lunedì 18 gennaio 2016

Unum necessarium

11 commenti:

  1. Sottoscrivibile a pieno. Ma purtroppo troppe teste devono ancora arrivare a capirlo, se mai potranno arrivarci.

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  2. Ieri leggevamo il Vangelo delle Nozze di Cana. Mi sono ricordato di la iscrizione nella Chiesa di Cana di Galilea in Terra Santa : MARIA MATER AC MEDIATRIX NOSTRA POTENTISSIMA. Nell buio che copre in questi momenti tutta la Chiesa militante abbiamo fiducia. La Fede ci da Forza. La Bellezza di Maria Immacolata ci salvera'.

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    1. Bel pensiero! Speriamo che Cantalamessa ci dia il permesso

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  3. Sempre e solo contro la Messa N.O.; ma lo avete letto il SP, dichiara chiaramente che la forma ordinaria del rito romano è il Messale di Paolo VI e che tale celebrazione è valida e cattolica e chi non riconosce tale verità è fuori della Chiesa e voi lo siete. Le sensibilità sono molte probabilmente voi ponete l'accento solo sul sacrificio ma da sempre e in tutta la cristianità indivisa d'oriente e d'occidente, il divino sacrificio è chiamato anche divino banchetto, divina liturgia e non si esaurisce certamente in un rito di sacrificio propiziatorio quasi magico. La messa è l'incontro tra Padre Figlio e Spirito. Il Figlio si offre al Padre come offerta perchè scenda sulla sua Chiesa lo Spirito. Direi che l'icona ortodossa (di quegli eretici antipapisti brutti e cattivi) di Rublev ne esprime in pieno il senso. Cercate di uscire un attimo dai preconcetti nella Chiesa non c'è solo Trento. Il concilio di Trento ha affrontato un emergenza che era ed è l'eresia protestante che negava la presenza reale di Cristo nell'eucaristia ma a lungo andare si è dimenticato tutto il modo di celebrare in oriente e occidente prima del 1500. Con il Concilio Vaticano II si è tornati a comprendere in modo più corretto anche il Divino Sacrificio senza negare nulla di Trento.

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    1. Ma tu sei cattolico????

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    2. Intanto nessuno (o meglio, solo alcuni, con i quali non sono affatto d'accordo) dice che il NO non sia valido. Però negare che il NO abbia portato a un'infinità di abusi e a un abbassamento spaventoso del livello liturgico è negare l'evidenza al modo degli struzzi.

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    3. D'accordo con questo tuo commento articolato. Tra l'altro sul sito http://spazioinwind.libero.it/sanmassimo_decaita/testi/confronti/99%20differenze.html
      degli ortodossi spiegano le differenza, ed usano gli stessi argomenti: loro hanno conservato la vera ed antica liturgia, mentre il VO e il NO hanno dei vulnera. Che l'eucarestia si limiti alla reiterazione incruenta del sacrificio sulla croce è tutto da dimostrare. Intanto l'uso del pane e del vino rinvia alla pratica del sacrificio vegetale, unico sacrificio in cui la comunione era totale, cioè comunicavano i preti, i sacrificanti e il Signore attraverso il fuoco. Gesù, indicando il pane come suo vero corpo e presente nelle specie, indicava il suo sacrificio come un sacrificio di comunione totale. Ecco l'importanza del mangiare e del bere. Gli ortodossi poi fanno notare che bisognerebbe usare un solo pane e lievitato, per unire questo sacrificio alla Pasqua di ressurrezione. La cena del Signore, rinvia quindi alla Pasqua di liberazione, alla Passione e ai sacrifici di comunione e di espiazione del Tempio. Attraverso l'idea di banchetto poi e di rendimento di grazie (eucharestia) si rinvia alla beatitudine escatologica, al pasto del Regno. Quindi non è tanto la transustanziazione delle specie eucaristiche il culmine, ma l'insieme del rito che ci fa partecipare alla cena del Signore, alla sua passione e morte e alla sua resurrezione e a un banchetto di comunione e di rendimento di grazie, anticipazione del banchetto escatologico, al quale partecepiamo mangiando lo stesso pane e bevendo allo stesso calice.

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    4. Matteo ti ringrazio per il tuo commento e per la spiegazione molto più esaustiva della mia e molto più precisa.
      Vorrei aggiungere che lo spostamento dell'altare versum popolum, è un problema in quanto in tutte le Chiese dell'oriente Cristiano l'altare è sempre Versum Deum e questo ci allontana da questi fratelli orientali (avvicinandosi sempre di più ai protestanti) che in termini liturgici come tu facevi notare sono molto più fedeli all'insegnamento dei Padri.
      Buona cosa sarebbe mettere la croce al centro dello stesso anche se rivolto verso il popolo per sottolineare che entrambi ci volgiamo a Cristo nostro Sole che sorge.
      Ritengo che il VO possa migliorare in termini positivi anche il NO, il Messale di Paolo VI non è immutabile ci potranno essere delle migliorie anche e sopratutto nei seminari dove si dovrebbe dare maggiore attenzione alla formazione liturgica dei candidati senza ovviamente limitare i carismi di nessuno.
      Credo che il NO abbia grandi pregi, purtroppo è stata la sua applicazione senza regole a fine anni '60 il vero problema.
      Davide83

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Bellissimo articolo che sottoscrivo in pieno. Nulla da aggiungere.

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  6. Te igitur clementissime Pater... è preghiera eucaristica inclusa nel Messale di Paolo VI e pur partecipando a celebrazioni nel NO (chi ha inventato queste sigle antiliturgiche?) mi inginocchio davanti a ciò che incruentemente si rinnova. Studio fontes liturgici da una vita e ripenso a come si è formato il Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Concilii Tridentini restitutum e ne traggo la conclusione che le considerazioni dell'autore del post siano fuori luogo e abbiano valenza solo emotiva, che comprendo, avendo anch'io partecipato a celebrazioni eucaristiche prima del Concilio Vaticano II. Sostengo alunni della Fraternità Sacerdotale di S. Pietro ma non permetterei mai una tale reazione: abbiamo dei santi anche con il Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum. Ognuno percorra la sua strada verso la santità nella carità vicendevole.

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