domenica 3 aprile 2016

Misericordia: ecco quello che dobbiamo fare

In questa domenica in cui la Chiesa festeggia la Divina Misericordia, torna utile rammentare una visione cattolica di questo termine tanto strapazzato in questo anno giubilare ed in questo pontificato. Lo facciamo riproponendo il testo di un'omelia in merito.

EP



I sacerdoti sono tenuti anche a predicare l’amore con il proprio esempio e le proprie parole perché, se la luce brilla, essa inoltre riscalda. Bisogna che i sacerdoti siano pieni della carità di Nostro Signore Gesù Cristo. La Croce è l’atto di carità più bello, più grande, più sublime che sia mai esistito sulla terra. Nessun atto di carità è stato nemmeno paragonabile a quello che Gesù ha compiuto sulla Croce. Egli allora ha prodotto un atto infinito di carità. Con la sua immolazione ha amato Dio, ha glorificato il Padre, la Santissima Trinità. Avrebbe forse potuto compiere un atto d’amore del prossimo più grande che versare tutto il proprio Sangue sulla Croce per riscattarci? No, non è possibile.
Allora noi, predicatori della Croce, non possiamo non predicare la carità, non essere caritatevoli. “Dio è carità” (1 Gv 4,8), dice san Giovanni. Dunque, dobbiamo predicare la carità. La carità, dobbiamo manifestarla prima a quelli che, come noi, hanno ricevuto la grazia del battesimo. Come dice san Paolo, noi dobbiamo prima praticare la carità verso i nostri fratelli nella fede (Gal 6,10), verso chi, come noi, ha in sé la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo, ma dobbiamo anche manifestarla verso i peccatori, quelli che sono nell’errore, nell’eresia, nello scisma, che abbandonano Gesù Cristo. E come si chiama l’amore che dobbiamo nutrire verso i peccatori, le persone che vivono nell’errore? Misericordia. La Croce è un’opera manifestamente gloriosa di misericordia perché, se  Nostro Signore non si fosse tanto chinato sulla nostra miseria e, vedendoci peccatori, ci avesse rigettato perché odiava il peccato, noi saremmo stati tutti condannati. Nessuno, tra di noi avrebbe potuto essere salvato, eccetto la santissima Vergine Maria. Di conseguenza, noi non abbiamo il diritto di non essere misericordiosi, di non chinarci sulle miserie di questo mondo. Dobbiamo incontrare i peccatori, non per lasciarci attirare dai loro peccati, né per confermarli nei loro peccati, né per essere deboli davanti all’errore e al disordine del peccato, ma per guarirli, per attirarli alla salute spirituale, come il medico si china sul malato per fargli ritrovare la salute: ecco quello che dobbiamo fare.


Mons. Marcel Lefebvre, omelia ad Econe il 2 febbraio 1978