lunedì 20 giugno 2016

Diaconesse? Uno sguardo sulla Chiesa antica

Il sito del CNSP ha pubblicato recentemente una breve ed interessante riflessione di don Roberto Spataro, sdb, sul tema, ritornato prepotentemente d'attualità, delle diaconesse (nella Chiesa antica... e in quella attuale).


Lo proponiamo volentieri anche ai nostri lettori, perché è bene tener vivi l'interesse e l'attenzione non solo sui problemi posti dall'Amoris Laetitia, ma anche sugli altri temi che verranno certamente agitati nella guerra scatenatasi intorno alla liquefazione della fede cattolica.
e.r.


Recentemente il Santo Padre ha reso noto di voler istituire una commissione per lo studio del ministero delle diaconesse nella Chiesa antica. 

Ritengo che i membri di tale commissione utilizzeranno la copiosa letteratura teologica esistente sul tema. Già nel 1911, il Dictionnaire de théologie catholique, in uno dei poderosi volumi di cui è composto, che raccolgono una miniera di informazioni, trattava l’argomento, alla voce Diaconesses. L’autore del saggio, dopo una minuziosa disamina delle fonti, concludeva: “Come il ministero delle diaconesse non aveva nulla di sacerdotale, ugualmente la loro ordinazione non aveva nulla di sacramentale” (la traduzione dal francese è mia). Più recentemente, un illustre patrologo contemporaneo, affrontando il medesimo argomento, giungeva a conclusioni identiche: “Di fatto, neppure in Oriente, le diaconesse potevano aspirare a funzioni gerarchiche, rientrando piuttosto le loro competenze in servizi di tipo ausiliario, a supporto assistenziale e organizzativo della comunità”. Gli specialisti dell’Augustinianum, pubblicando la nuova edizione del Dizionario patristico e di antichità cristiane, non hanno omesso di inserire una voce riguardante proprio le “diaconesse”. Leggendo questo articolo, si apprende che “a partire dal IV secolo le testimonianze sulle diaconesse si fanno più numerose, ma esse non sono considerate facenti parte del clero, anche se vengono ordinate con l’imposizione delle mani”. 

Indubbiamente, il contesto in cui il Santo Padre ha manifestato la sua intenzione è associato all’improcrastinabile necessità di una valorizzazione del “genio femminile” all’interno della Chiesa. A tal scopo, gioverà non poco la meditazione di uno dei documenti più belli del Magistero di San Giovanni Paolo II, la Lettera Apostolica Mulieris dignitatem, come in genere, a mio parere, alla Chiesa intera gioverà ancor di più l’applicazione delle linee dottrinali e, pertanto, autenticamente pastorali del ricchissimo insegnamento di quel Pontefice e del Suo degnissimo successore, il Papa emerito Benedetto XVI. 

Sac. Roberto Spataro, sdb