giovedì 7 luglio 2016

L'ardua sentenza

Giunge oggi a termine il processo vaticano per il caso Vatileaks 2. Riconoscendo la propria non competenza territoriale a giudicare sui giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi – si legge sull’ANSA – il Tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha esplicitamente affermato nella sentenza la "sussistenza, radicata e garantita dal diritto divino, della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa nell'ordinamento giuridico vaticano".

A prescindere dal disposto della sentenza, si tratta di un pronunciamento davvero curioso: si afferma apertis verbis che la libertà di stampa è garantita niente di meno che dal diritto divino!

Tale affermazione contrasta però la dottrina cattolica.

Così si espimeva, ad esempio, Gregorio XVI nella Mirari vos: “Pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita libertà della stampa nel divulgare scritti di qualunque genere; libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore. Inorridiamo, Venerabili Fratelli, nell'osservare quale stravaganza di dottrine ci opprime o, piuttosto, quale portentosa mostruosità di errori si spargono e disseminano per ogni dove con quella sterminata moltitudine di libri, di opuscoli e di scritti”.

Alla faccia della continuità, la questione è semplice: o la libertà di stampa è un errore aborrito ed esecrando, oppure è di diritto divino. Le due affermazioni si eliminano a vicenda. Chi è dunque in errore?


Ai posteri l’ardua sentenza.