venerdì 31 luglio 2015

Torino. Domenica 2 agosto, Decima dopo la Pentecoste : Santa Messa Cantata

Torino, Parrocchia di S. Gioacchino - Corso Giulio Cesare 10 bis 
Domenica 2 agosto 2015 - ore 19.30 
Domenica X dopo Pentecoste S. Messa cantata latino-gregoriana (forma straordinaria- Messale del 1962) 
Programma musicale della celebrazione: 
- Proprio gregoriano del giorno parzialmente salmodiato 
- Kyriale XI (Orbis Factor, in dominicis per annum, secc. X-XV) 
- Credo III 
- O Esca viatorum (H. Isaac, + 1517, testo di S. Tommaso d'A.) 
- Adoro Te o Panis (G. M. Haydn, 1736-1806) 
- Salve Regina (t. simplex) 
- Giù dai colli (Rastello-Gregorio, 1929, inno per la beatificazione di S. Giovanni Bosco) 
- Improvvisazioni per Organo sul proprio gregoriano del giorno e C.Tournemire, L'Orgue Mystique, Offertoire de l'Office de la Xème dimanche après la Pentecote. 
Organo Vincenzo Mascioni 1952 - Organista Marco Capello 
Seconda questua per il sostegno delle attività della Associazione Cardinal G. Saldarini

giovedì 30 luglio 2015

Un grave, diffuso abuso liturgico : i laici che prendono le Sacre Particole dal Tabernacolo

Laici che «armeggiano» nel Tabernacolo: 
un altro diffuso abuso. 
Solo il Sacerdote lo può fare 

di padre Henry Vargas Holguín 


da«Aleteia» tramite Il Timone 


Pensiamo in primo luogo all'essenza dell'Eucaristia. 
Nostro Signore Gesù Cristo ci ha lasciato il tesoro dell'Eucaristia nell'Ultima Cena, il Giovedì Santo. 
La Chiesa custodisce con somma cura questo tesoro, ma la Chiesa non è un'astrazione, un'idea; la Chiesa siamo tutti noi battezzati. 
E noi vescovi e sacerdoti siamo qui per santificare, reggere, insegnare e curare con zelo il tesoro dell'Eucaristia; sono queste le nostre principali responsabilità. 
I fedeli sono quindi chiamati alla corresponsabilità nella vita ecclesiale e a svolgere un servizio, anche liturgico. 
Svolgere un officio nella liturgia non è però necessario perché un fedele possa partecipare in modo attivo e fruttuoso alla Messa. 
Dobbiamo rispettare la dignità dei laici, evitando ogni “clericalizzazione”. 
Nessuno deve pensare che le persone che svolgono offici liturgici siano cristiani migliori. 
Detto questo, va detto che il ministro ordinato, che è il ministro ordinario della Comunione, è l'unico che normalmente può e deve aprire il tabernacolo per prendere le Ostie sacre, per prendere o portare la riserva, fare l'esposizione del Santissimo, ecc. 
Al termine del rito della Comunione durante la Messa, “le ostie consacrate avanzate vengano o immediatamente consumate all’altare dal Sacerdote o portate in un luogo appositamente destinato a conservare l’Eucaristia” (Redemptionis Sacramentum, 107). 
Gli accoliti istituiti e/o i cosiddetti ministri straordinari della Comunione non devono quindi accedere al tabernacolo, e meno che meno alla presenza del sacerdote e nel pieno della celebrazione eucaristica. 
Se questo accade, è un abuso che purtroppo viene concesso da alcuni sacerdoti. 
L’accolito è istituito per il servizio all’altare e per aiutare il sacerdote e il diacono. 
A lui spetta in modo particolare preparare l’altare e i vasi sacri, e, se necessario, distribuire l’Eucaristia ai fedeli di cui è ministro straordinario” (Ordinamento Generale del Messale Romano, 98). 
Deve essere quindi chiaro che in genere gli accoliti e/o i ministri straordinari della Comunione aiutano a distribuire in casi eccezionali l'Eucaristia, ma non possono, quando c'è un sacerdote che celebra, aprire o chiudere il tabernacolo, né andare a cercare o riporre al termine della Comunione le ostie. 
Se tuttavia il bisogno della Chiesa lo richiede, in mancanza dei ministri sacri, i fedeli laici possono, a norma del diritto, supplirlo in alcune mansioni liturgiche” (Redemptionis Sacramentum, 147).
Solo in casi del tutto straordinari ed estremamente necessari, quindi, un accolito – che è un ministro straordinario della Comunione – può accedere al tabernacolo, ad esempio quando un sacerdote molto anziano non riesce a camminare e non ci sono altri ministri ordinati, o anche, in terra di missione, quando non c'è un sacerdote nella comunità e si richiede di portare la Comunione a qualche malato, fare l'esposizione del Santissimo, ma con la pisside e senza dare la benedizione, ecc. 
Ministro dell'esposizione del santissimo Sacramento e della benedizione eucaristica è il sacerdote o il diacono; in speciali circostanze sono ministri della sola esposizione e riposizione, ma non della benedizione, l'accolito, il ministro straordinario della sacra comunione o altra persona designata dall'Ordinario del luogo, osservando le disposizioni del Vescovo diocesano” (Codice di Diritto Canonico, 943); quanto detto implica che in quelle circostanze speciali una persona che non sia ministro ordinato possa aprire o chiudere il tabernacolo. 
In ogni caso, bisogna fare grande attenzione perché ci sono molte situazioni che si prestano ad abusi e si giustificano con presunte “necessità pastorali”. 
È dunque importante vigilare, perché bisogna recuperare il rispetto, la solennità e tutto ciò che è adeguato alla liturgia. 
Ove lo suggerisca la necessità della Chiesa, in mancanza di ministri, anche i laici, pur senza essere lettori o accoliti, possono supplire alcuni dei loro uffici, cioè esercitare il ministero della parola, presiedere alle preghiere liturgiche, amministrare il battesimo e distribuire la sacra Comunione, secondo le disposizioni del diritto” (Codice di Diritto Canonico, 230, 3). 
È chiaro che questi ministri straordinari o laici devono rispettare certi requisiti, a cominciare dal fatto che devono essere nominati dall'ordinario del luogo. [Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti

mercoledì 29 luglio 2015

CE L'ABBIAMO FATTA!! Il C.I.S.P. ha raccolto le offerte per il filmato sul IV Pellegrinaggio straordinario Populus Summorum Pontificum 2015

#sumpont2015

TRAGUARDO RAGGIUNTO!!!!

IL C.I.S.P.  CE L'HA FATTA! 

L'UNIONE HA FATTO LA FORZA
semper  A.M.D.G.

ORA POTRA' ESSERE REALIZZATO UN FILMATO, GRAZIE AL QUALE  IL MONDO VEDRA'
LA REALTA'  VIVA  E  VERA
DEI "TRADIZIONALISTI": 

non si potrà più dire che non esistono o che "non lo sapevo..."




Perché un documentario ?
 
  Se abbiamo a cuore ovviamente promuovere il pellegrinaggio presso il maggior numero di persone, questo film vuole soprattutto essere una testimonianza.
Più che un semplice diario dei diversi eventi del pellegrinaggio, noi volgiamo, d’intesa con il realizzatore, che questo progetto sia caratterizzato da una forma e da delle scelte di messa in scena che permettano di mettere in luce la ricchezza estetica e spirituale della Messa tradizionale, cuore del mostro impegno. 
  Si tratterà anche di raccolgiere le parole dei partecipanti, semplici pellegrini, celebranti o membri dell’organizzazione, permettendo così di meglio comprendere il fervore e la devozione che caratterizzano questo evento.
 

A cosa servirà la mia colletta?

La regia del film sarà assicurata da Les Films du Lutrin. Questa giovane società francese sta al momento producendo un documentario sulla Schola Sainte Cécile, la cui uscita è prevista per il settembre 2015.
 
 Primo obiettivo
Grazie a questa campagna, il regista  potrà essere presente lungo tutto il corso del pellegrinaggio. Ne deriverà un film di circa 15 minuti che sarà in seguito diffuso su internet.
 Le immagini filmate in questa occasione ci permetteranno pure di realizzare un clip di promozione della quinta edizione del nostro pellegrinaggio, che coinciderà con la chiusura dell’Anno Santo voluto da papa Francesco. 
A questo scopo, ABBIAMO RACCOLTO la somma minima di € 5.900.
 
Questo importo permetterà di coprire il compenso del regista, così come le spese di soggiorno e di viaggio (€ 2.500), il costo del materiale per girare (€ 1.000) e per il montaggio (€ 500), le tasse (€ 900) e le spese legate alla campagna promozionale (€ 1.000).
 
 
Secondo obiettivo (eventuale)
Se raggiungeremo rapidamente questo primo obiettivo, avremo la possibilità di rinforzare la équipe con un secondo operatore.
Il budget necessario per raggiungere questo secondo obiettivo sarà allora di € 10.500.
Il ricorso a un operatore supplementare permetterà al regista di scegliere fra un maggior numero di inquadrature, apportando al film una maggior ricchezza estetica, soprattutto ai fini della valorizzazione delle cerimonie. 
Inoltre, beneficiando di una maggiore copertura del pellegrinaggio, il montaggio finale potrà essere di una durata di circa 26 minuti, corrispondendo così ai requisiti per la diffusione televisiva. 
In ogni caso, se l’obiettivo minimo non dovesse essere raggiunto alla fine della campagna, tutti i donatori saranno immediatamente rimborsati.
Non esitate a diffondere la notizia di questo progetto: senza il vostro aiuto questa campagna è destinata al fallimento.
 
 
Benefici della partecipazione al progetto
 Quanto alle intenzioni di preghiera, coloro che lo desiderano possono specificarle per posta elettronica all’indirizzo cisp@mail.com, specificando nell’oggetto: “intenzione”.
Quanto alle T-shirts, potete precisare se per ragazzo o ragazza e la taglia S/M/L/XL. Cercheremo di soddisfare le domande secondo disponibilità.

S. Messa antica a Vasto (Ch) il 9 agosto 2015

Ci scrive un fedele facente parte del gruppo dei fedeli   costituitosi recentemente per richiedere la Messa tridentina con Motu Proprio. Grazie alla disponibilità di un parroco, hanno ottenuto la possibilità di poter far celebrare messa tridentina domenica 09/08/2015, a Vasto (Ch), diocesi Chieti-Vasto alle ore 19:00 presso la chiesa di Santa Filomena (detta anche Genova-Rulli) in via Anelli.

domenica 9 agosto 2015

chiesa di Vasto: Santa Filomena (Genova - Rulli)
Chiesa dei Baroni Genova Rulli di Vasto, nel centro storico in Via Anelli, adiacente alla Chiesa dell'Annunziata.

martedì 28 luglio 2015

Rivoluzione in Curia?

 Curia, una rivoluzione?
di M. Tosatti, da La Stampa, del 28.07.2015

Si parla molto in Curia in questi giorni di un’ipotesi di riforma che avrebbe davvero effetti radicali. L’idea sarebbe quella di rendere a termine – cinque anni, eventualmente prorogabili sino a dieci in casi eccezionali – il servizio degli “Ufficiali” di Curia; vale a dire dei sacerdoti che nelle diverse Congregazioni e Consigli svolgono la grande mole del lavoro.  
In pratica: un sacerdote di Biella o di New York che venisse chiamato in Curia a fare lavoro di ufficio, dopo cinque anni dovrebbe tornare nella sua diocesi di origine. La norma riguarderebbe tutte le strutture centrali della Santa Sede, salvo la diplomazia: il personale diplomatico continuerebbe a funzionare secondo il modello di carriera consolidato.  
Dopo l’Accademia comincia il “cursus honorum” che in genere porta il candidato a diventare nunzio e arcivescovo dopo sedici-diciassette anni di servizio. Di questa riforma, che secondo alcuni però priverebbe gli organi centrali della Chiesa di un grande patrimonio di esperienza e di competenze, si parlerà probabilmente nel gruppo dei nove cardinali incaricati di studiare la riforma della Chiesa e della Curia. 

Il Direttore della Schola Sainte Cécile sul programma musicale del prossimo pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma dal 22-25 Ottobre

Intervista del Direttore della Schola Sainte Cécile  Maestro Henri de Villiers concessa a  New Liturgical Movement e Paix liturgique. 
Ricordiamo che il celebre e qualificato Coro è operante nella Parrocchia parigina di Saint-Eugène dove la liturgia tradizionale si svolge dal 1985 a fianco di quella moderna . 
Il Maestro Henri de Villiers illustra il ricco programma musicale che la Schola canterà al prossimo pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum a Roma dal 22-25 Ottobre 2015. 

da Paix Liturgique,
n. 502, del 27.07.2015

1) Bonjour Henri : après 2013, la Schola Sainte Cécile revient à Rome pour accompagner le pèlerinage Summorum Pontificum, pourquoi cette fidélité ? 
C'est à la fois un honneur et une grande joie pour nous de revenir à Rome accompagner le pèlerinage Summorum Pontificum
Un honneur, parce que ce pèlerinage international réunit de nombreux fidèles venant des quatre coins du globe, qui viennent rendre grâce à Dieu auprès du siège de Pierre. 
Par cette démarche de pèlerinage, ces fidèles viennent témoigner combien la liturgie traditionnelle est un chemin de conversion et une nourriture pour leur vie de chrétiens ; cela nous oblige du coup à donner le meilleur de nous-même, afin que les offices et messes soient encore plus beaux et plus magnifiques, plus "extraordinaires" qu'ils ne le sont déjà à l'ordinaire le restant de l'année ! 
Une grande joie également, car c'est proprement bouleversant de chanter dans les hauts lieux de notre foi catholique. Je me souviens avoir été au bord des larmes il y a deux ans dans la Basilique vaticane, tant l'émotion était forte de chanter la sainte messe auprès du tombeau de Pierre. 

2) Pouvez-vous nous présenter le programme que vous interpréterez durant le pèlerinage ? 
Première place au plain-chant grégorien, qui sera intégralement interprété bien sûr à chacune des messes que nous chanterons, comme nous le faisons d'ordinaire. 
Le programme de polyphonie sera quant à lui original. 
Nous entendons profiter des multiples tribunes présentes dans les églises romaines pour donner des œuvres à plusieurs chœurs (comme nous l'avions fait il y a deux ans), selon la technique ancienne dite des cori spezzati, des "chœurs brisés" : les choristes sont disposés dans plusieurs tribunes et se répondent - parfois de façon très dynamique, générant des effets acoustiques éblouissants. 
Cet usage des "cori spezzati" fut très florissant à Rome de la Renaissance à la fin du XVIIIème siècle. 
Nous allons ainsi chanter à 3 chœurs les vêpres et le salut du Très-Saint Sacrement à la Trinité des Pèlerins le 22 octobre prochain. 
Mais c'est surtout au cours de la messe pontificale de vendredi 23 octobre, profitant de l'acoustique exceptionnelle de l'église Santa Maria in Campitelli et de ses nombreuses tribunes, que nous allons déployer ce répertoire à chœurs multiples. 
Nous y chanterons la Messe à 4 chœurs (H.4) de Marc-Antoine Charpentier, un des chefs d'œuvres de ce compositeur, très rarement donné en raison de sa difficile mise en œuvre à 16 voix réelles et instruments ! 
Des indices laissent entendre que Charpentier a pu composer cette messe lorsqu'il était à Rome dans sa jeunesse, pour les "mariniers romains" (!). 
Il est indéniable qu'il a découvert ce répertoire polychoral dans la Ville éternelle (ses manuscrits contiennent une copie d'une autre messe à 4 chœurs d'un compositeur romain, Francesco Beretta, qui fut maître de chapelle au Vatican et que Charpentier a pu rencontrer lors de ses années de formation à Rome). 
Accompagnant cette messe à 4 chœurs de Charpentier, nous donnerons 3 autres motets à deux chœurs : 
- Beati estis, sur le texte de la 8ème béatitude, par Peter Philips, un prêtre anglais exilé à Rome au XVIIème siècle par fidélité à sa foi catholique (il fut maître de chapelle du Collège anglais de Rome), 
- Vox Domini, d'Eustache du Caurroy, maître de la chapelle du roi Henri IV, ardent propagateur des polyphonies à chœurs multiples en France, 
- Omnes gentes plaudite manibus, de Guillaume Bouzignac (ce sera vraisemblablement la première ré-exécution de cette œuvre à 8 voix depuis le XVIIème siècle). 
L'acoustique de Saint Pierre de Rome, où nous aurons la joie de chanter la messe de la fête de saint Raphaël Archange le 24 octobre, est certes plus difficile. 
Nous y donnerons toutefois  
Angeli Archangeli
un grand motet à deux chœurs de Jean Veillot, maître de chapelle de Louis XIV durant sa minorité, et le magnifique  
Pange lingua  
de Michel-Richard de Lalande, autre maître de la chapelle royale de Louis XIV. 
Nous serons accompagnés cette année par deux sacqueboutes, instrument de la Renaissance et du Baroque, ancêtre du trombone. 

3) La Schola est un chœur de fidèles dont les prestations n'ont souvent rien à envier à celles des chorales professionnelles : quel est le secret de votre harmonie ? 
Ma foi, il n'y a pas de réel mystère en cela : nous ne chantons que Dieu et que pour Dieu, au travers de la liturgie traditionnelle. 
Or cette liturgie est exigeante : on ne peut y faire n'importe quoi, et la subjectivité personnelle se doit d'y passer en second plan, car il faut y suivre avant tout le chemin d'une tradition multiséculaire de musique sacrée. 
La liturgie traditionnelle est exigeante, mais du coup elle devient une véritable école d'excellence, qui nous tire vers le haut et qui nous fait donner le meilleur de nous-même. Voilà pourquoi cette liturgie a engendré au cours de l'Histoire tant de merveilles artistiques, dans le domaine de la musique certes, mais aussi dans ceux des autres arts et en particulier de l'architecture, merveilles dont Rome a été tout particulièrement bien dotée. 
Je pense que nos choristes - qui ne sont que de simples paroissiens - sont très sensibles à cet aspect : la générosité de leur investissement personnel est une réponse enthousiaste qui veut être à la hauteur de la beauté inhérente à la liturgie traditionnelle. 
Dieu est le Souverain Bien et le Souverain Beau - et la liturgie est un avant-goût de sa gloire, une épiphanie, le Ciel sur la terre ! 
On ne peut donc y souffrir la médiocrité ! 
Mon travail à la tête de la Schola Sainte Cécile a consisté avant tout à me placer à l'école de la grande tradition de musique sacrée de l'Occident, qui du reste ne peut être comprise en profondeur que par une bonne connaissance des traditions liturgiques et musicales de l'Orient chrétien. 
Nous avons la joie de replacer les œuvres du grand répertoire occidental de musique sacrée dans le cadre exact pour lequel elles furent créées, alors qu'on ne les entend quasiment plus hélas qu'au concert. 
Ainsi ordonnées à leur vraie finalité, qui est de glorifier Dieu, ces œuvres prennent pleinement tout leur sens, alors qu'elle sont tragiquement amputées de leur dimension réelle lorsqu'elles sont entendues dans un cadre qui n'est pas celui de la liturgie. 
Nous ressuscitons de merveilleuses œuvres oubliées qui dorment sur les étagères de nos bibliothèques publiques, et nous montons régulièrement des projets liturgiques originaux, comme aller chanter le rit mozarabe à Tolède ou le rit ambrosien à Milan. 
Tout cela ne peut être que très motivant pour nos choristes ! 
Enfin, je pense que pratiquer la musique en commun permet de tisser des liens profonds. 
Et chanter pour le Seigneur ajoute une dimension supplémentaire, de communion spirituelle, à cette pratique : nous partageons entre nous bien plus que des notes de musique ! 

(Nei prossimi giorni  sarà pubblicata  anche la traduzione in lingua italiana)

Foto-ricordo della Schola Sainte Cécile con Sua Eminenza il Cardinale Castrillón Hoyos nella Sagrestia della Basilica di San Pietro a Roma, durante il pellegrinaggio Summorum Pontificum del 2013.

Marcello Pera parla del Card. Biffi. Distantissimo da Galantino



Rorate Caeli ha riportato ieri (27.07.2015) un interessante pensiero di Marcello Pera sul Card. Biffi e mons. Galalntino. Ecco il testo originario in italiano. 

Roberto  

Marcello Pera: che abisso fra la chiesa di Biffi e quella di Galantino
da Rimini 2.0 del 18.07.2015


Il cardinale Biffi è stato un eroe della chiesa, nulla a che vedere con certi prelati che oggi vanno per la maggiore. Chi parla è Marcello Pera, dal 2001 al 2006 presidente del Senato, filosofo, considerato uno dei principali studiosi italiani di Popper, negli anni in cui ricopriva la seconda carica dello Stato ha conosciuto e stretto amicizia con Benedetto XVI, un rapporto continuato anche quando Ratzinger è diventato Papa emerito. Dalla sintonia intellettuale fra i due sono nati in particolare tre volumi: Senza radici (2004, Mondadori) scritto a quattro mani e dedicato a Europa, relativismo, cristianesimo e islam, quindi L’Europa di Benedetto (2005, Cantagalli) di Joseph Ratzinger, per il quale Marcello Pera ha scritto l’introduzione, e Perché dobbiamo dirci cristiani: il liberalismo, l’Europa, l’etica (2008, Mondadori), di Marcello Pera, introdotto da una lettera di Benedetto XVI.
Marcello Pera era in prima fila al funerale del cardinale Biffi, che dall’84 al 2003 è stato arcivescovo di Bologna. Gli abbiamo posto alcune domande.

Cosa ha significato il card. Biffi per Bologna, per la chiesa e per l’Italia.
Tre cose, detto in breve: la fede, la sapienza teologica, il coraggio. Tutta merce oggi non solo rara, ma pressoché introvabile. Bologna e la Chiesa tutta devono essere fiere di averlo avuto tra i suoi vescovi.

Ricordando la figura del card. Biffi in questi giorni alcuni commentatori hanno scritto che esprimeva una chiesa ormai pressoché definitivamente scomparsa, impegnata com’è, quella dei nostri giorni, ad essere politically correct, fino a scoraggiare, se non ad osteggiare, come ha fatto il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, la manifestazione del 20 giugno scorso a difesa della famiglia. Cosa ne pensa?
Dove vedevo fede profonda e testimonianza fiera e sincera e sorridente, oggi vedo molto calcolo e carriera. Dove sentivo dottrina meditata e approfondita, oggi sento molta approssimazione. E dove avvertivo la parola del coraggio oggi osservo conformismo. Per favore, non si permetta di confrontare il Segretario generale della Cei, e non solo lui, con Giacomo Biffi! 

Per quale ragione?
Il card. Biffi era un eroe della Chiesa, un gigante della dottrina. Non aveva diffidenza della teologia e non la piegava all’interesse di moda o al potere di turno. Non pensava che la misericordia facesse eccezione alla verità o che la verità fosse astratta e avesse bisogno dell’integrazione della misericordia per rendersi viva e praticabile e accettabile. E non aveva in gran cura la carriera: ci scherzava sopra. Che meraviglia le sue battute di spirito, così ficcanti e così acute!

giacomo-biffi
Fece molto discutere il card. Biffi quando nel 2000, affrontando la questione dell’immigrazione, oltre a pronunciare parole profetiche, invitò a “salvare l’identità propria della nazione” perché “l’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto”. Così come chiese di non sottovalutare “il caso dei musulmani”, che “va trattato con una particolare attenzione”. Sono trascorsi 15 anni da quel discorso e verrebbe da dire che, anche su questi temi, aveva visto giusto. O no?
Posso risponderle con le prime parole che gli dissi la prima volta che andai a trovarlo: «Mi scusi, Eminenza, io sono tra coloro che non avevano ancora capito. Grazie per avermelo spiegato, non lo dimenticherò». Oggi mi fa tristezza che lo dimentichino anche i suoi confratelli. Che senso ha ancora parlare di evangelizzazione se poi si predica il dialogo e lo si intende e lo si pratica nel senso della cedevolezza, della chiacchiera, dello scambio di opinioni? Quando Gesù disse: «Io sono la verità» voleva forse dire che ce ne sono anche tante altre e che tutte vanno bene? Quando si dice: «Io sono seguace di Cristo» lo si intende alla stregua di «Io sono vegetariano» o «Io sono juventino»? Si ricorda il famoso e teologicamente tanto tribolato imperativo di Gesù rivolto a coloro che si rifiutavano di accogliere l’invito del padrone: «compelle intrare». D’accordo, Gesù non pensava alla forza, non pensava alla costrizione, pensava alla verità salvifica e irrinunciabile. E comunque, quanto a forza e costrizione, quale valore hanno i princìpi sacri e irrinunciabili scritti nelle costituzioni, se non appunto quello della forza e della costrizione, per legge, verso tutti coloro che intendono far parte della comunità in cui valgono quelle costituzioni? Quando un musulmano entra in Italia e lo Stato lo obbliga laicamente al dettato costituzionale di non contrarre più di un matrimonio, o di non interrompere il lavoro cinque volte al giorno, non dice, esso Stato, «compelle intrare»? Anche questo Biffi aveva capito più e meglio di tanti costituzionalisti e filosofi del diritto sedicenti aperti e tolleranti: che uno Stato che rinuncia alla forza dei suoi princìpi non è uno Stato. E quanto acuto e arguto egli si era mostrato verso la modalità di formazione del nostro Stato unitario, massonica e anticristiana, proprio durante i giorni in cui fuori risuonava la retorica trombona, celebrativa e cortigiana dei nostri politici, pronti a istituire un’altra festa nazionale, fredda come tutte le altre nella coscienza popolare! Mi creda, Giacomo Biffi è stato un grande. Scusi ancora, Eminenza, e grazie!
Claudio Monti

lunedì 27 luglio 2015

York (Regno Unito): Pellegrinaggio in onore di Santa Margaret Clitherow Martire, sposa e madre cattolica.

La benemerita THE LATIN MASS SOCIETY OF ENGLAND AND WALES organizza da diversi anni un Pellegrinaggio in onore di Santa Margherita Clitherow Martire, sposa e madre cattolica (foto 4), nella storica e nobile e pittoresca Città di York nella Contea dello Yorkshire.
Doverosa e altamente significativa è la scelta della data del Pellegrinaggio che si svolge  il 4 maggio Festa dei Martiri  Inglesi considerati i Martiri più Eucaristici della Chiesa, massacrati in modo terribile per l' indomita fedeltà alla Santa Sede Apostolica e alla Santa Messa «... che il governo inglese considerava un delitto ed era per la Messa che creature di carne e ossa erano pronte a morire. Era per la Messa che il cattolico perseguitato possedeva una così profonda vita spirituale da superare ogni difficoltà, l’anima di questa vita era la Messa» ( Cfr. Robert Benson -1871-1914- Sacerdote Cattolico Inglese).
Fra i Martiri canonizzati dalla Santa Chiesa spicca la figura di Santa Margherita Clitherow, sposa e madre cattolica, che a York  ha professato la vera fede fino alla suprema testimonianza del Martirio .
Il Martirologio Romano ricorda infatti che  Santa Margherita Clitherow  " con il consenso del coniuge, aderì alla fede cattolica, nella quale educò anche i figli e si adoperò per nascondere in casa i sacerdoti ricercati; per questo motivo fu più volte arrestata durante il regno di Elisabetta I e, rifiutandosi di trattare la sua causa davanti al tribunale per non gravare l’animo dei consiglieri del giudice con il fardello di una condanna a morte, fu schiacciata a morte per Cristo sotto un enorme peso". 
Gli storici sottolineano infatti che :  "l’odio dei vari nemici del cattolicesimo, dai re ai puritani, dagli avventurieri agli spregevoli ecclesiastici eretici e scismatici, ai calvinisti, portò ad inventare efferati sistemi di tortura e sofferenze per i cattolici arrestati. ... tutti gli altri subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate ..."
Il Pellegrinaggio in onore dei Martiri Inglesi ha inizio con la celebrazione della Messa Solenne in Rito Romano antico nella chiesa di San Wilfrid ( foto 1) che sorge all'ombra della più famosa e imponente Cattedrale ( ora Anglicana) di York o York Minster .
Segue la Processione per le vie del centro storico di York fino al luogo del martirio di santa Margherita Clitherow.
La Benedizione Eucaristica seguita dalla preghiera alla Vergine Maria, Regina dei Martiri,  conclude il Pellegrinaggio.  
Il filmato allegato illustra  alcuni significativi momenti del Pellegrinaggio di York e ci fa pensare all'analoga testimonianza di fede vissuta, proclamata  nella Città Eterna durante il Pellegrinaggio Internazionale del Populus Summorum Pontificum.
Ecco la preghiera alla Beatissima Vergine Maria recitata alla fine del Pellegrinaggio di York :
"O blessed Virgin Mary, Mother of God and our most gentle Queen and Mother, look down in mercy upon England thy "Dowry" and upon us all who greatly hope and trust in thee. By thee it was that Jesus our Saviour and our hope was given unto the world; and He has given thee to us that we might hope still more. Plead for us thy children, whom thou didst receive and accept at the foot of the Cross, O sorrowful Mother. Intercede for our separated brethren, that with us in the one true fold they may be united to the supreme Shepherd, the Vicar of thy Son. Pray for us all, dear Mother, that by faith fruitful in good works we may all deserve to see and praise God, together with thee, in our heavenly home. Amen. "






Fonte : Regina
Photo Credits: Michael Durnan e Joseph Shaw

Chierichetto: un servizio all'altare molto importante.

Decalogo del chierichetto.
perchè servire all'altare è  più importante di quanto si pensi.

Pubblichiamo qui un decalogo per chierichetti scritto dallo statunitense padre Dwight Lonecker, pastore anglicano convertitosi nel 1995 al cattolicesimo e oggi sacerdote cattolico.

1) Ricordati che… non sei necessario. Lo so, non sembra un grande punto di partenza… ma è vero: il sacerdote può fare da solo tutto quello che fai durante la Messa. Ciò significa che il tuo ruolo nella liturgia è più che un semplice “essere utile”. Leggi gli altri nove punti per capire bene cosa intendo.

2) Sei un testimone silenzioso. Arrivando in chiesa venti minuti prima dell'inizio della Messa, vestendo la tua piccola talare e preparando la celebrazione, stai dicendo a tutti: “È importante arrivare presto. È importante prepararsi per la Messa. È importante prendersi il tempo necessario”. Ricorda, qualsiasi cosa che fai è vista dagli altri, usa quindi grande attenzione e riverenza.

3) Le azioni dicono più delle parole. Devi presentarti vestito bene per la Messa. Non devi sfoggiare abiti eleganti, perché tanto la veste li coprirà, ma quello che la gente vede deve essere dignitoso. Indossa scarpe nere. Scarpe da ginnastica? Scarponcini da montagna? Calzature da spiaggia? Andiamo… vali molto di più! Nessun dettaglio del tuo aspetto deve attirare l’attenzione su di sé. Qualsiasi cosa che fai deve portare l'attenzione all’altare, non sul ministro dell'altare. Pettinati come si deve e pulisciti da quel che ti resta addosso della colazione…

4) Anche il linguaggio del corpo parla chiaro. Mentre ti prepari per la Messa muoviti un po' più lentamente. Nella processione avanza in modo cadenzato. Viviamo in una vita sempre di corsa: per ascoltare Dio dobbiamo fare silenzio e per camminare al suo passo dobbiamo rallentare. Dio procede lentamente e tranquillamente, il suo è un cammino lungo. Mantieni quindi una postura distinta e muoviti con tranquillità. Non correre. Che tu lo creda o no, ciò aiuta le persone a mettersi nella giusta disposizione per l'adorazione.

5) La processione è più che un semplice entrare in chiesa. La processione è un'antica cerimonia religiosa in sé. Mentre entri in chiesa in processione guidi ognuno alla presenza di Dio. Questo richiama l'Antico Testamento, quando gli ebrei salivano in processione a Gerusalemme e al tempio di Dio. La processione è il tuo guidare il popolo di Dio attraverso la desolazione nella terra promessa. La processione è il trionfo del re che arriva nella sua città. La processione dovrebbe quindi essere fatta con dignità e solennità. Non affrettarti per raggiungere la tua postazione. Sii orgoglioso di essere un servo dell'altare del re! Quando porti la croce in testa alla processione, stai dicendo ai fedeli: “Guardate, siamo chiamati a portare la nostra croce e a seguire Cristo. Questo è lo stendardo della battaglia”. Porta quindi la croce solennemente come un soldato in parata.

6) Portare un libro o un cero ha un significato più profondo di quanto pensi. Porti le candele? Stai dicendo: “Tutti portiamo nei nostri cuori la luce di Cristo che abbiamo ricevuto nel Battesimo.  Siamo la luce nell'oscurità, le stelle luminose dell'universo”. Le candele accompagnano la croce e il Vangelo perché il Vangelo e la croce portano la luce al mondo. Porti il libro del Vangelo? Rappresenti gli apostoli che hanno portato la Parola di Dio al mondo. Ricordi anche a ognuno di noi che siamo chiamati a portare la buona novella dell'amore di Dio al mondo intero.

7) I chierichetti sono come gli angeli davanti al trono. Al “Santo, Santo, Santo” devi inginocchiarti per la preghiera di consacrazione. A questo punto sei come uno degli angeli in adorazione di fronte al trono di Dio. Inchinati profondamente. Suona il campanello con cura e bellezza. Il modo con cui adori in questo momento della Messa parla ai cuori di tutti.

8) Servi all'altare con azioni rituali. Fai un inchino di fronte all'altare. Fai un piccolo inchino di fronte sacerdote e al diacono nei momenti richiesti. Questi piccoli gesti trasmettono ai fedeli una forma mentis rituale. Il rito trascende le nostre persone e ci rende più grandi delle nostre piccole vite quotidiane. Quando servi in questo modo aiuti le menti e i cuori di tutti a levarsi verso l’alto. Le tue azioni siano piene di dignità. Questo linguaggio visivo funziona anche se le persone non ne sono coscienti.

9) Sii orgoglioso di quello che fai. Sii fedele ai tuoi doveri perché Dio è fedele a te. Fai attenzione ai dettagli, perché Dio è nei dettagli. Trasforma le tue azioni in preghiere perché tutto può portare a Dio se lo permettiamo. Quello che stai facendo è un servizio a Dio e aprirà il tuo cuore e lo porterà vicino a lui anche se non te ne rendi conto. Se sei orgoglioso del tuo servizio ti sorprenderai nel renderti conto, man mano, come questa autostima si riflette in tutta la tua vita: dal tuo lavoro a scuola, al tuo impegno nello sport, alle tue amicizie.

10) Sei necessario. Avevo detto che non lo eri? In realtà volevo dire che tu sei molto più che necessario. Sei vitale, perché il tuo non è solamente un ruolo funzionale ma un ruolo simbolico e quello dei simboli è il linguaggio dell'adorazione. Le tue azioni a Messa sono simboliche molto più di quanto tu pensi e il modo in cui si svolge il tuo servizio può avvicinare gli altri Dio. Sei più che necessario, perché la bellezza è più che necessaria e quello che stai facendo è… bellissimo. C'è troppa poca bellezza del nostro mondo. Non sottovalutare la tua importanza!

domenica 26 luglio 2015

Comunione in mano o in bocca?

 Un Prete può rifiutarsi di dare la comunione sulla mano? da Aleteia del 12.05.2015, tratto da Toscana Oggi

In pellegrinaggio a Lourdes, mi è capitata una cosa assai spiacevole. Al momento della Comunione, davanti alla Grotta, mi sono avvicinata al sacerdote progendo la mano per ricevere l'Ostia, ma sono stata apostrofata dal ministro di Dio che, con tono irato, mi ha detto: «apri la bocca e metti giù quella mano». Sono rimasta talmente male che, per un momento, ho pensato di fare un passo indietro e di non comunicarmi più. Ancora oggi, ripensandoci, non capisco il perché di questa reazione davanti a un atto che ormai la maggior parte dei fedeli compie al momento di ricevere l'Eucaristia. Ho di Lourdes, dove mi sono recata più volte, un bellissimo ricordo. Ebbene, il gesto di quel sacerdote ha offuscato la gioia dei giorni sereni trascorsi in quella terra benedetta.
Lettera firmata


Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
 
Andando oltre lo spiacevole episodio che ha rattristato i ricordi legati a Lourdes di chi ci ha scritto (su cui non entro in merito, ma ribadisco che la maleducazione non ha molto a che fare con il Signore, mai!), prendo spunto per sottolineare alcuni aspetti importanti circa la modalità di ricevere la santa comunione.

La storia ci insegna che nei primi secoli era normale, sia in Oriente, sia in Occidente, ricevere il corpo di Cristo durante la celebrazione eucaristica direttamente sulle mani. Di questa prassi abbiamo numerose testimonianze: basti pensare ai Padri della Chiesa (Tertulliano, Cipriano, Cirillo di Gerusalemme, Basilio, Teodoro di Mopsuestia…), ai canoni giuridici sanciti durante sinodi e concili (Sinodo di Costantinopoli del 629 chiamato «in Trullo» per la Chiesa Orientale; i Sinodi delle Gallie tra VI e VII secolo; il Concilio di Auxerre avvenuto tra il 561 e il 605), fino alle testimonianze dell'VIII secolo di s. Beda il Venerabile e s. Giovanni Damasceno.

In tutti i documenti si chiede sempre che il comunicarsi sulla mano avvenga con grande rispetto e devozione: pulizia delle mani per gli uomini, velo sulla mano per le donne, mani disposte a forma di croce… ed inoltre si indica l'attenzione da avere contro il pericolo di profanazione (da sempre tenuto di conto).

Successivamente, la crescente venerazione per il sacramento eucaristico legata alla questione sulla presenza sacramentale (che nel primo medioevo veniva messa in discussione da alcuni teologi, riducendo l'ostia consacrata ad un segno vuoto ed esteriore, negando così la presenza reale di Cristo) ha portato al nuovo rito della comunione da riceversi direttamente sulla bocca ed in ginocchio, proprio per sottolineare la grandezza (e la realtà!) della presenza sacramentale del Signore nell'eucaristia.

Nello stesso periodo, attorno al IX secolo, assistiamo inoltre al passaggio dal pane lievitato al pane azzimo, con particole di forma tondeggiante molto più sottili e piccole rispetto al pezzo di pane fermentato: anche per questo si preferì distribuire e ricevere il corpo di Cristo direttamente sulle labbra dei fedeli.

Dopo il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha lasciato alle singole Conferenze episcopali la possibilità di richiedere alla Sede Apostolica la facoltà di introdurre l'uso di ricevere la comunione sulla mano da affiancare a quello consueto di riceverla sulla lingua (Istruzione «Memoriale Domini» promulgata dalla S. Congregazione per il Culto Divino il 29 maggio 1969). In Italia tale prassi è stata approvata dalla Conferenza episcopale nel maggio 1989 ed è entrata in vigore il 3 dicembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento.

Il testo dell'Istruzione sulla Comunione eucaristica, datato 19 luglio 1989, circa la modalità di questo ulteriore modo di ricevere l'ostia consacrata spiega: «Particolarmente appropriato appare oggi l'uso di accedere processionalmente all'altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l'"Amen" la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Accanto all'uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l'eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo» (n° 14-15).

È bene ribadire che ricevere la comunione sulla mano è una possibilità, non un obbligo. Viene lasciata al singolo fedele la facoltà di scegliere la modalità più confacente alla sua sensibilità spirituale. E sicuramente entrambi gli usi hanno significati propri e profondi. Occorre ricevere il corpo di Cristo sempre con fede, rispetto e adorazione indipendentemente dalla modalità, stando attenti ad ogni singolo frammento dell'eucaristia ed al decoro dei nostri gesti («…fai delle tua mano sinistra un trono per la tua mano destra, poiché questa deve ricevere il Re…» s. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi mistagogiche, 5,21).

Come sempre, la sostanza delle azioni liturgiche ci chiede di unire e fondere insieme l'interiorità dello spirito con le modalità esteriori della loro celebrazione.

sabato 25 luglio 2015

Loreto : Concerto Polifonico nella Basilica della Santa Casa

La Delegazione Pontificia del Santuario di Loreto è lieta di comunicare che lunedì 27 luglio 2015, alle ore 21,15, presso la Pontificia Basilica della Santa Casa di Loreto, avrà luogo il Concerto d’Estate della Cappella Musicale della Santa Casa, diretta dal M° p. Giuliano Viabile e accompagnata all’organo dal M° Mauro Buscarini.  
Con l’occasione si ricorda che la Cappella Musicale dalla Santa Casa di Loreto ha partecipato di recente al Concorso “Slovakia Folk”, che si è tenuto a Bratislava, capitale della Repubblica di Slovacchia. 
La formazione era composta da 12 cantori e dall’organista M° Mauro Buscarini. 
Il gruppo polifonico lauretano, cosciente delle proprie capacità e qualità foniche e inserito nella categoria “repertorio di libera scelta”, si è presentato con brani sacri che spaziavano dal XVI fino ai nostri giorni. 
La Commissione si è molto congratulata con i cantori ed il Maestro Direttore per l’alta qualità mostrata nell’esecuzione e per l’interpretazione della musica rinascimentale.
Si ricorda che al Festival hanno partecipato altri cori provenienti dalla Slovacchia, dalla Repubblica Ceca, dall’Ungheria, dal Sud Africa e dall’Italia e che esso prevedeva tre tipi di diplomi: fascia d’oro, fascia d’argento e fascia di bronzo. 
La Cappella Musicale della Santa Casa si è classificata al secondo posto nella Fascia Oro. 

Corso di Canto Gregoriano "Ars Antica" a Udine (ottobre 2015 - Maggio 2016)

L'USCF (Unione Società Corali Friulane) e l’Arcidiocesi di Udine hanno intenzione di ripartire con il secondo ciclo biennale della Scuola di Canto Gregoriano “Ars Cantica” di Udine. La Scuola, se c’è un numero sufficiente di studenti, partirà in Ottobre e si concluderà alla fine di Maggio, ed ha una cadenza bisettimanale nel giorno di Sabato. 
La sede prevista è quella dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose presso il Seminario di Viale Ungheria a Udine. Per tutti i dettagli si consulti la brochure nella quale c’è la scheda di iscrizione.


venerdì 24 luglio 2015

Politically correct alla Pontificia Accademia delle scienze

La  Bussola 23-7-2015

«L’ecologia è totale, è umana. E questo è quello che ho voluto esprimere nell’enciclica Laudato si’: che non si può separare l’uomo dal resto». Queste parole pronunciate da papa Francesco martedì 21 luglio ai 70 sindaci convocati dalla Pontificia Accademia delle Scienze e Scienze sociali per discutere di “Nuove schiavitù e cambiamenti climatici”, potrebbero rappresentare la critica più radicale all’ambientalismo. Il pensiero ecologista dominante infatti vede l’uomo in conflitto con “il resto”, cioè la natura che lo circonda, e per questo il cardine di ogni politica ambientalista è proprio il massimo limite possibile alla presenza umana: sia quantitativamente, con il controllo delle nascite; sia qualitativamente, con il freno allo sviluppo (che consuma risorse). Non è un segreto – è scritto in molti libri – che per gli ambientalisti il mondo sarebbe molto meglio, e ovviamente in equilibrio, senza la presenza dell’uomo, al punto che le correnti più radicali si spingono fino ad invocare l’autoestinzione del genere umano.
Le parole del Papa che, offrendo una chiave interpretativa alla sua enciclica (“sociale”, “non verde”, ha tenuto a precisare), ha riposto l’uomo al centro del Creato, potrebbero dunque essere la critica più radicale a questo ambientalismo. Potrebbero.

In effetti, il messaggio uscito dal convegno organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze è di tutt’altro segno, di oggettivo sostegno a un certo ambientalismo che attribuisce all’attività umana ogni genere di male possibile. E non poteva essere altrimenti, visto anche il bizzarro accostamento tra cambiamenti climatici e “nuove schiavitù” che dava il titolo al convegno stesso. La spiegazione del titolo sta nel fatto, diceva la presentazione del presidente della Pontificia Accademia monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, che «il riscaldamento globale è una delle cause della povertà e delle migrazioni forzate, e favorisce il traffico di esseri umani, il lavoro forzato, la prostituzione e il traffico degli organi». Affermazioni azzardate, peggiorate poi dal livello degli interventi che sull’onda dell’entusiasmo ha fatto del riscaldamento globale praticamente la causa principale se non unica delle nuove schiavitù.
Da qui anche la richiesta di un accordo globale sul clima che ci si aspetta venga siglato dai capi di Stato e di governo al summit di Parigi previsto per il prossimo dicembre.

Sarebbe davvero singolare se in Vaticano credessero sul serio che un accordo sulle politiche climatiche diminuirebbe la povertà, il flusso migratorio, la prostituzione e via dicendo. 
Significherebbe anzitutto che da quelle parti le idee sono piuttosto confuse riguardo alla realtà mondiale. Ad esempio la povertà, dal secondo dopoguerra ad oggi è notevolmente diminuita in tutto il mondo, se è vero – statistiche FAO – che la percentuale di sottonutriti nella popolazione mondiale è scesa dal 37% del 1970 all’11% attuale, il tutto mentre la popolazione raddoppiava (dai 3 miliardi e mezzo circa agli oltre 7 miliardi). E neanche a farlo apposta, un contributo importante per questo risultato lo si deve all’incremento di produzione agricola (tra il 25 e il 40%) favorito dall’aumento di concentrazione nell’atmosfera della tanto vituperata CO2 (anidride carbonica), che è un potente fertilizzante. Peraltro, ci sarà pure un motivo se gli storici del clima definiscono i periodi più caldi della storia – dato che il clima è in continuo cambiamento dall’origine del mondo – “optimum” (romano, medievale), intendendo con questo che sono storicamente i periodi più positivi per la vita umana.
Pensare poi che le migrazioni forzate siano dovute ai cambiamenti climatici causati dall’uomo non trova alcun riscontro nella realtà. È vero che nel corso dei secoli i cambiamenti climatici hanno favorito insediamenti umani (perfino in Groenlandia, il cui nome significa “Terra verde”) o li hanno scoraggiati (tra il XVI e il XVIII secolo, durante la “piccola era glaciale” diverse città delle Alpi svizzere furono cancellate dai ghiacci). Ma tutto ciò è nella natura delle cose. Dei 235 milioni di migranti attualmente costretti a lasciare il proprio paese, nessuno può essere definito un “profugo ambientale”, malgrado questa definizione stia diventando molto popolare. Non a caso nessuno di quelli che approda sulle nostre coste dichiara di essere fuggito dal proprio Paese a causa dell’aumento di uragani che gli impedisce di vivere nel proprio villaggio. Un eventuale accordo a Parigi non aiuterebbe il governo Renzi nell’affrontare l’emergenza sbarchi. 
E se pensiamo al traffico di esseri umani che c’è in Asia, soprattutto donne portate a forza in Cina da Vietnam e Corea del Nord, invece che prendercela con un leggero aumento di temperature dovremmo guardare agli effetti della “politica del figlio unico” in Cina che, provocando uno squilibrio demografico, fa sì che in quel Paese ci siano troppi maschi (già oggi circa 20 milioni) senza una femmina da sposare. Per queste povere donne un eventuale accordo a Parigi non solo non risolverebbe nulla, ma peggiorerebbe addirittura la situazione perché in cambio di una firma in calce all’accordo si perdonerebbe alla Cina anche più di quel che già oggi si fa finta di non vedere.
Che poi anche la prostituzione sia incrementata dai cambiamenti climatici – come si è sentito affermare in questi giorni - è decisamente risibile, a meno che non si intenda l’aumento di fatturato che si registra nelle città che di volta in volta ospitano le mega-conferenze sul clima.
Siccome la Chiesa è giustamente preoccupata dei tanti fenomeni di schiavitù che affliggono il mondo, meglio sarebbe affrontare le vere cause che sono molteplici: culturali, religiose (sarebbe interessante un focus su islam e schiavitù ad esempio), politiche, economiche, e così via.
Ma soprattutto ci si aspetterebbe, almeno in Vaticano, che una menzione – per quanto piccola – fosse riservata al peccato originale che, piaccia o non piaccia, è la “madre di tutte le schiavitù”, da cui tutto il resto discende. E da cui, tempo fa, è venuto Qualcuno a liberarci. Chissà se alla Pontificia Accademia delle Scienze si ricordano Chi è.

Mons. Negri difende il crocefisso



Crocifisso e ideologie
 da IL FOGLIO QUOTIDIANO, 15.07.2015  ANNO XX NUMERO 167  -  PAG 2   
tratto da Sito di Mons. Luigi Negri




“Non ci può essere alcuno spazio per quei simboli che hanno falcidiato milioni di cristiani” 
Al direttore - In questi ultimi giorni il crocifisso è stato un protagonista inedito della mia vita.
Circa dieci giorni fa ho guidato un momento religioso in memoria di un grande sacerdote della diocesi di Bologna, don Dario Zanini, parroco prima della parrocchia di Monzuno e poi di Sasso Marconi, per quasi cin quant’anni, e morto recentemente a Bologna.
Questo sacerdote, all’indomani della Seconda guerra mondiale, aveva innalzato a Monte Venere – nel paese di Monzuno –  una grande croce in metallo, che sovrasta le case del paese, per raccogliere la memoria di tutti i caduti di tutte le guerre e da qualsiasi parte avessero combattuto la loro battaglia, offrendo così una grande testimonianza umana, ancor prima che cristiana, e soprattutto evidenziando che l’amore alla persona precede sempre le particolari opzioni di carattere ideologico.
Come ho detto tante volte in questi anni, si possono vivere e combattere dignitosamente e positivamente anche le guerre ingiuste, poiché tutte le guerre sono ingiuste.
Alla grande fiducia di questo straordinario pastore, un vero “uomo di Dio” – come lo ha definito il cardinal Caffarra – negli ultimi tempi si è aggiunto un gruppo vivo e attivo di testimoni cristiani che si sono impegnati nella ristrutturazione della croce, e hanno aggiunto alla memoria di don Dario i volti di
due martiri bambini: il beato Rolando Rivi e il beato José Sánchez del Rio, due testimoni
giovanissimi che hanno mostrato come la fede valga più della vita.
Ecco, il Crocifisso è proprio questo incondizionato “sì” che Dio dice in Cristo a ogni essere umano, e che rende possibile – per chi crede nel Signore Gesù Cristo morto e risorto – investire dello stesso credito, della stessa fiducia, della stessa volontà di compagnia, il fratello che la provvidenza gli mette accan-
to. Il crocifisso è segno di una straordinaria umanità, la cui eliminazione dalla vita della nostra società, oltre a essere un affronto obiettivo alla presenza e alla tradizione della chiesa, è prima di tutto un attentato alla stessa dignità dell’uomo.
Per questo non si può piegare il crocifisso alla mentalità dominante, per la quale è tollerato nella misura in cui dichiara l’alleanza con l’ideologia di turno, e non è più tollerato se pretende di essere simbolo di un evento unico e irriducibile a qualsiasi altro evento della vita e della storia religiosa.
Come risuonano profonde e vere le parole dell’amico card. Giacomo Biffi nel suo intervento al XXIII Congresso eucaristico nazionale: “Il disegno del Padre non è schizofrenico: tutto è unificato in Cristo, nel quale tutte le cose sussistono (cf. Col 1, I 7).
Perciò non ci sono diversi ‘salvatori’. Dire che Gesù è ‘salvatore unico’ equivale a dire che è il ne-
cessario salvatore di tutti gli uomini senza eccezioni. Questo è un punto oggi un po’ annebbiato nella mente di molti cristiani, i quali, dal giusto apprezzamento per i molti valori
che si ritrovano nella realtà extraecclesiale ed extracristiana, arrivano alla conclusione indebita che c’è una pluralità di strade che conduce alla salvezza. E non si accorgono che così confinano il Figlio di Dio tra ciò che è su perfluo e marginale. Eppure dovrebbe essere abbastanza evidente che il Padre non abbia pensato Cristo crocifisso e risorto come un ‘optional’ di un multiforme meccanismo per riscattare e rinnovare il mondo, ma come un Redentore necessario e sostanziale”.
C’è una sola strada che conduce alla salvezza, e non riesco a immaginare contesti interpretativi nuovi o diversi che ne giustifichino la sua “riduzione-inclusione” all’interno di quei simboli ideologici che hanno falcidia to milioni di cristiani e, al di là di essi, milioni di esseri umani privandoli della loro libertà, torturandoli e uccidendoli dentro campi di concentramento sovrastati da queglistessi simboli.Noi non abbiamo niente da nascondere e niente da difendere se non la nostra fede, chenon intende cercare facili accordi con la mentalità mondana ma assumersi in pieno lapropria responsabilità di fronte a Dio e di fronte alla storia perché, come ripetevamoinsieme ai tanti compagni del tempo del Seminario studiando le grandi filosofie dellastoria e dell’idealismo hegeliano: “Dio certamente perdona, la storia no”.

Mons. Luigi Negri
arcivescovo di Ferrara-Comacchio
e abate di Pomposa