martedì 16 agosto 2016

Nel gran pagliaio vaticano "Ultimi fuochi di Paglia. Con una doppia nomina in arrivo"

Si vede solo un gran pagliaio. 

Ultimi fuochi di Paglia. 
Con una doppia nomina in arrivo 

di Sandro Magister 

"Domani, mercoledì 17 agosto, sarà resa pubblica la doppia nomina di monsignor Vincenzo Paglia a
presidente della Pontificia accademia per la vita e a gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.

Paglia è dal 2012 presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. 
Di questo dicastero, però, è già stata decretata la fusione con il Pontificio consiglio per i laici. 
Entrambi cesseranno le loro funzioni il 1 settembre prossimo e al loro posto nascerà il nuovo Dicastero per i laici la famiglia e la vita, di cui papa Francesco ha pubblicato lo statuto "ad experimentum" lo scorso 4 giugno.

E Paglia ambiva proprio a presiedere questo nuovo dicastero. Intanto, però, ha ottenuto dal papa la doppia carica di cui domani sarà insignito.

Nel 2012 la chiamata di Paglia in curia, nel ruolo di presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, fu uno degli errori più clamorosi compiuti da Benedetto XVI.

Paglia era esponente di spicco della Comunità di Sant'Egidio ed era dal 2000 vescovo di Terni.

Dove certamente non aveva messo in luce, nell'amministrare i beni terreni, la saggezza da "pater familias" che necessita in un buon vescovo.

La riprova è nel lungo e dettagliato comunicato d'addio del penultimo presidente dello IOR, il tedesco Ernst von Freyberg, al momento di lasciare la sua carica nel luglio del 2014.

A spiegazione del magro utile netto del bilancio dello IOR del 2013, di appena 2,9 milioni di euro contro gli 86,6 milioni di attivo dell'anno precedente, von Freyberg segnalò che lo IOR aveva dovuto mettere in bilancio anche "il deprezzamento di 3,2 milioni di euro di un sostegno finanziario concesso alla diocesi di Terni".

Il riferimento era al crack della diocesi umbra avvenuto quando ne era vescovo Paglia. 
La diocesi fu commissariata e lo IOR dovette tamponare per una buona metà gli oltre 20 milioni di deficit.

Ma anche come membro di primissimo piano della Comunità di Sant'Egidio Paglia non aveva mai brillato per competenza in materia di famiglia. 
Né lui né gli altri dirigenti della Comunità, compreso l'onnipotente suo fondatore Andrea Riccardi. 
Anche lui impropriamente delegato nel 2012 a occuparsi dei problemi della famiglia nella sua qualità di ministro per la cooperazione internazionale, nel governo "tecnico" presieduto da Mario Monti.

A gettare una luce sinistra su cosa accadeva, in materia di famiglia e di matrimonio, dietro la luminosa facciata della Comunità di Sant'Egidio, era stata, nel 2003, la richiesta di nullità del proprio matrimonio inoltrata al tribunale diocesano di Roma da un appartenente da 25 anni alla Comunità, sposatosi con una donna anch'essa della Comunità.

Alla richiesta di nullità costui allegò un memoriale. 

Nel quale documentava non solo come si fosse sposato "per costrizione", ma anche come il suo caso fosse parte di un più generale sistema autoritario che governava la Comunità di Sant'Egidio e che gestiva i fidanzamenti e i matrimoni dei suoi membri di vario grado.

Il memoriale uscì in questo servizio di www.chiesa:



Il tribunale diocesano di Roma accolse la richiesta e nella sua sentenza definitiva decretò nullo "per costrizione" quel matrimonio.

Eppure, miracolosamente, niente di tutto ciò ha danneggiato la carriera di Paglia, in costante ascesa anche sotto il pontificato di Francesco.

Il quale s'è ben guardato, ad esempio, dall'invitare al doppio sinodo dei vescovi sulla famiglia il predecessore di Paglia alla presidenza del Pontificio consiglio "ad hoc", il cardinale Ennio Antonelli, la cui competenza in materia era incomparabilmente superiore, ma che per sua sfortuna sosteneva con franchezza e nettezza posizioni contrarie alla comunione ai divorziati risposati.

Mentre nel frattempo Paglia si adoperava accortamente nella direzione opposta, in particolare patrocinando ufficialmente un seminario di esperti e teologi "aperturisti" confluito in un libro pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana nell'intervallo tra le due sessioni sinodali.


Oltre che aver tenuto fuori dal sinodo il cardinale Antonelli, papa Francesco aveva anche escluso da un ruolo attivo in esso l'istituto che teoricamente avrebbe dovuto esserne attore di primo piano: il Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, che ha come preside Livio Melina e ha avuto fino a oggi come gran cancelliere il cardinale Gaetano Vallini, in quanto vicario di Roma e quindi anche gran cancelliere della Pontificia Università Lateranense nella quale l'istituto ha sede.


Ma ora tutto cambia. 
Il nuovo gran cancelliere dell'istituto sarà da domani Paglia. 
Con un incarico verosimilmente più che onorifico. 
Cioè finalizzato a cambiare uomini e orientamento dell'istituto stesso, adeguandoli al nuovo corso bergogliano.

Quanto alla Pontificia accademia per la vita, anch'essa affidata dal papa alle cure di Paglia, c'è da aspettarsi anche lì qualche terremoto.

Basti pensare che tra i membri ordinari dell'accademia c'è il filosofo austriaco Josef Seifert, fresco autore della più micidiale demolizione di "Amoris laetitia" finora pubblicata, che conclude le sue 26 pagine di requisitoria chiedendo a papa Francesco di rettificare le sue affermazioni eretiche.

Fonte : Settimo Cielo