domenica 12 giugno 2016

Mons. Crepaldi: il dovere della militanza

 Segnalato dagli amici della TFP (Associazione Tradizione Famiglia Proprietà).
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S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi

Crepaldi“La difesa dei principi non negoziabili richiede anche una forma di lotta. Ci sono leggi sbagliate da contestare, in piazza, in Parlamento, sui media. Bisogna lottare perché non sia approvata una legge e poi bisogna difendere la legge dai successivi attacchi dei magistrati. (…) Insomma, la difesa e la promozione dei principi non negoziabili esige una militanza. Ora, nella mente di tanti cristiani, questo concetto non c’è più.

“Si pensa, per esempio, che sia più giusto, opportuno e anche più cristiano, presentare la bellezza della fede cristiana piuttosto che prendere di petto le cose sbagliate. Si pensa che la fede, in questo modo, venga percepita come una opposizione, una negazione, un dire dei no a questo o a quello, più che un annuncio. Molti pensano che una coppia di genitori cristiani dovrebbe testimoniare la bellezza di esserlo, più che scendere in piazza per impedire agli altri di non esserlo.

“A mio avviso, questo richiamo alla positività dell’annuncio è vero e importante. Prima viene l’annuncio e poi la denuncia. Il positivo ha sempre il primato. Però è impossibile annunciare il bene senza anche contrastare il male. Senza questa componente, la testimonianza della positività diventa alibi al disimpegno”.

(S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, «A compromesso alcuno. Fede e politica dei principi non negoziabili», Siena, Cantagalli, 2014, pp. 37-38)