mercoledì 20 aprile 2016

Stella Maris, succurre cadenti, surgere qui curat, populo

Riprendiamo dal blog Campari & de Maistre questo pezzo di Enrico Roccagiachini, che tante altre volte è intervenuto su Messa in Latino.




C’è una periferia della Chiesa alla quale, in questi giorni, ben pochi fanno caso. È la periferia dei tanti fedeli che hanno accolto con sconcerto, dolore, talora con spavento, l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia; e che avvertono il lacerante disagio spirituale, intimo e profondo, che deriva dall’essere così pesantemente turbati dalle parole stesse del Papa. 

A questi fedeli quasi nessuno dà conforto. Estranei al generale tripudio per le magnifiche sorti e progressive che l’Esortazione aprirebbe alla Chiesa, insensibili all’ormai decretata «archiviazione di una certa pastorale dei “divieti e degli obblighi”, mutuata più da una lettura pedissequa del codice di diritto canonico che non dal Vangelo» (Avvenire), essi resteranno abbandonati al loro incomprensibile attaccamento alla fede trasmessa e ricevuta, al rifiuto di pensare che nella Chiesa possa trovare posto una qualsiasi forma di rivoluzione, come quella che, appunto, si dice realizzata dall’Amoris laetitia, il «più importante documento nella storia della Chiesa dell’ultimo millennio» (Card. W. Kasper). Vittime del pregiudizio ideologico che li considera una specie in via di inesorabile estinzione, essi sembrano destinati a prendere il posto che la vulgata, tanto falsa quanto diffusa, vorrebbe sinora occupato dagli “esclusi” divorziati risposati. 


Vittime del pregiudizio ideologico: cioè di una visione delle cose che non corrisponde alla realtà. E la realtà ci dice che questi fedeli, al momento sconcertati, impauriti, scoraggiati e – che il Cielo li perdoni – quasi disperati, sono invece tutt’altro che in declino, ma esprimono una forza viva e robusta: sono in gran parte giovani, cresciuti spiritualmente nel pontificato di Benedetto XVI (che li ha resi particolarmente consapevoli del contenuto della fede, e della bellezza della sua comprensione razionale: dell’importanza vitale della dottrina), sono attivi, dinamici, vogliosi di fare; non si sottraggono alla battaglia delle idee, soprattutto all’interno della Chiesa. E poi, pur ben consci di essere peccatori, sono però serenamente fieri e grati di essere cattolici: sanno che è un dono prezioso, e non si capacitano di vederlo tanto spesso svilito anche dai fratelli nella fede e, qualche volta, dagli stessi pastori. 

Questi fedeli si pongono oggi di fronte all’Amoris laetitia e si domandano: e adesso? 

La risposta più immediata, ovviamente, è: preghiamo, preghiamo intensamente. Preghiamo soprattutto Maria Santissima, l’Alma Redemptoris Mater, la Stella Maris che soccorre il popolo che sta cadendo, ma che anela a risorgere. 

Ma l’interrogativo nasconde anche un’invocazione ai buoni pastori: perché non si dimentichino di una così vasta periferia, non la abbandonino e non le facciano mancare la loro voce, ma confortino, istruiscano e pascano questo gregge un po’ tramortito, che forse si vorrebbe anche disperso e silenzioso. 

Non si tratta, dunque, di un’invocazione meramente emotiva, di un puro grido di dolore: se così fosse, sarebbe ispirata solo dallo sconcerto o dallo spavento. Al contrario, ciò che veramente la anima è l’amore per la Chiesa: si tratta, perciò, di una consapevole e positiva richiesta di aiuto, un aiuto saggio e davvero misericordioso, ispirato alla verità e alla carità. 

E così, questo popolo periferico chiede ai buoni pastori di non tacere, di non indulgere all’eccessiva diplomazia, di dire con chiarezza ciò che va detto con chiarezza: non per scatenare la guerra civile nella Chiesa, pur essendo pronti a rimanere saldi se altri la scateneranno contro di loro, ma per parlare con parresia, per testimoniare la verità senza tentennamenti. E il Papa? Chi è abbandonato in periferia bada all’essenziale, non ha tempo né energie spirituali da sprecare in acide recriminazioni, e preferisce pregare e invitare a pregare intensamente, vorremmo dire forsennatamente, per Lui, facendo proprie le intenzioni della preghiera pubblica della Chiesa: ut Domnum Apostolicum et omnes ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris, Te rogamus, audi nos! 

Perchè il popolo periferico chiede di essere illuminato e guidato: chiede che vengano sciolte le ambiguità, che vengano ripetute con semplicità – la semplicità che piace al popolo – le verità che la Chiesa propone a credere e in cui crede. Chiede che ciò che non va nell’Esortazione venga spiegato con serena fermezza, fino all’esplicita confutazione, dove è necessario. Chiede che la parola della Chiesa torni ad essere: si, si, no, no. È stato scritto in questi giorni che, per superare la confusione corrente, occorre fare appello al magistero morale infallibile, «e, dunque, al magistero in generale nella pienezza del suo esercizio salutare per le anime» (Abbé C. Barthe). A questo magistero indefettibile e incorruttibile non fanno appello qualche teologo sconcertato, o qualche passatista sterilmente aggrappato a vecchie abitudini, ma una larga schiera di fedeli: carità e verità impongono di non lasciarli senza risposta.

Enrico Roccagiachini