lunedì 4 gennaio 2016

Il Papa – di Joseph de Maistre

Scriptorium
Recensioni  –  rubrica quindicinale di Cristina Siccardi
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Il Papa di Joseph de Maistre. L’autore, con quest’opera, divenuta un classico del pensiero contrario alla Rivoluzione, mise in luce l’importanza del potere papale per ristabilire la civiltà cristiana sulle sue autentiche basi «oggi che un genio malefico le ha infrante o spostate».


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Questa settimana desideriamo rammentare un libro che è entrato di diritto nella storiografia bibliografica, Il Papa di Joseph de Maistre. L’opera Du Pape venne pubblicata nel 1819 e fu scritta in un tempo di gravi circostanze in cui si trovavano la Chiesa e gli Stati europei, in un momento in cui si sentiva l’urgente necessità di conoscere le cause reali del generale sommovimento della Rivoluzione Francese e del dominio napoleonico; alcune menti cattoliche sentivano l’impellente bisogno di ritornare ai principi dell’ordine. Scriveva nella prefazione de Maistre: «Da quando l’empietà, sotto il nome di filosofia, ha dichiarato guerra allo scettro e alla tiara, gli uomini più autorevoli per profondità di pensiero e vastità di sapere hanno rivaleggiato nel tentativo di combattere le dottrine perverse e salvare i popoli richiamandoli alla religione come al fondamentale legame di ogni società. Essi perseguono ancora questo nobile scopo con altrettanto coraggio e capacità». De Maistre auspicava l’influenza esercitata dal Sommo Pontefice sulla formazione e il mantenimento dell’ordine sociale. L’autore, con quest’opera, divenuta un classico del pensiero contrario alla Rivoluzione, mise in luce l’importanza del potere papale per ristabilire la civiltà cristiana sulle sue autentiche basi «oggi che un genio malefico le ha infrante o spostate».
«Che cosa si è avverato del sogno di Joseph De Maistre?» si chiedeva Carlo Bo, ventun anni fa (Introduzione a J. De Maistre, Il Papa, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1995, p. XIX), e così rispondeva: «La storia lo ha smentito su quasi tutti i punti della sua generosa
confessione d’amore, eccezion fatta per il dogma dell’infallibilità […] Dell’idea madre per cui il Papato avrebbe dovuto raccogliere sotto le sue ali protettrici tutte le ansie e le ambizioni spirituali dei popoli d’Europa si direbbe che la storia si sia preoccupata di smentirla o per lo meno di disattenderla. La vittoria è andata al mondo, peraltro la Chiesa cattolica – specialmente in questi ultimi decenni [con il Concilio Vaticano II ndr] – ha mostrato di saper reagire alla spogliazione delle sue prerogative terrene nel senso più giusto, accentuando il carattere spirituale e religioso della sua natura. L’accento è stato messo con amore sulla vita dell’anima e così si è dimenticato di persistere nella linea che De Maistre aveva sostenuto e avallato con tutte le sue energie». In realtà anche le attenzioni all’anima sono state abbondantemente scalzate… e quelle considerazioni di De Maistre appaiono attualmente non più così anacronistiche come le intese Carlo Bo e molti altri con lui, in particolare progressisti e cattolici modernisti.
L’appello che De Maistre fece ai Protestanti è stato inascoltato non soltanto dai Protestanti stessi, che, comunque, in Europa sono rimasti un numero esiguo (i più sono diventati agnostici o atei), ma esso non fu percepito dal mondo cattolico con sufficiente attenzione ed il Cattolicesimo, nella nostra età, declina sempre più verso la protestantizzazione ed il sincretismo religioso; basti fare, come ultimo esempio, riferimento a ciò che Padre Raniero Cantalamessa ha osato affermare, nella sua terza predica di Avvento, nei confronti della devozione a Maria Santissima http://www.cercoiltuovolto.it/vaticano/p-raniero-cantalamessa-terza-predica-avvento-18-12-2015/ ed è comunque interessante evincere che la volontà di perseguire l’ecumenismo conciliare porti, inevitabilmente, all’annacquamento, all’avvilimento, fino alla corrosione dei dogmi e della dottrina della Chiesa. Scriveva De Maistre:
«[…] in questo momento solenne, quando tutto annunzia l’avvento di una memorabile rivoluzione in Europa, di cui quella che abbiamo visto non fu che il terribile e inevitabile preludio, è anzitutto ai protestanti che devono rivolgersi le nostre fraterne rimostranze e le nostre fervide suppliche. Che cosa aspettano ancora, e che cosa cercano? Hanno percorso l’intero arco dell’errore. A forza di attaccare, di corrodere, per così dire, la fede, essi hanno distrutto il cristianesimo, e grazie agli sforzi della loro terribile scienza, che non ha cessato di protestare, la metà dell’Europa si trova adesso senza religione». Infatti, in Europa, il Cattolicesimo, al tempo di De Maistre, resisteva in Italia grazie alla presenza del Papato, ma nelle altre nazioni la scristianizzazione era già galoppante.
Dopo un excursus da parte dell’autore dei mille e mille attacchi bellici ed eretici alla Chiesa lungo i secoli, si legge: «Quando degli uomini senza missione osano intraprendere una riforma della Chiesa, deformano il loro partito e non riformano realmente la vera Chiesa, la quale è costretta a difendersi e a vegliare su se stessa. È appunto quel che è successo; perché l’unica vera riforma è il Concilio di Trento; mentre la presunta riforma è rimasta fuori della Chiesa, senza regola, senza autorità, e ben presto senza fede, così come la vediamo oggi. Ma quali terribili convulsioni per arrivare al nulla che è oggi!» (pp. 420; 433).
L’autorità del Sommo Pontefice continua, oggi come allora, come sempre, ad essere determinante per la Chiesa degli uomini e Cristo e la Sua Sposa mistica di essa si servono per essere presenti nel mondo. Di fronte a questa responsabilità ci sono stati Papi che hanno tremato e hanno temuto di non essere all’altezza del compito assegnato. Anche San Pietro tremò e titubò… ma con lui c’era anche San Paolo e Roma divenne il cuore della Cristianità tutta. Vengono allora alla mente le parole che pronunciò San Giovanni Crisostomo: «Per questo motivo io amo Roma […] Il cielo non è splendido, quando il sole diffonde i suoi raggi, come lo è la città di Roma, che irradia lo splendore di quelle fiaccole ardenti per tutto il mondo. Da quel posto Pietro, da quel posto Paolo saranno rapiti al cielo. Pensate ed ammirate che spettacolo contemplerà Roma quando, all’improvviso, Paolo risorgerà dalla tomba, insieme con Pietro, per andare incontro al Signore! Quale rosa Roma presenta al Cristo, di quali corone è adorna quella città, di quali catene auree circondata e quali fonti ha in sé! Questo è il motivo per cui ammiro questa città; non per l’oro, non per le statue e tutto il suo fasto, ma per queste due colonne della Chiesa» (Commento alla lettera ai Romani, 33, 2).

De Maistre chiude il suo libro con un inno ai Santi («che ogni lingua e ogni età li benedica!»), con un canto a Maria Santissima («La Vergine immacolata, la migliore di tutte le creature nell’ordine della grazia e della santità, il primo essere umano che pronunciò la parola SALVEZZA»), con il trionfo di Cristo Re, seguito dai suoi Evangelisti, dai suoi Apostoli, dai suoi Dottori, dai suoi Martiri, dai suoi Confessori. E davanti all’Uomo-Dio gli dei-uomini spariranno e tutte le virtù prenderanno il posto di tutti i vizi e l’errore «dalle cento teste» fuggirà di fronte all’indivisibile Verità. Come nessuna istituzione umana è durata XX secoli, così nessun attacco bellico o eretico riuscirà ad annientare la Chiesa, anche se in molti hanno continuato, continuano e continueranno a provarci (dalle pagliacciate come questa: https://www.facebook.com/video.php?v=10153333639606239&pnref=story alle parole di Padre Cantalamessa; dagli insegnamenti del Cardinale Kasper o alla pessima formazione dei Seminaristi o ai drammatici catechismi svolti nella maggior parte delle parrocchie), fino a quando Dio permetterà. L’errore «dalle cento teste» soccomberà anche grazie a coloro che, nella prova di questi tempi, rimarranno umilmente fedeli e stabili, così come sono rimasti fedeli e stabili i Santi che li hanno preceduti in terra e in Paradiso.