la Santa Croce, la Messa, la confessione, il dovere di ciascun cristiano nel proprio stato di vita: le cose di sempre, quelle tradizionali cioè l’unum necessarium. * 

...
 
Clima da epurazioni  
Parlo molto coi cardinali di Curia che la pensano come me ma poi non riescono a fiatare. 
Ma di che hanno paura? 
Mi dicono: «Ha visto che è successo al cardinale Burke?». 
Sì, lo so, ma voi siete ormai emeriti, come lo sono io, quel che hanno potuto fare contro di me ormai lo hanno fatto. 
Di che avere paura? 
Io rispetto l’autorità, ma se una pastorale è sbagliata ho tutto il dovere (oltre che il diritto) di dire che si tratta di una pastorale sbagliata. 
Una dottrina sbagliata, invece, è impossibile. 
La Chiesa ha una sola cosa garantita da Gesù Cristo: l’infallibilità nell’insegnare formalmente la verità rivelata. 
Con un carisma particolare per cui è impossibile che il papa da solo o assieme al collegio episcopale e cardinalizio pronunci una affermazione apodittica che sia eretica: o perché Dio impedisce di parlare al Papa o perché al momento di firmare un documento gli prende un colpo e muore, oppure si converte. 

... 

Dobbiamo affogare il male nell’abbondanza di bene. 

Fare il nostro apostolato in famiglia e dappertutto, indirizzando verso le vere fonti della fede. E per ultimo, un criterio che è fondamentale, che è filosofico, teologico ma anche molto pratico: bisogna saper distinguere le opinioni – che magari sono anche buone, ma che sono semplici opinioni che non possono essere garantite perché non sono oggetto di fede umana e neanche divina – dalle verità rivelate che sono da credere con fede divine ed ecclesiastica. 

Bisogna saper individuare sempre quello che può essere garantito come verità rivelata da Dio e confermata dalla Chiesa nei dogmi. 

Queste verità sono poche ma assolutamente necessarie per la salvezza della nostra anima e per la predicazione del Vangelo; il resto, le opinioni, possono essere utili, magari anche necessarie, ma relativamente necessarie, come lo sono, ad esempio, le varie spiritualità che lo Spirito Santo ha suscito nella vita della Chiesa: la spiritualità domenicana, francescana, salesiana, gesuitica … tutte buone, ma tutte solo relativamente buone essendo solo una parte del tutto che è la spiritualità cristiana (l’imitazione di Cristo) ed essendo desinate solo a una parte del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa (cioè a chi ha quella speciale vocazione). 



Il testo intero della Conferenza di Mons. Livi  QUI

Immagine: San Filippo Diacono