giovedì 5 maggio 2016

Fra' Mario «ha servito il Signore con gioia, devozione, semplicità e amore degli altri»

Lunedì 2 maggio scorso tantissimi fedeli, convenuti anche da fuori città, si sono ritrovati a Tolentino nella Basilica Santuario di San Nicola per ricordare il decimo anniversario della salita al Cielo di Fra Mario Gentili da Colmurano O.S.A."la presenza stabile e veramente “simbolicadella Città e del suo Santuario" dove ha trascorso tutta la vita.
La scomparsa di quell'umile e devotissimo frate, che aveva ricevuto dal Signore anche il dono della "laetitia cordis",  ha addolorato anche coloro che lo avevano incontrato una sola volta percependo però istantaneamente la bellezza di un'anima santa, buona e semplice. 
Per tantissimi anni fra Mario ha avuto il compito di fare da "guida" ai pellegrini e ai turisti che si recavano nella Basilica di San Nicola. 
Ebbene le visite al Santuario guidate da fra Mario aveva sempre inizio con una duplice preghiera : dapprima davanti alla Cappella del Santissimo Sacramento e poi in Cripta di fronte l'urna del Santo.
Che preziosa catechesi per tutti!
Persino il The New York Times pubblicò una foto del sorridente frate dopo che un giornalista, in visita al Santuario, gli fece di nascosto una foto essendo rimasto colpito dalla devozione di quell' "anonimo" frate.   
La vocazione di fra Mario per la vita religiosa agostiniana è frutto dello zelo Sacerdotale di un santo Sacerdote: il Parroco di Colmurano Mons. Quirino Gesuelli ( 1880-1957- foto a sinistra) che nella sua piccola e povera parrocchia promosse soprattutto la pietà eucaristica attraverso l'adorazione eucaristica giornaliera e notturna; due congressi eucaristici inter-parrocchiali; processioni; catechesi per grandi e piccoli e ritiri spirituali mensili per i numerosi gruppi parrocchiali.
La "risposta" di Dio non s'è fatta attendere: Colmurano ha infatti donato sorprendentemente una piccola schiera di anime Consacrate a Dio splendenti di virtù . 
La figura del fervido e poverissimo Mons.Gesuelli andrebbe   imitata nei nostri aridi giorni afflitti da un evidente "stato di necessità spirituale" e da mancanza di vocazioni. 
Proponiamo due capitoli dalla "Vita di fra Mario" scritta da  Padre Marziano Rondina O.S.A., per tanti anni infaticabile Priore della Comunità tolentinate.  
In tante espressioni della vita orante di questo umile frate ritroviamo l'essenza preziosa della nostra spiritualità e al nostro impegno a servizio del patrimonio più prezioso della Chiesa: la Santa Liturgia.  AC
 Fra Mario 
La via della semplicità e della gioia
di Padre Marziano Rondina

La sua preghiera 
Fra Mario è stato definito da tutti un uomo di preghiera. Pregava spesso, sapeva pregare con semplicità e intensità. 
Molte volte pregava da solo ma gli piaceva anche pregare con la comunità conventuale e con i fedeli.
Raccomandava a tutti la preghiera come mezzo efficace per ottenere e per donare. 
Pregava molto per quanti glielo chiedevano confidando ciecamente nella sua bontà. 
Aveva spesso la corona in mano, a volte si raggomitolava e rimaneva lungo tempo in silenzio e meditazione. 
I suoi spazi nei quali pregare erano tutti i luoghi nei quali trascorreva la giornata: anzitutto la chiesa e principalmente la cappella del Santissimo Sacramento, il Cappellone dove i dipinti hanno fissato un’atmosfera densa e illuminata di cristiana spiritualità, nell’oratorio di San Nicola dove immancabilmente chiudeva la sua giornata anche quando rientrava tardi dal suo apostolato di catechesi e di preghiera. 
Naturalmente un luogo privilegiato per pregare era la cripta del Santo, dove la preghiera è visibilmente ispirata da san Nicola, col quale poteva colloquiare raccontandogli tutte le vicende umane per le quali veniva richiesta la sua preghiera e l’intercessione del Santo. 
Sapeva pregare, normalmente in ginocchio, spesso a mani giunte e in un suo caratteristico gesto con la testa fra le mani come ci sembra di rivederlo ancora.

Le arrabbiature di fra Mario  
I santi si arrabbiano? 
Certo, c’è anche un modo santo di arrabbiarsi. 
Un tipo come lui, così calmo e controllato, non aveva mai moti di istintività, non aggrediva, non insultava e non mancava mai di rispetto a nessuno. 
Eppure qualche volta si arrabbiava; va subito detto che le sue non erano le arrabbiature di chi perde il controllo prendendosela indebitamente o sproporzionatamente con qualcuno, mosso dall’ira o dal disprezzo. 
Il suo, piuttosto, era sdegno che nasceva dallo zelo per le cose di Dio e per i valori irrinunciabili. 
Si creava questa situazione quando la gente dimenticava che la chiesa è abitata da Qualcuno che andava innanzitutto rispettato e adorato, quando vedeva alcuni commuoversi davanti ad una statua (lui diceva “un pezzo di coccio”) e poi ignorare la presenza del Signore nell’Eucarestia. 
Si arrabbiava quando la gente faceva della chiesa una piazza, quando, in certe circostanze, come nei matrimoni, la folla, distratta e irriverente, faceva della chiesa un salotto mondano dimenticando il sacramento che vi si celebrava. 
Si arrabbiava anche quando vedeva un ostentato fanatismo religioso che anteponeva la forma alla sostanza o, peggio, i santi a Dio. 
Nel suo volto, turbato e rattristato, si leggeva lo zelo per la casa di Dio e per le verità e i valori fondamentali della fede cristiana. 

AVVISO : Se fra i numerosi Lettori del blog ci fossero dei Fedeli che, avendo conosciuto personalmente fra Mario, ne  volessero testimoniare le virtù cristiane di cui era ricolmo, sono pregati di prendere contatto con la Comunità Agostiniana di Tolentino.

Fonte : Santi, Beati e Testimoni
da:  Fra Mario da Tolentino

Immagine 3 : Fra Mario nel punto più alto dell'Altare Maggiore mentre accende le candele più grandi ( per le solennità ): foto assai significativa per i ragazzi dei nostri gruppi liturgici "Summorum Pontificum" che sono soliti preparare, addobbare e curare l'Altare prima della celebrazione della Santa Messa.