giovedì 31 dicembre 2015

Giovanni Lindo Ferretti: Te Deum

Da un ex comunista  militante - convertito a N.S.G.C. tramite Joseph Ratzinger - un Te Deum un po' particolare......
Nova et vetera
https://www.youtube.com/watch?v=ImxQ-_0plbw

UNA LETTURA DEL BIENNIO SINODALE


GIUSEPPE RUSCONI – su www.rossoporpora.org – 14 dicembre 2015

Tante cose sono successe nei due anni caratterizzati dallo sviluppo del dibattito sinodale sulla famiglia. Cerchiamo di ripercorrere sinteticamente il biennio - in sé non ancora concluso poiché si attende il documento magisteriale conclusivo di papa Francesco – evidenziandone i  momenti che riteniamo più significativi di un itinerario molto tormentato.
 

Nel momento in cui scriviamo queste righe ancora le bocce non sono ferme. Il lungo percorso sinodale incominciato con l’annuncio del 2013 attende di concludersi con il documento magisteriale che papa Francesco promulgherà, secondo le previsioni, in tempi non lunghi e probabilmente in relazione con il Giubileo iniziato l’8 dicembre. Per il momento Jorge Mario Bergoglio si vuole prendere un certo tempo per ulteriori riflessioni in materia, almeno stando a quanto ha detto egli stesso. In ogni caso suscita attenzione, dati gli stretti rapporti dell’autore con Casa Santa Marta, l’ampio commento ragionato sul Sinodo che padre Spadaro ha pubblicato recentemente sul quindicinale di cui è direttore, ‘La Civiltà Cattolica”. Nella sua interpretazione l’autore evidenzia tra l’altro che il Sinodo avrebbe aperto le porte nella Relazione finale all’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti.  Dunque il solco è tracciato e indietro non si torna: questa la linea dettata da padre Spadaro (e seguita pedestremente da non pochi massmedia turiferari, come già è accaduto a partire dall’annuncio stesso dei due Sinodi sulla famiglia). Spadaro è corroborato nella sua tesi dallo stesso suo Generale, padre Adolfo Nicolas, che – in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ del 26 ottobre - così definisce il documento conclusivo del recente Sinodo: “Il fatto che la relazione finale sia stata approvata, che tutti i punti abbiano superato i due terzi, è importante. E’ un documento che lascia le mani libere a Francesco. Il Papa può fare ciò che considera buono, opportuno o necessario. Nella mente di tutti, in commissione, c’era l’idea di preparare un documento che lasciasse le porte aperte: perché il Papa potesse entrare o uscire, fare come crede”. E’ chiaro? 
QUESTIONARIO E SINODO 2014
Ripercorriamo sinteticamente il lungo cammino sinodale incominciato due anni fa. Dapprima fu il Questionario con la sua quarantina di domande a beneficio dei fedeli (non solo: in

Indulgenza plenaria per la recita del Te Deum e del Veni Creator. Il nostro augurio cattolico per un buon anno 2016

Ricordiamo a beneficio della salvezza delle anime di tutti i nostri lettori e non, la antichissima concessione per lucrare le indulgenze a quanti cantino o recitino solennemente e devotamente,  in una chiesa o in un oratorio e alle solite condizioni: 1) l'inno del Te Deum alla fine dell'anno in ringraziamento per i benefici ricevuto durante l'anno appena trascorso;
2) l'inno del
Veni Creator all'inizio del nuovo per implorare la protezione divina sull'anno venturo.
Riportiamo l'art. 26 dell'
Enchiridion Indulgentiarum della Penitenzieria Apostolica,  IV edizione 1999 (tratto dal Sito della S. Sede).
Auguriamo a tutti un buon inizio di anno in serenità d'animo e in grazia di Dio.
Roberto
 
 
PAENITENTIARIA APOSTOLICA
ENCHIRIDION INDULGENTIARUM
 
CONCESSIONES 
 
26
Preces supplicationis et gratiarum actionis 
 
§ 1. Plenaria indulgentia conceditur christifideli qui, in ecclesia vel oratorio, devote interfuerit sollemni cantui vel recitationi: 
1°  hymni Veni, Creator, vel prima anni die ad divinam opem pro totius anni decursu implorandam; vel in sollemnitate Pentecostes; 
2°  hymni Te Deum, ultima anni die, ad gratias Deo referendas pro beneficiis totius anni decursu acceptis. 

mercoledì 30 dicembre 2015

UN DRAMMATICO APPELLO GIUNTO DAL PARAGUAY

Diffondiamo volentieri un triste grido di aiuto arrivato sulla pagina facebook del 'Populus Summorum Pontificum'.


Papa Francesco, cosa fai?
 Fino all'intervento di Papa Francesco, la diocesi di Ciudad del Este era la più fiorente di tutta l'America del Sud.
Sono del Paraguay, della diocesi di Ciudad del Este.  
La nostra diocesi viene smantellata pezzo per pezzo. Due comunità importanti, la "Comunidad Misionera de Jesús" e la "Comunidad Sacerdotal de San Juan", stanno per essere letteralmente cancellate dalla diocesi mentre i seminaristi del Seminario Mayor sono inviati a Asunción dove si insegna la Teologia de la Liberación. Un danno considerevole viene creato a migliaia di fedeli ai quali viene chiesto di "ubbidire" senza protestare. Distruggono un tesoro e non sappiamo cosa fare.  
Qualcuno sa dirci che azione intraprendere? 

La Slovenia abroga i matrimoni gay; per Il Fatto avrebbero vinto i preti pedofili

slovenia
dicembre 2015
Il Fatto Quotidiano: la Slovenia ha abrogato i matrimoni gay. Ecco il commento del giornale Il Fatto quotidiano, che non esita a mettere insieme preti pedofili e difensori della famiglia, quasi fossero uan premiata ditta:
…E se vediamo chi sta festeggiando in questo momento – in Italia, per fare un solo esempio, ci sono coloro che partecipano a convegni per la famiglia tradizionale in cui, poi, per un caso fortuito, troviamo anche qualche prete pedofilo tra i convenuti – il cerchio si chiude…
Più interessante leggere l’intervista di Intelligo a Mario
Adinolfi:
“In Slovenia la Chiesa è scesa in campo. Per fermare il ddl Cirinnà serve ora l’impegno dei vescovi italiani”. Questo è il messaggio che il direttore della Croce Mario Adinolfi, intervistato da IntelligoNews, vede emergere dal referendum sloveno che ha abolito il  nuovo diritto di famiglia voluto dal governo di Lubiana. “E’ avvertito anche Renzi – ha spiegato Adinolfi – i leader socialisti che cavalcano l’onda Lgbt sono destinanti al disastro politico”.
Allora Adinolfi, ieri la Slovenia ha detto “no” ai matrimoni e alle adozioni per le coppie gay. Per lei una grande soddisfazione…
“E’ una vittoria importantissima, la Slovenia ha 272 km di confine con l’Italia, quindi è messaggio che dovrebbe arrivare quasi per osmosi nel nostro Paese. Si tratta di un popolo che si batte e di una scelta che viene presa sul piano democratico, non con operazioni giurisprudenziali. Abbiamo poi un responso netto, insomma si vince con  34 punti di distacco”. 
La stampa europea non sembra dare rilievo a questa che lei definisce una “grande vittoria”? 
“Ci sono stati due referendum su questo tema irlandese quello sloveno, ovviamente su

USA. Coach prega Dio, licenziato

 Un altro articolo sul caso dell'allenatore cristiano J. Kennedy reo di pregare (si veda qui)



Un allenatore pregò Dio. Un altro cantava inni a Budda. Ma solo uno dei due fu punito, l’allenatore cristiano. Questo non è accaduto in uno stato asiatico, ma negli Stati Uniti. Ed è un altro esempio di come la professione aperta della fede cristiana diventi motivo di odio, intolleranza e discriminazione. 

Joe Kennedy, veterano, ex marine, aiuto allenatore a Bremerton, Washington, è stato sospeso perché si è rifiutato di sospendere le sue preghiere post partita sulla linea delle 50 yard. Nei giorni scorsi ha presentato denuncia contro il distretto scolastico, affermando che il distretto non ha punito il coordinatore dell’attacco della squadra, che in modo analogo al suo e sulla stessa linea guidava canti buddisti. Liberty Institute, uno degli istituti legali a difesa delle libertà religiose della nazione, rappresenta Kennedy in questa causa, e sta cercando di ottenere una risposta alla Commissione per le eguali opportunità di impiego. 

Bremerton School District ha violato i miei diritti al libero esercizio della religione e alla libertà di parola proibendomi l’espressione privata della fede, e agendo in maniera ostile dal punto di vista dell’impiego sulla base della mia religione”, ha scritto Kennedy, che è stato assunto nel 2008. Da allora ha cominciato le sue preghiere dopo partita, ispirato d aun film, “Facing the giants”. Dopo un po’ gli studenti notarono quello che faceva l’allenatore, e cominciarono a unirsi a lui. Fu un movimento spontaneo, senza inviti. 

La scuola però non solo gli proibì di pregare, ma anche di unirsi a preghiere condotte da studenti, e gli vietarono di inginocchiarsi o di chinare il capo nel corso di attività religiose studentesche. Kennedy si rifiutò di obbedire: “Dipende dal fatto di essere un veterano e un marine – ha spiegato -. Credo ancora che l’America sia la terra dei liberi e la casa dei coraggiosi. Ma di recente non ho visto molto di questo. Indietreggiamo continuamente perché qualcuno potrebbe offendersi”. Queste ultime parole hanno un suono stranamente familiare anche qui da noi… “Ma non è questa la via americana. Parliamo di praticare tolleranza e accettazione e diversità ma non lo viviamo”.

martedì 29 dicembre 2015

Foto complete del Mattutino e della S. Messa di Mezzanotte del card. Burke a SS. Trinità dei Pellegrini a Roma






Consigliamo tutti i nostri lettori di linkare sul portfolio delle foto del Pontificale del card. Burke sul sito della Parrocchia di SS. Trinità dei Pellegrini della Fraternità Sacerdotale San. Pietro. Parecchie decine di foto una più bella dell'altra. Il Cielo che arriva fino in Terra per noi fedeli!
Per vederle tutte linkare QUA

F.S.S.P.X - Intervista all'ex Generale della Fraternità S. Pio X sullo stato delle relazioni con la S. Sede. Traduzione di MiL

ESLUSIVA MiL
E' uscita su KathNews del 17.12.2015 un'intervista rilasciata da don Franz. Schmidberger (ex superiore generale della Fraternità di San Pio X ed attuale rettore del seminario tedesco), sulla situazione della Chiesa e della Fraternità San Pio X con alcune possibili prospettive per il futuro.
Traduzione nostra.

«Non si tratta solo delle confessioni»
Come la Fraternità San Pio X approfitta del gesto di Francesco. Intervista a don Franz Schmidberger, Rettore del Seminario [tedesco] della Fraternità San Pio X.
Pubblicato dalla Redazione di kathnews.de il 17 dicembre 2015 alle 22:58.
Intervista realizzata da Anian Christoph Wimmer (CNA)

Zaitzkofen (kathnews/CNA). Per l’Anno della Misericordia Papa Francesco ha stabilito che ci si può confessare «validamente e lecitamente» dai sacerdoti della Fraternità San Pio X (FSSPX). In un comunicato la Casa generalizia della FSSPX ha ringraziato il Santo Padre per il suo «gesto paterno». Che posizione assume la FSSPX nei confronti di questo gesto? La risposta di don Franz Schmidberger, Rettore del Seminario “Herz Jesu” [il seminario tedesco della FSSPX] ed ex Superiore di Distretto in Germania e Austria.
CNA: Don Franz Schmidberger, davvero la Fraternità ha saputo solo dalla stampa di questo gesto – tanto più che era possibile leggerlo in una lettera indirizzata a Mons. Rino Fisichella?
SCHMIDBERGER:  Sì, è dalla stampa che abbiamo appreso la notizia che Papa Francesco ha concesso ai sacerdoti della Fraternità San Pio X, nel corso dell’Anno Santo, la giurisdizione per confessare senza restrizioni tutti i fedeli. Come può immaginare, le nostre relazioni con le autorità vaticane non sono delle migliori, perciò non ci è sempre possibile essere al corrente di tutto in anticipo.
CNA: Ha avuto notizia di reazioni da parte di altri membri della gerarchia? Che valutazione dà del modo in cui la notizia è stata riportata nei media, cattolici e non?
SCHMIDBERGER: Ho letto un articolo al riguardo sul Tagespresse; ma a parte questo i media di area germanofona lo hanno passato sostanzialmente sotto silenzio. Del resto non godiamo del loro favore, in quanto non seguiamo le opinioni correnti del mondo di oggi. Quanto ai media cattolici, ho letto solo un resoconto un po’ freddo. Senz’altro nelle diocesi si è rimasti di stucco di fronte al fatto che a dei sacerdoti, che per anni ed anni sono stati considerati a torto al di fuori della Chiesa e bollati come fondamentalisti, venga conferita adesso la giurisdizione per le confessioni, e per di più attraverso un atto di autorità del Santo Padre stesso.
CNA: E come approfitta adesso la Fraternità di questo gesto? Offre in modo attivo la possibilità di ricevere il Sacramento della Riconciliazione anche a fedeli che di solito non si confessano dai sacerdoti della FSSPX?
SCHMIDBERGER: Nel nostro Seminario “Herz Jesu” poco prima di Natale abbiamo fissato – e pubblicizzato attraverso un annuncio sul giornale – una “giornata per le confessioni”; a questo scopo i nostri seminaristi hanno distribuito volantini e affisso manifesti ai muri. Immagino che nei priorati e nelle cappelle siano state intraprese iniziative simili per i fedeli intenzionati a confessarsi.  A questo va poi aggiunto il fatto che i nostri sacerdoti sono presenti regolarmente al confessionale in orari stabiliti la domenica e nei giorni di festa e, su richiesta, anche nei giorni lavorativi.  
Se la risposta a questa iniziativa sarà positiva, saranno senz’altro organizzate altre iniziative simili, specialmente durante la Quaresima, e contemporaneamente verrà tenuto esposto il Santissimo per l’adorazione eucaristica.
CNA: Nel suo Discorso ai vescovi tedeschi Papa Francesco li ha esortati a darsi da fare, con rinnovato fervore, per l’Eucaristia e per la Confessione, che in alcuni luoghi è praticamente scomparsa. Quanto spesso accedono al sacramento della Confessione i fedeli che frequentano abitualmente la Fraternità San Pio X?
SCHMIDBERGER:  Forse posso rispondere in modo più chiaro con delle cifre concrete. [Qui a Zaitzkofen] su un totale di circa 110 persone che vengono a Messa la domenica si contano in media 15 confessioni, alle quali si aggiunge qualche confessione durante la settimana; quindi la frequenza di ricezione di questo sacramento è di (all’incirca) una volta ogni 6 settimane, il che corrisponde a ciò che richiede una normale vita cristiana. Nelle altre cappelle della Fraternità le proporzioni sono, a quanto mi risulta, sostanzialmente le stesse. Al di fuori degli ambienti tradizionali, invece, a parte qualche eccezione, la confessione è diventata un sacramento dimenticato. La scomparsa del senso del peccato ne è da una parte la causa, dall’altra una conseguenza. Il desiderio di praticare la virtù e di condurre una vita conforme alla volontà di Dio è diventato per i cristiani un perfetto sconosciuto. Inoltre molti accedono alla comunione senza le necessarie disposizioni interiori e spesso con peccati gravi sulla coscienza. Ciò che oggi indica realmente la vitalità e lo zelo di una parrocchia non è il numero di comunioni, ma quello delle confessioni.
CNA: Come si spiega una differenza di proporzioni così vistosa?
SCHMIDBERGER: Quando per anni nella predicazione non si è parlato più dei comandamenti di Dio, dei peccati che escludono dal Regno di Dio (cfr. Gal 5,21), l’intera morale cristiana si frantuma e con essa il senso del peccato di quello che un tempo si poteva chiamare a buon diritto il “popolo fedele”.
Nelle nostre cappelle cerchiamo di trasmettere la verità, la bellezza e la profondità della religione cattolica; predichiamo la fede cattolica nella sua interezza, senza esclusioni, ed esortiamo al rispetto per il sacro, in particolare nei confronti dell’Eucaristia. Noi predichiamo con tutte le nostre forze il Signore Gesù Cristo, crocifisso e risorto. A questo si aggiungono i giorni di ritiro e i turni di Esercizi spirituali, in cui vengono presentati i dogmi cattolici, le norme morali che ad essi corrispondono e la vita spirituale. Inoltre guidiamo i fedeli verso una vita di preghiera; nella preghiera si riceve da Dio la luce che permette di vedere la Sua maestà, la Sua santità e la Sua misericordiosa bontà paterna, nonché il bisogno di redenzione di ciascuno di noi. Da noi si cerca di “vivere” il messaggio della Madonna di Fatima.
CNA: Il gesto di Papa Francesco è stato pensato per l’Anno della Misericordia; tuttavia il Papa dopo il 20 novembre 2016 non considererà la cosa come archiviata, giusto? Non si aspetta piuttosto altri gesti di questo tipo, ad esempio in relazione ad altri sacramenti?
SCHMIDBERGER: Effettivamente è difficile immaginarsi che questo si limiti all’Anno Santo, né penso che ciò corrisponda all’idea del Papa. Forse seguiranno in un primo tempo altri gesti simili. Ma a lungo termine si arriverà sicuramente ad una regolarizzazione definitiva della Fraternità San Pio X con una struttura canonica.
CNA: Già il suo predecessore, Papa Benedetto XVI, ha cercato un riavvicinamento con la Fraternità San Pio X. Adesso nella lettera già citata Francesco scrive: “Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità”. Come valuta quest’affermazione?
SCHMIDBERGER: Senza dubbio il Papa vede nella nostra Fraternità una forza che può essere di aiuto alla – da più parti reclamata – nuova evangelizzazione. Inoltre la nostra opera corrisponde in linea di massima al suo invito allo spirito di povertà: noi infatti non riceviamo imposte ecclesiastiche né sovvenzioni statali, bensì viviamo unicamente della generosità e dei sacrifici dei fedeli. Se il Papa pensa realmente ad struttura canonica, ciò aprirebbe molte porte per un’attività ancora più ampia dei nostri sacerdoti rispetto ad oggi. In modo particolare potremmo collaborare, conformemente alla nostra vocazione, alla formazione di una nuova generazione di sacerdoti ricolmi di spirito di fede e di zelo apostolico.
CNA: In conclusione: lei festeggia oggi i suoi quarant’anni di sacerdozio. Che cosa spera per la Chiesa cattolica in generale per i prossimi quarant’anni, e quale ruolo giocherà in tal senso la Fraternità San Pio X, a suo avviso?
SCHMIDBERGER: Per i prossimi anni non si può auspicare nient’altro per la Chiesa se non una riforma da capo a piedi e impegnarsi per un rinnovamento interiore che si fondi sullo spirito di santità, e cioè un rinnovamento del sacerdozio cattolico, per condurre i fedeli alle fonti della salvezza, ai sacramenti, per trasmettere la fede in modo vivo nella predicazione, nella catechesi, nei ritiri ed esercizi spirituali, a cui facevo prima riferimento, senza precludersi a questo scopo anche l’uso dei mezzi di comunicazione moderni, come Internet e documenti audio e video.
La crisi attuale è in primo luogo una crisi della fede, e la fede “viene dall’ascolto” (Rom 10,17). Per questo noi preghiamo spesso con la Chiesa l’orazione della Messa per la propagazione della fede: “Tu vuoi, o Dio, che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità; manda dunque operai nella tua messe e concedi loro di annunciare con piena fiducia la tua parola, affinché il tuo messaggio si diffonda e venga conosciuto e tutti i popoli conoscano Te, unico e vero Dio, e Colui che Tu mandasti, Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore”.

Pontoglio: se anche la Chiesa tradisce le proprie radici



Adesso dite voi cosa c'è di «cuore pieno di marciume» secondo l'omelia predicata da don Angelo Mosca, parroco di Pontoglio, in queste due frasi che il sindaco e il consiglio comunale di Pontoglio hanno apposto al cartello segnaletico del Comune bresciano.
L'Italia è piena di cartelli che non significano niente. Di sindaci e giunte comunali che si pregiano di aver raccomandato la scrittura, accanto al nome della località, di «Comune denuclearizzato». Oppure, tanto cari alle sinistre, di sindaci e giunte che dopo essersi presi per mano e aver fatto un bel girotondo, hanno stampato sotto il nome del loro paese e città l'inciso «Comune per la pace».
Chi ha mai avuto niente da dire su questi pensierini pettinati d'aria fritta e arcobaleno? Avete mai sentito preti e parroci lamentarsi di queste scritte, che niente aggiungono e niente tolgono al fatto che ti trovi a Gorgonzola piuttosto che a Oristano? E invece, proprio adesso che circolano per il mondo mattacchioni che vorrebbero sottometterci a una strumentalizzazione della religione che non prevede nessuna tolleranza né, tanto meno, misericordia, certi preti e certi parroci si svegliano dal torpore parrocchiale e si indignano perché in paese qualcuno prova a ricordare anche solo simbolicamente che questa idea di religione non ci appartiene, non ci va e perciò non sono i benvenuti coloro che la praticassero.
Si è visto ad esempio con il vescovo di Padova. Quello che volentieri, e pur se non richiesto, avrebbe rinunciato al presepe. Perché? Ma certo, perché «non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio. Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni». Al che uno si chiede, ma cosa sei diventato sacerdote a fare se pensi che le relazioni fraterne si mantengano rinunciando a quello che sei, alla tua fede e alle tue tradizioni, permettendo al prepotente le sue prepotenze?
Nel suo piccolo, il parroco di Pontoglio va anche oltre l'assurda ritirata del porporato veneto (1). Il prete di Pontoglio legge il Corriere e la Repubblica, legge che questo cartello strilla «via i musulmani» invece che quello che, dalla prima elementare in avanti, ogni italiano non analfabeta può tranquillamente leggere sul cartello medesimo. E così, da chierico prepotente, con le spalle coperte dal fior fiore dell'inquisizione politicamente corretta (che legge fiaschi e scrive fischi), strepita dal pulpito, domenica 20 dicembre, proprio sotto Natale, dando del «marcio» interiore al sindaco e agli amministratori di un paese.
Picchia duro, il parroco di Pontoglio, dice che «il cristianesimo non è né tradizione né cultura. La religione non deve creare muri. Il nostro vescovo e il nostro Papa Francesco, con la Bibbia, ci insegnano che si debbono amare tutti gli uomini, da ovunque essi provengano». In aggiunta, non contento dell'invettiva dal pulpito, sollecita i ragazzi della parrocchia a una raccolta di firme per togliere il cartello.
Domanda: ma dove sarebbero i «muri» e il «marciume» in una scritta, magari ridondante, magari pleonastica, magari bizzarra, in una democrazia dove rispetto e buona creanza dovrebbero essere principi ovvi, normali, da far valereovunque e comunque, senza bisogno che siano scritti sui cartelli stradali? D'accordo, c'è retorica in quella segnaletica di Pontoglio. Ma, ripeto, perché non scandalizza nessuno il cartello «Comune per la pace» (quando non credo ci siano comuni sospettabili di essere «per la guerra») o del paesello «denuclearizzato» (quando il problema del nucleare non esiste in Italia), mentredovrebbe scandalizzare una scritta che raccomanda tolleranza, rispetto, senso civico, altrimenti «qui non siete i benvenuti»? Considerati i tempi di intolleranza e maleducazione diffusa, a noi sembra che siano principi che si dovrebbero raccomandare a lettere cubitali in ogni ambito educativo e istituzionale.
Bene perciò hanno fatto gli amministratori di Pontoglio a richiamare il loro parroco al puro e semplice esame letterale di quel cartello.
Difficile però che il nostro parroco intenda l'italiano. Uno che dice che il cristianesimo non è «né tradizione né cultura» non è soltanto lievemente analfabeta. È proprio uno che ha sbagliato mestiere.

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nostre note
1. forse l'autore intendeva dire "prelato veneto": Mons. Cipolla infatti non è cardinale, e non è quindi insignito della porpora.

Calendario tradizionale dei Monaci benedettini di Norcia

Grazie a Rorate Caeli apprendiamo questa bella notizia.  
Roberto

 Quis ascendit in montem Domini?

I Monaci di Norcia 
hanno predisposto un calendario per il 2016 
da appendere alle parete

Dopo 50 anni il primo calendario in italiano che permette al grande pubblico di conoscere giorno per giorno attraverso la S. Scrittura e la venerazione dei Santi l'antica tradizione della Chiesa Cattolica e non solo.
Questo calendario propone frasi meditative dai Salmi, fotografie stagionali delle gite dei monaci nella dolce campagna dell'Umbria, simboli pre riprendere e rimparare l'osservanza del digiuno e dell'astinenza, e date chiave della storia del monastero. 
o per email: communications@osbnorcia.org




lunedì 28 dicembre 2015

"Il Signore degli eserciti è con noi, nostro rifugio è il Signore di Giacobbe" (Sal. 40, 8). RIto antico: non è pizzi e merletti ma pia serietà, adorazione vera e fede ardente

Giusto così per ricordare agli ipocriti pauperistici conciliovaticanosecondisti che l'aspetto imporntate della S. Messa di San Pio V NON E' pizzi e merletti, non è altari maestosi, ma è essenzialmente rito sublime e comunione in ginocchio.

La S. Messa antica era ed è dignitosa e partecipata anche se tra macerie, chiese bombardate e su altari da campo (di ieri e di oggi), ai tempi di quando inginocchiarsi davanti all'Onnipotente non era un optional da "nostalgici reazionari".

(foto aggiornate 2015)

Di seguito foto tratte da blog Santa Iglesia militante (argentino) e da Populus Summorum Pontificum

?

Italia, Monte Cassino 1944



campo miliatre USA


probabilmente I Guerra Mondiale


probabilmente I Guerra Mondiale
.

.
Truppe Canadesi, celebra p. Dalton

. .
paese francese, 1944



Nagasaki, 1947



S. Messa alla vigilia dello sbarco di Normandia



Manila, 1945



Loiano, Italia, aprile 1945, celebra p. Crowley



Italia, 1945



II guerra mondiale



Germania, 1945



Cattedrale di Colonia, aprile 1945
.

altre foto al link

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Queste foto invece sono prese dalla pagina ufficiale del Pellegrinaggio straordinario a Roma del 2013
POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM
Non è stato indicato il luogo e il periodo in cui sono state scattate

forse filippine


 ???


 ???


forse messa da Requiem (si veda anche la bandiera a mezz'asta)


???

Keep calm and... go to the Latin Mass


domenica 27 dicembre 2015

Siamo in 20.000, noi del Summorum Pontificum!


 
Ieri la pagina facebook del Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum ha raggiunto i 20.000 "mi piace". Si tratta di un numero che parrà irrisorio a chi volesse confrontarlo con quello dei personaggi di forte impatto mediatico (i divi rock viaggiano tra le centinaia di migliaia e le decine di milioni), ma che per noi, abitanti di quella vera periferia della Chiesa ove si coltiva con fede, amore e spirito di sacrificio la veneranda liturgia tradizionale, rappresenta una consolazione ed un incoraggiamento.
Una consolazione, perché possiamo azzardarci a ritenere ormai consolidato un trend che non abbandona la pagina sin dal suo esordio, il 27 maggio 2013: silenziosamente, senza che quasi ce ne accorgessimo, il numero degli amici è cresciuto secondo un ritmo sostanzialmente costante, che ancor oggi - nonostante tutta l'acqua che è passata sotto i ponti in questi ultimi 31 mesi (e, nella Chiesa, di acqua ne è scorsa davvero tanta!) - non accenna a diminuire. Come non pensare alla nota immagine della foresta che cresce silenziosamente, senza clamore, senza scoop, senza salti rivoluzionari; e che per questa ragione appare sempre più forte e, soprattutto, potenzialmente sconfinata?
Mi piace ricordare un'illusione che in tanti, probabilmente basandoci sulla nostra personale esperienza, abbiamo coltivato quando la Provvidenza, mediante il grande Benedetto XVI, ci donò il Motu Proprio: l'illusione che la Messa di sempre, una volta liberalizzata, avrebbe conquistato in men che non si dica le nostre comunità, le nostre parrocchie, le nostre diocesi. Chi mai avrebbe potuto non innamorarsene all'istante, come noi ce ne siamo spiritualmente innamorati? E, già che ci sono, lasciatemi dire di quale innamoramento si tratta: non di una moda, non di uno sfizio estetico o intellettualistico, non di una bandiera ideologica; ma di un innamoramento spirituale, che si nutre della vera fede cattolica e ancor più la nutre e la fortifica.
Ebbene, quell'illusione è presto svanita, ma per lasciare il posto ad una ben più confortante certezza: che accostarsi alla liturgia tradizionale non è un fatto superficiale, ma una tappa fondamentale della crescita spirituale di ciascuno. Una crescita che richiede tempo, fatica, dedizione. Una battaglia spirituale alla quale siamo chiamati. La Messa di sempre non vincerà per esplosione (non è e non sarà un fuoco di paglia, come pensano molti di coloro che per ora la tollerano, solo perché "dura minga, dura no"), ma per lenta quanto inarrestabile maturazione nelle coscienze e nella vita spirituale dei fedeli.
In tutto questo, il Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum ha avuto un ruolo fondamentale, e la storia della sua pagina Facebook lo testimonia indirettamente: il ruolo di portare nel cuore della cattolicità, presso la tomba dell'Apostolo, ogni anno, il popolo del Summorum Pontificum. E di dimostrare che quel popolo, che tanti vorrebbero relegato ai margini della Chiesa, non si sente però un popolo di alieni o "di serie B", anche se come tale viene spesso trattato; al contrario, sa di essere una componente viva e vitale della Chiesa, e ha sperimentato che ciò non viene meno col mutare delle circostanze, col succedersi dei pontificati, con l'eventuale (e, purtroppo, frequente) incomprensione - per non dire ostilità - dei pastori. Se c'è chi potrebbe affermare a ragione "noi siamo Chiesa", senza timore di vantarsene abusivamente, è il Popolo del Summorum  Pontificum!
Ma il traguardo raggiunto dalla pagina Facebook del Pellegrinaggio è anche un incoraggiamento: non solo a non sentirci un popolo disperso, una specie di arcipelago di isole più o meno felici, convinte di potersi sviluppare solo rimanendo, appunto, isole tentate dal reciproco disinteresse; ma soprattutto a sentirci chiamati, nella consapevolezza della nostra pochezza (siamo tutti, sempre, servi inutili), a un'opera di apostolato che, nelle attuali condizioni della Chiesa, non può più essere solo liturgico - anche se la liturgia, la S. Messa, sono il cuore, il fulcro, la scaturigine di tutto - ma deve coprire ogni espressione della fede cattolica. Abbiamo il compito di dimostrare che l'esperienza della Tradizione si può e si deve fare, perché è l'esperienza vincente, lo strumento potente della nuova evangelizzazione.
Un evento tutto sommato così banale, dunque, come il pur consistente traguardo numerico di una pagina facebook, ci esorta ad armarci con rinnovata fiducia delle nostre armi più forti: la dottrina, i sacramenti, la preghiera, in particolare il S. Rosario. I prossimi 10.000 "mi piace" ci trovino impegnati con sempre maggior vigore nella buona battaglia!
 
Enrico Roccagiachini
 

Spiritualità ecclesiale della musica sacra




                            Un saggio di Cornelio Fabro e un discorso di papa Benedetto

  L’emarginazione  della musica sacra, in particolare liturgica, dal CVII in poi,  ha lasciato un vuoto nella pratica religiosa del mondo cattolico e continua a suscitare dure critiche non solo da parte di musicisti di Chiesa fedeli alla tradizione, ma anche da parte di tanti fedeli privati di un mezzo efficace per recepire la parola di Dio, iniziato con la Chiesa nascente.                                             
  C. Fabro, grande filosofo e teologo ( 1911-1995), sacerdote della Congregazione delle Sacre Stimmate, del quale si sta ristampando l’opera omnia, molto critico della ‘svolta antropologica’, seguita al CVII, fu uno dei più autorevoli collaboratori della rivista di musicologia sacra ‘Cappella Sistina’, fondata dal venerato M°. card. Bartolucci, per la quale scrisse un magistrale saggio sul n.11 del 1966, quando stava maturando la riforma liturgica post-conciliare. Ottimo organista, il M° F. Vignanelli, titolare della cattedra di organo  presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, gli propose di diventare suo assistente. La sua autorevole voce, come quella di molti altri, critica della distruttiva riforma liturgica, fu proditoriamente oscurata.  Dall’ampio saggio di C. Fabro sono qui trascritti i passi più pertinenti alla musica sacra ed, in particolare, liturgica:
 “ La musica è, come il linguaggio, una presentazione sensibile dello spirito, ma, mentre il linguaggio evoca direttamente idee, emozioni, immagini, la musica è anzitutto e soprattutto espressione di suoni di ‘ forme di suono’, di dinamismo di complessi e strutture sonore  affidate a strumenti o alla stessa voce umana nel canto.  La musica, come il linguaggio, può spaziare in tutti i campi dello spirito, coglierne le intime movenze per evocarle in una partecipazione universale. La musica, anzi, può superare lo stesso linguaggio, obbligato a rispettare le regole della grammatica e della sintassi, poiché, quando si applica alla parola e diventa canto tende ad invadere l’intera persona, a scuotere le forze più misteriose e a esprimere  le passioni e aspirazioni più profonde. Nella storia della civiltà la musica è stata legata soprattutto alle manifestazioni del culto verso l’Essere supremo ed alla celebrazione dei riti della vita e della morte; soprattutto per la religione cristiana nella quale la musica ha assunto forme nuove e di eccezionale ricchezza spirituale.
  L’arte musicale esige una conoscenza accurata e specifica della scienza dei suoni nei loro rapporti e sviluppi ( contrappunto); ma, d’altra parte, la musica scaturisce da una ‘ idea musicale’ che muove nell’anima da cieli ignoti : là è scienza e conoscenza obiettiva, qui è ispirazione ed elevazione subiettiva , slancio ed impeto dello spirito. Parimenti la musica, come arte del suono, esige da un lato un impegno obiettivo  quale si richiede nell’esecuzione di qualsiasi pezzo musicale; dal lato soggettivo, invece, della comprensione ed interpretazione, l’attività musicale ha radici misteriose e segrete che rimandano alla struttura più propria  dell’Io nascosto  nel fondo della coscienza.
  Non stupisce allora che nella Sacrosantum Concilium ( SC), la musica goda di particolare favore: ‘La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio di inestimabile valore, per il fatto che il canto sacro unito alle parole è parte necessaria e integrante della liturgia solenne. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana al quale spetta, a parità di condizioni. il posto principale; altri generi di musica, specialmente la polifonia, sono ammessi purché rispondano allo spirito del’azione liturgica’. Si raccomanda poi ‘ una partecipazione al canto di tutta l’assemblea dei fedeli’. Coesistenza  di tradizione e novità; la conciliazione non sembra facile. La difficoltà non è affatto apparente e per poco che si voglia forzare uno dei termini si turberà quel meraviglioso equilibrio che deve regolare l’azione liturgica perché possa incidere intimamente nelle anime. 
  ‘Canto del popolo’ e ‘canto popolare’ sono presi dagli avversari del ‘canto ecclesiastico’ per sinonimi, ma la realtà è meno semplicistica, perché il popolo può ben essere educato al canto gregoriano come l’hanno mostrato abili maestri di cappella e zelanti pastori di anime e allora la liturgia diventa veramente, nella partecipazione alle mistiche riflessioni del canto liturgico per eccellenza, una commossa festa dello spirito. Questo è l’autentico ‘canto del popolo’, nella spirituale continuità con la societas fidelium che ci ha preceduto nell’unità del segno della fede. Ma, se per canto del popolo s’intende l’abolizione e la sostituzione del canto gregoriano e della polifonia, allora il discorso diventa oscuro. Il cosiddetto canto popolare sarà allora il rivestimento dei testi liturgici con temi arieggianti nenie e movenze melodiche popolari, con il pericolo tutt’altro che nuovo ed ipotetico di cadere nelle sguaiataggini  per non dire nella profanazione aperta. Chi ha potuto conoscere certe manifestazioni religiose, sa  qualcosa di siffatti ‘ canti religiosi popolari’ e conosce il discredito che gettano sulla religione. E’ chiaro che ‘ la partecipazione del popolo’  non si identica affatto con il canto popolare nella lingua volgare di cui si sono fatti paladini i fautori del ‘populismo liturgico’. Non si comprende come qualcuno, appellandosi alla SC, abbia potuto scrivere: “Dopo che il coro si è isolato ad unità autonoma, la musica è diventata nella liturgia un elemento perturbatore  Allora tocca alla liturgia, alla manifestazione del sacro essenziale e soprannaturale com’è il culto cattolico, diventare proletario e banale e abbassarsi, oppure è invece l’uomo che si deve elevare alla grandezza ed alla consolazione dei dogmi che la dignità delle cerimonie e la sublimità del canto per ‘estrarlo’dalle banalità quotidiane e avvicinarlo a Dio ?
  La musica polifonica e corale, che, è ovvio, necessita di una Cappella qualificata e va riservata alle manifestazioni più solenni, esigerebbe, per l’importanza e il significato altamente spirituale che le compete, un discorso a parte. L’intensità del pathos religioso, la luminosità dei dogmi e lo struggimento dell’anima per Dio, trovano in tale musica l’espressione più alta e completa, mai più superata; la sua fedeltà all’ispirazione dei temi gregoriani che le garantiscono la continuità con la tradizione e la purezza del sentimento religioso. D’altra parte, la costruzione delle parti nello sviluppo delle idee musicali è in grado di esprimere nell’incontrarsi e intranearsi delle voci, le dimensioni dello spirito spinto ai vertici dell’infinito. Ai cantori della Cappella Sistina,  autentici ministri laici della liturgia, che un corrosivo ‘populismo liturgico’ vorrebbe bandire dalla Chiesa, Paolo VI si rivolgeva, nella festa di S. Gregorio Magno: “Voi siete quelli che interpretate la nostra preghiera, la rendete bella, le date anima per salire fino al Signore. …In tutto il mondo si è fatto sentire l’eco dei vostri canti
 Valga per tutti, la voce accorata del M° Bartolucci, direttore della Cappella Sistina : “ La liturgia della Chiesa ha trovato nel canto e nella musica la sua anima. Certi inni festosi e certi versetti tristissimi ricevono dalla musica la loro caratterizzazione più evidente e più immediata. Chi non riconoscerebbe la letizia che scaturisce dal repertorio sia gregoriano sia polifonico che i musicisti nei vari secoli hanno preparato per le festività pasquali? Basterebbero le prime note del Kyrie della notte del Sabato Santo! O la bellissima sequenza di Pasqua o il sublime offertorio ‘Terra tremuit’ con il trepidante Alleluia. Chi non riconoscerebbe l’intensità e la commozione dei canti gregoriani della liturgia del Venerdì Santo, per lo scoprimento e l’adorazione della Croce così come ce li hanno tramandati i secoli o gli immortali Improperia palestriniani? E potremmo continuare con l’Avvento, la liturgia dei morti etc. .. Oggi se il popolo diserta la liturgia solenne non facciamone colpa ai musicisti perché cantano in latino e costringono  il popolo a star zitto. Ricordo che il popolo cantava a gran voce: ai Vespri, alle Messe Solenni alle Via Crucis. La Chiesa aveva un repertorio incommensurabile di canto popolare praticato da secoli affondante le sue radici  nel gregoriano e nelle laudi. Tutto s’è perso! Così il popolo non canta, come non prega  più. Partecipazione attiva  dei fedeli alla sacra liturgia è anche quella di ascoltare, rivivendo nel proprio intimo quanto gli interpreti ufficiali per lui rivolgono a Dio
 La musica tocca, per vie sconosciute, le dimensioni infinite delle vie dello spirito e ne evoca misteriose impressioni e possibilità nuove. La musica sacra non è poi semplice potenziazione del linguaggio, come qualsiasi musica, ma l’evocazione  dei misteri e delle consolazioni della nostra fede giunta ai confini ultimi del senso e dello spirito in quell’incontro di attese e di speranze, di ultime consolazioni e di gaudi supremi che il nostro padre Dante affida alla musica e al canto dei beati. Il populismo liturgico che vuole bandire le Scholae cantorum , ossia la musica sacra, per far posto al cosiddetto ‘ canto popolare’, non è soltanto un’incomprensione delle direttive dei Pontefici da Leone XIII in poi e delle norme della SC, ma un attentato all’aspirazione universale di ogni coscienza umana.  Speriamo che queste considerazioni possano prevalere sullo zelo incomposto dei nuovi iconoclasti della gemma forse più preziosa e spirituale del culto cattolico. Ogni anima profondamente religiosa, anche delle classi più umili, è fiera e contenta che le lodi e le suppliche della Chiesa a Dio, salgano al cielo con i più fulgenti splendori del culto e del canto come una tregua e un sollievo alla dura lotta per la vita e un’anticipazione della pace e della speranza di cui attende il compimento infallibile della morte “.                   
  Dopo mezzo secolo, il discorso di ringraziamento ( ancora una sua lectio magistralis!) di papa Benedetto XVI, tenuto in occasione del conferimento della laurea honoris causa, da parte della Pontificia Università e dell’Accademia di Musica di Cracovia, il 4 luglio 2015, riprende e approfondisce, anche in base all’esperienza personale di musicista e teologo della liturgia, alcuni dei concetti del Fabro:
“…. Si può dire che la qualità della musica dipende dalla purezza e dalla grandezza dell’incontro con il divino, con l’esperienza dell’amore e del dolore. Quanto più pura e vera è quest’esperienza, tanto più pura e grande sarà anche la musica che da essa nasce e si sviluppa”….La risposta grande e pura della musica occidentale si è sviluppata nell’incontro con quel Dio che nella liturgia si rende presente a noi in Cristo Gesù. Quella  musica, per me, è una dimostrazione della verità del cristianesimo. Laddove si sviluppa una risposta così è avvenuto un incontro con la verità, con il vero creatore del mondo. Per questo la musica sacra è una realtà di rango teologico e di significato permanente  per la fede dell’intera cristianità. Essa non può scomparire dalla liturgia e la sua presenza può essere un modo del tutto speciale di partecipazione alla celebrazione sacra, al mistero della fede….Il grande dono della musica, che proviene dalla tradizione della fede cristiana, resti vivo e sia di aiuto perché la forza creativa della fede anche in futuro non si estingua“.

Bibliografia

-D. Bartolucci: La colpa è tutta dei musicisti? Boll. Ceciliano; n.4, p.3, 1964.  Funzionalità e arte nella musica liturgica. Atti I Conv. Naz. Compositori AISC. Trento; p.51,  1991.
-D. Celada: Riforma liturgica e musica sacra. Capp. Sistina n.4. p. 71, 1964 ( la rivista che ebbe prestigiosi collaboratori, quali il preside del PIMS I. Anglés, gli storici della musica G. Pannain e G. Confalonieri, compositori anche di musica sacra come L Chaylly ed insigni maestri di Cappella di varie nazioni, non poteva non essere invisa al gruppo dei novatori che, sebbene minoranza esigua, avevano conquistato il potere e vinto: “ perché il papa era con noi” . La Segreteria di Stato impose alla redazione di farsi promotrice d’ufficio del nuovo corso, ma il M° Bartolucci preferì interrompere le pubblicazioni nel 1967 ).
-E. Schmidt:Il popolo cristiano al centro del rinnovamento liturgico.Civ. Catt. p. 127, giugno 1964.
-E. Fagiolo ( a cura di): Domenico Bartolucci e la musica sacra del novecento. Padova, 2009.
-E. Papinutti:Musica e Concilio. Saronno, 2015.
-Discorso di papa Benedetto XVI in occasione del conferimento del dottorato honoris causa da parte della Pontificia Università G. Paolo II e dell’Accademia di Musica di Cracovia ( 4 luglio 2015). Rinascita Gregoriana, n.63; settembre 2015.
                                                                        
 Enzo Fagiolo

sabato 26 dicembre 2015

La Diocesi di Savona soppressa? Borghetti sarà un "super-vescovo"?

Gira voce, negli ambienti ecclesiastici del savonese, che Mons. Vittorio Lupi sarà l'ultimo vescovo della diocesi di Savona-Noli.
Sembra infatti che la S. Sede abbia intenzione di sopprimere questa diocesi ligure e di ripartirne il vasto territorio (compreso tra Celle Ligure e Genova) tra la diocesi di Albenga-Imperia, a cui andrebbe il più e quella della Metropolitana genovese.
Questo renderebbe necessaria anche una rideterminazione dei confini della diocesi di Ventimiglia-Imperia, a cui andrebbero alcune parrocchie che ora sono sotto la giurisdizione di Mons. Oliveri, per bilanciare la prevista crescita del territorio della diocesi ingauna.
A sostegno di queste indiscrezioni, volendo fare alcune considerazioni speculative, tre sono gli elementi che potrebbero confermare come possibile questa ipotesi: la diocesi di Albenga è di più augusta e antica fondazione (III sec.): ciò spiegherebbe perché, tra le due diocesi, Roma sopprimerebbe quella di Savona (VI sec.); inoltre la diocesi di Savona ha un territorio di estensione (400 kmq) inferiore rispetto a quello di Albenga (979 kmq); infine, il vescovo di Savona Mons. Lupi compirà 75 anni il prossimo 4 aprile, e rassegnerà le dimissioni, mentre il Vescovo Oliveri li compirà nel 2019 ed è affiancato da un coadiutore con diritto di successione.
Se questa voce dovesse essere confermata e poi realizzata, nel 2020 - dopo le dimissioni di Mons. Oliveri per raggiunti limiti d'età - Borghetti diventerebbe vescovo di una diocesi di ampissima estensione. 
Redazione MiL 

venerdì 25 dicembre 2015

Stanotte - Cardinal Burke. Pontificale a Ss. Trinitá dei Pellegrini.

foto in esclusiva per MiL.
Un grazie agli amici della FSSP.
Buon Natale!
Redazione MiL
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Ora Terza Monastica bilingue: un dono di Romualdica a tutti



Dagli amici di Romualdica riceviamo la traduzione dell'Ora Terza Monastica, dopo aver tradotto Compieta e Vespri della Domenica.
Potete trovare tutto QUI.http://romualdica.blogspot.it/2015/12/un-dono-natalizio-lora-terza-del.html .
Ricordiamo che è possibile seguire in diretta buona parte degli uffici liturgici dell'abbazia benedettina Sainte-Madeleine di Le Barroux (Lodi, Prima, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) attraverso un apposito link interno al sito Internet del monastero, cantati integralmente in gregoriano nella forma extraordinaria del Rito romano (Breviario monastico del 1963).

"Puer natus est nobis!"

BUON NATALE!



un augurio di Santo Natale 
a tutti i nostri lettori. 
Redazione di MiL