lunedì 30 novembre 2015

Meditazioni benedettine sul Tempo di Avvento

Dagli amici di Romualdica
Eccoci dunque entrati nel tempo santo dell’Avvento, che è per eccellenza un tempo monastico, giacché i monaci sono dei guardiani, uomini dell’attesa e del desiderio, non del possesso o della soddisfazione. Prova ne sia che ogni volta in cui per il mondo ci sono «riusciti», ogni volta che si sono installati, pensando ingenuamente che il benessere temporale avrebbe loro permesso una più ampia facilità per il servizio delle anime, sono rimasti preda dei beni terrestri. I beni che possediamo finiscono a loro volta per possederci. È la storia di tutte le riforme monastiche, altrettanto numerose quanto le decadenze: un gruppo di monaci si distacca e riannoda i legami con le origini, alla ricerca di Dio, ma in una più grande solitudine e in una maggiore povertà.
La nostra vera ricchezza è la nostra attesa dei beni futuri. Non siamo veramente ricchi che di ciò che ci manca. Quella che potremmo chiamare l’età d’oro del popolo eletto, la fase della sua vita in cui si è costituito, non furono certamente gli anni prestigiosi della costruzione del Tempio di Salomone, quando gli sguardi ammirati erano fissi su Gerusalemme, ma i quarant’anni nel deserto in cui Dio attirava a sé Israele e gli parlava al cuore.
Sicché il tempo d’Avvento mi sembra il più propizio di tutti per risvegliare in noi questa spiritualità dell’attesa in cui, malgrado il rumore tutto attorno, nulla dovrebbe distrarre la nostra anima dal suo faccia a faccia con Dio.
Non è forse Giovanni Battista, l’uomo del deserto, il personaggio principale di questo dramma liturgico di cui la Chiesa vuole che siamo, oggi stesso, con lei, gli attori viventi? A partire dalla seconda domenica d’Avvento il Messia interroga i suoi apostoli: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Mt 11,7). A sua volta è Giovanni Battista che per mezzo dei suoi discepoli manda a dire a Gesù: «Tu es qui venturus es, an alium expectamus?», «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Vi è in questa frase, indirizzata a Gesù dai discepoli di Giovanni, tutta l’attesa dell’Antico Testamento, tutta l’attesa dei patriarchi e dei profeti; più ancora, la domanda fondamentale che tormenterà l’umanità fino alla fine dei tempi. Nella terza e quarta domenica d’Avvento è ancora questione di Giovanni nel deserto. Perché? Perché il deserto non è solo la mortificazione e la penitenza, ma è ancor più il desiderio del riposo e della pace, l’ascesa verso le fonti, la visione lontana delle oasi. Il deserto è il silenzio che dà alla voce lo spazio per il suo grido; «Vox clamantis in deserto» (Mc 1,3), così si definisce il profeta: «Voce di uno che grida nel deserto». Questo clamore che si eleva da un mondo in angoscia assumerà nei giorni che precedono la Natività la forma di un richiamo impressionante: sono le Grandi Oantifone O dell’Avvento»), le antifone che la Chiesa lancia sette volte verso il Cielo come una solenne esortazione. Non potrete prepararvi meglio al grande mistero della venuta di Dio fatto uomo che rileggendo con frutto questi appelli strazianti. Leggete lentamente e tenete nella memoria queste parole gravide della meditazione dei secoli, che ci rivelano a noi stessi e ci rivelano il mistero di Dio.
Cari amici, alla ricezione di questa lettera v’immagino un po’ inquieti, oppure impreparati, all’idea del poco tempo che avete a disposizione per immergervi in questi testi; se lo faceste, mancherebbe ancora qualcosa a quel che stiamo dicendo, perché ancor più degli avvertimenti di Giovanni Battista e le profezie di Isaia, vi è proprio al cuore di questo tempo santo dell’Avvento una figura silenziosa che – anch’essa – guarda il Cielo e attende. Lei ha 14 o 15 anni, che era l’età della prima maternità in Palestina e nei Paesi del Vicino Oriente. Lei ha ricevuto lo Spirito Santo, lei è tutta pura, tutta ricolma di Dio, lei attende la promessa. Lei è proprio l’immagine della Santa Speranza, lei tiene fra le sue mani la chiave d’oro della nostra felicità, che è in noi e davanti a noi, ma che lei ci darà solo se noi le presenteremo la nostra anima da aprire. Le anime aperte alla grazia sono rare. Siamolo. È sufficiente fare un po’ di silenzio e rimanere piccini. Allora forse nascerà in noi questa qualità del desiderio che è la misura della nostra vera grandezza.

[Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), Le mystère de  l’Avent, 2 dicembre 1990, in Benedictus. Tome III. Lettres aux oblats, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 2011, pp. 67-69, trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B.]

Il Papa : Bangui “capitale spirituale del mondo”!

Bangui diviene la capitale spirituale del mondo” ha detto ieri il Papa prima di aprire la Porta Santa della Cattedrale. 
Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre . 
Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. 
Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo, per i i Paesi che soffrono la guerra chiediamo la pace. 
E tutti insieme chiediamo amore e pace. 
Tutti insieme” . (Qui)
A coloro che hanno voluto vedere in tv quelle immagini dalla lontana Africa sarà certamente venuto in mente in versetto dal libro dell'Apocalisse "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto"  citato anche da Benedetto XVI  nell'Omelia dell'apertura del Sinodo dei Vescovi del 2005  : "Ma la minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l’Europa e l’Occidente in generale. 
... il Signore grida anche nelle nostre orecchie le parole che nell’Apocalisse rivolse alla Chiesa di Efeso: "Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto" (2,5). 
Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la sua serietà nella nostra anima, gridando allo stesso tempo al Signore: 
"Aiutaci a convertirci! 
Dona a tutti noi la grazia di un vero rinnovamento! 
Non permettere che la tua luce in mezzo a noi si spenga! 
Rafforza tu la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore, perché possiamo portare frutti buoni!". 
Un nostro Lettore ha commentato : "Non togliendo nulla all'eroica, grande, ammirevole fede degli Africani ci siamo domandati : Roma non è più la caput mundi della Fede e della Cristianità
Roma , rappresenta la comunione e l'unicità del sub et cum Petro. 
Ma poichè bisogna umiliare questa città, divenuta per colpa di taluni la nuova Babilonia, ecco servito il piatto di una minestra di cui la ricetta si sapeva da secoli ma che nessuno fino adesso aveva voluto cucinare arrivando al concetto , che puzza di protestantesimo, di "Chiesa siamo noi" dove il popolo è, solo apparentemente, il solo e unico indiscutibile protagonista.....
Come  gongolavano i giornalisti laicisti nel veder ridotta Roma in questo stato. 
E' stato finalmente attuato il grande sogno dei giacobini e degli anti-romani di tutte le risme?"

domenica 29 novembre 2015

Inaugurazione e benedizione Casa romana Istituto del Buon Pastore

ROMA.INAUGURAZIONE E BENEDIZIONE DELLA CASA SAN CLEMENTE DELL'ISTITUTO BUON PASTORE 

«Dedísti, Dómine, habitáculum Mártyri tuo Cleménti», così canta la Santa Chiesa nel celebrare le glorie del terzo successore di Pietro, Clemente Romano: hai dato, Signore, una dimora al tuo Martire Clemente! 
Parole che hanno trovato una eco solenne e una pregnanza tutta particolare nell’Urbe, il 23 novembre scorso, presso la nuova casa dell’Istituto Buon Pastore, posta sotto il patrocinio del Santo Pontefice. 
Nel giorno della festa patronale ha avuto luogo la benedizione della Casa che dallo scorso settembre accoglie tre membri dell’Istituto: don dott. Matthieu Raffray, Superiore e Professore Incaricato di Filosofia presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino (Angelicum), don Giorgio Lenzi, Economo, il seminarista don Maxime Quinquis. 
A fare gli onori di casa, per l’occasione, è stato il Superiore Generale don Philippe Languérie, giunto appositamente d’Oltralpe, dalla Casa Generalizia di Courtalain.
Preghiera, gratitudine, commozione e convivialità hanno scandito la lunga e intensa giornata, interamente pervasa dallo spirito soprannaturale che caratterizza una casa religiosa. 
Al mattino ha celebrato la Santa Messa Prelatizia Sua Ecc.za Rev.ma mons. François Bacqué, Arcivescovo titolare di Gradisca, Nunzio Apostolico dalla rispettabile e generosa carriera diplomatica. 
Hanno servito l’Arcivescovo more cappellanorum don Lenzi e don Barker, Vicario parrocchiale della SS.ma Trinità dei Pellegrini e collaboratore della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, con assistenza corale di don Laguérie. 
Sua Eccellenza ha interrotto la Santa Messa per l’omelia, richiamando alla mente e al cuore degli astanti le gesta e il martirio glorioso di San Clemente, implorandone l’intercessione e rinnovando altresì i sentimenti di paterna stima che lo legano all’Istituto.
Al pomeriggio altri illustri ospiti, tra cui Mons. Patrick Descourtieux, Officiale della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, don dott. Alain Contat, Professore presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, don Cristiano Piseddu dell’Aridiocesi di Cagliari ed il dott. Guillaume Ferluc, segretario del Coetus Internationalis Summorum Pontificum (foto) si sono uniti alla gioia dei sacerdoti del Buon Pastore per il momento più atteso: alle 19,00, dopo il discorsetto ieratico ma carico d’emozione del Superiore Generale don Laguérie, l’Ecc.mo e Rev.mo Mons. Guido Pozzo, Arcivescovo titolare di Bagnoregio, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha tagliato il nastro bianco e giallo posto sulla porta d’ingresso, per poi impartire la benedizione sui nuovi locali, pronunziando l’antica formula prescritta da Rituale Romano, nel nobile e solenne latino della Chiesa. 
«Pax huic domui et omnibus habitantibus in ea»: la pace, la benedizione del Signore Iddio, per mano di un Successore degli Apostoli è discesa sulla casa e su coloro che vi dimorano. 
Il buon Dio ha così suggellato quanto con la sua Provvidenza aveva sapientemente disposto.
L’Istituto Buon Pastore è nato in Francia a Bordeaux nel 2006 per espressa volontà del Papa Benedetto XVI, all’epoca felicemente regnante. 
Fu il Sovrano Pontefice stesso a permetterne l’erezione in Società di Vita Apostolica di Diritto Pontificio. 
Il Superiore Generale è per ciò stesso Ordinario, con tutti i diritti e gli oneri accordatigli dal Diritto, avente come Superiore Gerarchico direttamente la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, a ragione dell’utilizzo esclusivo della forma extra-ordinaria del Rito Romano e dell’antica disciplina della Chiesa a cui l’Istituto è vincolato. 
Diffuso soprattutto in Francia, dove ha sede il Seminario Internazionale San Vincenzo de Paoli, in Polonia e in America Latina, con l’inaugurazione della Casa San Clemente nell’Urbe (già eretta canonicamente nel 2007 dall’allora Cardinal Vicario Generale di S.S. il Card. Camillo Ruini), il giovane e promettente Istituto traduce in realtà il proprio spirito profondamente e intrinsecamente romano: l’Istituto Buon Pastore è un’opera della Chiesa e come tale legato in maniera vitale al Vicario di Cristo e alla città di Roma. 
La nuova casa è dotata anche di un piccolo Oratorio, ove i sacerdoti possono assolvere quotidianamente al grave ufficio per cui sono stati ordinati: la celebrazione della Santa Messa, ragion d’essere del Sacerdozio Cattolico.
Da questo evento di grazia, che segna una delle pagine più belle e indimenticabili della storia dell’Istituto Buon Pastore, sorgono doverose due preghiere, che vogliono essere anche caro augurio e espressione di stima: che Nostro Signore conceda un fecondo ministero a don Raffray, don Lenzi e don Quinquis nella Città Eterna, ricco di grazie e santi meriti, e possa l’Istituto crescere e diffondersi anche nella Penisola. 
Ad maiora!

sabato 28 novembre 2015

Pamplona (Spagna): i fedeli hanno reagito dopo il "sacrilegio più grave mai osato" contro il Santissimo Sacramento

"Fedeli reagiscono agli oltraggi al Signore: a Pamplona manifestazione e Messa di riparazione

Conforta poter segnalare che migliaia di fedeli, a Pamplona, dapprima manifestano per le strade teatro della sacrilega azione nei confronti di Gesù-eucaristico e, successivamente, partecipano ad una Santa Messa di riparazione in Cattedrale. 
Le nostre preghiere si sono unite alle loro, anche se apprendiamo solo ora - e volentieri documentiamo - la loro reazione".
***
Corrispondenza Romana si era occupata del terribile sacrilegio contro la Santissima Eucaristia:

" Il sacrilegio più grave mai osato, fortissima reazione di Chiesa e fedeli" 
(di Mauro Faverzani)
Non c’è solo il fanatismo islamico a scuotere ed a devastare l’Occidente; ve n’è anche un altro, più silenzioso ma non per questo meno pericoloso, esattamente parallelo e speculare: quello laicista e giacobino, che forse, almeno per il momento, non giunge a dilaniare i corpi, ma senza dubbio riesce a trafiggere le anime.
Tristemente esemplare, in tal senso, quanto avvenuto in Spagna, ove, a detta degli stessi osservatori, si è consumato il sacrilegio più grave mai commesso dai tempi della terribile Guerra Civile.
Abel Azcona ha 27 anni ed è originario di Pamplona.
Si definisce un artista «multidisciplinare», specializzato nella cosiddetta «arte d’azione».
Nessuno ha mai sentito parlare di lui e probabilmente nessuno ne sentirebbe mai parlare.
Forse anche per questo ricerca spasmodicamente la provocazione sopra le righe, l’eccesso smodato, la trasgressione urlata, superando non più soltanto il limite della decenza (non parliamo di buon gusto…), bensì anche quello del rispetto del sacro.
Per questo si è preso la briga di recarsi in diverse chiese di Pamplona e Madrid durante la S. Messa, fingere di comunicarsi e trafugare l’Ostia consacrata.[cosa che non sarebbe accaduta se non si consegnasse l’Ostia in mano, ndr]
Questo per ben 242 volte.
Poi ha usato le particole per comporre con esse, dopo averle gettate a terra, la parola «pedofilia».
Tutto questo, si noti bene, col Corpo di Cristo. 
La profanazione è evidente.
E lo è anche il reato contro i sentimenti religiosi, regolato dall’art. 525 del Codice Penale spagnolo, che condanna chiunque si faccia beffa di dogmi, credenze, riti o cerimonie.
A peggiorar le cose, la mostra dal titolo Desenterrados, allestita proprio in questi giorni da Azcona a Pamplona.
Dove ha esposto anche l’opera blasfema in questione.
Pietosamente riscattata da una persona, che ha preferito rimanere anonima: ha tolto le Ostie consacrate dall’esposizione e le ha trasferite in una parrocchia, per por fine al sacrilegio.
Solo in parte, però.
Purtroppo sono rimasti i pannelli con le immagini, che raffigurano minuziosamente le varie fasi della sua realizzazione.

(continua QUI )

New Wave dei teologi alla moda


di Francesco Agnoli

Caro direttore,
credo alle riforme, non alle rivoluzioni. Le prime appartengono alla storia della Chiesa, le seconde no. Le prime portano al bene, a rinnovare nella continuità, a pulire le incrostrazioni; le seconde nascono da uno spirito ideologico e utopico: si propongono non il rinnovamento ma la distruzione e la ricostruzione totale e portano sempre con sé, inevitabilmente, violenza e intolleranza.
Per questo, come tanti, sono stupito di leggere ogni giorno, da parte di uomini di Chiesa o di laici cattolici famosi alla Melloni, dichiarazioni del genere: Nasce la nuova Chiesa della tenerezza; La Chiesa ha cambiato passo; Nulla sarà più come prima; C'è aria nuova nella Chiesa...
Queste dichiarazioni suonano irreali e superbe. Mentre si condanna il trionfalismo curiale, mentre si predica la povertà, mentre si proclama la modestia degli appartamenti e delle macchine (ottima cosa, benché da chiarire), si fanno nel contempo proclami altisonanti, orgogliosi, stonati.
Ma forse non c'è nulla di nuovo. Cinquant'anni fa circa, la Chiesa fu pervasa dall'idea che si stesse vivendo una "nuova Pentecoste", una "nuova era", che si fosse trovata la ricetta per convertire il mondo, convertendosi ad esso. Oggi, a rileggere quelle dichiarazioni trionfalistiche, mentre si osservano le chiese, i seminari, i conventi dell'Occidente sempre più vuoti, non si può fare a meno di dire: quanto sono distanti, le dichiarazioni superbe dalla realtà!
Mentre penso queste cose, rileggo don Divo Barsotti, che è stato consioderato l'ultimo mistico del Novecento, un uomo ascoltato e consultato dai papi.

Nel 1967 scriveva: «Senso di rivolta che mi agita e mi solleva fin dal profondo contro la facile ubriacatura dei teologi acclamanti al Concilio. Si trasferisce all’avvenimento la propria vittoria personale, una orgogliosa soddisfazione che non ha nulla di evangelico. Tutto il cristiano deve compiere in ‘trepidazione e timore’; al contrario qui il trionfalismo che si accusava come stile della curia (cioè dei conservatori alla Ottaviani, ndr), diviene l’unico carattere di ogni celebrazione, di ogni interpretazione dell’avvenimento. Del resto io sono perplesso nei riguardi del Concilio, la pletora dei documenti, la loro lunghezza, spesso il loro linguaggio, mi fanno paura. Sono documenti che rendono testimonianza di una sicurezza tutta umana più che di una fermezza semplice di fede. Ma soprattutto mi indigna il comportamento dei teologi. Crederò a questi teologi quando li vedrò veramente bruciati, consumati dallo zelo per la salvezza del mondo…Tutto il resto è retorica… Solo i santi salvano la Chiesa. E i santi dove sono? Nessuno sembra crederci più».
Potrebbero calzare, queste parole, per i teologi alla moda che si pavoneggiano sui grandi giornali, che trovano spazio ogni giorno sul Corriere della Sera, Repubblica, la Stampa e sul Sole 24 ore (non proprio i posti adatti per esporre l'umiltà evangelica)? Potrebbero calzare per le interminabili discussioni e dichiarazioni verbose, logorroiche, dei Sinodi e dei convegni ecclesiali di oggi?
Sempre Barsotti, il 22 gennaio 1968 annotava: «Mi sento polemico, duro e intollerante. Certi adattamenti non li capisco, certi rinnovamenti mi sembra siano solo tradimenti. Non riesco a capire chi sia Dio per tanti teologi, per tanti scrittori, per tanti preti e religiosi. Non riesco a credere che quello che fanno, che quello che dicono, che quello che scrivono, derivi davvero da una fede vissuta, da una vita religiosa profonda, dalla preghiera. Come potrei accettare il loro discorso?».
Intorno a lui i teologi alla moda si pavoneggiavano sui giornali, mutavano la teologia, la liturgia, la pastorale, promettendo "magnifiche sorti e progressive" per la Chiesa tutta, in primis per quella europea, tedesca, francese, belga... cioè per le chiese che avevano riversato i loro fiumi nel Tevere della tanto vituperata Città Eterna.
Dirà Paolo VI: «Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa (il trionfalismo non cristiano di Barsotti, ndr). È venuta, invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio».
Ne trarranno una lezione, i trionfalisti? Si accorgeranno che mentre le loro tesi trovano spazio sui media del potere, la fede cresce invece in quelle terra, come l'Africa, i cui pastori vivono e parlano ben altra vita e ben altra dottrina?

venerdì 27 novembre 2015

Cortile dei Gentili: il latino? Lingua moderna adatta a Twitter



Da Vatican Insider
FRANCESCO PELOSO

Il latino è la lingua della brevitas, della sintesi, del verbo sottinteso, una lingua che sarebbe perfetta per Twitter in quanto può utilizzare, per dire cose significative, anche meno di 140 caratteri. È questa una delle particolarità venute fuori nel corso dell'incontro svoltosi oggi al Maxxi di Roma (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) dal titolo «Digito ergo sum», organizzato dal «Cortile dei Gentili», la fondazione che promuove il dialogo tra credenti e non credenti, e dalla Pontificia Accademia Latinitatis, con studenti e docenti delle scuole superiori di Roma. All'iniziativa hanno preso parte il filosofo Giulio Giorello,  il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, e  Ivano Dionigi, presidente della Pontificia Accademia Latinitas. A moderare il dialogo a più voci, durante il quale hanno preso la parola anche diversi ragazzi, è stata la giornalista Paola Saluzzi.

Il latino non è una lingua che appartiene solo al passato, anzi, è presente in moltissime espressioni del nostro «parlato», ha spiegato Dionigi che ha fatto qualche esempio: «Il latino persiste nel lessico economico (deficit), politico (referendum), psicanalitico (libido), quotidiano (bus viene da omnibus, per tutti), informatico (la parola computer deriva dal latino computare». «Il latino è per eccellenza – ha detto ancora il Professore – lingua della comunicazione, sua caratteristica infatti è la sinteticità, è lingua sintetica non analitica. Attraverso le declinazioni infatti si risparmiano pronomi, articoli, verbi, proposizioni», insomma si usano meno caratteri e meno parole, il che rende il latino particolarmente adatto ai mezzi di comunicazione che utilizzano il web. Una conferma in tal senso arriva da alcuni celebri esempi come il carpe diem di Orazio (nove caratteri) che in italiano diventa «cogli l'attimo» (13 caratteri), così come il suus nemo di Seneca, diventa in italiano «nessuno appartiene a se stesso» (26 caratteri).

Ravasi ha fatto alcuni esempi di uso del latino nella Chiesa e raccontato qualche aneddoto al riguardo. Fra l'altro ha ricordato che il suo passaporto vaticano è scritto in latino (poi ci sono le traduzioni in inglese e francese)  la qual cosa ha suscitato più di una volta la curiosità degli addetti ai controlli che hanno voluto fotografarlo col cellulare. Ha poi ricordato di aver studiato il latino per ben sette anni durante gli anni della formazione universitaria trascorsi a Roma, periodo in cui erano in latino sia le lezioni che gli esami. Quindi ha spiegato che il latino è ancora,  almeno in parte, la lingua della Chiesa, per esempio tutte le procedure del Conclave si svolgono in latino. Quindi si è riferito allo storico Concistoro, cui prese parte, durante il quale Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni con un testo scritto in latino (e secondo Ravasi c'è almeno un piccolo errore in quello scritto); nell'occasione un porporato nordamericano, l'ex-arcivescovo di Baltrimora, O'Brien, si rivolse a lui chiedendogli cosa avesse detto il Papa. «Il Papa si è dimesso» fu la risposta, che però sulle prime non venne creduta dal Porporato statunitense. Ancora il Cardinale ha spiegato come un grande genio quale Leonardo da Vinci in realtà non conosceva i latino in un'epoca in cui quella lingua era ampiamente utilizzata per esempio in ambito scientifico. Tornando all'attualità ha osservato che il regista Nanni Moretti ha usato il latino per titolare alcuni suoi film, da «Habemus Papam», a «La messa è finita» (che ricalca l'espressione ite, missa est). Ravasi ha infine interrogato i ragazzi sul significato di alcune espressioni latine come fiat, ecce homo e altre ancora.

Infine il filosofo Giorello, da parte sua, ha prima spiegato come l'acquisizione dell'importanza del latino sia arrivata in età matura per lui pur dopo studi classici, quindi ha sottolineato come oltre al latino della grande tradizione c'è quello che si è evoluto nei secoli successivi grazie alla tradizione ecclesiale, e poi quello della «vulgata senza il quale sarebbe inconcepibile tanto l'universalismo di Dante quanto il progetto dell'umanesimo cristiano di Erasmo, ma anche dei creatori della riforma magisteriale: Lutero, Enrico VIII e Calvino. Il latino non è solo, allora, un repertorio di espressioni linguistiche, bensì una gamma di strumenti per pensare la modernità».  

Auguri Eccellenza Mons.Luigi Negri!

Sia pur in ritardo di un giorno formuliamo con affettuosa riconoscenza i sinceri auguri a Mons.Luigi Negri, che ieri ha festeggiato il settantaquattresimo genetliaco. 
Sub tuum praesidium confugimus, 
Sancta Dei Genetrix. 
Nostras deprecationes 
ne despicias in necessitatibus, 
sed a periculis cunctis 
libera nos semper, 
Virgo gloriosa et benedicta. 
AD MULTOS ANNOS!
Fonte : Luigi Negri

Riappropriamoci del Natale : una proposta per i nostri gruppi liturgici

Abbiamo più volte esaltato la costruttiva presenza dei Gruppi Liturgici fedeli alla "buona" e "santa" Liturgia, che " stanno formando in silenzio una nuova ossatura spirituale anche per l'urgente recupero artistico-devozionale degli edifici di culto più abbandonati ( altrimenti correrebbero il rischio reale di venire "trasformati" in tempi laici o in moschee N.d.R.) e per la valorizzazione di tutta l'immensa dote culturale che è di aureo coronamento attorno all’autentica Liturgia cattolica". 
Dal cuore, devoto, di alcuni giovani dei gruppi liturgici che da Sud a Nord dedicano buona parte delle loro giornate per l'organizzazione delle celebrazioni nello stile liturgico dei nostri padri, nasce questa proposta :
RIAPPROPRIAMOCI DEL NATALE
( titolo possibilmente da mantenere in tutte le iniziative natalizie) 
NOVENA DEL SANTO NATALE
dal 16 al 24 dicembre 2015 
secondo lo schema tradizionale
- Inno 
- Polisalmo 
- Antifone al Magnificat 
 - Benedizione Eucaristica (magari!) 
- Canti natalizi tradizionali. 

In occasione della Novena del Santo Natale:
- desideriamo valorizzare un'antica chiesa che di solito è chiusa? 
- far risuonare un povero, polveroso Organo abbandonato? 
- dare l'opportunità a un giovane organista o studente di Conservatorio di suonare le pastorali classiche ? ( diverse classi d'organo stanno chiudendo nei Conservatori... e gli organisti specie in alcune regioni sono come una specie di "alieni") 
- valorizzare un frate o un sacerdote che è stato messo da parte dai baldanzosi innovatori perchè ha delle idee giudicate "antiquate" ? 
*** 
Un'osservazione realistica : per la Novena non abbiamo un Sacerdote, un Diacono e neppure Frate a disposizione ...
La Novena di Natale è un "pio esercizio" quindi si può fare anche senza un Consacrato ma sempre dopo aver avuto il permesso del Parroco o del Superiore cantando e pregando stando nei banchi, come facciamo per la recita del Santo Rosario, ma accendendo le candele dell'Altare. 
Il Signore vede e provvede
Soli Deo gloria  
AC

Parrocchie Tradì e vocazioni sacerdotali

Un carissimo lettore italiano che vive in Francia, mi ha confidato di essere membro di una "parrocchia personale" legata alla liturgia tradizionale. Ne ho approfittato per intervistarlo... 


- So che frequenti una “parrocchia personale” legata alla liturgia antica. Alla Messa festiva vengono molti parrocchiani? Tra voi c'è uno spirito di collaborazione? Vi incontrate solo alla Messa domenicale, oppure vi vedete anche in settimana per partecipare alle attività parrocchiali?

- Sì, alla Messa domenicale partecipano molti parrocchiani da tutta le regione, perché è la sola Messa Tridentina nel nostro dipartimento. Pertanto, non si può dire che la Parrocchia sia un centro di aggregazione solo del quartiere. Tuttavia, da quanto posso vedere esiste una vera e propria comunità formatasi e solidificatasi in 25 anni di attività della suddetta Parrocchia. Queste persone si dividono i compiti in maniera esemplare, organizzano attività di socializzazione e pellegrinaggi e si rendono attive cercando di far fruttare i propri talenti sotto tutti i punti di vista. La Parrocchia ha anche la fortuna di avere una corale mista molto esperta che è guidata da un organista francese  di fama. La maggior parte dei fedeli deve viaggiare anche per decine di chilometri per raggiungere la Parrocchia, mentre la mia famiglia ha il grande privilegio di abitare a 250 metri dalla suddetta, pertanto abbiamo la fortuna, secondo i nostri impegni, di poter partecipare alla Messa Tridentina quasi quotidianamente. Nella nostra Parrocchia, la Messa Tridentina è celebrata cinque giorni alla settimana, per questo mia moglie ed io nei due giorni restanti andiamo alla Messa Novus Ordo perché la cosa più importante per noi è di poterci comunicare tutti i giorni. 

- Per quanto riguarda le scuole cattoliche di stampo tradizionale, qual è la situazione nella tua zona?

- Nella nostra città ci sono nove scuole cattoliche, ma solo in una di esse (la più recente) si insegna la sana dottrina cattolica scevra da ogni contaminazione dall'ideologia gender e dal relativismo culturale. È indicativo che la suddetta scuola è stata fondata da una coppia di devoti nostri parrocchiani amanti della liturgia tradizionale. Sinceramente, ci auguriamo che la scuola in questione possa crescere e rafforzarsi negli anni a venire divenendo così un punto di riferimento ed ispirazione per le altre scuole cattoliche (che per ora lo sono solo di nome).

- Come è nato il tuo amore per la Messa tridentina?

- Il mio amore per la Messa Tridentina è cominciato lentamente ed in maniera graduale cinque anni fa quando abitavo con la mia famiglia in Austria. Al di là dell’impulso interiore una delle ragioni che mi ha spinto verso la liturgia Tradizionale è stata la passione per il canto gregoriano e la lingua latina come lingua universale della Chiesa. Scavando nella memoria, ricordo di aver cominciato a frequentare la Santa Messa domenicale presso la Peterskirche a Vienna (retta da Sacerdoti Opus Dei) celebrata in latino ma secondo il Novus Ordo. 

- La prima volta che sei andato a una Messa in rito antico, ti sei trovato subito a tuo agio, oppure sei rimasto un po' spaesato?

- Dopo aver frequentato per un lungo periodo la sopracitata Messa in latino secondo il Novus Ordo, verso il 2010 decisi di assistere alla prima Messa Tridentina vera  e propria, sempre a Vienna, ma sinceramente l’ho trovata abbastanza fredda ed asettica (devo ammettere di non essermi preparato a dovere e di non essermi nemmeno procurato un Messale apposito). L’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi più ad un “certamen ciceronianum” che ad un rito sacro. La mia risposta è pertanto no, non mi sono subito trovato a mio agio durante la Messa Tridentina, anche se oggi so che è forse stato per colpa mia. Pertanto, quando ci siamo trasferiti in Francia circa quattro anni fa, non abbiamo attivamente cercato una Parrocchia dove si celebrasse la Messa in rito antico (pur sapendo che in Francia esistono maggiori possibilità che altrove di trovarne). Tuttavia, l’amore per la Tradizione millenaria della Chiesa continuava a rafforzarsi dentro di me, grazie soprattutto alla lettura di autori come i Cardinali Biffi, Siri e Journet, Garrigou-Lagrange,  Louis Bouyer, Calmel, Madiran, etc...così come l’attenzione verso diversi blog tradizionalisti (di cui il tuo secondo me ha il privilegio di essere ispirato da un sano senso di ottimismo ed humilitas). Di conseguenza in me ed in mia moglie, con la quale respiro all'unisono, è cominciata a sorgere una sete sempre maggiore  per il silenzio durante la Santa Messa, sete di sacralità, sete di Gesù verso il quale relazionarsi spiritualmente ma anche corporalmente durante la celebrazione del Santo Sacrificio, sete di Cristo Re che sta al centro dell’universo e dei nostri cuori. E dove poter trovare tutto ciò con armonia se non nella Messa Tridentina, dove tutto è orientato verso di Lui, dove il Tabernacolo sta al centro e dove nostro figlio può crescere nella fede che Gesù Cristo è veramente presente nel Santissimo Sacramento? Questa sete è stata soddisfatta da Nostro Signore in quella perla divina che è la Santa Messa di sempre....

- Che tu sappia, nella tua parrocchia sono sorte vocazioni sacerdotali e religiose?



- Questo è uno dei punti di onore ed orgoglio di maggior rilievo della nostra Parrocchia, la quale nonostante il numero  limitato di fedeli, ha prodotto ben 17 vocazioni religiose nei suoi 25 anni di storia. Per quanto ne sappia, si tratta per la maggior parte di vocazioni all’interno di ordini francesi tradizionalisti quali i Benedettini di Le Barroux e di Fontgombault, i “Chanoines Réguliers de la Mère de Dieu” di Carcassonne,  i Servi di Gesù e Maria, etc.... 


- Tuo figlio lo porti con te a Messa? Si distrae oppure rimane incantato dalla liturgia tradizionale?

- Nostro figlio di dieci anni partecipa, secondo i suoi impegni, alla Messa Tridentina come chierichetto quattro volte alla settimana. Lo fa volentieri per una chiara ragione: ha una grande ammirazione per il nostro Parroco. Penso sinceramente che il suo attaccamento alla liturgia tridentina sia legato, alla luce della sua età, al nostro esempio di genitori, così come alla sopracitata ammirazione nei confronti del nostro Parroco. Pensiamo sia un buon inizio perché la Fede, come ci è stato ricordato più volte da Papa Benedetto XVI, si sviluppa anche per attrazione. Nostro figlio frequenta anche la Catechesi settimanale tenuta dal nostro Parroco così come gli altri bambini.

- Saresti contento se da grande tuo figlio ti confidasse di sentirsi  attrarre dal Redentore Divino allo stato sacerdotale?

- Certamente, sarebbe una grandissima Grazia! Mia moglie prega per la stessa sin dalla sua nascita (lo abbiamo avuto con difficoltà e Deo volente è rimasto figlio unico), ma tutto ciò deve essere esclusivamente secondo la volontà Divina. Esiste comunque una particolarità a questo riguardo, lui è nato il 2 febbraio, festa della Presentazione di Nostro Signore al tempio, Purificazione della Vergine Maria, che si celebra come giorno di discernimento delle vocazioni.  Pertanto, rimettiamo questo desiderio alla Santissima Vergine Maria perché con le proprie mani purissime lo liberi da ogni egoismo e imperfezione e, dopo averlo decorato ed abbellito, l’offra su di una coperta dorata alla Santissima Trinità secondo le Sue Sante intenzioni. Credeteci, nessuno sarebbe più contento di noi se il nostro primo ed unigenito figlio si donasse a Nostro Signore perché possa diventare Sacerdote in eterno alla maniera di Melchisedech...

In  Cordibus Jesu et Mariae

giovedì 26 novembre 2015

Il Giardino dell'Immacolata


Ave Maria!
Vi alleghiamo di seguito alcuni scritti - tratti dal blog All Christian - riguardanti le benemerite Francescane dell'Immacolata, appena commissariate. Preghiamo per loro e continuiamo a dare voce a chi non ce l'ha.

MIL

Siamo le zie di due Suore Francescane dell'Immacolata, nonché benefattrici di quest’Ordine religioso. Da quando le nostre nipoti hanno deciso liberamente di vivere questa forma di vita (non nascondiamo che all'inizio per noi sembrava pura follia lasciare tutto ) abbiamo iniziato a conoscere tante suore che ci hanno colpito proprio per la loro angelicità, amabilità, e carità. Non essendoci mancate le occasioni per visitare i vari conventi dell’Istituto, possiamo testimoniare con verità di aver partecipato alla felicità che queste suore vivono e trasmettono. Non abbiamo mai visto le nostre nipoti suore infelici, deperite, non curate, plagiate; anzi ricevono le stesse cure che avrebbero avuto se fossero rimaste a casa. Siamo perciò amareggiate e offese da tutto quello che i mass-media stanno trasmettendo falsamente. Quel che si dice in tv o si trova sui giornali, contro  le suore e i Fondatori dell’Istituto, sono solamente tutte calunnie. Abbiamo conosciuto personalmente sia P. Stefano Manelli che P.Gabriele Pellettieri, infatti, sono due uomini veramente di Dio: a loro per primi dobbiamo di aver cambiato vita, dal momento che prima di conoscerli non andavamo a Messa, non conoscevamo la Madonna, non pregavamo il Santo Rosario e avevamo un’idea tutta nostra della fede. Ringraziamo di cuore questo Istituto perché ci ha dato la possibilità di riavvicinarci a Dio e mettere in pratica anche la carità cristiana. Dopo aver compreso la verità del messaggio evangelico, grazie anche all’aiuto delle suore, siamo diventate loro benefattrici e ci industriamo ad aiutarle, per quelle che sono le nostre possibilità, continuando a sostenere i conventi di Fontanarosa, Frigento e Villa Santa Lucia. Abbiamo un “fazzoletto” di terra che abbiamo chiamato “giardino dell'Immacolata”, e tutto quello che viene coltivato in esso viene distribuito nelle varie comunità. Queste consacrate sono tutte entrate nel nostro cuore e riteniamo che non sia giusto rovinare un Istituto intero per colpa di qualche ex-suora che vuole gettare fango sui Fondatori e sulle suore.
Aspettiamo con fiducia che la verità venga alla luce, confidando nell'Immacolata, l’augusta Regina delle Vittorie.
Comentale Filomena e Comentale Cira.


 Riproponiamo l’intervista chiarificatrice sull’Istituto dei frati e suore Francescani dell’Immacolata nella quale, l’avvocato Tuccillo, difensore di Padre Stefano Manelli e della Madre Generale, ora sostituita dalla commissaria apostolica, fa luce sulla situazione attuale, spiegando, allo stato, i pronunciamenti degli organi giurisdizionali che si stanno occupando del caso.

Una delle più importanti garanzie previste nella nostra Carta Costituzionale è sancita dall'art. 27, che recita:” …L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva…”. Proprio in virtù di questo fondamentale disposto costituzionale, che non considera assolutamente colpevole un soggetto sino alla condanna definitiva emessa dalla Suprema Corte, a differenza di altri quotidiani nazionali, sui quali spesso sono già emesse sentenze ancor prima della valutazione dei giudici, Mezzogiorno Quotidiano ha intervistato in esclusiva l’Avv. Enrico Tuccillo, legale di Padre Stefano Maria Manelli, cofondatore dei Francescani dell’Immacolata, Istituto di diritto pontificio, approvato da San Giovanni Paolo II, con sede principale a Frigento (Avellino).
Egregio Martone rispondo alle sue domande.
GLM: Avvocato Tuccillo, nella scorsa settimana sono state pubblicate due video-inchieste da parte del Corriere della Sera sulla vicenda dei Francescani dell'Immacolata, commissariati dalla Santa Sede. In particolare, vi è un documento citato in un dossier sulle cui testimonianze indagano i PM della procura di Avellino e in cui si raccontano storie di presunte vessazioni, abusi, violenze, strani giri di denaro e perfino istigazione della prostituzione nei riguardi delle suore appartenenti al ramo femminile dell'istituto religioso da parte del suo assistito. Qual è il suo pensiero in merito a queste gravissime accuse?
ET: I tempi, le modalità e le caratteristiche monotone di queste accuse confermano il sospetto di un programma calunnioso non fondato su fatti reali, finalizzato al raggiungimento di obiettivi destabilizzanti ed anti cristiani! Volti nascosti, nomi oscurati, siti anonimi non caratterizzano chi annuncia la verità ma chi vuole nasconderla! A parte il ridicolo della mostra di una cicatrice di 23 anni fa,causata da una puntura di un ago. Quanto ai giri di danaro chissà che proprio questo elemento, assimilato da Francesco d'Assisi allo"sterco di un asino" non sia uno dei principali obbiettivi delle reiterate accuse.
GLM: Avvocato Tuccillo, nel primo dei due articoli pubblicati dal Corriere della Sera e firmato dalla giornalista Amalia De Simone, si legge testualmente: "Le macchie di sangue sono così intense che le frasi che tracciano sembrano ferite ancora aperte. Eppure sono passati ormai 22 anni. Ventidue anni da quella notte in cui alcune suore giurarono obbedienza in una cappella con un rito simile alla «pungiuta», usata dalla ‘ndrangheta per affiliare i membri del clan. È il racconto di una donna che è stata per 12 anni una suora e che insieme ad altre sue consorelle con quel rito dice di aver promesso devozione e fedeltà a padre Stefano Manelli, cofondatore dell’istituto religioso dei frati dell’Immacolata, istituto di diritto pontificio con sede principale a Frigento (Avellino) e con una costellazione di conventi in tutto il mondo". Cosa pensa in merito a queste affermazioni?
ET: Peccato che il racconto del personaggio citato da Amalia De Simone risulti squallido. Tanto lontano da un episodio a me raccontato da un amico della mia adolescenza che scrisse, pungendosi romanticamente il pollice, alla sua adorata ragazzina francese per rivelarle con quel sangue il suo tenero amore!
GLM: Avvocato Tuccillo, sempre nel primo articolo-inchiesta del Corriere della Sera, si fa riferimento anche alla fotografia di una suora marchiata a fuoco, seguite da queste dichiarazioni di quest'ultima: "Ho già testimoniato in Vaticano e sono disposta a far esaminare la lettera scritta col sangue e poi controfirmata da padre Stefano Manelli, dai periti della procura. Lo faccio perché ho il dovere di far emergere cosa accadeva in quei conventi lager, dove ci sono ancora nostre sorelle che soffrono". Qual è il suo pensiero in merito a queste accuse?
ET: Se fosse vero quello che afferma la ex suora marchiata a fuoco sarà semplicissimo interrogare le "sorelle" che soffrono ancora nei conventi lager, convincendo tutti degli orrendi crimini e punendo severamente i “colpevoli”! Altrimenti dovranno essere puniti i calunniatori....
GLM:  Avvocato Tuccillo, sempre in questo articolo, intervistato dalla giornalista De Simone, lei ha affermato: "Padre Stefano Manelli desidera vivere in povertà, vuole vivere secondo l’ispirazione tradizionale della chiesa, tutto il resto sono delle strumentalizzazioni e sono delle non verità. Per quanto concerne la truffa credo che il tribunale del riesame abbia già chiarito con il rigetto che non esiste né truffatore né truffato. Poi c’è l’altro filone quello dei dossier delle suore costrette a leccare i pavimenti. È ridicolo e triste. Noi abbiamo già presentato tre denunce per calunnia alla Procura della Repubblica di Avellino".  Secondo lei, per quali ragioni il suo assistito è cosi perseguitato e ricoperto di accuse cosi gravi e infamanti?
ET: I frati e le suore dell'Immacolata sembrano oggetto di un vero e proprio attentato che cerca di minarne l'identità. Lo stesso Papa - ho letto recentemente- avrebbe accennato ad una persecuzione da Lui definita " diabolica ". A noi difensori compete di difendere l'Istituto, confermato da San Giovanni Paolo II, in sede penale e civile. Ed allo stato e' a dire che la Magistratura giudicante ha respinto tutti i provvedimenti richiesti dall'avvocato della Congregazione per i religiosi, non riconoscendo validi gli elementi da questi allegati. Nella settimana anche il Tribunale civile si è pronunciato in tal senso! Ed infine aspettiamo fiduciosi l'esito del ricorso in Cassazione presentato dal difensore perdente.
Caro Martone, come abbiamo riflettuto con Padre Stefano e la Generale, anche Lei sollevata dalla Commissaria recentemente nominata, ci troviamo nel mezzo di una terribile guerra tra luce e tenebre che mi piacerebbe di definire così:" I Figli dell'Immacolata aggrediti dalle potenze delle tenebre ". Se così è possiamo rasserenarci tutti. C'è solo un problema di tempo: arriverà la luce e non vi sarà più tenebra!

di Gianluca Martone

Fonte Caserta 24ore-Mezzogiorno Quotidiano

 Ave Maria
Rev.ma Madre M. Michela,
Sono Luciano Mirra, il papà di suor Maria Luigia.
Il motivo di queste mie brevi righe è il desiderio di manifestarLe la mia vicinanza ed il mio appoggio nelle circostanze così dolorose che l’intero Ordine Francescano dell’Immacolata e noi tutti stiamo vivendo.
Non Le nascondo che quando mio nipote mi ha fatto leggere per la prima volta degli articoli recentemente usciti alle stampe e di notizie riportate dai vari siti internet, sono rimasto molto turbato. Però non posso che manifestare il mio disappunto per quanto letto e ho deciso di scriverLe questi miei pensieri, in modo semplice, affinché Lei, tra tante maldicenze e falsità, possa leggere anche qualche parola buona e sincera.
Come si può dire che l’Ordine Francescano dell’Immacolata abbia: “Scarso sentire cum ecclesia”? Sicuramente chi ha la sfacciataggine di addebitare una cosa del genere, non conosce per niente la vita morigerata e povera dei Frati e delle Suore che vivono la loro consacrazione in preghiera ed evangelizzazione.
Mi è tornato in mente il tempo del postulandato di mia figlia nella casa di Fontanarosa, e della grande gioia che provavamo ogni volta che andavamo a visitarla, nel vedere come stava bene e come era felice. Era una festa per noi poter portare al convento la Provvidenza che riuscivamo a mettere insieme grazie all’aiuto di tanti: e che accoglienza! Quanta allegria e gratitudine ci era offerta in cambio!
Mi son commosso nel ripensare all’affetto e alle cure con cui vedevamo circondata Suor Luigia nella prova fisica del noviziato, e di come Lei stessa, che allora era la sua Maestra, e tutte le sue consorelle, non la lasciavano mai sola per tutto il periodo di convalescenza.
Ma i ricordi più vivi sono sicuramente quelli legati alle funzioni sacre di Castelpetroso e alle grazie ricevute in quelle belle occasioni, che ci aiutavano ogni anno a crescere nella volontà di essere sempre più buoni cristiani rendendoci felici di avere in famiglia una figlia, sposa di Gesù.
E infine attesto, di questi anni di missione, sebbene nel sacrificio della lontananza, la consolazione di ascoltare sempre dalla nostra cara figlia: “State tranquilli. Sto con la Madonna, che mi può mancare”?
Sì, Rev. Madre Michela noi stiamo tranquilli: i Mirra non ci credono, non credono a tutte le maldicenze che sono state messe in giro perché da 16 anni vivono una realtà che le nega, e vedono una figlia consacrata a Dio e felice di esserlo nella sua Famiglia religiosa.
Approfitto per ringraziarla di cuore della possibilità dataci di trascorrere qualche giorno con Suor Luigia, e mi affido alle preghiere di tutte loro (…)
Nel nome del Signore
Luciano e Antonietta Mirra
 Milano, 2 luglio 2015

Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni.
Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore. (Lc 6,43-45)
Vi chiederete perché cito questa breve pericope del Vangelo di Luca, è chiaro non niente di meglio della Parola che si è fatta carne, per descrivere e dare senso a ciò che mi accingo a dire.
La mia è una testimonianza, assolutamente disinteressata, finalizzata a mettere in luce la figura e l’opera di un Sacerdote, che ha saputo attualizzare e vivere il Vangelo nel quotidiano, fino in fondo, fino al sacrificio di se stesso. Si parlo di sacrificio, una persecuzione vera e propria, ordita al fine di screditarlo agli occhi della Chiesa e ridurre ai minimi termini l’opera da lui fondata.
Parlo di Padre Stefano Maria Pio Manelli, fondatore e ispiratore dei Francescani dell’Immacolata.
Ho conosciuto il Padre in una circostanza fortuita, mentre si trovava alloggiato presso la famiglia di un mio conoscente a Bergamo. Ricordo ancora quel momento con commozione. L’anno, il 1994 il mese giugno. Non ci conoscevamo e non ci eravamo mai incontrati, nessuno sapeva del mio arrivo e nessuno lo aveva informato. [...]
( In seguito ) conobbi il movimento mariano MIM, partecipai agli incontri periodici, con assoluta serenità e libertà, senza alcun condizionamento, entrai a fare una breve esperienza al Santuario di Casalucense presso Sant’Elia Fiumerapido, allora sede del noviziato dei frati in Italia.
Feci un’intensa esperienza spirituale, in letizia. All’interno del convento la vita scorreva serenamente, scandita dalla preghiera e dal lavoro. In questo frangente, incontrai altri sacerdoti e religiosi della congregazione, instaurando solide amicizie che ancora oggi perdurano. Gente del tutto normale libera e lieta di vivere in quel modo, veramente austero, spesso al freddo mangiando ciò che la Provvidenza metteva a disposizione.
Ho avuto modo di incontrare anche il Padre cofondatore Gabriele M. Pellettieri, persona di grande spiritualità e umiltà. Ma tornando a me, ben presto mi resi conto che quella non era la vita che il Signore aveva pensato per me. Fu lo stesso Padre Stefano, recentemente accusato di plagio e condizionamento, a dirmi con assoluta chiarezza che quello non era il mio posto. Non cercò di convincermi in alcun modo. Mi guidò per anni nelle mie scelte, senza mai forzare la mano.
Oggi sono sacerdote e cappellano militare, e per questo ringrazio il Signore, Sua Madre Maria SSma., e quell’umile frate, espressione e incarnazione di Cristo Sacerdote e della “maternità” di Sua Madre.
In breve, ho voluto rendere giustizia ad un uomo che sta vivendo questa immensa sofferenza come purificazione e santificazione, nell’obbedienza ai superiori e nell’affidamento totale al Cuore Immacolato di Maria.
“Dai frutti riconoscerete l’albero”.
Ad J per M
Don Marco Maria Bresciani
Seriate

Ma quel funerale "laico" non è la vera risposta


Da La Bussola Quotidiana
Stefano Fontana
 25-11-2015
Commozione, cordoglio, partecipazione. Una grande folla ha assistito al funerale laico – come è stato chiamato – della giovane Valeria Solesin, la ventottenne veneziana morta a Parigi a seguito dell'attentato terroristico del 13 novembre scorso. Hanno parlato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Patriarca Francesco Moraglia. Per il governo era presente il ministro della difesa Roberta Pinotti, che ha letto un messaggio del presidente francese Hollande.
La salma è stata esposta in una piazza dal nome di un santo cristiano ed evangelista, sullo sfondo di una basilica cattolica. Ma non è stato un funerale cattolico né di altra religione, è stato un funerale «aperto a tutte le fedi», come ha detto il padre della ragazza, compreso l'ateismo, che però non è una fede, ma l’assenza di fede. La volontà della famiglia era - se mi posso permettere un’interpretazione - di contrapporre all’odio e al fanatismo religioso dei terroristi assassini, la ragione e l’apertura tollerante propria non di una fede confessionale, ma di una fede laica nell’umanità. Per questo, così almeno mi sembra di aver capito, il funerale non solo è stato definito “laico” o “con rito civile”, come spesso è accaduto in altri tristi eventi, ma è stata esplicitamente espressa la volontà che fosse aperto a tutte le religioni – anche se in concreto c’è stata la presenza evidente solo di tre di esse – ed anche a visioni non religiose, agnostiche o atee.  
La volontà della famiglia va rispettata e con essa il dolore di tante persone, le lacrime e la commozione evidenti in piazza San Marco. All’evento, però, è stato anche attribuito il significato politico di contrasto morale nei confronti del terrorismo. É già stato detto, e lo si dirà ancor di più, che il funerale laico di piazza san Marco è una risposta al terrorismo. Qualcuno si spingerà anche a dire che è la nostra risposta, la risposta dell’Europa, la risposta dell’Occidente. Su questo aspetto, nel rispetto delle buone intenzioni di tutti i partecipanti al funerale, è lecito fare alcune riflessioni.
«Aperto a tutte le fedi». Vien subito da pensare, però, che anche i sanguinari terroristi di Parigi avevano una fede religiosa. Anche la Francia che canta la Marsigliese e nel cui spirito ospita, finanzia e tutela le Femen oppure vuole togliere ogni traccia pubblica del cristianesimo, è una fede. Anche la fede nell'umanità che ha motivato la scelta delle modalità di questo funerale può essere considerata una fede, una credenza in qualcosa di importante e dal valore assoluto. Ma non tutte le fedi credono in questa religione dell'umanità, e non solo l'islam terrorista e violento. Il funerale di Venezia è stato talmente ragionevole da ammettere, in linea di principio, anche le fedi che combattono la ragione e talmente religioso da ammettere, sempre in via di principio, anche le ragioni che combattono la fede.
Questa fede nell’umanità ha i contorni tanto dilatati, imprecisi e generici da essere facile da proclamare, più difficile da definire e impossibile da difendere. Per una fede del genere, così tanto estensiva e così poco intensiva, quanti sono disposti a lottare oltre che cantare la Marsigliese? É proprio questa fede ad alimentare il ventre molle dell’Europa. La risposta europea e occidentale al terrorismo islamista può essere questa indifferenza rispetto alle fedi, ritenute tutte uguali, come le visioni della vita, che oggi quasi tutti equiparano alle fedi religiose, ritenendo le une e le altre prive di ragioni e frutto di sentimento e di scelte private? Anche la lotta al terrorismo ha bisogno di fede e di ragione. Ma quali l’Occidente non lo sa più. Le telecamere hanno ripreso in piazza San Marco un grande folla. Ma ognuno era lì per il suo Dio, rispondendo a chiamate diverse e ritenute tra loro incommensurabili, perché non ci sarebbe una misura nelle fedi, non una ragione nelle religioni. Sicuramente tutti i partecipanti sono andati per un senso profondo di umanità. Se però interrogati su cosa essi intendessero per umanità avrebbero dato risposte diverse.
Non può essere questa la risposta dell’Europa e dell’Occidente al terrorismo islamista. Se così fosse vorrebbe dire che Europa e Occidente non hanno risposta o, peggio, che risposta non c’è. «Siamo pronti a difendere i nostri valori». Ma su quali siamo veramente concordi e pronti a lottare, se consideriamo tutte le fedi uguali e diverse, comprese anche le visioni laiche della vita fino all’ateismo? Tutt’al più si parla di libertà e di pace, due concetti che, da soli, sono insufficienti per costituire una comunità. Tutt’al più si parla di tolleranza, che se assolutizzata come avviene oggi in Europa e in Occidente, è il concetto più intollerante che ci sia. Tutt’al più si parla di libertà di religione senza sapere in cosa consisterebbe il limite oltre il quale non permetterla più.
Abbiamo bisogno di riscoprire tra noi una vera comunità morale e per farlo bisogna ricominciare un rapporto serio e non qualunquista con le religioni e specialmente con la religione che ha fatto l’Occidente. Non è il cristianesimo ad avere bisogno dell’Occidente, è l’Occidente ad avere bisogno del cristianesimo.

mercoledì 25 novembre 2015

Come la Messa in rito antico sta trasformando il volto del clero francese

Come la Messa in rito antico sta trasformando il volto del clero francese. Ma nessuno ne parla

Nel 1966 in Francia c’erano 4.536 seminaristi, ma già pochi anni dopo, nel 1975, il loro numero era sprofondato a 1.297. Il tracollo è proseguito e nel 1996 si è toccata la critica soglia di 1.103, per poi scendere in picchiata a 784 nel 2005.  Nel 2011 è stato raggiunto il livello più basso dai tempi della Rivoluzione Francese:  710. Un perdita complessiva, dal 1966, dell'84%.
Nel 2015 sono stati ordinati in tutta la Francia solamente 68 sacerdoti diocesani.
Com’è noto, parallelamente a questo crollo c’è stata una crescita delle vocazioni nelle comunità legate alla Messa in rito antico, o meglio alla forma straordinaria del rito romano, che sta modificando l’assetto del clero transalpino. Questo nonostante la sproporzione di parrocchie, mezzi, appoggio da parte dei vescovi e degli apparati diocesani in generale etc.
Negli ultimi cinque anni, la proporzione tra ordinazioni di sacerdoti diocesani e di sacerdoti di comunità che fanno riferimento quasi tutte alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, più quelli della Fraternità sacerdotale di San Pio X, è stata la seguente:
- 2015: 77% per la forma ordinaria del rito romano (68 sacerdoti) e 23% per la forma straordinaria (20 sacerdoti)
- 2014 82% per la forma ordinaria (83) e 18% per la forma straordinaria (18)
- 2013 88% per la forma ordinaria (92) e 12% per la forma straordinaria (12)
- 2012 83% per la forma ordinaria (97) e 17% per la forma straordinaria (20)
- 2011 86% per la forma ordinaria (109) e 14% per la forma straordinaria (18)
- 2010 86% per la forma ordinaria (96) e 14% per la forma straordinaria (16)
Ovvero, negli ultimi 6 anni, a fronte di 545 ordinazioni di sacerdoti diocesani, ce sono state 107 di sacerdoti secolari appartenenti a comunità legate alla forma straordinarie del rito romano (Ecclesia Dei + FSSPX). Questo senza contare le ordinazioni di religiosi “tradizionalisti” come i benedettini di le Barroux etc.; tenendo presente che ci sono ordinazioni di sacerdoti francesi “tradizionalisti” che avvengono fuori dal suolo francese (vedi l'Istituto di Cristo re Sommo Sacerdote) e che anche fra i nuovi sacerdoti diocesani si sta diffondendo sempre più il rito romano antico.
Una piccola testimonianza di questo fenomeno è questa intervista realizzata dall’autore del blog Cordialiter a un italiano residente in Francia, e di cui consigliamo la lettura.

La macchina del fango e della persecuzione contro Mons.Negri

Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani Dott. Stefano Bisi sul Quotidiano di Ferrara del 17 novembre scorso si è rivolto  all'Arcivescovo di Ferrara  con uno scritto,che pubblichiamo per intero, nel quale, tra l'altro, è presente il suggerimento  di avere "una maggiore concentrazione sull’attività pastorale da parte di tutti per aiutare l’azione vigorosa e riformatrice di Papa Francesco". 
Una settimana dopo la comparsa di questo autorevole intervento le cronache nazionali hanno puntato e acceso i riflettori  verso quello stesso Arcivescovo dopo che il suo nome è comparso sulla prima pagina di  un quotidiano nazionale per un articolo sul quale non vale neppure la pena soffermarci neppure un istante  tanto è basso il livello del pettegolume contenuto.
Ci è dato di notare, tuttavia, che mentre tutti i media, italiani e stranieri, si stanno preoccupando per la fragile situazione internazionale, dopo l'abbattimento di un aereo da guerra russo da parte dell'aviazione turca lungo il confine tra Turchia e Siria, uno dei quotidiani nazionali, che si distingue per fare il tifo alla presunta "linea iper-progressista" del Papa, s'è coperto di ridicolo sbattendo  "in prima pagina" fango, fango e solo fango sulla faccia, pulita, di un fedele servitore della Chiesa  ! 
Preghiamo incessantemente la Madonna, Madre della Chiesa, affinchè protegga i Consacrati dagli attacchi dei figli delle tenebre. 
***
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia invia alla Nuova Ferrara una lettera a Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa in risposta alle recentissime dichiarazioni dell’alto prelato sulla stampa. 
Di seguito il testo pubblicato dal quotidiano ferrarese. 
Le sue ultime considerazioni apparse sul settimanale Panorama e riportate dalla Nuova Ferrara in cui Ella con dogmatica ed indissolubile certezza, con alta e incrollabile infallibilità si scaglia per l’ennesima volta contro la Massoneria mondiale in generale additandola come la prima dei tre mali che affliggono la Civiltà, e poi manifestando il pericolo della minacciosa presenza di ben 4 logge nella città di cui Ella è il pastore, anche se non mi giungono del tutto nuove, mi addolorano fortemente e provocano una grande tristezza e dispiacere in me e nelle migliaia di fratelli che fanno parte dell’Istituzione che ho l’onore e l’orgoglio di guidare da 18 mesi. 
Sarebbe molto facile replicare facendo ricorso alle grandi e gravi problematiche che in questo momento attraversano ed agitano Santa Romana Chiesa e che necessiterebbero una maggiore concentrazione sull’attività pastorale da parte di tutti per aiutare l’azione vigorosa e riformatrice di Papa Francesco. 
Ma non tocca a me fare il vescovo o indicare alla Chiesa la strada della Chiesa. 
Ci rammarica e ci dispiace semmai che Lei non abbia la minima tolleranza, al contrario del nostro plurisecolare Ordine e dei suoi sublimi principi, nei confronti della Libera Muratoria. 
È un dato di fatto provato da tanti episodi che, purtroppo, nel passato e non certo per colpa del Grande Oriente d’Italia che è aperto al dialogo con tutte le confessioni religiose e non e con tutte le istituzioni, l’hanno portata spesso a delle riflessioni ingenerose, pretestuose, preconcette e del tutto gratuite nei nostri confronti. 
La profonda e reiterata radice e cultura antimassonica Vostra Eccellenza l’ha manifestata già dai tempi della guida della Diocesi di San Marino-Montefeltro, quando con il suo messaggio da Pennabilli nell’agosto del 2010 si scagliò contro “AlchimiaAlchimie” che si tiene a San Leo ogni estate. Ebbene ricordo alcune parole molto esplicative delle sua idea sulla Massoneria. 
“…Guido una Chiesa particolare – scrisse – che ha avuto in San Leo la sede della Diocesi dal ‘300 d.C. fino al 1600; la cultura e la civiltà che sono nate dall’esperienza di questa Chiesa sono un fatto di straordinaria importanza anche all’inizio di questo terzo millennio. 
Abbiamo la responsabilità di portare avanti questa tradizione perché è una tradizione che ha sempre saputo coniugare l’amore a Dio con l’amore alla libertà degli uomini e della società. 
Non altrettanto si può dire di quelle culture di carattere massonico, razionalista, totalitario che invece, certamente, non hanno dato un contributo positivo all’evoluzione di questa nostra società…”. 
E, ancora più esplicita fu la frase in cui disse che “la Chiesa a firma del cardinale Ratzinger del 26 novembre 1983”. 
La nostra colpa ai suoi occhi, carissimo monsignore, è quella d’indossare un grembiulino. 
Per fortuna, per tanti di noi e per tanta parte della Società, non si tratta di una colpa o del male, bensì di un grande dono, che indossando quel grembiulino ci fa perseguire alti ideali come la difesa del Libero pensiero e della Laicità. 
Lei che ci vede dappertutto come il Diavolo, sempre su Panorama stavolta ci ha accostati addirittura al terrorismo fondamentalista di matrice islamica che ha appena compiuto la tremenda strage di Parigi, con la morte di oltre cento persone innocenti. 
Credo che sia sinceramente e, se mi permette, davvero troppo. 
E che nella triste fase in cui viviamo bisogna stare molto attenti alle parole che vengono pronunciate. Siamo iniziati e come tali tolleranti ma restiamo sconcertati dal fatto che un uomo di Chiesa del suo rango arrivi a dire parole così dure, ingiuste e sbagliate nei confronti dei Massoni. 
Ci sembra di essere tornati indietro nel tempo. 
Alle Crociate di cui Ella è un convinto assertore, all’inquisizione, sino alla messa al bando del massone, un vero e proprio pericolo per la società che corre ben altri reali pericoli. 
Noi non lanciamo sfide e non siamo contro la Chiesa. 
La nostra cultura è da sempre una ed una sola: quella del dialogo. 
Non abbiamo le sue reverendissime certezze di vescovo che si eleva sopra tutto e tutti nel giudicare e nel bandire con l’indice: “Fuori i massoni dal Tempio!”. 
Sua Santità Papa Francesco qualche tempo fa dichiarò con tutta la grande umiltà e la grande forza pastorale del suo magistero: “Chi sono io per giudicare?”. 
Lei, invece, non ha il minimo dubbio nel giudicare gli altri e pronunciare sentenze ex cathedra. 
Noi liberi muratori pensiamo che sacerdote o no, ogni uomo nell’applicare qualsiasi regola, anche la più legittima e rigorosa, come nell’affermare delle riflessioni nei confronti degli altri, debba farsi un serio esame di coscienza e prendere a volte decisioni anche forti e lontane da posizioni pregiudiziali, e deve farlo con coraggio e buon senso. 
Sono queste scelte che avvicinano uomini, fedi, opinioni e sensibilità diverse, nella fratellanza terrena, e che permettono di procedere insieme, pur con percorsi non eguali, nella meravigliosa esperienza che è la Vita. 
Per questo Le rivolgo con umana fraternità un caloroso invito: incontriamoci, parliamoci, confrontiamoci serenamente e liberamente, e chissà se alla fine non possano essere abbattuti quei muri che al momento da parte Sua sembrano essere stati solennemente edificati e che la Massoneria non merita. 
Stefano Bisi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani