venerdì 13 novembre 2015

Arcidiocesi di Torino ricorda Mons. Attilio Vaudagnotti che nel post concilio tenne viva la fiamma della Messa Tradizionale

Il Settimanale della Arcidiocesi di Torino  "La voce del popolo" rivaluta - anche nel suo approccio nei confronti della riforma liturgica - Mons. Attilio Vaudagnotti, il Sacerdote che tenne viva la fiamma della Messa Tradizionale a Torino negli anni piu' difficili del postconcilio : egli continuò infatti a celebare la Santa Messa nel rito antiquior nella Chiesa della Santissima Trinità in via Garibaldi, angolo via XX Settembre. 
Il nome di Mons.Vaudagnotti rimarrà sempre nel cuore di tanti fedeli torinesi nel grato ricordo per quanto Egli ha generosamente operato come  missionario della buona dottrina e della buona Liturgia. 
I suoi scritti teologici e liturgici, diffusi dai mitici "bollettini" di Una Voce , Inter Multiplices Una Vox e il Cedro, sono stati importantissimi per la formazione spirituale soprattutto per gli "adolescenti" di quei turbinosi anni, quando tutta la tradizione della chiesa sembrava esser stata inesorabilmente sacrificata sull'artificioso altare dell'aggiornamento e dell'adeguamento, con i risultati che piangiamo quotidianamente.
Fa piacere che anche il Settimale dell'Arcidiocesi di Torino abbia ricordato l'indimenticabile figura di Mons.Vaudagnotti alla cui opera certamente traggono ispirazione i meravigliosi gruppi dei fedeli torinesi costantemente impegnati nella valorizzazione del Rito Romano Antico attualmente disciplinata dal Motu Proprio Sommurum Pontificum. AC

Volti e radici 
A.VAUDAGNOTTI 
(1889-1982) 
professore di Teologia e canonico del Duomo 
 di Giuseppe Tuninetti 


Come il coetaneo e amico don Silvio Solero amava definirsi con buon diritto prete-soldato, l'appellativo più appropriato per monsignor Attilio Vaudagnotti sembra essere quello di «professore di teologia». 
Pur in una diversità significativa, monsignor Vaudagnotti costituì con il canonico Solero un tandem singolare, di notevole levatura, per personalità, cultura ecclesiastica, amore per la Chiesa, anche come diocesi, attaccamento al sacerdozio e zelo pastorale, nel cinquantennio che precedette il Vaticano II, al quale sopravvissero (non nel senso di sorpassati) per semplici ragioni anagrafiche. 
Nel Seminario metropolitano Vaudagnotti fu, per antonomasia, «il professore» di teologia. 
Di lui e di Solero, coetanei e compagni di studio e di seminario e poi, in parte, anche di ministero, non si può certamente affermare che fossero due gocce d'acqua. 
Estroverso e cordiale Solero, riservato e compassato Vaudagnotti; con i superiori ecclesiastici, schietto e pronto Solerò, misurato, auto-controllato fin quasi all'autocensura (nella parola e nello scritto), Vaudagnotti; parresia in Solero, timidezza e misura fino alla dissimulazione (solo apparente e per rispetto dell'altro che non era sincero) nel compagno. 
Questi limiti, in Vaudagnotti erano riscattati dalla signorilità (connaturale, non di galateo) del tratto, della parola e dello scritto; preferendo egli a volte fingere di non vedere e di non sentire; gli si attaglia il motto est modus in rebus.
Laureato in teologia nel 1912 e dottore collegiato nel 1921, dal 1924 al 1932 fu ordinario di Storia Ecclesiastica e incaricato di Teologia Fondamentale nella Facoltà Teologica, conquistando apprezzamento per la preparazione e le doti didattiche, elogiate dal Visitatore Apostolico nel 1926. 
Nello stesso anno pubblicò presso Marietti la biografia, Il Cardinale Agostino Richelmy, la quale restò la sua migliore opera storica, ancora valida oggi, per informazione ed equilibrio, pur con il limite del tono un po' agiografico sul conto di Richelmy. 
Lasciata la Storia Ecclesiastica a Solero nel 1932, mantenne la Teologia fondamentale. 
Nel frattempo, anno 1933, venne nominato canonico del Capitolo metropolitano. 
Dal 1940 al 1965, tenne corsi quadriennali di Teologia nella Facoltà di Magistero deH'Università di Torino. 
Dal 1949 al 1966 insegnò Patrologia ai chierici del Seminario Maggiore di Rivoli. 
Era anche apprezzato pubblicista, con il piglio, all’occorrenza, del garbato polemista, sulle pagine del settimanale cattolico torinese «Il Nostro Tempo», cui collaborò per decenni, al tempo della direzione di monsignor Carlo Chiavazza. Fondò e diresse per molti anni il periodico «L'Amanuense della SS. Trinità» (era rettore dell'Arciconfraternita della SS. Trinità), dalle cui pagine, sollevò critiche, con il tono signorile che gli era proprio, alla riforma liturgica (che fece fatica ad accogliere), più sulla sua modalità che sulla sostanza.
Una persona non certo sprovveduta come Vaudagnotti non poteva restare indifferente di fronte alla attuazione disinvolta, e a volte arbitraria, della riforma liturgica, fatta sovente nel nome di presunte o millantate direttive conciliari, in urta nuova forma di sconsiderata iconoclastia. 
Oltre a ciò, dovette procurargli una profonda sofferenza la condanna e il rifiuto globale o quasi di tutto il passato preconciliare della Chiesa, presentato da una certa opinione pubblica ecclesiastica - priva di senso storico e soprattutto del senso genuino della Tradizione della Chiesa- che pensava e attuava una riforma (specie liturgica) come una rivoluzione. 
Preti (tra questi in prima fila Vaudagnotti) e fedeli (da non bollare necessariamente come tradizionalisti o peggio come reazionari), con stupore, intima sofferenza e disorientamento, sentivano condannata e rifiutata quella forma storica della Chiesa cattolica nella quale si erano identificati e che avevano servito con generosità Monsignor Vaudagnotti morì alla veneranda età di 93 anni il 29 giugno 1982; la diocesi di Torino deve molto a questo servo «buono, saggio e fedele», a lungo stimato come «maestro», poi, nell'ultimo ventennio della sua lunga vita, considerato, nella migliore delle ipotesi, un sorpassato nostalgico, vittima di una forma di «damnatio memoria». 

Giuseppe Tuninetti 
La Voce del Popolo

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