domenica 17 aprile 2016

Il S. Padre non si ricorda delle note che lui stesso ha scritto nell'Esortazione Amoris laetitia?

Leggiamo ora che il S. Padre nelle risposte ai giornalisti durante il volo di ritorno da Lesbo ha risposto a varie domande sulla Amoris laetitia e su altro (vedi QUI).
Magister (vedi QUI) ce ne ha dato un florilegio. I sottolineati sono nostri.
Suggeriremmo che ai fedeli venisse dato dal S. Padre un discorso un po' più chiaro e lineare. "Il vostro parlare sia sì sì no no". Forse qualcuno se lo dovrebbe ricordare ancora.
Tra l'altro girano insistenti voci in Curia Romana (VERIFICATE da MIL)  che il S. Padre avrebbe dato la stessa risposta su quella e su altre note dello stesso argomento: che lui non si ricordava più di quelle note.
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PS: Luca 22, 31 Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; 32 ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli».
Mt 16, 17 [...]  «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere. 19 Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli».
Mt 5, 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.


SULLA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI
D. – (Francis Rocca, Wall Street Journal) Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così. Altri sostengono invece che molto sia cambiato e che vi sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, per un cattolico che vuole sapere: Ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’esortazione, o no?
R. – Io potrei dire “si”, e punto. Ma sarebbe una risposta troppo piccola. Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. Lui è membro della congregazione per la dottrina della fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta.
SULLA NOTA 351 DELLA "AMORIS LÆTITIA"
D. – (Jean-Marie Guénois, Le Figaro) Non si è capito perché lei ha scritto quella famosa nota nella "Amoris laetitia" sui problemi dei divorziati e risposati: la nota 351. Perché una cosa così importante in una piccola nota? Lei ha previsto delle opposizioni o ha voluto dire che questo punto non è così importante?
R. – Senta, uno degli ultimi papi, parlando sul Concilio, ha detto che c’erano due Concili: quello Vaticano II, che si faceva nella basilica San Pietro, e l’altro il “Concilio dei media”. Quando io convocai il primo sinodo, la grande preoccupazione della maggioranza dei media era: Potranno fare la comunione i divorziati risposati? E siccome io non sono santo, questo mi ha dato un po’ di fastidio, e anche un po’ di tristezza. Perché io penso: Ma quel mezzo che dice questo, questo, questo, non si accorge che quello non è il problema importante? Non si accorge che la famiglia, in tutto il mondo, è in crisi? E la famiglia è la base della società! Non si accorge che i giovani non vogliono sposarsi? Non si accorge che il calo di natalità in Europa fa piangere? Non si accorge che la mancanza di lavoro e le possibilità di lavoro fanno sì che il papà e la mamma prendano due lavori e i bambini crescano da soli e non imparino a crescere in dialogo con il papà e la mamma? Questi sono i grandi problemi! Io non ricordo quella nota, ma sicuramente se una cosa del genere è in nota è perché è stata detta nell’"Evangelii gaudium." Sicuro! Dev’essere una citazione dell’"Evangelii gaudium". Non ricordo il numero, ma è sicuro.
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Per la cronaca, la discussa nota 351 che papa Francesco dice di non ricordare va in coda al passaggio della "Amoris lætitia" nel quale si legge:
"A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa".
La nota dice:
"[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, 'ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore' (Esort. ap. 'Evangelii gaudium' [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia 'non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli' (ibid., 47: 1039)".
Mentre questo è il passaggio chiave della presentazione – che il papa ha raccomandato di rileggere – che il cardinale Christoph Schönborn ha fatto l'8 aprile delle novità della "Amoris lætitia", novità che "non esistevano prima" e che dopo la conferma ad alta quota non possono più essere considerate ipotetiche ma reali:
"Cosa dice il papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni 'irregolari'? Già papa Benedetto aveva detto che non esistono delle 'semplici ricette' (AL 298, nota 333). E papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della 'Familiaris consortio' (84) di san Giovanni Paolo II (AL 298). 'Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio' (AL 305). E papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’'Evangelii gaudium' 44: 'Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà' (AL 304).
"Nel senso di questa 'via caritatis' (AL 306) il papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti 'in certi casi'. Ma allo scopo egli non ci offre una casistica, delle ricette, bensì ci ricorda semplicemente due delle sue frasi famose: 'Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore' (EG 44) e l’eucarestia 'non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli' (EG 44).
"Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il 'discernimento delle situazioni' non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: 'Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione' (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: 'Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo' (AL 311)".