sabato 28 febbraio 2015

50 anni fa la prima Messa in lingua italiana : si ma nel rito tradizionale e bilingue !

Il Quotidiano Avvenire ha voluto dedicare un Articolo alla prima Messa celebrata dal Beato Paolo VI il 7 marzo 1965 con il Messale riformato italiano-latino a norma dal Concilio Vaticano II e pubblicato il 12 marzo di quello stesso anno con l'imprimatur, in Italia, del Cardinale Giacomo Lercaro, Presidente per la Liturgia della Conferenza Episcopale Italiana.
L' illustre Teologo ( e Compositore ) Mons. Pierangelo Sequeri ha scritto alcune “considerazioni” di circostanza. 
Su Vatican Insider A.Tornielli ha invece sottolineato la provvisorietà temporale del Messale del ’65 protagonista dell’anniversario.
Il titolo del lungo Articolo è eloquente: “Cinquant'anni fa la prima versione del rito romano post-conciliare, introdotta in forma sperimentale nel marzo 1965. È il primo abbozzo della riforma liturgica che porterà al nuovo messale, entrato in vigore nel novembre 1969” . 
L'Articolo di Tornielli reca però qualche inesattezza quando parla di "nuovo rito" : in realtà il Messale del '65 sia pur con alcuni tagli è ancora il Messale Romano che i Padri Conciliari tennero a tutelare.
E’ vero che la brevissima vita del Messale del '65 induce a considerare la sua transitorietà prima dei cambiamenti radicali operati dal Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia ma le dichiarazioni di alcuni protagonisti del Concilio fanno  pensare che  dopo la pubblicazione del Messale del '65  la "riforma liturgica conciliare" fosse stata ritenuta conclusa .
L’orientamento liturgico dei Padri Conciliari fu difatti ribadito in occasione del primo Sinodo dei Vescovi quando la cosiddetta “messa normativa” venne "bocciata" alla grande : con 43 non placet, moltissime e sostanziali riserve 62 juxta modum e 4 astensioni.
La determinazione dei 187 Padri Sinodali non bastò perchè appena un anno dopo la stessa rifiutata "messa normativa"  venne imposta d'autorità come "Novus Ordo Missæ".
Non mortifichiamo dunque i ricordi di coloro che hanno vissuto quei momenti : l’Ordo Missae di cinquant’anni fa, come si può chiaramente vedere dalle due foto del Messale, era bilingue e, sostanzialmente, nella forma tradizionale del Messale Romano. 


Dall'Offertorio al Per ipsum le preghiere Sacerdotali erano solo in latino.


Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

giovedì 26 febbraio 2015

Chiesa e preti senza carita’ : “perché non c'era posto per loro”

Una ( triste ) realtà dei nostri ( tristi) giorni. 
C’era una volta in una ridente città di provincia un bel gruppo di fedeli, variegato per età e per condizione sociale, unito dall’entusiasmo comune di lodare Dio con le espressioni liturgiche dei loro padri. 
Pregavano assieme ad un piccola comunità di frati : perfetta attuazione dell’ideale “cor unum” di cui tanti parlano ma che pochi riescono ad attuare. 
Due anni fa in piena estate comunicarono ai fedeli che i fraticelli non avrebbero più potuto celebrare la Messa antica … 
La Provvidenza Divina volle però che la celebrazione della S.Messa Gregoriana non subisse interruzione alcuna in quella città e in quella chiesa : ai frati " impediti "infatti subentrò  un giovane e bravo prete venuto “dalla fine del mondo” che, grazie al suo indiscusso carisma e alle belle ed ispirate omelie, ha fatto pure raddoppiare il numero dei fedeli (anche da località  lontane)   . 
Il gruppo cresceva e si rendeva meritevole di bellissimi gesti di carità verso Dio ( culto) e verso i bisognosi. 
Grazie al gruppo della “messa in latino” i fraticelli potevano affrontare più serenamente le spese di gestione della monumentale chiesa; un Organista professionista suonava la Messa assieme ad alcuni cantori professionisti; furono acquistati diversi arredi ed addobbi per le esigenze liturgiche locali ( come fanno un po’ tutti i gruppi liturgici che da sud a nord costituiscono una delle “glorie nascoste” della Chiesa italiana ). 
Ma un brutto giorno il Convento venne chiuso, i frati mandati via e la porta della Chiesa sprangata da un fabbro che cambiò pure le serrature. 
E i fedeli ? 
In mezzo la strada… ( come i nostri fratelli di Amiens : chi ricorda la storia di quegli eroici fedeli ? ) costretti a migrare “verso i monti” per assistere alla Messa antica che il bravo prete, venuto “dalla fine del mondo”, celebra per quei bravi e sfortunati fedeli. 
-Sfortunati perché nessun prete è stato mosso a compassione del loro sfratto cittadino. 
-Sfortunati perché  sono stati sempre osservati dai preti cittadini con supponente gelosia ed  invidia. 
-Sfortunati perché hanno capito che nessun prete dentro le mura cittadine li vuole ospitare “perché non c'era posto per loro”, mentre vengono inaugurati in pompa magna dei "centri" per  i seguaci di altre religioni.
Che figura sta facendo la Chiesa locale nei confronti dei fedeli di questo gruppo ( uno dei più numerosi e attivi in Italia)?
Che figura stanno facendo quei preti che sono stati solo capaci  di far pesare il loro  risentimento contro quelle celebrazioni, rese ancor più splendenti  grazie al volontariato di decine di persone ?
Che "colpa" hanno i gruppi liturgici tradizionali se riescono ad avere la collaborazione di volontari, giovani ed adulti, per il decoro liturgico ? Perchè non fanno la stessa cosa anche gli altri Parroci per le loro (sciatte) celebrazioni ?
Il modo con cui sono stati trattati quei fratelli, sfrattati ed itineranti "per i monti", dovrebbe far arrossire di vergogna il volto di alcuni Consacrati.
Cari fratelli,  sfrattati ed itineranti "per i monti", state a testa alta! Altri si debbono vergognare per la vostra sofferenza : “Perchè se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”
Quante storie di dilette e pure anime  ( fedeli al Vangelo e al Magistero)  perseguitate dai Sacerdoti "di ghiaccio" che, tappandosi le orecchie e gli occhi continuano a far finta di non sapere che nelle loro chiese e cappelle “non c'era posto per loro”, dovremo narrare nel prossimo futuro "ad perpetuam rei memoriam"?

Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

Cardinali che invitano a leggere Lutero

di Cristina Siccardi
 «Dopo cinquant’anni di dialogo ecumenico,
anche per un cristiano cattolico è possibile leggere con rispetto i testi di Lutero
 e trarre vantaggio dalle sue idee».
Questa non è la dichiarazione di un protestante e neppure di un prelato protagonista di un romanzo sulla “fantachiesa”, ma del Cardinale Arcivescovo di Monaco e Frisinga Reinhard Marx, Presidente della Conferenza episcopale tedesca, nonché coordinatore del Consiglio per l’economia istituito dal Papa, il quale ha esternato le sue sconcertanti considerazioni in un articolo pubblicato sul periodico “Politik & Kultur” del 2 gennaio scorso.
Dunque, seguendo il pensiero marxiano, Pontefici, cardinali, vescovi, teologi, santi, martiri per la fede…. compreso tutto il Concilio di Trento, dovrebbero essere cancellati con un colpo di spugna perché, secondo questa soggettiva opinione, «Lutero deve fare da ispiratore alle grandi riforme – spirituali e di governo – che attendono la chiesa nei prossimi anni. Una sorta di bussola che orienti la chiesa, insomma. Dopotutto, il monaco agostiniano “non aveva lo scopo di dividere la chiesa” e, anzi, si può dire – come ha fatto il cardinale Kurt Koch nei mesi scorsi – che “nonostante la data del 1517 sia stata usata e percepita come anticattolica, Lutero a quel tempo poteva considerarsi ancora un cattolico”» (Matteo Matzuzzi “Il Foglio” 8 gennaio 2015).
L’influsso di Lutero sul cardinale Kasper è fin troppo noto. In un nuovo libro dedicato a Papa Francesco, di cui “L’Osservatore Romano” ha pubblicato ampi stralci, il porporato tedesco situa l’attuale Pontefice in una linea di santi e dottori della Chiesa che includono Martin Lutero.
In fondo l’intento del “perseguitato” Lutero era solo quello di «richiamare l’attenzione su ciò che oscurava il messaggio del Vangelo». Misericordia e tenerezza per Lutero, spietatezza contro chi continua a condannare l’eresiarca tedesco. Fra due anni si apriranno per i luterani le grandi celebrazioni dei 500 anni della fondazione della nuova religione, ma l’evento è attesissimo anche da chi ambisce alla progressiva protestantizzazione della Chiesa di Roma, per esempio: il Cardinale Marx, il Cardinale Kurt Koch, il Cardinale Walter Kasper e Hans Küng, professore emerito di teologia ecumenica all’Università di Tubinga.
Il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg le celebri 95 tesi contro le indulgenze papali. Leone X gli scrisse, chiedendogli di ritrattare le sue idee. Lutero, come gesto di rifiuto, bruciò pubblicamente la bolla papale. In seguito a questi fatti anche l’imperatore Carlo V gli intimò di rinnegare le sue dichiarazioni, ma senza ottenere nulla. Lutero proseguì sulla sua strada di ribellione al Vicario di Cristo, al Capo della Chiesa e a Dio. Invitiamo a leggere la biografia di quest’uomo tormentato che dichiarò guerra a Roma e infierì sul Corpo mistico di Nostro Signore, per comprendere che si è di fronte non ad un modello da prendere in considerazione, ma ad una terribile tentazione.
Ricordiamo, in sintesi, i capisaldi della dottrina luterana:
  1. Salvezza per sola fede: la salvezza non si ottiene a causa delle buone azioni; si ottiene solamente avendo fede in Dio, che può salvare chiunque il Signore decida.
  2. L’uomo compie azioni buone poiché è giustificato dalla grazia di Dio: non perché sia giustificato a causa delle sue buone opere.
  3. Libero esame delle Sacre Scritture (Sola Scriptura): chiunque, illuminato da Dio, può sviluppare una conoscenza completa ed esatta delle Scritture stesse.
  4. Sufficienza delle Sacre Scritture (Sola Fide): per comprenderle non occorre la mediazione della Chiesa, di concili o di papi; ciò che è necessario e sufficiente è la grazia divina.
  5. Negazione dell’infallibilità papale.
  6. I sacramenti sono considerati soltanto il battesimo e l’eucarestia, ma restano validi soltanto se c’è l’intenzione soggettiva del fedele, quindi non possiedono valore oggettivo. Inoltre Lutero riteneva che nell’eucarestia vi sia la consustanziazione non la transustanziazione.
  7. Sacerdozio universale: per ricevere la grazia divina non occorre la mediazione di un clero istituzionalizzato, perché fra l’uomo e Dio esiste un contatto diretto.
Il cardinale svizzero Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, partecipando lo scorso ottobre alla Conferenza della Federazione luterana mondiale, aveva anticipato la presa di posizione di Marx. Mezzo millennio è trascorso dalla Rivoluzione luterana e invece di gloriare la Chiesa tridentina e la Controriforma con i suoi campioni, come san Carlo Borromeo, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri – del quale si festeggiano proprio quest’anno i 500 anni dalla nascita – si propone un “maestro” come l’apostata Martin Lutero, dal quale la Chiesa ne uscirebbe sguarnita ed indifesa più di quello che è oggi.
Quale giovane troverebbe ancora le ragioni per farsi sacerdote? Nell’articolo apparso su “L’Osservatore Romano” del 4 gennaio 2015, dal titolo Leggere Lutero con rispetto (http://vaticanresources.s3.amazonaws.com/pdf%2FQUO_2015_002_0401.pdf), è stato ripreso il pensiero del cardinale Marx, ovvero che «Lutero non puntava alla divisione della Chiesa, ma con i suoi sforzi di riforma voleva attirare l’attenzione sulle cose che non andavano bene e che oscuravano il messaggio del Vangelo». Secondo il porporato l’analisi della storia della Chiesa durante l’età della Riforma «ha contribuito in maniera determinante a una valutazione sobria degli eventi del XVI secolo, soprattutto alla consapevolezza che Lutero era radicato nella pietà del suo tempo e ha avviato un processo di cambiamento del pensiero cattolico».
Il cardinale Marx dalle colonne del giornale del Consiglio Culturale tedesco “Politik & Kultur” ha elogiato la Riforma Protestante. Forse la Chiesa del XVI secolo avrebbe dovuto diventare tutta Protestante? Ciò che non avvenne all’epoca viene auspicato 500 anni dopo. Tuttavia è ancora valida la scomunica alle tesi luterane del Concilio di Trento (DS, 1559, n. 9) poiché Lutero ha operato una rottura insanabile tra natura e Grazia, indulgendo anche a tesi di tipo gnostico-manicheo, per le quali la natura è da considerarsi «irredimibile».
In pratica, seppure si immagini un “riformatore” intenzionato a ricercare una fede più pura, alla fine ha negato quasi tutti i Sacramenti e le dottrine della Fede, della Speranza e della Carità. La Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica è stata sfidata dalle idee erronee e violente di Lutero e la Chiesa ha risposto con fermezza per ribadire le verità rivelate da Cristo e tramandate dai suoi Apostoli. Che cosa oggi la Chiesa avrebbe da imparare dal riformatore di Eisleben? Né dalla sua vita pubblica, né dalla sua vita privata, né tantomeno dalla sua teologia soggettiva.
Nell’aprile del 1525 Lutero pubblicò l’Esortazione alla pace a proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia. In questo testo politico, con cui dimostrò di aver scelto definitivamente l’alleanza con i signori feudali, egli prendeva le distanze da quel movimento rurale, esortando i principi tedeschi alla soppressione delle «bande brigantesche ed assassine dei contadini». I suoi ordini ricordano quelli giacobini nei confronti dei cattolici vandeani:
«Che ragione c’è di mostrare clemenza ai contadini? Se ci sono innocenti in mezzo a loro, Dio saprà bene proteggerli e salvarli. Se Dio non li salva vuol dire che sono criminali. Ritengo che sia meglio uccidere dei contadini che i principi e i magistrati, poiché i contadini prendono la spada senza l’autorità divina. Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini, solo ira e indignazione, di Dio e degli uomini. Il momento è talmente eccezionale che un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo. Perciò cari signori sterminate, scannate, strangolate, e chi ha potere lo usi». Quell’incitamento sanguinario, secondo le fonti dell’epoca, provocò 100.000 morti. Lutero, ottenendo ciò, garantì la sopravvivenza della sua Riforma-Rivoluzione.

mercoledì 25 febbraio 2015

Cris+iada a Pistoia il 6 marzo 2015. Sarà Presente il Vescovo Mons. Tardelli

Un sentito grazie al Vescovo Mons. Tardelli per la sua testimonianza!

Dominus Production

è lieta di presentare



un film dai GRANDI valori di FEDE e LIBERTA'

quando  pochi valorosi uomini riescono a cambiare le sorti di un intero Paese



La prima a PISTOIA è VENERDI' 06 MARZO ore 21.00




repliche MARTEDI' 10 Marzo ore 18.00 e ore 21.00

 presso il
CINEMA GLOBO
via di Buti 7 - Pistoia




Invitati d'onore alla prima serata:
S.E.R. Mons. Fausto Tardelli, Vescovo di Pistoia
e Samuele Bertinelli, Sindaco di Pistoia.



Per acquisto biglietti on-line:F http://www.cinemaglobo.it/

Per gli acquisti effettuati dai gruppi di almeno 15 persone direttamente in biglietteria entro il giorno prima dello spettacolo il CINEMA applicherà il prezzo di ingresso ridotto invece che intero*

Padre G. Midili (Vicariato di Roma): «Francesco punta sulla liturgia per evangelizzare»

Secondo il direttore dell'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, la lingua volgare, il cambiamento dei riti (oh, lo ha ammesso!) e lo "spostamento" dell'altare (meglio sarebbe stato dire, il cambiamento dell'orientamento della celebrazione) sono state più che mai positive e necessarie.
Inoltre, interpellato sul ritorno della lingua latina visto come  strumenale al pericolo di una deriva nostalgica e di opposizione all'apertura della Chiesa al mondo contemporaneo (cosa già di per sè errata) ha risposto, ovviamente, in maniera vaga e inconsistente, relegando (c'era da aspettarselo) il latino ad aspetti sentimentalistici e marginali.
La liturgia è uno strumento per evangelizzare. Verissimo!  Ma se celebrata male, non ieraticamente, in maniera pretecentrica (o meglio antropocentrica) e sciatta (per non dire peggio) è causa della perdita del trascendente e del sacro, e, quindi, del fenomeno di  dis-evangelizzazione degli ultimi decenni.
Che ne pensate?  Commenti educati e pubblicabili eh, mi raccomando!

Roberto

Intervista con padre Giuseppe Midili,
direttore dell'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, sul convegno per il 50°anniversario della prima messa in italiano celebrata da Paolo VI

di G. Galeazzi, da La Stampa, del 21.02.2015

“Uniti nel rendimento di grazie” è il titolo del convegno di pastorale liturgica nel 50° anniversario della prima messa in italiano celebrata da Paolo VI nella parrocchia di Ognissanti. Il 27 febbraio al Teatro Orione di Roma, il Vicariato riunisce esperti e fedeli per discutere della “svolta” conciliare mezzo secolo dopo. Padre Giuseppe Midili dirige l’Ufficio Liturgico e illustra a “Vatican Insider” l’iniziativa della diocesi del Papa.

 Qual è il bilancio cinquant’anni dopo?
“Il bilancio è certamente positivo. L’uso della lingua parlata è stato il segno più evidente della riforma conciliare, che voleva restituire ai fedeli la liturgia come fonte della vita spirituale. La possibilità di celebrare nella lingua del luogo ha reso comprensibili la preghiera liturgica e i testi biblici. Tuttavia il cambiamento dei riti e delle forme celebrative, inaugurato da Paolo VI, trovava nell’introduzione della lingua parlata solo un aspetto di una riforma più profonda, preparata dal Movimento liturgico e sostenuta dagli studi di teologia liturgica pubblicati in quei decenni. Mi riferisco alla posizione dell’altare e del sacerdote rispetto all’assemblea, alla riscoperta di un luogo per la proclamazione della parola (ambone), al recupero della preghiera dei fedeli e del ruolo attivo dei fedeli durante la celebrazione”.

 Cosa ha rappresentato per la liturgia l’introduzione dell’italiano?
“L’introduzione della lingua parlata ha reso possibile la partecipazione piena, attiva e consapevole alla liturgia. Per il bene dei fedeli era necessario individuare forme celebrative che permettessero di «non assistere come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede». I fedeli, assistendo a una liturgia celebrata in una lingua non compresa, hanno cercato forme più accessibili di preghiera, devozioni private da recitare durante la Messa, mentre il sacerdote pregava quasi da solo e il coro eseguiva canti a cui era impossibile partecipare. Grazie alla riforma liturgica e con l’introduzione della lingua parlata sono lentamente scomparse le forme individualistiche dal contesto celebrativo, per restituire centralità alla celebrazione comunitaria, alla quale tutti prendono parte”.

 C’è il rischio che la nostalgia del latino sia strumento di opposizione all’apertura della Chiesa al mondo contemporaneo?
“Questo è un rischio che la Chiesa non corre, perché è per sua natura missionaria, geneticamente aperta e in dialogo con il mondo. L’annuncio del Vangelo rivolto a tutti, secondo il comando di Cristo, trova nella liturgia la sua forma privilegiata: «la Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia» (Evangelii Gaudium, 24). Perché ciò si realizzi il Concilio ha indicato nei principi della riforma liturgica la via maestra per il nostro tempo. Non si possono sottrarre all’evangelizzazione energie preziose, lasciandosi condizionare da impulsi nostalgici. É urgente evangelizzare gli uomini di oggi con un linguaggio comprensibile, mentre i sentimentalismi orienterebbero l’attenzione verso aspetti marginali”.

 Qual è il senso del convegno promosso dal Vicariato di Roma?
“Il convegno vuole riscoprire e approfondire le motivazioni che spinsero i vescovi del Vaticano II a promuovere una riforma della liturgia. In questi cinquant’anni sono stati compiuti grandi passi, ma tutto ciò che fu predisposto non sempre è stato attuato. Non è stato sufficiente tradurre in italiano le formule o i testi della Sacra Scrittura; rimane ancora un grande lavoro da compiere: aiutare i fedeli a entrare profondamente nell’esperienza dell’incontro con Cristo, che si realizza nella liturgia. Per fare questo occorre considerare che la liturgia ha un modo di comunicare "speciale", fatto di segni, gesti, parole e silenzio, musica e canto, al quale occorre essere introdotti attraverso un percorso di formazione”.

Papa Francesco ha così a cuore il 50° da presiedere l’Eucaristia nella stessa parrocchia dove Paolo VI celebrò per la prima volta in italiano. Perché?
“La presenza di papa Paolo VI a Ognissanti, nel giorno in cui si inaugurava un nuovo stile celebrativo, esprimeva il desiderio del Vescovo di Roma di pregare insieme al suo popolo, celebrando secondo una prima modalità rituale che era frutto dalla riforma liturgica. Papa Francesco, con la sua presenza, intende sottolineare il significato di quell’avvenimento ecclesiale e invita a valorizzare, sulla scia tracciata dal suo predecessore, la forza evangelizzatrice della liturgia per la Chiesa di oggi”.

lunedì 23 febbraio 2015

IL CARD. SARAH: SEPARARE MAGISTERO E PASTORALE È UNA FORMA DI ERESIA, ÈSCHIZOFRENIA

 Sinodo: il Card. Sarah: "Separare il Magistero dalla Pastorale 
è una forma di eresia, è schizzofrenia"

Il cardinale Robert Sarah, 70 anni, della Guinea Conakry, da poco prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è una delle voci più autorevoli della Chiesa africana. Di quella Chiesa che al Sinodo dello scorso ottobre si è espressa con fermezza contro l’agenda di chi vorrebbe piegare il Magistero della Chiesa ai desiderata del mondo, su adulterio e omosessualità.
Già avevamo segnalato in passato dichiarazioni lucide e nette del cardinale Sarah. Ne segnaliamo un’altra, brevissima, tratta da un libro intervista uscito da poco in francese, con Nicolas Diat, Dieu ou rien: entretien sur la foi, rilanciata dal blog Rorate Coeli. Parole che fanno capire la santa determinazione con cui Sarah e agli altri prelati africani parteciperanno al prossimo Sinodo di novembre.  
«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa».

In memoria di Mario Palmaro


Il prossimo 9 marzo ricorre il primo anniversario della scomparsa del Professor Mario Palmaro. Per onorare la memoria di questo credente in Cristo, che ha difeso la Fede e la vita con coraggio e determinazione, sono in programma diverse iniziative annunciate dal sito Riscossa Cristiana.
Ricordiamo, inoltre, che dal 2 marzo p.v. sarà in distribuzione il libro Mario Palmaro. Il buon seme fiorirà, curato da Alessandro Gnocchi, con il quale Palmaro ha strettamente condiviso la buona battaglia. Il testo, pubblicato da Fede & Cultura, raccoglie scritti di amici e colleghi, che testimoniano sia l'opera intellettuale, sia la vita personale del docente lombardo. (C.S.)

 Saranno celebrate in suffragio di Mario Palmaro 
le seguenti Sante Messe in rito gregoriano:
  • Domenica 8 marzo, ore 18,45, a Monza, nella chiesa delle Suore Sacramentine (in via Italia 37).
  • Lunedì 9 marzo, ore 18, nel Duomo di Monza.

domenica 22 febbraio 2015

Presa di possesso del Card. Luigi De Magistris Diaconia dei S.S. Nomi di Gesù e Maria al Corso




L'Omelia di S.E.R.Mons.Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari


Il Cardinale con alcuni Suoi Condiocesani di Cagliari fra cui i pronipoti don Carlo e Ignazio (seminarista)

Mons.Agostini, il Can.don Gilles Guitard, ICRSS, ed alcuni Fedeli della Messa in latino di Gesù e Maria


 
Martedì 17 febbraio 2015, alle ore 17, l’Em.mo Card. Luigi De Magistris, Pro-Penitenziere Maggiore emerito, creato Cardinale da Papa Francesco nell'ultimo Concistoro del 14 febbraio scorso, ha preso possesso della Diaconia dei Santissimi Nomi di Gesù e Maria in Via Lata, Via del Corso, 45. 
Ha celebrato la Santa Messa S.E.R.Mons.Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari.
Servizio liturgico e Coro dei Legionari di Cristo. 
Cerimoniere Mons. Marco Agostini.
***
I Fedeli spiritualmente legati all'antica Liturgia colgono l'occasione per esprimere sincera riconoscenza al Cardinale Luigi De Magistris  : Eminenza,  non dimenticheremo mai la Sua profonda spiritualità e la nobilissima magnaminità che Ella in tante occasioni ci ha riservato  prima e dopo la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum.  


***
Un particolare ringraziamento al fotografo Valentin Morariu - MP news - che molto gentilmente ha acconsentito la pubblicazione di alcune foto del suo servizio. 
( Per vedere le altre foto della Liturgia  cliccare QUI )


Aggiunta: Domenica 22 febbraio : il Cardinale Luigi De Magistris è stato festeggiato a Cagliari ricevendo l'omaggio della Sardegna nella Cattedrale Primaziale Metropolitana, Sua Parrocchia natia, dove continua a esercitare il Suo ministero di confessore!
Oggi (23 febbraio 2015) è il Suo genetliaco: auguri, Eminenza!


Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)

sabato 21 febbraio 2015

Vergante (NO): «liturgie festive della parola» al posto delle Messe

Il vescovo: “Mancano preti, i laici sul pulpito” 
Lo ha annunciato Franco Giulio Brambilla alle 22 comunità di tutto il Vergante.
di Cinzia Bovio de  La Stampa del 19.02.2015

NEBBIUNO 
«Più messa, meno messe» (vuoto ed improduttivo  slogan, risibile nella sua drammaticità;  "coniato" nel 1977 in occasione del XIX Congresso Eucaristico Nazionale di Pescara ed attribuito al Cardinale Jean Marie Villot, allora Segretario di Stato N.d.R.)  nel Vergante. 
Mancano sacerdoti? 
Nelle funzioni domenicali sul pulpito salgano altri religiosi, diaconi o laici per le «liturgie festive della parola». 
Lo annuncia il vescovo Franco Giulio Brambilla in una lettera alle 22 comunità tra Nebbiuno, Brovello, Belgirate, Lesa, Gignese, Colazza, Ghevio, Pisano, Massino e frazioni. 
Da domenica i riti cambiano o diminuiscono lievemente: ne restano 6 nei giorni prefestivi e 20 nei festivi. 
Alcune celebrazioni a rotazione saranno senza prete quindi senza eucarestia. 
«Stress insostenibile» 
Nel messaggio il vescovo ha spiegato le difficoltà: «Il calo del numero dei sacerdoti e l’aumento dell’età media, ma soprattutto la morte improvvisa del caro don Sandro Bottigella nella vostra unità pastorale, ci costringe a ripensare insieme il quadro delle celebrazioni». 
Il vescovo chiede «comprensione» per «non sottoporre i sacerdoti a stress insostenibile». 
In questo momento sono cinque i don: Maurizio Medina, Emilio Micotti, Arnaldo Giulini, Massimo Galbiati e Albert Tafou Koudjo (ora in Togo). 
«La riduzione delle celebrazioni – rassicura Brambilla - dovrà andare a vantaggio della qualità». 
«E’ la prima volta in zona, ma non in Italia e nella nostra diocesi. Già dai tempi del vescovo Aldo Del Monte la “liturgia festiva della parola in assenza di celebrazione eucaristica” c’è in Valsesia» precisa l’Ufficio diocesano comunicazioni sociali. (Nostri amici Sacerdoti pastoralmente impegnati in nazioni del Nord Europa ci riferiscono che le Curie preferiscono adottare le "liturgie domenicali della parola" piuttosto che favorire l'esodo festivo dei fedeli per non perdere gli emolumenti statali previsti per le parrocchie effettivamente operanti. Drammatica la testimonianza di un religioso romano in vacanza in Svizzera: di domenica nella chiesa parrocchiale del paese al suono della campanella  ha visto "uscire" dalla sagrestia una donna in piviale ... N.d.R. )
Già in molte piccole parrocchie (nella diocesi sono 64 con meno di 200 abitanti) non è più possibile assicurare la messa ogni domenica. 
I vescovi piemontesi hanno recentemente approvato questa formula di liturgia festiva senza preti e senza eucarestia. (Che non è valida a soddisfare il precetto festivo, i fedeli ne debbono essere informati ! N.d.R.)
Per chi può però, raccomanda il vescovo, «è un dovere morale» muoversi e partecipare all’eucarestia. (Bravo il Vescovo ! N.d.R.)
«Nel nostro caso – spiega don Medina - si sono resi disponibili due suore, un diacono e un catechista laico». (Per mettere in pratica le raccomandazioni del Vescovo Mons. Brambilla non  potrebbero organizzare dei pulmini per portare i Fedeli alla celebrazione Eucaristica nel paese più vicino ? Sarebbe del tutto ovvio e normale che le risorse economiche di una Comunità e di una Diocesi siano finalizzate "in primis" per la salute delle anime. N.d.R.)
Ogni settimana i fogli parrocchiali comunicano dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche o le liturgie festive della parola. (Speriamo che i foglietti contengano anche una o più preghiere per chiedere al Signore, per intercessione della Santissima Vergine Maria  Madre della Chiesa, di San Gaudenzio Vescovo  e degli altri Santi e Sante della Diocesi, il dono di nuove e sante vocazioni Sacerdotali N.d.R.)


venerdì 20 febbraio 2015

La Messa in latino fiorisce a Singapore.

La Messa in latino fiorisce a Singapore. 
Viaggio nelle «parrocchie sorprendenti» in giro per il mondo 


Stando agli ultimi dati ufficiali, a Singapore i cattolici sono circa 303mila, il 5,7% della popolazione. 31 sono le parrocchie, 140 i sacerdoti, di cui 4 celebrano nella forma straordinaria del rito romano. 
La Messa in Latino è rinata nell’arcidiocesi asiatica grazie a un sacerdote australiano della Fraternità Sacerdotale di San Pietro, che prima dell’ordinazione aveva insegnato in una scuola cattolica di Singapore e, ritornato a visitare gli amici una volta consacrato, ha celebrato la prima Messa in latino nel Paese dopo decenni. 
Questa ha suscitato un interesse crescente fra i cattolici locali: è nata una comunità di 200 fedeli che regolarmente partecipa alle celebrazioni in rito antico, sono nati corsi di latino e un laico che ha studiato a Solesmes insieme al latino ha introdotto anche il canto gregoriano. 
Quattro sono state le vocazioni fiorite da questa esperienza, due uomini e due donne che sono entrati nei Francescani dell’Immacolata, frati e suore. 
Nel 2013 l’arcivescovo William Goh ha assegnato alla comunità la chiesa di St. Joseph, una delle più belle e storiche di Singapore, nel centro della città-Stato. 

Continua QUI 

Fonte : Il Timone

Pellegrinaggio delle Domenicane "del Santo Nome di Gesù" a San Giovanni in Laterano per il XL di fondazione

  Per i 40 anni dell’Istituto, le domenicane di Fanjeaux in pellegrinaggio a Roma
nella Basilica di San Giovanni in Laterano (febbraio 2015)

suore e ragazze in LateranoMartedì 9 febbraio 2015, all’inizio del loro pellegrinaggio a Roma, le Domenicane del Santo Nome di Gesù, insieme con le alunne ed le famiglie che le accompagnavano, sono entrate processionalmente della Basilica di S. Giovanni in Laterano ove, prima di seguire la Via Crucis, sono state accolte dal Superiore del Distretto d’Italia della Fraternità San Pio X don Petrucci (con un particolare atto di filiale e ossequiosa devozione al Papa).
La Congregazione Dominicana del “Santissimo Nome di Gesù” di Fanjeaux ha organizzato infatti dal 9 al 14 febbraio 2015, un pellegrinaggio di ringraziamento a Roma in occasione dei 40 anni dalla sua fondazione.
La congregazione ha come fine l'educazione delle giovani ragazze, fornendo loro tutta la qualità dell'insegnamento cristiano; costituita oggi 200 religiose, esse sono impegnate in 8 scuole secondarie e sei scuole elementari in Francia, Germania e Stati Uniti. Al pellegrinaggio hanno partecipato, oltre alle religiose, 950 delle loro studentesse, un centinaio di insegnanti e genitori.
E’ attraverso il suo attaccamento alla Messa Tridentina e la Tradizione della Chiesa, che la Congregazione ha conosciuto un così grande sviluppo nel corso di questi quattro decenni; esse vogliono dunque ringraziare la Città Eterna e la Divina Provvidenza per tutti i loro benefici.
Le Domenicane, mentre ringraziano le autorità romane di aver loro consentito l'ingresso nelle basiliche papali, deplorano che, nonostante le reiterate richieste della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, in nessuna chiesa di Roma si sia potuta celebrare la Santa Messa antica per 1300 pellegrini.

  Pellegrinaggio delle Dominicane a Roma:
predica di don Pierpaolo Petrucci a San Giovanni in Laterano
(Fonte: DICI)

           Cari confratelli, reverende madri, care alunne, cari fedeli,
      in qualità di superiore del Distretto italiano della Fraternità S Pio X, sono molto onorato di accogliervi qui a Roma in questa magnifica Basilica, in occasione del vostro pellegrinaggio per i 40 anni della vostra comunità,  40 anni che avete consacrato al servizio dell’educazione delle giovani ragazze, e per festeggiare questo anniversario siete voluti venire a Roma, certamente come testimonianza di fede, per rendere manifeste le ragioni che vi legano alla Roma eterna, quella degli Apostoli, dei martiri, dei santi e dei Papi che hanno trasmesso la fede per tutto il corso della storia. E questa fede non può cambiare, perché come ha detto Nostro Signore: «Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno». Di questa fede voi avete fatto il criterio della vostra difficile scelta, sono 40 anni, e il fondamento di tutta la formazione che dispensate.
 Questa Basilica dove noi abbiamo la grazia di poterci raccogliere in preghiera oggi, è un monumento magnifico che mette in evidenza il legame indissolubile tra la nostra fede e quella degli Apostoli. Voi potete ammirare le grandi statue che ne ornano le pareti e che li rappresentano, ma soprattutto potrete pregare su due reliquie insigni, le teste dei suoi Apostoli S. Pietro e S. Paolo, che sono contenute nella sommità del Ciborio.
Domenicane  SS. Pietro e Paolo
Nostro Signore dopo la sua resurrezione aveva detto ai suoi apostoli: «Andate a predicare il Vangelo a tutte le nazioni, coloro che crederanno e saranno battezzati saranno salvi, coloro che non crederanno saranno condannati».
Fedeli alla parola di Gesù gli Apostoli cominciarono a predicare la fede in Gesù Cristo, e la Provvidenza condusse S. Pietro e S. Paolo qui a Roma per farne il centro del mondo cristiano.
Non si trattava di dialogare con i sacerdoti della religione pagana per valorizzarne gli elementi di verità che vi si potevano trovare.
Lo scopo degli Apostoli era di convertire le anime alla fede in Gesù Cristo, unico Salvatore, poiché, come S. Pietro ricordava ai giudei, «non è stato dato agli uomini nessun altro nome nel quale ci si possa salvare».
Il loro apostolato era fondato sull’umile predicazione della Verità che spesso era accompagnata da numerosi miracoli ad attestarne l’origine divina. Questa predicazione essi l’incarnavano nella loro vita, in tutto conforme alla dottrina che predicavano.
Non esitarono a denunciare gli errori del paganesimo e la sua immoralità, immoralità che è la conseguenza immediata di ogni falsa religione. È sufficiente leggere l’epistola di S. Paolo ai Romani per rendersene conto.
Così la predicazione degli Apostoli, davvero opera soprannaturale, porterà frutti straordinari, soprattutto una fede che sarà bagnata dal loro sangue versato in testimonianza della realtà di colui che avevano conosciuto: Gesù Cristo Figlio di Dio, morto per i nostri peccati, resuscitato il terzo giorno e salito al cielo. È qui a Roma, in effetti, che essi doneranno le loro vite per Gesù Cristo durante la persecuzione di Nerone nel 64.
Come sapete S. Paolo fu decapitato alle Tre Fontane e S. Pietro crocifisso a testa in giù sul colle del Vaticano, perché si considerava indegno di morire come Gesù.
La conquista dell’impero romano al Cristianesimo, meritata grazie al loro martirio e quello di migliaia di altri cristiani, avverrà per la conversione dell’imperatore Costantino che, come sapete, dopo la visione miracolosa della Croce nel cielo e dell’iscrizione «in questo segno vincerai», fece mettere le iniziali del Cristo sugli stendardi del suo esercito e riportò la vittoria contro il cugino Massenzio, a Ponte Milvio, alle porte di Roma.
Egli darà la libertà alla Chiesa attraverso l’editto di Milano nel 313 e offrirà in dono al Papa il terreno sul quale sarà edificata questa basilica - prima chiesa ad essere pubblicamente consacrata - il 9 novembre 324, dal Papa S. Silvestro.
Ma gli imperatori cristiani non potevano accontentarsi di un regime di libertà religiosa, non potevano accettare di veder ancora, accanto al culto reso al vero Dio le superstizioni dell’idolatria, ed ecco che, qualche anno dopo, nel 370, l’imperatore Teodosio con l’editto di Tessalonica dichiara il cattolicesimo religione di Stato È la vittoria completa del cristianesimo.
Potrete ammirare otto grandi affreschi nella Basilica che narrano questi avvenimenti della vita di Costantino e il grande mosaico che si trova sull’abside vi fa anche riferimento mostrando il trionfo della Croce.
Questo mosaico ci mostra che tutte le grazie vengono a noi dal sacrificio della Croce di Gesù. È là che Egli ha incatenato il demonio e che gli ha strappato la sua preda: l’umanità decaduta a causa del peccato originale.
Tutte le grazie ci vengono per la Croce di Gesù e quindi attraverso la S. Messa che non è nient’altro che il Sacrificio della Croce reso presente sull’altare mediante il ministero del sacerdote. Il giovedì santo nel cenacolo Gesù istituì la Messa e ordinò ai suoi Apostoli di perpetuare questo Sacrificio per comunicarci le grazie che ci sono necessarie per raggiungere il Cielo.
Questa Basilica ci aiuta a meditare su questo grande mistero, perciò conserva le preziose reliquie.
Infatti potrete contemplare alla vostra sinistra sull’altare laterale, il tavolo dell’ultima cena sul quale Gesù ha istituito la S. Messa e ha ordinato sacerdoti gli Apostoli per perpetuare il suo Sacrificio e restare con noi, realmente presente nella SS. Eucarestia.
Sotto l’altare maggiore si conserva ancora l’altare in legno sul quale S. Pietro celebrava la S. Messa. Su di esso i Papi continueranno a celebrare il S. Sacrificio finché non sarà inglobato nell’altare attuale.
Il Papa soltanto, o coloro ai quali egli accordi un permesso speciale, possono celebrare su questo altare.
In questi luoghi ci sono altri ricordi importanti della Passione di Gesù. Questa Basilica infatti fa parte del palazzo del Laterano, dove il Papa ha abitato per circa dieci secoli. Questo palazzo era molto più grande e comprendeva una parte che attualmente si trova distaccata, dall’altro lato della strada. È quella che si chiama la Scala Santa, salita da Gesù quando, durante la sua Passione, coronato di spine e coperto di un manto scarlatto, sarà presentato da Pilato alla folla. Questa scala fu trasportata da Gerusalemme a Roma grazie a Sant’Elena, madre di Costantino. Si può percorrere questa scala unicamente in ginocchio, pregando (avrete senza dubbio l’occasione di salirla). In cima c’è quello che era considerato come il luogo più santo del palazzo: la cappella papale, dove si trova un’immagine acheropita del Cristo, vale a dire un’immagine non fatta da mano umana.
Questa Basilica porta, inscritto sul suo frontone, il titolo di «omnium urbis et orbis ecclesiarum mater», che significa «madre e capo di tutte le chiese della città (ossia di Roma) e del mondo». È qui, in effetti, a Roma, che S. Pietro stabilì la sua sede, e i suoi successori alla guida della Chiesa sono vescovi di Roma.
Noi ci troviamo dunque nella cattedrale del Papa, nella chiesa che è al vertice di tutte le chiese del mondo. In fondo al coro potrete vedere la cattedra del Papa, il trono di cui prende possesso dopo la sua elezione.
Questo ci ricorda che il Papa è il capo supremo della Chiesa. Egli solo, e nessun altro, ha la pienezza del potere per governarla.
È al di sopra di tutti gli altri vescovi ai quali comunica il potere di governare le loro diocesi, quel potere che lui solo ha ricevuto direttamente da Cristo al momento della sua elezione.
Il Papa è la pietra sulla quale Gesù Cristo ha fondato la sua Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa poiché il Cristo, di cui il Papa è vicario, ne è il Capo invisibile e continua a vegliare su di essa. È questo per noi un gran motivo di speranza, soprattutto oggi.
 Tutti questi ricordi ci mostrano quindi la continuità tra la fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli e la nostra fede cattolica. Questa stessa fede che voi, reverende madri, vi impegnate a trasmettere ai vostri allievi, questa fede che l’uomo non può cambiare e che un giorno ci aprirà le porte del Cielo.
Preghiamo la S. Vergine che ai piedi della Croce ha custodito la fede nella divinità di Gesù, sebbene fosse come offuscata a causa delle sofferenze che Egli sopportava per noi; preghiamola affinché ci aiuti a custodire intatta questa fede e a testimoniarla senza paura in questi tempi difficili.
don Pierpaolo Maria Petrucci