venerdì 27 maggio 2016

Socci: S. Padre, Gesù e indissolubilità del matrimonio


  Bizzarra S. Marta..,.

Lo Straniero 20-5-16

La lettura del Vangelo di oggi era molto imbarazzante per colui che ha firmato l’ “Amoris laetitia”, perché è la pagina in cui Gesù proclama l’indissolubilità del matrimonio. Ecco infatti cosa dice:

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc 10, 1-12)
.
Come lo ha commentato papa Bergoglio? Era immaginabile che si arrampicasse sugli specchi, ma non pensavo che arrivasse a capovolgere totalmente questa pagina evangelica e le parole di Gesù.
Infatti i farisei, in quel passo evangelico, hanno esattamente la posizione oggi vagheggiata da Bergoglio: sostengono una (errata) “misericordia”, predicano una “comprensione” che arriva a legittimare moralmente il ripudio e un secondo matrimonio.
Al contrario Gesù rientra nella categoria, sempre randellata da Bergoglio, dei “rigoristi”, dei “senza misericordia”, dei “dottrinari”, anzi è l’iniziatore di questa categoria, perché è Lui stesso che cancella la “misericordiosa” concessione di Mosè per proclamare l’indissolubilità del matrimonio.
Le sue parole sono esigentissime: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Allora Bergoglio come commenta questa pagina? Ribaltando completamente le parti e il testo evangelico.
Lui (ormai è un’ossessione) identifica i farisei con coloro che – ai due Sinodi – si sono opposti alle sue innovazioni “misericordiose”. Infatti li definisce alla stessa maniera: un «piccolo gruppetto di teologi illuminati», convinti «di avere tutta la scienza e la saggezza del popolo di Dio», che ripetono continuamente “Non si può! Non si può!”.

Qui c’è la prima falsificazione perché – al contrario – i farisei ripetevano che “si può! si può!” dare l’atto di ripudio e risposarsi di nuovo. Era Gesù che diceva: “Non si può! Non si può!”

Ma Bergoglio cambia le carte in tavola. Certo, dice che – in effetti – Gesù proclama “la verità sul matrimonio” e “mai negozia sulla verità”, però distingue sempre tra la verità e la «debolezza umana».

E a questo punto arriva a far dire a Gesù l’esatto contrario di quanto si legge nel vangelo. Ecco le parole di Bergoglio:

“Gesù però è tanto misericordioso  è tanto grande che mai, mai, mai chiude la porta ai peccatori”. Lo si capisce quando domanda ai farisei: “Cosa vi ha comandato Mosè? Cosa vi ha ordinato Mosè?”. Quello rispondono che “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio”. Ed “è vero, è vero”. Allora Gesù risponde così: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”…

Ebbene “in questo riferimento a Mosè”, secondo Bergoglio, Gesù “lascia un po’ qualcosa per il perdono della gente che non è riuscita a portare avanti questo compromesso”. Del resto, anche “oggi, in questo mondo in cui viviamo, con questa cultura del provvisorio, questa realtà di peccato è tanto forte”.

Gesù, “ricordando Mosè, ci dice che c’è la durezza del cuore, c’è il peccato”. Ma “qualcosa si può fare: il perdono, la comprensione, l’accompagnamento, l’integrazione, il discernimento di questi casi”.
 ORA: IN QUELLA PAGINA DEL VANGELO GESU’ NON ASSECONDA AFFATTO LA “CONCESSIONE” MOSAICA E NON PARLA MAI DEL “DISCERNIMENTO DI QUESTI CASI” A PROPOSITO DELL’INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO.
 GESU’ E’ CATEGORICO, AFFERMA IL COMANDAMENTO DI DIO: NON SI PUO’ MAI DIVORZIARE E RISPOSARSI CON UN’ALTRA PERSONA.
 E’ INVECE BERGOGLIO CHE PARLA DI “DISCERNIMENTO DI QUESTI CASI”, E’ BERGOGLIO CHE SOSTIENE L’IDEA (CHE ERA LA STESSA DEI FARISEI ANTICHI) SECONDO CUI LA VERITA’ DEL MATRIMONIO E’ “ASTRATTA” E TROPPO ESIGENTE, PERCIO’ DEVE ESSERE POI, NEL CONCRETO, SOPPIANTATA DALLA VALUTAZIONE DELLA SITUAZIONE E DELLE ESIGENZE SOGGETTIVE DI CIASCUNO.

Questi sono i contenuti dell’Amoris laetitia! Con questo intervento Bergoglio chiarisce ancora meglio quello che ha fatto con questo documento: in sostanza par di capire che, in qualche modo, duemila anni dopo, Bergoglio torna a dar ragione ai farisei e torto a Gesù. Ripristinando la prassi mosaica.

SONO PROPRIO I FARISEI ANTICHI INFATTI A SOSTENERE – COME BERGOGLIO – CHE BISOGNA ESSERE “COMPRENSIVI” CON IL DIVORZIO E AMMETTERE IL SECONDO MATRIMONIO.
DUNQUE “LA CASISTICA” CHE BERGOGLIO IMPUTA AGLI ALTRI E’ TUTTA E SOLO SUA CHE INFATTI ORA HA INTRODOTTO ADDIRITTURA LA POSSIBILITA’ – CASO PER CASO – DI ACCEDERE ALLA COMUNIONE PER I DIVORZIATI RISPOSATI.
Invece Gesù, che è la Misericordia fatta carne, davvero Lui perdona sempre ogni peccatore pentito, ma invitandolo a non peccare più (a uscire dalla condizione di peccato). Lui perdona tutto, ma lo fa elevando il peccatore pentito all’altezza della Legge di Dio, non abbassando la Legge di Dio a suo uso e consumo. Lui non stravolge la verità per giustificare i peccati umani, ma divinizza il peccatore pentito lavando le sue colpe col proprio sangue. Lui insegna cosa è Bene e cosa è Male: non confonde mai il Bene con il Male.

Gesù, che è il vero amore e la vera comprensione, si preoccupa anzitutto della salvezza eterna delle anime (ha dato addirittura la vita per la nostra salvezza) e quindi richiama sempre alla verità e alla Legge di Dio, che è la sola via che porta in Paradiso.

Bergoglio – al contrario – non si occupa della salvezza eterna delle anime (provate a cercare questo tema nell’Amoris laetitia…). Lui si occupa del benessere terreno (con una sua anacronistica ideologia)…
Prima ha fatto un’enciclica sulla raccolta differenziata dell’immondizia e sulla salvaguardia delle biodiversità (sopravvivenza piccoli vermi e zanzare), ora una Esortazione apostolica che elogia l’erotismo (come se oggi ce ne fosse bisogno).
Dunque si trova in imbarazzo davanti a pagine del Vangelo come quella di oggi e, per questo, cerca di attribuire a Gesù la SUA personale idea. Finendo per ribaltare le parti fra Gesù e i farisei.

Bergoglio definisce, sprezzantemente, i farisei «teologi illuminati» che sarebbero chiusi nella trappola del «Si può? Non si può?» e quindi “incapaci sia di orizzonti grandi sia di amore per la debolezza umana”.



Ma è vero il contrario. Gesù non rimprovera affatto ai farisei di aver posto quella domanda e risponde assai volentieri spiegando cosa “si può” e cosa “non si può”. Gesù rimprovera loro proprio l’opposto di Bergoglio: Gesù cioè sostiene che essi sono “indulgenti” col peccato e hanno voluto cambiare la legge di Dio a proprio comodo.

Ecco dunque la surreale conclusione di Bergoglio: “Che Gesù ci insegni ad avere con il cuore una grande adesione alla verità e anche con il cuore una grande comprensione e accompagnamento a tutti i nostri fratelli che sono in difficoltà. E questo è un dono, questo lo insegna lo Spirito Santo, NON QUESTI DOTTORI ILLUMINATI, CHE PER INSEGNARCI HANNO BISOGNO DI RIDURRE LA PIENEZZA DI DIO A UNA EQUAZIONE CASISTICA”.
In realtà – come si è visto – è proprio Bergoglio che fa la “casistica” e la fa andando CONTRO le parole di Gesù e CONTRO ciò che lo Spirito Santo ha sempre insegnato alla Chiesa.
Quindi viene da concludere: “Medico cura te stesso”….. Da sottolineare che in questa pagina del Vangelo di Marco, Gesù – dopo – viene interrogato sull’argomento dai suoi apostoli e a loro ribadisce categoricamente qual è il comandamento di Dio sul matrimonio, perché NELLA SUA CHIESA sia chiaro per sempre!

Quindi è soprattutto ai successori degli apostoli che non è consentito disobbedire a queste parole del Signore, per tornare alle idee dei farisei.

E, a proposito di farisei, tornano in mente – COME MONITO PER BERGOGLIO – i versi che Dante – nella Divina Commedia – dedicò al papa del suo tempo, Bonifacio VIII, che destinò all’Inferno definendolo “Lo principe d’i novi Farisei” (Inf. XXVII, 85)…

Antonio Socci