sabato 30 luglio 2016

Il sindaco ultrà neobergogliano contro il vescovo: "Non sei cristiano"

Chaput e Kinney


Lorenzo Bertocchi 12-7-16
Dopo la pubblicazione delle linee guida diocesane per la ricezione dell'esortazione post-sinodale Amoris laetitia, il vescovo di Philadelphia, mons. Charles Chaput, novello don Camillo, si è sentito dare del “non cristiano” dal sindaco, novello Peppone, Jim Kenney. La "colpa" di Chaput è quella di aver chiarito che i divorziati risposati non possono accedere alla comunione a meno che non vivano come fratello e sorella.
In un tweet il sindaco ha scritto che «Gesù ci ha fatto dono della santa comunione, perché ci ha amati. Tutti. L'azione di Chaput non è cristiana». L'unica differenza tra Kenney e Peppone, forse, sta nel fatto che il sindaco di Philly è noto per essere un cattolico, cresciuto in una famiglia irlandese e in una scuola cattolica, mentre Peppone faceva dell'anticlericalismo una bandiera da tenere alta. Ma l'America non è la Bassa, e Philadelphia non è Brescello, Kenney oggi sventola il “love is love”. E l'esempio di Chaput e Kenney è paradigmatico della situazione che si è venuta a creare dopo Amoris laetitia.

Il vescovo Chaput durante il doppio Sinodo sulla famiglia ha fatto sentire più volte la sua voce, dentro e fuori dall'Aula, rispetto al fatto che un paragrafo del documento di S. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio n°84, avrebbe dovuto essere citato interamente nei documenti frutto dei lavori, mentre sappiamo che solo una parte di quel paragrafo ha trovato spazio nei testi, e così poi in Amoris laetitia. La scelta di citarne solo una parte è stata importante per introdurre quello che il cardinale Schonborn, nella sua recente intervista alla Civiltà Cattolica, ha chiamato “sviluppo omogeneo”: un passo avanti di Amoris laetitia rispetto a Familiaris consortio. Il “nuovo” consiste nel discernimento “caso per caso”, in modo che anche eventuali situazioni oggettive di peccato (ad es. due divorziati risposati che non potendo separarsi per gravi motivi continuano a vivere more uxorio) sarebbero in qualche modo superate per una non imputabilità soggettiva che può aprire le porte all'eucaristia. Quindi, Amoris laetitia non muterebbe la dottrina, ma si farebbe carico della molteplicità di situazioni per non generalizzare.
Mons. Chaput nelle sue linee guida ribadisce la dottrina, sottolineando che «l’impegno a vivere come fratello e sorella è necessario per i divorziati risposati civilmente per ricevere la riconciliazione nel sacramento della Penitenza, che potrebbe poi aprire la strada per l’Eucaristia».
In questo modo il vescovo di Philadelphia mette il dito nella piaga che sta dividendo la gerarchia e anche i fedeli. Come può il confessore percepire una situazione di non colpa soggettiva in foro interno (in coscienza), senza avere qualcosa di oggettivo su cui verificarsi? Può il confessore arrivare a giudicare il cuore dell'uomo?
Le parole del cardinale Schonborn, invece, mostrano che vi sarebbe una possibile via di accesso all'eucaristia in quanto la coscienza “può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio”, una sorta quindi di “bene possibile” che spalancherebbe poi le porte alla comunione.
D'altra parte Chaput svolge in pieno il compito che la stessa Amoris laetitia gli domanda, ossia di esprimere gli orientamenti per il discernimento della Chiesa locale. E mons. Chaput di fatto ribadisce che non c'è “bene possibile” che tenga, la situazione di due divorziati risposati che vivono more uxorio (lo stesso vale per i conviventi) contrasta oggettivamente con la legge divina, e l'unica strada per l'accesso ai sacramenti è quella già indicata da Familiaris consortio n°84 e ribadita nell'esortazione Sacramentum caritatis n°29, nonché in una lettera della Congregazione della Dottrina della Fede del 1994.
Il non detto delle linee guida di Chaput, come di tante altre indicazioni di questo tipo, è che aprire una via alternativa non è semplicemente una questione pastorale, ma sconfina pericolosamente nel campo dottrinale. Un altro non detto, ma sollevato da molti studiosi di teologia morale, riguarda il rapporto tra questa via del discernimento e l'enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor. Infine, un'altra questione, non detta, ma sussurrata qua e là, consiste in una falsa idea per cui sarebbe “la Chiesa di Francesco” ad aprire finalmente le porte alla misericordia divina, come se i precedenti documenti avessero solo preoccupazioni di difesa di chissà quali posizioni e distanza dai problemi della gente.
Il sindaco Kenney probabilmente la vede così, perché lo scorso settembre, quando il Papa si recava a Philadelphia per la Giornata Mondiale delle Famiglie, aveva twittato su mons. Chaput: “L'arcivescovo non si preoccupa delle persone. Si preoccupa di immagine e denaro. Pope Francis needs to kick some ass here”. L'ultima frase l'abbiamo lasciata in lingua originale, perché a noi pare “non cristiana”, specialmente per un sindaco che non nasconde la sua storia cattolica.

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