martedì 1 marzo 2016

Altri buoni vescovi cattolici sul family Day...


Abbiamo trovato  sul Corriere della Sera e su La Fede Quotidiana dello scorso gennaio alcune buone dichiarazioni sulle famigerata Cirinnà e sul Family Day del Vescovo di Brescia mons. Luciano Monari. Dopo le belle dichiarazioni di mons. Negri e mons. D'Ercole e la partecipazione al Family Day di Mons. Bregantini, speriamo che qualche altra Eccellenza prenda coraggio e si ribelli alla pax galantiniana....
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Corriere della Sera – Brescia - 22 gennaio 2016
Unioni Civili, il vescovo Monari: «Il Family Day ha un grande significato»
di Massimo Tedeschi


Nel giorno in cui papa Francesco ha invitato a «non confondere la famiglia voluta da Dio e le altre unioni», anche il vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari si è espresso contro «l’equiparazione delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali» e a favore del Family day.  Mons. Monari si è pronunciato rispondendo alle domande dei giornalisti durante il tradizionale incontro organizzato per San Francesco di Sales, patrono degli operatori dell’informazione.



Sul ddl Cirinnà: «Equipara le coppie omosessuali a quelle etero». «Sono contento – ha detto mons. Monari - che il Family day venga fatto, e che sia fatto dai laici, con la loro responsabilità. Se si fa un Gay pride si potrà ben fare anche un Family day: ha un significato bello, per il valore che la famiglia ha». In merito al Disegno di legge Cirinnà, in discussione al Senato, Monari ha precisato: «C’è di fatto un tentativo di equiparazione delle coppie omosessuali alle coppie eterosessuali. Ma poiché una vita nasce da una coppia composta da un maschio e una femmina, questi due tipi di relazione non hanno lo stesso valore, la stessa funzione. Il futuro della società dipende pari pari dalla famiglia ed è interesse della società custodire questo tipo di relazione, che ha una funzione che gli altri tipi di rapporto non hanno. La società dovrebbe riconoscere il suo debito verso la famiglia eterosessuale: questa interessa per il futuro della società prima ancora che per gli aspetti etici, tanto più oggi di fronte al problema demografico della nostra società». Sulle adozioni gay: «Dobbiamo sapere se è la strada giusta». Il vescovo s’è detto contrario anche alla possibilità di adozione da parte delle coppie gay: «Noi abbiamo una tradizione millenaria che inserisce il figlio nella società attraverso un papà e una mamma. Credo sia giusto usare il criterio di tutela: finché non siamo sicuri che l’adozione da parte di coppie omosessuali non genera nuovi problemi psicologici, non sappiamo se è la strada per dare un futuro sereno ai bambini, va usato il principio di cautela. Al centro di tutto va posto l’interesse del figlio».



22 gennaio 2016 La Fede Quotidiana


Il vescovo di Brescia: “Con le unioni civili una società meno coesa e sicura”





Fortissima presa di posizione, contro le unioni civili di monsignor Luciano Monari, Vescovo di Brescia. In un editoriale per la rivista diocesana La Voce del Popolo. Il Vescovo spiega che nel matrimonio cristiano, tra uno e donna, si è «davanti a una esperienza di reciprocità. Ciò
significa che accanto all’esistenza delle due singole persone (l’io e il tu) prende corpo una formazione nuova (il noi) nella quale l’esistenza delle due persone si intreccia e viene a costituire una forma nuova che non è solo l’accostamento di due vite (a, b) o la loro somma (a+b) ma qualcosa di inedito (ab). Il figlio, quando nasce, ne è l’espressione più chiara perché il suo patrimonio genetico, pur provenendo dal padre e dalla madre, è del tutto originale».



Mentre, quindi nel matrimonio eterosessuale esistono diritti e doveri, «quando si chiede il riconoscimento civile dell’unione di fatto, – spiega il Vescovo – ciò che è in gioco sono essenzialmente dei diritti. La coppia di fatto chiede allo stato di riconoscerle un certo numero di vantaggi che fino ad oggi erano riservati alla famiglia: reversibilità della pensione, diritto all’eredità, diritto ad adottare dei bambini… A questi diritti non corrispondono dei doveri codificati; ciascun componente della coppia può lasciare il partner solo che lo desideri senza dover giustificare la sua scelta perché non ha assunto dei doveri nei confronti della collettività. La convivenza rimane solamente un “fatto”, non diventa un valore sociale. Questa modalità di rapporto è notevolmente più moderna del matrimonio e risponde meglio al modello attuale di produzione. Proprio perché i vincoli di coppia sono meno rigidi che in una famiglia, la disponibilità alle esigenze del lavoro è più grande. Un passo avanti, quindi? Temo di no. La società civile è chiamata a garantire ai suoi componenti il maggior numero di opportunità concrete di realizzazione di sé. Ma la società nasce solo quando i singoli rinunciano ad alcuni spazi di realizzazione personale e permettono, in questo modo, la creazione di uno spazio comune di vita nel quale ‘si gioca’ con regole comuni. Solo così nascono un’economia avanzata, il commercio, la scuola».



Quindi, conclude il Vescovo, «il riconoscimento legale delle unioni civili va in direzione opposta rispetto alla creazione di una società più coesa e sicura. Probabilmente produrremo di più ma saremo più insicuri, più soli, meno capaci di sacrificarci per il bene di tutti. Abbiamo creato una società frammentata, fatta di una molteplicità di “io” separati; poi la frammentazione è diventata così profonda che si può parlare di una società liquida; se continuiamo nella stessa direzione la prossima tappa sarà una società gassosa; o no?».



Matteo Orlando