domenica 23 ottobre 2016

Polonia, le strane ambiguità sull'aborto

  

Anche in Polonia si combatte dentro la Chiesa.
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La Nuova Bussola Quotidiana, 18-10-16, Renzo Puccetti
Crediamo davvero che l'aborto sia un "abominevole delitto"? I fatti di questi giorni avvenuti in Polonia possono indurre a pensare che anche nella Chiesa non tutti siano totalmente convinti di quanto insegnato nel catechismo. E non si parla solo dei soliti prelati rimasti cattolici soltanto nominalmente, ma di fatto adepti del protestantesimo. Ma ad uno degli episcopati fino ad oggi considerato tra i più fedeli all'ortodossia cattolica.
Ma prima di commentare è bene raccontare i fatti.
La Polonia, dopo il crollo del muro di Berlino e del regime comunista, ha riformato la legge del 1956 e il decreto esecutivo del 1959 del ministero della salute che permettevano l'aborto su richiesta della donna in ogni fase della gravidanza. Oggi la Polonia ha una delle leggi più restrittive. Gli aborti ufficialmente effettuati sono stati 970 nel 2014 (erano 108.367 nell'anno prima della caduta del muro), i sostenitori dell'aborto riferiscono cifre ballerine sugli aborti clandestini, tuttavia la mortalità materna riportata dall'OMS non è aumentata, ma è anzi diminuita di quasi sei volte, passando da 17 a 3 ogni 100.000 nati vivi ed oggi è la più bassa di tutta Europa e dell'occidente. Lo scorso 23 settembre sono state presentate alla Camera bassa tre proposte di legge: la prima, volta a consentire l'aborto su richiesta fino alla ventiquattresima settimana, è stata respinta con una votazione di 230 a 174; la seconda, in relazione alla fecondazione in vitro, definisce l'embrione "un bambino nella fase più precoce di sviluppo". La terza proposta era il risultato di un'iniziativa popolare sottoscritta da 450.000 cittadini e chiedeva la totale proibizione dell'aborto tranne che per salvare la vita della madre. Approvato con 267 voti favorevoli contro 154 contrari, dopo un nuovo passaggio in commissione il provvedimento è stato ripresentato per l'approvazione finale risultando però inopinatamente bocciato per 352 voti contro 58.
Che cos'è successo nel mezzo alle due votazioni totalmente opposte? Il fronte abortista si è mobilitato portando centomila manifestanti nelle piazze del paese contro il progetto di legge. Il primo ministro Polacco, inizialmente favorevole, dopo le proteste di piazza ha preso le distanze dal provvedimento. Un deputato del suo partito, Jaroslaw Gowin, ha rilasciato un'intervista alla radio in cui ha detto che le proteste hanno fornito "cibo per il pensiero e certamente ci hanno insegnato l'umiltà". Inizialmente appoggiato dalla Chiesa di Polonia, il provvedimento è stato successivamente disconosciuto anche dai prelati polacchi che hanno stigmatizzato la norma contenuta nel provvedimento che prevedeva il carcere per la donna.
Questi i fatti, ma quali riflessioni? La prima: i politici conservatori sono molto più timorosi della piazza rispetto a quelli di sinistra. Con il Family Day sono scese in piazza tante persone che al confronto le manifestazioni polacche contro la nuova legge sembravano una fetecchia, Renzi però non solo ha tirato diritto varando il matrimonio gay, ma si è perfino mostrato sprezzante verso i manifestanti e il loro portavoce. Delle due l'una: o i manifestanti pro-life e pro-family sono meno "convincenti", oppure i politici di sinistra sono con il popolo e contro il potere prima di prendere il potere, poi, una volta preso il potere stanno con il potere delle elites e contro il popolo.
La seconda considerazione riguarda l'asfissiante pressione esercitata dalle lobby internazionale dell'aborto sui governi attraverso la loro influenza sugli organismi sovranazionali di cui La NBQ si è già occupata (l'anno scorso il comitato dell'ONU per i diritti dei bambini ha inoltrato un richiamo al governo polacco a cambiare la legge per consentire l'aborto su richiesta, ovvero ha chiesto di tutelare i bambini ammazzandoli prima di nascere) e sui settori intellettuali polacchi favorevoli all'aborto (si rinvengono articoli sulle riviste scientifiche che di scientifico non hanno nulla, ma servono al solo scopo di fare credere che i settori culturalmente più avanzati del Paese sono per liberalizzare l'aborto).
La terza investe l'agire di una parte degli uomini di Chiesa. Essere contrari alla penalizzazione dell'aborto per la donna significa di fatto essere contrari alle leggi oggi in vigore in Irlanda e a Malta, alla legge dello Stato Pontificio pre-unitario, e a quella attuale dello Stato Vaticano. Dunque si vuole dire che queste sono leggi ingiuste? Oppure la contrarietà ad una norma che introduca il carcere anche per la donna nasce da considerazioni di mera opportunità politica? Non che questo non abbia rilevanza, talora il meglio è nemico del bene, e, come insegna la dottrina cattolica, anche le circostanze sono da considerare tra le fonti della moralità delle azioni. Pertanto una legge pur giusta e migliorativa della legge vigente che però non fosse apprezzata dalla popolazione e rischiasse di porre in discussione anche la legge vigente, potrebbe essere lecitamente messa da parte. Tuttavia si dovrebbe spiegare i motivi del mancato sostegno e ci si dovrebbe alacremente mettere al lavoro per tentare di educare i fedeli al bene e farli giungere a comprendere la bontà della nuova legge. Così però non è avvenuto e questo rischia di disorientare. Se la Chiesa non si è mai impegnata nella questione filosofica affermando che l'embrione è persona, attraverso il suo magistero ha tuttavia chiaramente affermato che l'embrione ha la dignità di persona (Evangelium vitae, Donum vitae, Dignitas personae); allora di riflesso e necessariamente la sua uccisione, se non può essere definita un omicidio (inteso come uccisione di una persona) ha comunque la stessa indegnità dell'omicidio.
E perché mai due atti che siano commessi intenzionalmente e senza alcuna costrizione aventi lo stesso contenuto di malvagità sarebbe giusto punirli in un caso con la detenzione e nell'altro caso no? E se l'omicidio viene punito anche quando preterintenzionale, o quale reazione ad un torto o un'offesa, perché non si dovrebbe punire un atto equipollente compiuto contro colui che per definizione è "colpevole" solo di esistere? E quale colpa macchierebbe il nascituro concepito nella violenza o nell'incesto tale da "meritargli" la mancata protezione della legge, assicurata invece a colui che è concepito attraverso un atto mutualmente consensuale? Perché legalizzare un male che non cancella un altro male? E perché i padri che istigano la donna all'aborto attivamente o anche attraverso il venire meno alle proprie responsabilità non dovrebbero essere considerati correi di questo "abominevole delitto"? Un neo cardinale sostiene che non servono "guerrieri culturali, né ideologi", tant'è che ha proibito nella sua diocesi veglie di preghiera davanti alle cliniche per gli aborti. A prescindere dalle opinioni di uomini che vengono, ma per grazia di Dio anche passano dalla scena di questo mondo, una guerra alla vita debole ed indifesa è stata dichiarata dai potenti di questo mondo e dal loro principe, e serviranno uomini rivestiti dall'armatura di Dio e astuti come i serpenti per fronteggiarli.