lunedì 5 settembre 2016

Terremoto dimenticato: il dramma delle Clarisse di Camerino

Le clarisse di Camerino: abbiamo bisogno di aiuto 
di Lorenzo Bertocchi 

Non dà tregua il terremoto che lo scorso 24 agosto ha colpito duramente il Centro Italia, provocando un pesantissimo bilancio di morte e radendo al suolo tre centri abitati. 
La dimensione di quanto è accaduto assume contorni sempre più ampi, mostrando le ferite di un territorio che supera largamente i confini dell’epicentro. 
Per capire di cosa stiamo parlando, riportiamo un fatto avvenuto a circa 60 km da Norcia, a Camerino, bellissima città sede di una delle più antiche università del mondo. 
Per circa tre secoli Camerino fu retta dalla famiglia dei Da Varano che hanno strettamente legato la loro vicenda con quella della città. 
Tra le varie costruzioni promosse dai Da Varano c'è anche il monastero di Santa Chiara che Giulio Cesare Varano ampliò per ospitarvi la figlia prediletta, Camilla
Battista, entrata nel monastero, insieme ad otto consorelle provenienti da Urbino, il 4 gennaio 1484.
Di strada Camilla Battista da Varano ne ha fatta tanta: oggi è santa, canonizzata nel 2010 da Benedetto XVI; le sue spoglie riposano proprio nel Monastero di Camerino costruito dal nonno e dal papà. 
Nel 2004 tre suore provenienti dal monastero di San Severino Marche si trasferirono a Camerino per rifondare la comunità di clarisse, e seguire i lavori di ristrutturazione a seguito del terremoto che colpì la zona di Assisi nel 1997. 

Oggi, in un territorio che «ha subito più danni di quanto avvenuto con il terremoto del 1997» (sottolineatura nostra N.d.R.), come ha detto il vescovo, monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, il monastero è per i tre quarti inagibile. Camerino, lo ripetiamo, si trova a 60 km dall’epicentro, e ha circa 200 sfollati con 80 edifici inabitabili, mostrando una volta di più che un territorio come quello del Centro Italia, ricco di storia, arte e cultura, è estremamente vulnerabile. 
Rimane poi da chiedersi come mai le opere di restauro post terremoto 1997 non siano state ancora completate. 

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Comunque, oggi le facciate del monastero si sono distaccate dal corpo dell'edificio e sono pericolanti, molte crepe profonde e tanti calcinacci in quasi tutte le aree. 
Anche la casa di accoglienza in cui molti andavano per un periodo di vacanza e preghiera è inagibile. Nei giorni scorsi le clarisse di Camerino hanno diramato un comunicato che si è diffuso subito su molti media. 
«Noi, per il momento», scrivono le religiose, «ci siamo spostate tutte in una parte del monastero, quella meno pericolosa, e stiamo nuovamente adattando come luogo per le celebrazioni il Salone della Crocifissione, attualmente usato come parlatorio per i gruppi». 

«Stiamo cercando di vivere tutto», raccontano, «nella fede e nell’abbandono più totale, compresa la situazione sempre grave della nostra madre Chiara Laura che dovrà essere rioperata alla colonna vertebrale, perché da alcuni mesi vive sempre a letto con grandi dolori. 
A causa di questa nuova situazione siamo costrette anche a rinviare l’intervento perché non avremmo nemmeno le forze per affrontarlo. 
Il nostro grazie – lo diciamo come testimonianza – va alle sorelle di San Severino Marche che non ci fanno mai mancare il loro aiuto e il loro sostegno». 
«É tutto molto faticoso e difficile, quasi "misteriosamente incomprensibile" e noi, ve lo confessiamo, siamo molto stanche e provate nel corpo e nello spirito. 
Vogliamo chiedervi fin da subito di offrire per noi al Signore la vostra preghiera perché ci sostenga con la sua Grazia e la sua Misericordia; inoltre non vi nascondiamo che anche economicamente per noi è catastrofico perché, se nel 2000 c'erano i fondi dello Stato per la zona di Camerino, ora sicuramente dovremo affrontare tutto da sole, e la nostra povertà è davvero grande con la sola entrata della pensione minima di suor Ch. Agostina e suor M. Vittoria... e le offerte della gente con le quali paghiamo le bollette, medicine e poco più. 
Per non dire che ancora dobbiamo finire di pagare i debiti per il lavori della precedente ricostruzione. Insomma, chiediamo il vostro soccorso, in qualsiasi modo.
Vi ringraziamo, e approfittiamo per dirvi che la nostra preghiera al Signore, anche davanti all'urna di S. Camilla Battista, non vi abbandona mai». 
«Francesco, Chiara, Camilla Battista», scriveva l'Abbadessa del monastero presentando la figura della Santa di Camerino, «fanno parte di quella schiera di giganti dello Spirito che offrono ancora ai nostri giorni una scuola, una tradizione mistica eccezionale alla quale continuamente attingere». 

Chi volesse dare un contributo per aiutare le sorelle di Camerino, e continuare a far vivere una tradizione che è la nostra storia, può farlo inviando un contributo economico a questo IBAN: IT77 H030 69 68 83000 000 000 1032 intestato a Monastero S. Chiara - Camerino presso Banca Intesa - agenzia di Camerino.