lunedì 25 aprile 2016

Intervista al mai dimenticato Gustave Thibon

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 Una vecchia intervista del 2001 al filosofo Gustave Thibon tratto dal blog italiano a lui dedicato (vedi QUI)


1-4-2016 Gustave Thibon
Lei ha scritto un giorno: “Il vero tradizionalista non è conservatore”. Può spiegare questo pensiero? Vuol dire che un tradizionalista è rivoluzionario?
Il vero tradizionalista non è conservatore in questo senso: che sa distinguere, all’interno della tradizione, gli elementi caduchi dagli elementi essenziali, facendo incessantemente attenzione a non sacrificare lo spirito alla lettera, adattandosi alla propria epoca non per sottomettervisi servilmente ma per adottarne i benefici combattendo contro le sue deviazioni e i suoi abusi. Tale fu l’opera della monarchia francese nel corso dei secoli. Tutto si riassume in questa formula di Simone Weil: “La vera rivoluzione consiste nel ritorno a un ordine eterno momentaneamente perturbato”.
Non pensa che la tradizione escluda la libertà creatrice?
La risposta è uguale alla precedente. La tradizione favorisce la libertà creatrice e non si oppone che alla libertà distruttrice. Tradizionalismo non significa fissismo ma orientamento del cambiamento. Così un corpo vivente rinnova continuamente le proprie cellule, ma resta identico a se stesso attraverso queste mutazioni. Il cancro, al contrario, si caratterizza per la liberazione anarchica delle cellule.

Per lei la democrazia, il socialismo e il liberalismo sono sistemi anti-tradizionali?
Occorrerebbe precisare il senso che diamo a queste parole. La democrazia si oppone alla tradizione nella misura in cui essa poggia unicamente sulla legge astratta del numero e delle fluttuazioni dell’opinione. Allo stesso modo, la tradizione si oppone al socialismo in quanto dominio del potere centrale sulla libertà degli individui, e anche al liberismo “selvaggio” nella misura in cui è insofferente ad ogni correttivo della legge della domanda e dell’offerta.
È possibile oggi affermare il primato dello spirito sul mondo materialista?
Bisognerebbe prima di tutto intendersi sul senso che diamo alle parole spirito e materia. Ad ogni modo, anche presso i materialisti c’è un primato dello spirito sulla materia, in questo senso: che è lo spirito “luce” a modificare la materia trasformandola in funzione della propria potenza e dei propri desideri. Ma se per materialismo intendiamo quel costume dello spirito che privilegia le conquiste e i godimenti materiali a svantaggio delle cose propriamente spirituali (arte, filosofia, religione, ecc.), allora è ben certo che la nostra epoca è imprigionata da un materialismo distruttore.
Che significa per la nozione di “cultura popolare”? Non c’è opposizione tra questi due termini?
Non vi è alcuna opposizione tra questi due termini. La vera cultura non è appannaggio degli “intellettuali”. In ogni civiltà degna di questo nome, essa impregna tutti gli strati della popolazione tramite le tradizioni, le arti, i costumi, la religione. Ed è un segno grave di decadenza che vi sia disgiunzione tra l’istruzione letteraria e la cultura popolare.
Ma la nozione di ordine non si oppone a una grande idea dell’uomo?
Anche in questo caso, tutto dipende da quel che chiamiamo ordine. C’è l’ordine sociale, l’ordine morale, l’ordine divino, ecc. E nella pratica accade spesso che questi ordini entrino in conflitto. Un esempio: Antigone rappresenta il disordine in rapporto a Creonte, che ignora le leggi degli dèi; Cristo davanti ai Farisei attacca la lettera della legge. La prima di tutte le idee dell’uomo, senza nulla tralasciare delle forme inferiori di ordine, si collega prima di tutto all’ordine supremo o, come dice l’Apostolo, “bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”.
(Intervista di Xavier Cheneseau, Nouvelles de Synergies Européennes n°51, maggio-giugno-agosto  2001)