giovedì 30 aprile 2015

Sabato 2 maggio: dopo 700 anni tornano i Benedettini nella Bas.Imperiale S.Croce al Chienti (Fermo)

Sabato 2 Maggio 2015 ore 17,00  
Missa Sollemnis in Inventione Sanctae Crucis  
nella chiesa  della Santa Croce (Basilica Imperiale della Santa Croce al Chienti)
Casette D'Ete (Comune di Sant'Elpidio a Mare QUI   per le indicazioni stradali).
Dopo sette secoli ritorneranno i Monaci Benedettini, questa volta del Monastero di Norcia  , per celebrare la Santa Messa Solenne ( in terzo ) nella Festa dell'Invenzione della Santa Croce ( titolare della chiesa e dell'omonima Frazione )   in uno dei luoghi più importanti della storia dell'evangelizzazione e della civilizzazione della terra picena (la chiesa fu consacrata nell'887).
La celebrazione sarà impreziosita dal Canto Gregoriano del Proprium e dell'Ordinarium : “la musica per la vita monastica è una parte essenziale delle nostre preghiere – hanno detto i Monaci  - Il canto fa parte dell’aria che respiriamo e data la frequenza con cui lo pratichiamo, per noi è naturale”. 
Questa  semplice e bella iniziativa, innestata sulla fresca spiritualità benedettina,  è stata promossa dall’Associazione Santa Croce, con la fattiva ed esemplare collaborazione della Comunità Parrocchiale di Casette d'Ete, della Famiglia proprietaria dell'immobile ( restaurato di recente) e di alcuni volontari del posto.
Per l'occasione sarà esposta alla venerazione dei fedeli la Reliquia della Santa Croce : un gesto devozionale altamente significativo per invocare la Celeste protezione   sulle campagne e  sulle Famiglie danneggiate dalla crisi economica.
La recita del Santo Rosario e delle Litanie Lauretane, prima della celebrazione della Santa Messa, preparerà spiritualmente gli animi dei fedeli volgendo i cuori verso la Madre del Redentore e Madre della Chiesa : "ad Jesum per Mariam".


  "Niente anteporre all'amore di Cristo!"
San Benedetto da Norcia, prega per noi. 
Santa Scolastica, prega per noi.

Fonte : Mille Paesi 


"Un vescovo che non ha il coraggio di dire la verità, è un mercenario"

Qui e qui due nostri post sul "caso Cordileone", per comprendere ciò a cui si fa riferimento nel seguente articolo. 
Rinnoviamo tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà a Sua Eccellenza, e gli siamo grati per la sua forza, il suo coraggio e il suo esempio nella difesa della dottrina cattolica contro le forze relativiste e le ribellioni anticattoliche che premono contro la Chiesa. 
Roberto

 Caso Cordileone: l'obiettivo non sono io ma ciò che rappresento
da Tempi, del  28.04.2015 via ilTimone

«È dura per un pastore cercare di spiegare, andare incontro a chi non capisce», provare «a cambiare anche il modo di esprimermi per riuscire a portare a tutti l’insegnamento di Cristo e, tuttavia, essere dipinti come intolleranti». È questo il peso che l’arcivescovo della diocesi di San Francisco, Salvatore Cordileone, confessa a tempi.it di portare ormai da tre mesi. Quelli in cui è diventato uno dei simboli della “guerra alla libertà religiosa” che si sta consumando negli Stati Uniti.
IL PARADOSSO. Il “caso Cordileone” era montato il 3 febbraio scorso, in seguito al rinnovo dei contratti dei professori delle scuole cattoliche, a cui si ribadiva di insegnare secondo la dottrina anche nell’ambito della morale sessuale. «Una necessità – continua l’arcivescovo – dettata dalle circostante e dalla confusione crescente». Una confusione che, in nome di una malintesa tolleranza, ha portato alcuni istituti cattolici a insegnare secondo i dettami dell’ideologia gender. «I nuovi contratti, oltre a seguire i magistero cattolico, ricalcano le linee guida della Conferenza episcopale americana e devono essere applicate da ogni diocesi». Ma è stato in seguito a questa sua ferma presa di posizione che il vescovo è stato attaccato sui media, anche da altri cattolici. «Ognuno è libero di esprimere le sue opinioni, ma se il pensiero diventa imposizione si diventa intolleranti», spiega Cordileone.
L’ATTACCO DEI CATTOLICI. L’attacco non sarebbe riuscito così bene se a ribellarsi al vescovo non fossero stati alcuni membri pro choice della Chiesa stessa. Dopo aver assoldato Sam Singer, guru della comunicazione, che aveva già chiesto le dimissioni dell’arcivescovo via twitter, i “ribelli” hanno comprato una pagina del quotidiano The Chronicle per domandarne la rimozione direttamente a papa Francesco. Fra i cento firmatari dell’appello al pontefice appaiono i nomi influenti del cattolicesimo progressista, come quello di Brian Cahill, ex direttore delle Catholic Charities locali, da sempre voce ostile all’insegnamento della Chiesa riguardo alla sessualità, o di Vlint Reilly, uomo d’affari e consulente di politici come Nancy Pelosi. «Forse il problema non sono io, ma quello che rappresento», dice Cordileone. Un nuovo bersaglio è stato identificato in padre Joseph Illo, sacerdote di cui è nota la coinvolgente attività missionaria fra i giovani, ma ha commesso l’imperdonabile “errore” di ammettere sull’altare durante le funzioni religiose solo chierichetti maschi. Così anche lui è diventato, suo malgrado, un esponente della retriva Chiesa guidata da Cordileone.
«MAI CONTRO GESU’». «Ti accusano di usare un linguaggio duro. Anche se ribadisci quello che è normale chiedere: l’obbedienza alla Chiesa nelle scuole cattoliche», continua Cordileone. Nonostante il linciaggio a mezzo stampa, però, «sto provando a far capire agli insegnanti che la dottrina non è contro l’uomo, ma al suo servizio». Di più, «aiuta i giovani a diventare santi», aveva detto l’arcivescovo ai docenti all’inizio dell’anno scolastico suscitando grande interesse. Ma il 90 per cento di loro ora è schierato contro di lui. «La campagna è così martellante, che spaventa e confonde», ammette sconsolato.
In questi mesi l’arcivescovo ha provato a rispondere alle lamentele di chi sosteneva che nelle regole per l’assunzione dei docenti fosse citato solo parte del catechismo: «Stiamo elaborando delle linee guida nuove, che includano anche altre parti del catechismo e con un’attenzione pastorale maggiore. Cerco di spiegarmi meglio, ma non posso negare l’insegnamento della Chiesa, perché andrei contro quello di Gesù a discapito di tutti, anche di chi non capisce».
 
IL SONDAGGIO. Non si percepisce un filo di rancore nei toni di Cordileone, che nonostante le centinaia di articoli, insulti e marce di preghiera contro di lui, ha invitato a dialogare anche i firmatari dell’appello, sebbene «di loro mi ha risposto solo uno. Devo dire che il dialogo è stato sincero e rispettoso e alla fine abbiamo pregato insieme. Ma mi accorgo che far comprendere loro la bontà della dottrina è difficilissimo». L’arcivescovo spiega che l’attacco, sebbene la risonanza mediatica faccia credere il contrario, è «circoscritto a un élite». Non a caso nei giorni scorsi la diocesi ha pubblicato un documento in cui si denuncia il «travisamento dell’insegnamento cattolico, un travisamento della natura del contratto degli insegnanti e un travisamento dello spirito dell’arcivescovo», ma sopratutto «il più grande travisamento è che i firmatari presumono di parlare per la comunità cattolica di San Francisco». E invece? «E invece il sondaggio on line per la mia rimozione è fallito: l’80 per cento dei fedeli è dalla mia parte. So che la gente comune è con me», spiega Cordileone. «Ho ricevuto centinaia di lettere di sostegno e, durante le sei visite pastorali che ho fatto in questi tre mesi, ho trovato solo conforto e nessuna critica. Tanti stanno pregando per me» anche se «sono aiutato da questo, ci sono momenti duri in cui il peso lo devi portare tu da solo. Ma so per Chi lo faccio e vado avanti».

Nostre informazioni (30 apr. a. D. 2015)

la Cancelleria della Curia episcopale di S. E. Mons. Favella  ci informa come di seguito. 



In preparazione del Giubileo della Misericordia, su disposizione della Rev. Madre Moira Orfei MPE, cambio della guardia fra la Coorte Elvetica e gli Sbandieratori di Siena, che renderanno il servizio d'onore nelle Udienze Generali del Sommo Pontefice fino alla cerimonia di chiusura dell'Anno Santo.

mercoledì 29 aprile 2015

Su Unione Sarda del 23.04.2015 un articolo critico contro la S. Messaantica celebrata dal novello sacerdote don Piras

  Don Piras e don Mellone, le due facce della Chiesa
Mentre il sacerdote di S. Elia rispolversa il rito sfarzoso di Pio V
di Paolo Matta da Unione Sarda, del 23.04.2015 



Un articolo critico sulla celebrazione in rito antico della prima messa di don Piras a Cagliari.

...la solita solfa: un articolo traboccante di pregiudizi, critiche infondate, commenti faziosi e informazioni superficiali (e pure teologicamente imprecise, come quella sul sacerdozio "comune"...). 
Ormai siamo abituati a questi banali parallelismi: sacerdote che celebra in rito antico = sacerdote pavone, snob, insensibile, solo "pizzi e merletti". 

Siamo consapevoli dei "peccati" di buona parte del clero c.d. tradizionalista. Il vezzo per i particolari estetici e l'attenzione eccessiva (sarebbe ipocrisia negarla) per i pizzi è la accusa più diffusa che viene rivolta ai "tradizionalisti", spesso per pregiudizio ma a volte a ragione. Se l'amore per il bello "da riservate a Dio" e il saggio recupero di paramenti antichi (che, si sa, erano confezionate con elementi preziosi e con pizzi, e se molti musei diocesani li espongono con orgoglio è perchè sono vere e proprie opere d'arte sacra) si ferma all'aspetto esteriore e non si concretizza in un comprovato amore fervente per Dio e per il prossimo, allora non riusciremo mai a scrollarci di dosso lo slogan che perseguita i tradizionalisti "solo pizzi e merletti".  

Ma saremmo disposti a ignorare e a passare oltre, ma in questo articolo uscito su Unione Sarda però vi è di più e si va oltre alla banale accusa di "smania sartoriale".

Si è fatto intendere, neanche troppo velatamente, che la ieraticità del rito antico della Chiesa sia l'antitesi più becero della carità.

Allora teniamo a precisare alcune cose a quei signori.
Il culto ad Deum (sia N.O. sia secondo la liturgia tradizionale) è cosa altra dalla missio ad gentes
Non è quindi intellettualmente onesto contrapporre la liturgia alla carità. Tanto meno chiedersi se la Chiesa del Buon Pastore è quella che si "piega sulle piaghe dell'umanità" o quella "sfarzosa" (?) del rito antico: entrambi sono elementi fondanti la Chiesa stessa. Si può seguire il rito antico o quello moderno per rendere culto a Dio, e compiere le opere di misericordia corporale, secondo cui saremo giudicati in novissimo die. Quindi non è fattibile il confronto, dai toni dispregiativi, tra chi celebra in rito antico e chi si prodiga nella carità (e, implicitamente, segue il rito N.O). Anche i primi aiutano il prossimo e il peccatore (si veda, ad esempio, l'Istituto Cristo Re e la Fraternità San Pio X che hanno missioni in Africa).
Per fare comprendere meglio questa perfetta ed ontologica sintonia tra rito (antico) e carità, facciamo un piccolo ragionamento, un po' complicato, lo ammettiamo, ma speriamo che quegli egregi signori riescano a seguirci. 
Dunque: nessuno oserebbe negare la indubbia e lodevole azione di carità e misericordia "preconciliare" di migliaia di missionari impegnati per secoli nel "Sud del Mondo" nelle "periferie esistenziali" e coordinati dalla Congregazione creata per le missioni ("Propaganda Fide", 1622). Nessuno oserebbe negare i meriti dei missionari che curavano i lebbrosi e gli appestati nel 1600. Nessuno oserebbe negare l'esistenza di orfanotrofi e nosocomi curati da suore, da confraternite o da "misericordie".
Questo è un punto fermo. Facciamo alcuni nomi tra i molti, per agevolare:  padre Ricci e San Francesco Saverio (gesuiti e missionari in Estremo Oriente); San Giovanni Lantrua (francescano missionario in Cina e martire); San Massimiliano Maria Kolbe (francescano prigioniero nei campi di concentramento che diede la propria vita per salvare un padre di famiglia); Santa Teresina di Lisieux (pur malata di tisi volle morire in convento di clausura e patrona delle missioni); San Giovanni Bosco e Santa Giuseppa Rossello (che tra gli orfani tratti dalle "periferie dell'esistenza" e i carcerati ebbero a piegarsi molto - e a proprie spese - sulle "piaghe dell'umanità" ed ad accogliere i peccatori); il beato Charles de Foucauld (fondatore di una associazione per i laici evangelizzatori). Se ne potrebbero citare altri centinaia, di missionari, solo tra quelli canonizzati.
Premesso questo, su cui ovviamente nulla quaestio, facciamo il passo ulteriore:  i sopracitati missionari, religiosi (santi o non santi) e laici (membri di confraternite e misericordie) celebravano (o assistevano alle messe celebrate) con il messale di San Pio V. (San Giovanni Bosco, ad esempio, celebrò la sua prima messa esattamente come ha celebrato don Piras.  Pari pari. Ma nessuno lo criticò di fastosità o di agire contro il Vangelo). Eppure si adoperavano nella carità e nell'assistenza ai malati e ai poveri.
Che sorpresa eh! Essi si sono messi il "grembiule", hanno aiutato, sfamato, salvato, curato, assistito e convertito  migliaia e migliaia di fratelli poveri e bisognosi in ogni parte del mondo. Hanno puzzato di pecora. Cose da non credere eh? 
Può allora reggere l'articolo di Matta il quale ha esordito e concluso il suo pezzo con un'ingiusta e immeritata contrapposizione tra due "chiese": quella dei poveri e quella del rito antico?
Non si deve, e non si può (in punto di logica), contrapporre due aspetti eterogenei (ma non opposti), come la liturgia e la pastorale missionaria della Chiesa. Uno (il rito, antico o moderno che sia) non esclude affatto l'altro. Anzi, la Storia dimostra che convivono da secoli in perfetta sintonia e sono parti fondamentali e costituenti la Chiesa stessa: il culto orante a Dio e la carità al prossimo. San Giovanni Bosco celebrava in rito antico, i laici delle confraternite la domenica si ritrovavano nel proprio oratorio e recitavano il vespro antico, San Lantrua e San Kolbe assistevano a messe (che ora chiameremmo) antiche; e le stesse si celebravano nelle missioni nel centro di foreste amazzoniche o in villaggi ai bordi della savana.
Per ciò solo si potrebbe forse dire di loro che erano "impettiti e alteri" (cit.) e non "accoglievano l peccatore" (cit.)? Assolutamente no. Si potrebbe dire che prima della riforma liturgica la Chiesa non era missionaria o caritatevole?
Quell'atto di alzare la testa coram Deo (atteggiamento orante che viene confuso per alterigia) non impedisce al sacerdote di piegare la schiena per aiutare il povero bisognoso. E 2015 anni di canonizzazioni e di missione ce lo hanno dimostrato.
Quindi potrebbe essere un buon consiglio al giornalista Paolo Matta (autore di questo articolo a nostro avviso inopportuno, sfacciatamente fazioso e fuori luogo) di ripassare la Storia della Chiesa, e prendere in considerazione la millenaria coesistenza tra la liturgia (antica) che lui definisce con malizia "fastosa e variopinta" e l'opera missionaria e pastorale (in missioni e in orfanotrofi): vedrà che la prima non preclude né impedisce l'altra, oggi come allora. Se proprio si vuole criticare la Messa antica si devono trovare, se ce ne sono, argomenti più seri e inoppugnabili.
  
Ma non è tutto. 
Nell'articolo, ancor più inopportuno,  ingiusto e dannoso alla Chiesa, è stato presentare (come fa, più o meno indirettamente, Matta, all'incipit e in coda al suo surrettizio articolo) chi segue la liturgia antica come antagonista di Papa Francesco. Non esiste una Chiesa del "grambiule" e una dei paramenti "sfarzosi". La Chiesa è una. Al suo interno ci sono più sensibilità liturgiche, e, lo ripetiamo, non ce n'è una che segua la carità più dell'altra.
I fedeli e i sacerdoti che riconoscono nel rito antico una maggiore forza evangelica e maggiore rispetto cultuale a Dio non sono cattolici di serie B né tanto meno opposti a Papa Francesco né eretici da sconfiggere.
Essi fruiscono dei diritti e delle facoltà garantite da una legge universale della Chiesa (Motu Proprio Summorum Pontificum, 07.07.2007) che vale erga omnes. Essi non sono dei rivoltosi che disobbediscono a Papa Francesco (nella cui basilica, lo ricordiamo, si celebra quotidianamente in rito antico, e almeno una volta l'anno si celebra un pontificale all'altare della cattedra, proprio secondo quello stesso rito tanto denigrato da Matta).
Al contrario i vescovi che si dichiarano "contrari" al messale di San Pio V (o meglio di S. Giovanni XXIII) non sono da considerarsi - per ció solo - "in piena sintonia con Papa Francesco" ma caso mai sono da indicare come contravventori di una legge della Chiesa.
Si ripete ancora: i cattolici che prediligono il rito antico non sono da tacciare di disobbedienza a Papa Francesco. Cosa si dovrebbe dire allora degli ambrosiani o dei cattolici di rito mozarabico, che seguono una liturgia diversa da quella romana? Nulla: sono tutti cattolici di rito latino, a maggior ragione lo sono anche coloro che seguono la liturgia che fu "ordinaria" per 500 anni fino al 1969. 
E i cattolici di rito ortodosso, sono forse meno cattolici dei sardi? no Fanno tutti parte della Chiesa Cattolica Apostolica e riconoscono Papa Francesco come Vicario di Cristo e Sommo Ponteficie.

Stop.

Un'ultima replica.
E' stato poco elegante, inoltre, contrapporre don Mellone (il giovane sacerdote malato di Barletta, la cui ordinazione è stata anticipata con deroga personale di Papa Francesco) a don Piras. Quello di don Mellone è senz'altro un fulgido esempio di fede straordinaria, e di vocazione davvero fervente! Coinvolgente, commovente, da ammirare, da rispettare e da indicare quale esempio per molti sacerdoti tiepidi e insipidi. Ma la sua fede è pari a quella di don Piras: entrambi hanno deciso di consacrarsi a Dio, in eguale misura e con la stessa dedizione. 
La sofferta prima messa di don Mellone, è giusto dirlo, ha lo stesso "valore" di quella di don Piras. E don Mellone, che siamo certi non avrà gradito essere stato coinvolto nell'infelice paragone fatto da Matta, lo sa e non si offende se diciamo che ogni celebrazione del Sacrificio Eucaristico ha il  medesimo identico significato agli occhi di Dio, che sia celebrata in rito antico in una chiesa addobbata a festa, o che sia celebrata in rito "moderno" in una dignitosa stanza di casa da un sacerdote provato nel fisico da una brutta malattia ma non nella fede. 
Questo confronto è stato fatto, si capisce, solo ad uso dei detrattori della Messa antica. E ce ne scusiamo con don Piras, che ringraziamo per la sua scelta, e con don Mellone, a cui va tutta la nostra gratitudine per la sua testimonianza di fede nella prova, e i nostri più sinceri auguri.
Roberto

ps: Il giornalista, parlando con ironico dileggio, di paramenti tolti da naftalina ed "abiti regali" dice don Piras ha riportato le lancette indietro di un secolo... ma se non mi sbaglio 2015 meno 1969 fa 46...  tanti sono passati dalla riforma liturgica... Sì, qui urge un ripasso.

martedì 28 aprile 2015

Gli attentati islamici programmati contro Benedetto XVI nel 2010

Grazie alla Redazione di "Chiesa e post concilio" abbiamo  recuperato un post "smarrito"   :
"Ho ripescato dalla copia-cache di google l'articolo sparito da MiL, non sappiamo per quale ragione. ( QUI la semplicissima spiegazione N.d.R. )
Documenta uno dei versanti difficili del pontificato di Benedetto XVI, stranamente sottovalutato sia in diretta che oggi. 
Di queste vicissitudini e di altri veri e propri ostracismi curiali e non solo, nessuno parla più".

Domenica 26 aprile 2015 - L’altro ieri tutti gli organi di stampa hanno dato notizia degli attentati programmati nel 2010 contro Benedetto XVI: 
“… la DIGOS ha tenuto una conferenza stampa nella procura di Cagliari: ha detto che gli arrestati fanno parte di un’organizzazione terroristica transazionale formata da cittadini pakistani e afghani che sono stati fermati in Sardegna, nel Lazio e anche in provincia di Bergamo, accusati a vario titolo «di aver organizzato e eseguito attentati terroristici di carattere stragista all’estero».
...Mario Carta, dirigente della DIGOS che si è occupato dell’operazione, ha detto che le persone coinvolte nell’indagine hanno avuto contatti di alto livello con al Qaida e che erano organizzate in un’associazione molto ben strutturata. Carta ha aggiunto di sospettare che il gruppo nel 2010 abbia organizzato un attentato contro papa Benedetto XVI, mai realizzato.”
MiL aveva pubblicato un post nel lontano 14 marzo 2010: “Panorama: sventato un attentato islamico al Papa” [qui].
Fra i commenti dei lettori “…sarà che mi sembra strano che due presunti "attentatori" siano espulsi anzichè pedinati o arrestati...  sarà che il santo Padre ultimamente sta facendo venire il mal di testa a più di un losco potentato...”.

Il 3 gennaio 2011 MiL aveva ripreso un articolo dell' Andrea Tornielli di altri tempi : “Egitto, dopo la strage l'islam minaccia il Papa”.


Il Papa volle in diverse occasioni tranquillizzare rassicurare i fedeli e nell'Angelus del 2 ottobre 2011 il Successore dell'Apostolo Pietro riprese una delle devozioni cattoliche più belle e toccanti : gli Angeli Custodi.
Persino il laico-illuminista Corriere della Sera volle citare quelle parole dell'Angelus papale “
il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell'umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali "custodi", cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall'inizio fino all'ora della morte la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. E gli angeli fanno corona» alla Madonna che, «nella prima domenica di ottobre» «dal santuario di Pompei» per «il mondo intero», viene supplicata «affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio... gli angeli fanno corona" alla Madonna che, "nella prima domenica di ottobre", "dal santuario di Pompei" per "il mondo intero", viene supplicata "affinché sia sconfitto il male e si riveli, in pienezza, la bontà di Dio"».
Raffaele Iannuzzi commentò le parole di quell’Angelus memorabile nell'articolo : “Tutti quanti abbiamo un Angelo.Benedetto XVI ricorda a tutti che il “custode” è una realtà. Anche per chi non ci crede” : “C'è tutto il cattolicesimo in queste parole. ( nell'Angelus del 2 ottobre N.d.R.)
Ma c'è anche di più. C'è qualcosa di straordinariamente profetico.
Sillabare la verità è il primo esercizio della vita adulta.
Adulto è chi riesce a sopportare la verità di sé senza negare amore agli altri.
E la verità di me, di te, di noi tutti è il limite, la fragilità creaturale e, insieme, la potenza dell'io religioso, alla ricerca di Dio. Per far ciò, occorre essere come Teresa di Lisieux - festeggiata il primo giorno di questo mese importante che è ottobre, mese mariano -, ossia Teresa del Bambin Gesù: bambini, non infantili. 
È l'anti-moderno ideologico, qui, che viene sconfitto senza militarizzazioni ideologiche: Benedetto XVI apre la verità al cuore dell'uomo, con trionfante dolcezza.
I "cattolici adulti" sono, invece, il rigurgito modernista che nega le verità essenziali del cattolicesimo spirituale e mistico.
Tra esse, la verità degli Angeli.
Gli Angeli esistono e sono i custodi del cuore dell'uomo.
Affidati ad essi, camminiamo e ciò non in ragione di una particolare "aura" modello new age - l'ideologia "angelista", con schemi ateistici raffazzonati, senza la carnalità della presenza del Dio di Gesù Cristo -, bensì a causa del segno della vicinanza degli Angeli alla somma Maestà di Dio. "Singolare presenza" equivale a dire: è dal singolo e dalla singolarità della custodia che si forma e genera la singolarità mistica dell'anima credente.
La preghiera all'Angelo Custode è la preghiera dei singoli che crescono con la fede sulle labbra, la meraviglia del portato di una tradizione religiosa popolare perché forgiata sulla cifra dell'universalità del vero. ...”.

Guido Olimpio sul Corriere della Sera alcuni giorni or sono ci ha riportato alla cruda realtà (articolo ripreso da MiL) : "Nel documento ( dell’Isis ) compaiono immagini di chiese e simboli cristiani demoliti, così come c’è una foto di Papa Ratzinger. Simboli nemici da abbattere: «Diciamo ai cristiani che vi troveremo ovunque, anche se sarete protetti in roccaforti fortificate»...”

Riflettendo sulle notizie dei falliti attentati nel 2010 contro il Papa  non possiamo fare a meno di fare un accostamento al ricordo, sempre dolorosamente vivo in noi, dell' insofferenza di tanti Chierici, importantissimi, importanti e meno importanti, scagliata pubblicamente contro gli Atti Pontifici (fin troppo prudenziali) di Benedetto XVI.
Un infernale “pactum sceleris” i cui contorni, prima o poi, saranno svelati (come accade sempre nella storia...).

 Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

Un piccolo gregge missionario : per "piacere a Dio"


Grottammare (AP) . Centro Storico del paese alto , piazza Peretti.
Sabato 25 aprile 2015, festa di San Marco Evangelista, Processione delle Rogazioni. 

3° incontro Interregionale "Summorum Pontificum"
Don Gaston, intrepido cappellano del Coetus fidelium di Teramo, dopo la processione delle Rogazioni ha benedetto la terra ed il mare .
Alcuni agricoltori del posto, saputa la notizia della processione delle Rogazioni, avevano chiesto una speciale preghiera contro il terribile flagello del batterio Xylella che sta distruggendo tanti ulivi anche secolari soprattutto nella vicina Puglia.
Per questo è stata anche fatta una Preghiera Esorcistica prevista dall'antico Rituale.


Due sono le vie che ogni persona può seguire : piacere a Dio (Gal.1:10-12) o lusingare le mode umane ( lo spirito del mondo).
Quella di piacere a Dio è la più difficile ma, certamente,  gradita al Signore Onnipotente. 
E' stato forse "facile" per tutti, ministri e fedeli, fare una processione nel centro storico di una Città turistica, affollata di visitatori nel mezzo della mattinata di un giorno festivo, cantando le Litanie con le plurime invocazioni : Libera nos Domine e Te rogamus audi nos
Conosciamo già la risposta : no ! 
Non è stato umanamente facile !
Eppure le ragazze ed i ragazzi presenti alle Rogazioni e alla Messa Cantata, seguita alla Processione, hanno fatto da degnissima corona alle suppliche, elevate al trono celeste di Dio con le parole della Liturgia di sempre, vincendo quel comprensibile "rispetto umano" che ha sempre caratterizzato  il nostro italico suolo.

Noi non siamo ne' dobbiamo essere degli "adoratori" dei numeri,  dei sondaggi e tanto meno delle statistiche ( anche quelle più serie).
Confidiamo, come ci hanno insegnato i Santi,  nell'aiuto che viene dal Signore che ha fatto cielo e terra, e che “è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli” ( Benedetto XVI, Angelus 2 ottobre 2011)
Per questo perseveriamo, come novelli Maccabei, nelle sante tradizioni dei nostri Padri rimanendo anche  attentamente osservatori degli eventi che sappiamo serbare in cuore : in questi sofferti, dolorosi e gloriosissimi giorni intravediamo nella gente  un crescente bisogno di preghiera e di affidamento sincero alla Provvidenza Divina.
Malgrado le nostre  risorse informative siano improvvisate e limitate  i fedeli oranti stanno aumentando e con essi i giovani.
Perchè i fedeli sono ispirati a frequentare  la Santa Messa celebrata "digne, attente ac devote" nel venerabile rito antico ?
«Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia» (Beato Paolo VI, 8 settembre 1977); in questo tempo di «di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza» ( Beato Paolo VI, 29 giugno 1972) i nostri piccoli gruppi sono già profeticamente "missionari" soprattutto nelle "periferie esistenziali" della  scristianizzata e laicizzante Europa : "ad laudem, et glorìam nominis sui ad utilitatem quoque nostram, totiusque Ecclesiae suae sanctae".

Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

Avviso tecnico

A causa del mal funzionamento del pc di un nostro collaboratore si sono cancellati due post che saranno forse recupetati in seguito. 
Ci scusiamo per il disservizio. 
Redazione MiL

lunedì 27 aprile 2015

Le Antifone Mariane

Le Antifone mariane 
di Giannicola D'Amico, da  Scuola Ecclesia Mater


Nella prassi delle nostre parrocchie, chi si occupa del servizio musicale, pur quando rispettoso di certi “canoni” liturgici, ha un momento di esaltante libertà nel c.d. canto finale. 
Anche i più scrupolosi, infatti, si sentono autorizzati in quel punto della Messa a comportarsi più a briglia sciolta: si passa dall’organista serio che si diverte un po’ con Provesi, p. Davide da Bergamo o qualche trascrizione di Wagner, fino alla canzone di Vasco Rossi all’uscita del feretro, nel funerale di qualche povero giovane morto tragicamente o un’Ave Maria di Shubert mentre sortisce di chiesa la bara della vecchia zia (“perché le piaceva tanto!”), passando attraverso sviamenti più “raffinati” come quello ascoltato qualche tempo fa quando, in una fedelissima città del Nord-est, al termine di una celebrazione nella festa di Maria Regina, si è cantato il “Regina Caeli”. 
Un tempo il canto finale, o per la “Recessione”, era un punto fermo e solitamente non creava imbarazzi né ai musicisti nella scelta, né ai fedeli nel sentirsi propinare canti impropri, e in più contribuiva a dare una nota ulteriore di cattolicità alla celebrazione (cosa che non guasta, soprattutto oggigiorno): in tutto l’anno liturgico, infatti, a fine Messa si usavano le Antifone mariane (dette anche maggiori). 
Qualcuno le ricorderà: Alma Redemptoris Mater, Ave Regina coelorum, Regina coeli e Salve Regina
Si sapeva con certezza “dottrinale” che la prima si impiegava dall’Avvento fino alla Purificazione, la seconda serviva fino al Sabato Santo, la terza era peculiare del tempo di Pasqua e l’ultima si cantava dalla Ss.ma Trinità in avanti (il c.d. tempo ordinario). 
Nulla vieta di eseguirle anche oggi. 
Anzi! Scolorite dall’ingiusto oblio in cui sono cadute (soprattutto le prime due), a volte è sufficiente rimetterle in esercizio per poco: i fedeli anziani le ricordano ancora e i giovani possono impararle presto. 
Si tratta infatti di forme antifonali semplici, prive di salmo: in pratica di preghiere alla Vergine – in un latino facilissimo - messe in canto e inoltre quelle consacrate dall’uso comune, nella forma semplice (esistono le versioni nel c.d. tono solenne), sono state per secoli dei veri cavalli di battaglia del nostro popolo. 
Dico secoli, ma ormai potrei dire “un millennio” e anche più, perché queste quattro piccole perle di sapienza liturgico-musicale ci giungono dai recessi più affascinanti del Medioevo cristiano. 

...

Continua ( con filmati musicali ) QUI 


venerdì 24 aprile 2015

La Chiesa ribaltata di Radaelli: un'analisi di Giovanni Tortelli.



Avevamo già dato spazio all'eminente saggio di Enrico Maria Radaelli "La Chiesa Ribaltata" (qui una presentazione) su vari aspetti controversi del pontificato di Francesco.
Ora ne proponiamo un'altra, dal linguaggio esplicito e coraggioso ma sempre educato, firmata di Giovanni Tortelli che vale proprio la pena leggere per la sua capacità di sintesi e perfetta analisi del lavoro di Radaelli.
Roberto

La Chiesa “sofferta” di Radaelli
di Giovanni Tortelli

La «Chiesa ribaltata» di Enrico Maria Radaelli (sottotitolo eloquente: Indagine estetica sulla teologia, sulla forma e sul linguaggio del magistero di Papa Francesco, Verona 2014) è una di quelle opere che non si possono consumare tutte d’un fiato ma che il tempo fa apprezzare sempre di più, esattamente come i farmaci a lento rilascio la cui densità è proporzionata agli effetti lunghi. Infatti, se per un verso essa costituisce ad oggi il contributo più intelligente e più documentato sul primo scorcio di magistero di papa Francesco, è anche vero che l’opera di Radaelli non è suscettibile di limitazioni entro i soli confini temporali del magistero di papa Bergoglio, poiché in realtà essa lavora sui principi – teologici prima, filosofici dopo – di realtà come «Fede» e «Verità» per illuminare le cause prossime e remote del malessere e dei cambiamenti evidenti della Chiesa d’oggi.
Così, l’attuale magistero papale che sigilla col marchio dell’imprimatur l’indefettibilità e l’irretrattabilità delle scelte del Vaticano II, nelle mani di Radaelli diventa un’occasione per capire quelle decisive spinte – rotta definitivamente ogni residua riverenza col passato - per lanciare la Chiesa verso imprevedibili orizzonti, quelle che si usa comunemente chiamare «sfide». Sfide per un mondo che questa Chiesa vorrebbe sì cambiare, ma con gli strumenti e col linguaggio di quaggiù, in corsa con una realtà terrena che risponde alla regola dell’ etsi Deus non daretur che la costringe ad abbandonare le vie del linguaggio chiaro, preciso, lapidario e definitorio e ad accelerare verso un cattolicesimo secondario vago, opaco e vacuo sia nell’insegnamento che nella liturgia, non più “fatto di fuoco”, secondo una felice espressione dell’Autore.
Lo straordinario lavoro condotto dal Filosofo milanese sta proprio nell’aver puntato lo sguardo su quella rivoluzione (anche) «linguistica» aperta dal Vaticano II, questione mai affrontata prima da alcuno con tanta dovizia di dottrina e di prove. Un linguaggio nuovo fatto non solo di parole, di atti, di documenti e di interviste, ma anche di comportamenti, che Radaelli elenca puntualmente: dal “buonasera” di inizio pontificato, alla rinuncia del “noi” apostolico, all’abitazione in santa Marta, alla semplice talare bianca senza i segni del primato di Pietro. Comportamenti ed atteggiamenti che, pur nella loro apparente marginalità, rispondono a precise e sistematiche scelte via via sempre più invasive anche del campo dottrinale e liturgico con l’affermarsi – dal vertice della Chiesa in giù – di una teologia dell’incontro (col Cristo), dell’evento (redentivo), dell’amore (misericordioso e salvifico), a scapito del primato del Logos, della Verità, della Fede e della loro stessa proclamazione attraverso i dogmi, col risultato di assistere ad un’inconsueta timidezza della Chiesa verso le altre religioni e il mondo laico proprio sui suoi punti di forza come le verità rivelate. Attenzione, non dualità e nemmeno contrapposizione fra «fede-dottrina-ragione» da una parte ed «esperienza cristiana» dall’altra, ma solo una precedenza, come si addice alla «vera» dottrina che diventa «vita». Fa bene dunque Radaelli ad impostare l’asse di tutta la sua opera sulla constatazione di un’ormai avvenuta «dislocazione della divina Monotriade». La dominante teologia dell’incontro o dell’evento ha finito per premiare l’amore “e lo ha messo sul trono del Logos”, ha così spostato l’ordine delle Persone trinitarie fondato sul costante insegnamento della Chiesa per cui “non si ama se non ciò che si conosce” (Summa theol. I, 36,2), e con questo ha aperto la strada ad un metodo (e a un insegnamento e a una liturgia) debole e purtroppo anche sviante che trascura la conoscenza di Dio – fatta di fede e di verità attraverso la Rivelazione e il magistero della Chiesa – e che tutto giustifica per via dell’amore. A prescindere. Ma l’Autore ricorda con un refrain che percorre tutta la sua opera le parole della Lettera agli Efesini di sant’Ignazio d’Antiochia: “La fede è il principio, l’amore il fine”.
La conseguenza è che questa Chiesa che cede vistosamente sul versante del dogma e che guarda con sempre maggior favore ad una tradizione “viva” soggetta ai mutamenti storico-temporali dei credenti, preoccupa per le scelte in campi delicatissimi, pensiamo alle prossime decisioni sulla famiglia. Ma proprio per questo - forte del principio che la verità non si impone che in forza della stessa verità - Radaelli sa essere coraggioso con questa sua Chiesa ribaltata, che si potrebbe anche definire una sorta di lunga, lunghissima lettera aperta a papa Bergoglio - per implorare dal Santo Padre l’ascolto di una voce diversa dal coro ma autenticamente voce della Chiesa di sempre; e nello stesso tempo dimostrando tutta la sua obbedienza, quasi gridando e rivendicando il riconoscimento della sua filiazione in questa Chiesa e direttamente dal Santo Padre: “Tu sei mio Padre, il mio Santo Padre, e io sono tuo figlio, un tuo figlio da nulla, ma tuo figlio, e questo solo io so: che la mia fede deve essere la tua, in tutto la tua”.
 
Giovanni Tortelli

giovedì 23 aprile 2015

L'onomastico del Papa: auguri Santo Padre!

Oggi 23 aprile, memoria di San Giorgio Martire, onomastico del Sommo Pontefice Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, indirizziamo a Sua Santità, Successore dell'Apostolo Pietro e Vescovo di Roma, i nostri auguri con le parole dell'Orazione-Colletta della Liturgia odierna (Die 23 Aprilis, S.Georgii Mart. Semiduplex):  
«Deus, qui nos beati Georgii Martyris tui meritis et intercessione laetificas: concede propitius: ut, qui tua per eum beneficia poscimus dono tuae gratiae consequamur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus: per omnia saecula saeculorum.»
 
La Redazione di MiL

F.S.S.P.X: riflessioni sul riconoscimento giuridico della Fraternità S da parte del Governo Argentino



  Alcuni recenti articoli di MiL hanno dato notizia del riconoscimento, da parte del Governo Argentino, della F.S.S.P.X come ‘ associazione di diritto diocesano’, su istanza del Card. M. A. Poli arcivescovo di Buenos Aires, sebbene venga precisato che lo stesso non ha alcuna autorità per un riconoscimento canonico, fino a quando non avrà trovato l’inquadramento nella Chiesa Universale. 
 Viene il dubbio che si tratti di un furbesco strattagemma per un riconoscimento di fatto, da parte dell’autorità ecclesiastica argentina, della Fraternità, attraverso alcune prerogative del potere politico di quello Stato sulla Chiesa Cattolica. In pratica il riconoscimento è stato fatto fare al Governo, nella incapacità giuridica dell’autorità ecclesiale la quale comporterebbe la proibizione dell’attività pastorale della F.S.S.P.X.
 Il riconoscimento in causa doveva, secondo corretta prassi canonica, essere preceduto da quello papale tenuto conto che la Fraternità non è incardinata solo in Argentina ma sparsa in tutti i continenti e costituisce un penoso e combattuto problema di cui hanno dovuto occuparsi ben cinque papi ad iniziare da Paolo VI. Papa Benedetto ha cercato di agevolare molto il loro reinserimento nella Chiesa ma ha avuto solo un diniego. La storia della Chiesa insegna che un’associazione religiosa che nasce in una diocesi, solo in quella può ottenere, dopo attento esame,  il diritto vescovile e poi, solo dopo non pochi anni di prova, quello eventuale della Sede Apostolica.
 Di conseguenza i fedeli saranno disorientati poiché, nella maggioranza delle diocesi, la SFFPX è osteggiata fino alla proibizione di partecipare alla loro Messa. Per quanto amore possiamo sentire per la tradizione e sincera stima per i sacerdoti della Fraternità, dobbiamo riconoscere che si trovano in una situazione irregolare, che speriamo possa essere superata, aggravata dalla inaccettabile elezione di vescovi che appartiene solo al papa, in barba a una tanto decantata tradizione.
  Il sospetto che sorge spontaneo è che questo episodio, pericoloso precedente, riveli come altri, da parte dell’attuale pontificato, un indirizzo relativistico mascherato dalla ‘Misericordia’, il quale sembra postulare  che tutti hanno diritto a far parte della Chiesa indipendentemente dalla verità della loro posizione e dall’approvazione della Santa Sede, “troppo romana”, a detta di Bergoglio. La stessa cosa sembra valere per la liturgia dove ognuno può celebrare come vuole. La ricerca della verità nei movimenti ecclesiali, nell’ecumenismo, nell’etica, ect. è stata, al contrario, con alta dottrina, canonica e teologica, uno dei cardini del grande pontificato di Benedetto XVI, criticati aspramente all’interno della Chiesa con i risultati cui assistiamo oggi.
 La torre di Babele non è un’antica favola ma una triste realtà della Chiesa Cattolica attuale. Sembra verificarsi quanto un re tiranno, protagonista di un sonetto di G.G. Belli, proclama al suo popolo:   io fo dritto lo storto e storto er dritto”.  La parola a canonisti e teologi ‘veri’. Il popolo di Dio ha diritto su questi temi, come su tanti altri, ad un chiarimento.           
                                                              Enzo Fagiolo

Card. Napier: "Il Card. Kasper non è il teologo del Papa"



L'iconografia tradizionale ritrattistica, pur con variazioni dovute ai vari periodi artistici, voleva che i Cardinali di S. R. E. fossero rappresentati secondo precisi canoni: ovviamente in abito corale (con o senza cappa magna), con la berretta in mano o sul tavolo, spesso seduti ad una poltrona, spessissimo vicino ad un tavolo/scrivania su cui facevano bella mostra una croce da scrivania, libri sacri, una piccola campana e spesso la berretta, con sfondo la chiesa di cui erano titolari, o lo stemma, o la cupola di San Pietro (se di Curia), e un foglietto in mano (ed altri eventuali emblemi o allegorie accanto).
Tra tutti questi elementi, due in particolare sono curiosi: la campanella e il foglietto in mano. 
Della prima ebbi una speigazione data da una guida con riferimento al ritratto del Card. Antonio Barberini in una nota Galleria Nazionale nella Capitale: per quanto fosse uso risaputo e comune per i signori e i principi ricorrere al suono di una campanella per chiamare il maggiordomo o il valletto, non pare plausibile che venisse ritratto il campannello "di servizio" in un ritratto "ufficiale". La frequente presenza di questa campana sui tavoli dei ritratti dei prelati conferma un altro significato ben più convincente: essa rappresenta la "solerzia" nel rispondere alle esigenze del Papa (d'altronde ancora oggi si dice "stare in campana" per esortare attenzione e prontezza).
Il foglietto tra le mani del Cardinale invece, secondo alcuni rappresenta il foglio di conferimento del titolo cardinalizio, ma secondo altri invece rappresenta la "sollecitudine" (nel provvedere, mediante lettere dispositive, agli incarichi legati alla nomina). 
Con i dovuti ammodernamenti, anche oggi i cardinali usano "foglietti", se pur virtuali, per attuare, potremmo dire così, la propria sollecitudine in questioni importanti.
Un esempio lo è di sicuro il twitt del Card. Napier (Sud Africa), con cui precisa, che  il Card. Kasper non è il teologo del Papa. Questo per smontare la diffusa convinzione secondo la quale il porporato tedesco (abbia lasciato credere che) sarebbe il "teologo" di fiducia di Papa Francesco. Ma questo non è così!
Roberto

 Il Card. Napier: «Il Card. Kasper, non è il “teologo del Papa”,
preoccupante che qualcuno lo dica!»
 da Il Timone del 20.04.2015

Il cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, in Sudafrica, è chiarissimo. Trova preoccupante che si definisca il cardinal Walter Kasper come il “teologo del Papa”. Non lo è. Dice il card. Napier «credo che Papa Francesco è già un teologo di suo. Per questo, non ha bisogno che nessuno sia presentato come il “suo teologo”». Fine, autorevole, della discussione.

mercoledì 22 aprile 2015

"Chi vuol cambiare la dottrina è eretico", lo dice il Card. Brandmüller

Ed ecco che, dopo il suo intervento nel libro "Permanere nella Verità di Cristo", il card. Brandmüller ripete con forza:

Chi vuol cambiare la dottrina, è eretico. Crad. Brandmüller
 
«È evidente che la pratica pastorale della Chiesa non può essere in opposizione alla dottrina vincolante o semplicemente ignorarla.
«Certo, un architetto potrebbe anche costruire un ponte bellissimo. Ma se non prestasse attenzione alle leggi dell'ingegneria strutturale rischierebbe il crollo della sua costruzione. Allo stesso modo, ogni pratica pastorale deve seguire la Parola di Dio, se non vuole fallire.
«Un cambiamento della dottrina, del dogma, è impensabile. Chi tuttavia lo fa consapevolmente, o invoca con insistenza che venga fatto, è un eretico, anche se indossa la proprora romana».
Così il cardinale Walter Brandmüller.
Esattamente come prima di lui ha detto il cardinal Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

La "buona scuola" nella gioia della fede

Titolo del tema (dato dalla scuola tra i compiti delle vacanze):  


Il giorno di Pasqua 
Svolgimento
"Ero tanto emozionata, perché mi ero preparata tutta la Quaresima. 
La sera del Sabato Santo sono andata alla Veglia di Pasqua, a […] dove c’è stata la funzione notturna e poi la Santa Messa cantata a tre preti, in gregoriano. 
Poi siamo andati in un posto dove potevamo mangiare qualcosa “al sacco”, anche per festeggiare: mamma e zia hanno portato due uova di Pasqua, una pizza di Pasqua, una pizza, una gassosa, quatro tavolette di cioccolato, una bibita e la birra. ( Quando noi, scrivo in primis per me stesso, cocciuti e superattivi organizzatori/gestori di strutture chiesastiche di stampo tradizionale ci decideremo ad "offrire"  anche un punto di ristoro onde favorire un festoso ritrovo delle famiglie  dopo la Liturgia? Quando incominceremo ad  imitare  anche sull'italico suolo la - bella e feconda- "lezione" dei nostri cugini francesi di Saint Nicolas du Chardonnet et similia ? N.d.R.)
Poi siamo andati a dormire un po’ tardi, all’una passata, e quindi la mattina dopo ci siamo un po’ riposati, perché tanto alla Messa ci eravamo già andati nella notte. 
 In seguito, dalle dodici, ho pregato a casa, babbo ci ha letto il Messalino del giorno di Pasqua, e abbiamo fatto un buon pranzetto con anche gli zii e i cugini. 
Il pomeriggio, mentre babbo dopo la passeggiata andava con mio fratello Ermanno a trovare i nonni al Camposanto e mamma faceva le faccende in cucina io ho giocato con le cuginette, ci siamo gustate la casa e gli affetti senza dover correre sempre. 
Poi ho detto il Santo Rosario intero, perché era un giorno solenne, e le preghiere della sera; poi sono andata a letto. 
Ero contenta come una Pasqua! "

Angela, 8 anni 

lunedì 20 aprile 2015

Chiese e Papa Ratzinger : "simboli nemici da abbattere" dall'Isis

Dall'Articolo di Guido Olimpio sull'autorevole "Corriere della Sera" del 19 aprile: 
 (Sottolineature nostre N.d.R.)

WASHINGTON - L’Isis in Libia non ha la forza dei combattenti in Siria o Iraq, ma sa come prendersi i titoli. 
Con le stragi di ostaggi. 
Un video diffuso sul web mostra l’uccisione a Barqa, nell’est del paese, di 29 etiopi di fede cristiana. 
Un’esecuzione secondo il consueto modus operandi: gli uomini mascherati, la fila dei prigionieri, l’uccisione. 
Il portavoce, che impugna una pistola e ricorda il famigerato Jihadi Joe, ribadisce che i cristiani devono convertirsi o pagare la tassa prevista dalla legge islamica, monito accompagnato dalle solite minacce contro «le nazioni crociate». 
Segue la decapitazione di alcune delle vittime. 
Una scena truculenta che è la parte finale di un lungo filmato propaganda preparato dal «canale» al Furqan, l’ala mediatica del movimento. 
Nel documento compaiono immagini di chiese e simboli cristiani demoliti, così come c’è una foto di Papa Ratzinger. 
Simboli nemici da abbattere: «Diciamo ai cristiani che vi troveremo ovunque, anche se sarete protetti in roccaforti fortificate», afferma un militante Isis. 

 Immagine : Enrique Simonet (1892) "Flevit super illam" (Lc 19:41)

Corbetta (Mi): Sabato 2 maggio 2015 primo pellegrinaggio tradizionale mariano

Sabato 2 maggio 2015 : Primo Pellegrinaggio Tradizionale Mariano presso il Santuario Arcivescovile della Madonna dei Miracoli di Corbetta. 
Ore 10,30 con S. Messa cantata in rito ambrosiano antico
Il pellegrinaggio, promosso dal Coetus Fidelium di Legnano (Collegium S. Ambrosii Episcopi), è aperto a tutti! 
E' la prima volta che nella Diocesi di Milano si organizza una simile iniziativa di ampio respiro devozionale e pastorale. 

Ad Jesum, per Mariam! 

Informazioni su Corbetta QUI